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Ecco perché non c’è nulla da esultare per l’elezione di Roberta Metsola come presidente del Parlamento Europeo

Poiché l’europeismo dalle nostre parti è un feticcio da sventolare, un soprammobile da inquadrare per la campagna elettorale e una medaglietta per apparire competente, quasi tutti oggi si sono buttati a pesce sulla nuova presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, l’avvocata maltese che succede con David Sassoli (che non ha mancato di citare nel suo discorso di insediamento) ma che con Sassoli non c’entra nulla per posizioni politiche, per sensibilità sui diritti e per storia. Metsola fa politica da sempre, prima a Malta con il Partito nazionalista maltese poi in Europa con il Ppe, e guiderà il Parlamento europeo fino al 2024, come da accordo di staffettatra Popolari e Socialisti nel 2019 per lelezione di David Sassoli.

Come hanno giustamente sottolineato in un loro appello i Radicali italiani (e gli attivisti di “Liberi di abortire”) “per le sue posizioni espresse più volte pubblicamente, anche in sedi istituzionali, Metsola può essere considerata una autorevole esponente politica incondizionatamente sostenitrice delle posizioni conservatrici e anti-abortiste” e sarebbe stato utile riflettere “se sia opportuno e ragionevole affidare la Presidenza del Parlamento europeo a chi si è dimostrato in forte contraddizione con molte posizioni di numerosi Stati dellUnione e del Parlamento europeo che si è espresso, anche di recente, censurando provvedimenti nazionali repressivi in materia di autodeterminazione della persona sulle scelte riproduttive”.

Come rappresentate politica europea Metsola ha votato in forte contraddizione con molte posizioni del Parlamento europeo a salvaguardia del diritto fondamentale alla salute, informazione, prevenzione, cura e alla libertà di scelta, come nel caso della risoluzione Matic approvata lo scorso giugno. Nel 2015, in occasione di un report sull’uguaglianza di genere che includeva il “pronto accesso all’aborto” insieme agli altri deputati maltesi David Casa e Therese Comodini Cachia rivendicò la sua posizione contraria. Malta del resto è l’unico Paese europeo in cui l’aborto è vietato totalmente, obbligando ogni anno quasi 500 donne, un numero rilevante per uno stato di circa 500.000 abitanti, a viaggiare all’estero, fra Regno Unito, Italia ed Olanda, per sottoporsi a un intervento di aborto chirurgico. Nell’isola una donna che decide di abortire rischia fino a 3 anni di carcere, 4 sono gli anni previsti per i medici. Stiamo parlando del resto di uno Stato non laico (per Costituzione la religione cattolica è religione di Stato) che solo nel 2011 ha sancito il diritto al divorzio.

Roberta Metsola è stata eletta poi da un ampio fronte che passa da Salvini e Meloni fino a Paesi dell’Est Europa come Polonia e Ungheria. Davvero sarà possibile immaginare passi avanti sullo Stato di diritto, sui diritti delle donne, sulle libertà o sui cambiamenti climatici con l’appoggio di governi che fieramente percorrono la strada opposta?

La nuova Presidente assicura che “rispetterà le decisioni del Parlamento” (e ci mancherebbe) ma se è vero come sosteneva la giudice statunitense Ruth Bader Ginsburg che “le leggi sullaborto definiscono lidentità di una nazione” viene da chiedersi quanto c’entri la visione di Metsola con la visione della maggioranza dei Paesi europei.

Vedo in giro molti presunti “progressisti” esultare per l’elezione di “una donna” alla Presidenza del Parlamento europeo. Consiglio con calma di approfondire l’argomento.

L’articolo originale scritto per TPI è qui

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