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La cretina ostinazione

Su questa imperante narrazione per cui non conta il dato sui nuovi contagi ne ha scritto benissimo Lorenzo Ruffino per Pagella politica: «I nuovi contagi restano ancora l’indicatore più tempestivo per capire come sta evolvendo l’epidemia di Covid-19 nel nostro Paese. Rinunciare a guardarlo per concentrarsi su altri indicatori, come quelli su ricoveri o decessi, vuol dire rinunciare a capire che cosa sta succedendo e rendere inutili eventuali misure per combattere la pandemia. L’andamento dei casi gravi di Covid-19 dipende dal numero totale di casi, anche con i vaccini. Sapendo quanti sono e quale età hanno, si possono fare delle stime per capire quale sarà l’impatto nei giorni seguenti sugli ospedali ed eventualmente capire perché sta andando diversamente da quanto atteso. In Italia, ad esempio, il basso impatto che si è avuto per ora sugli ospedali dipende molto dal fatto che i casi sono principalmente concentrati tra i più giovani. Ma uno spostamento dell’epidemia sui più anziani può determinare una situazione diversa».

E i nuovi contagi, nonostante i giornali abbiano immediatamente abbandonato i toni allarmistici prima usati come attacco al governo (l’altro) sono schizzati. A ben vedere anche le occupazioni ospedaliere cominciano a preoccupare e poiché quasi tutti siano d’accordo che siamo ancora lontani dal picco, è prevedibile che tra poco gli ospedali saranno in seria difficoltà. Già completamente scoppiato è il sistema dei tamponi e del tracciamento.

Tra le cose di buonsenso da fare c’è, sembra perfino banale doverlo spiegare, lo smart working. Ieri il segretario generale Confsal, Angelo Raffale Margiotta, ha scritto: «Stiamo assistendo a un crescente aumento dei contagi, per il diffondersi di nuove varianti, con conseguenti misure di quarantena, sia per i colpiti sia per chi ha avuto con gli stessi contatti, che moltiplicano le assenze a dismisura». In una lettera al ministro Renato Brunetta Confsal parla di «forte disagio» per le attività lavorative ordinarie e «grande preoccupazione tra i lavoratori per l’effetto che tale situazione potrebbe determinare anche nell’ambito familiare». Sulla stessa linea Marco Carlomagno, segretario generale Flp (Federazione dei lavoratori della Funzione pubblica): «Il governo – ha detto – ripristini il lavoro agile emergenziale anche nella pubblica amministrazione. E’ una necessità per la sicurezza dei lavoratori».

Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, si è espresso in favore del lavoro agile. «Tutte le misure messe in campo finora dal governo – per Cartabellotta – sono una sommatoria di pannicelli caldi che non riescono a rallentare la circolazione. Adesso vediamo cosa verrà fuori dal prossimo consiglio dei ministri. Bisogna limitare i contatti sociali, magari incrementando lo smart working. Mi preoccupa che si prenda tempo prima di assumere decisioni, perché i numeri sono già evidenti».

Brunetta, ovviamente, risponde da par suo: «Alla luce della grande flessibilità riconosciuta alle singole amministrazioni – scrivono dal ministero – e dell’esigua minoranza di dipendenti pubblici che potrebbe realmente lavorare da casa, risulta, dunque, incomprensibile l’invocazione dello smart working per tutto il pubblico impiego. Un “tutti a casa” come sperimentato, in assenza dei vaccini, durante la prima fase della pandemia nel 2020, legato al lockdown generalizzato e alla chiusura di tutte le attività economiche e di tutti i servizi, tranne quelli essenziali. Non è questa la situazione attuale».

L’odio scellerato di Brunetta verso i dipendenti pubblici è uno degli spigoli più orribili di questo governo. Pensare di fare finta che non stia accadendo nulla (così come avviene per la scuola) è una cretina ostinazione che piacerà sicuramente agli amichetti di questo governo (che valutano le pandemia in base ai fatturati). Quando nelle prossime settimane ci si accorgerà di avere osato condizioni che non è possibile mantenere potremo dire che l’ottusità inutile di Brunetta e compagnia è degna del peggior governo dei peggiori? Potremo dirlo?

Buon martedì.


 

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