Salvini respinto: “Carola fece il suo dovere”

«Carola Rackete ha agito nell’adempimento del dovere di salvataggio previsto dal diritto nazionale e internazionale del mare». Non lascia dubbi la motivazione con cui la gip del tribunale di Agrigento, Micaela Raimondo, ha archiviato l’indagine contro la comandante della nave Sea Watch 3 approdata a Lampedusa il 29 giugno del 2019 con 40 naufraghi a bordo forzando il blocco imposto dalle autorità italiane dopo 17 giorni in mare.

L’accusa era favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di aver violato l’articolo 1099 del codice di navigazione perché non obbedì all’ordine di non entrare nelle acque territoriali italiane, emesso ai sensi del Decreto Sicurezza Bis. Sea Watch sottolinea come «le motivazioni dell’archiviazione si soffermano anche sull’applicazione del Decreto Sicurezza Bis, sottoscritto dall’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che presupponeva la violazione, da parte dell’ex comandante di Sea-Watch 3, delle norme nazionali e internazionali». Nel 2020 la Cassazione aveva sancito l’illegittimità dell’arresto di Carola Rackete e lo scorso maggio un primo provvedimento di archiviazione fece, invece, cadere le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e violenza a nave da guerra contro l’ex comandante. Di fatto oggi si chiudono tutte le indagini penali nei confronti dei membri della Sea Watch.

Portare in salvo quelle 42 persone fu l’adempimento di un dovere giuridico, con buona pace dell’allora ministro Salvini che si scagliò ferocemente contro Rackete definita «una comunista tedesca, traghettatrice di immigrati, che ha speronato una motovedetta della Finanza». Ma non fu solo Salvini a decidere che lo sbarco non dovesse essere consentito «perché i migranti erano al sicuro sulla Sea Watch e la loro presenza costituiva un potenziale pericolo per il nostro Paese» (fatti smentiti in toto dalla sentenza di archiviazione): i ministri Toninelli e Trenta controfirmarono senza fiatare il provvedimento. L’ex Presidente del Consiglio Conte parlò di «un ricatto politico compiuto scientemente con l’utilizzo strumentale di quaranta persone» accusando la comandante della Sea Watch 3 di «insistere e creare una situazione di grave pericolo».

Salvini fa il Salvini, si sa, ma chissà se i nuovi riferimenti progressisti hanno qualche scusa da porgere alla comandante ma soprattutto al Paese per avere contribuito all’ingrossarsi di questa onda di razzismo e di bile che processo dopo processo si sta miseramente sgretolando. Il danno della propaganda, intanto, è già stato compiuto.

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