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Un passo sul fine vita. Ma il futuro è buio

La legge sul fine vita passa alla Camera. Via libera con 223 sì, 168 no e un’astensione all’articolo 2 della norma, in attuazione della sentenza della Corte costituzionale del novembre 2019 sul caso Dj Fabo/Cappato. L’articolo 2 è il pilastro della legge, contiene lo scopo della normativa: «Si intende per morte volontaria medicalmente assistita il decesso cagionato da un atto autonomo con il quale, in esito al percorso disciplinato dalle norme della presente legge, si pone fine alla propria vita in modo volontario, dignitoso e consapevole, con il supporto e sotto il controllo del Servizio sanitario nazionale», si legge nel testo.

L’atto, si precisa, «deve essere il risultato di una volontà attuale, libera e consapevole di un soggetto pienamente capace di intendere e di volere». La norma prevede inoltre che «le strutture del Servizio sanitario nazionale operino nel rispetto dei seguenti princìpi fondamentali: tutela della dignità e dell’autonomia del malato; tutela della qualità della vita fino al suo termine; adeguato sostegno sanitario, psicologico e socio-assistenziale alla persona malata e alla famiglia». Contrari Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Coraggio Italia.

Anche ieri abbiamo assistito alla pessima esibizione di alcuni parlamentari, com’era prevedibile. Toccafondi di Italia Viva ha dichiarato: «Trovo innaturale una legge che aiuti a morire. Nella nostra cultura c’è il valore della vita, il diritto alla vita e non a metter fine alla vita». Palmieri, Forza Italia: «Il Pd aderisce a un progetto di società in cui la persona diventa un individuo sciolto da qualsiasi legame sociale e familiare alla mercé del potere di turno e della sofferenza che gli viene inferta». 

Durante il voto finale Riccardo Magi invece ha citato Welby: «Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso. Morire mi fa orrore purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita è solo un testardo insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche».

È passato, ovviamente, l’emendamento che prevede l’obiezione di coscienza. Dentro si legge che «gli enti ospedalieri pubblici autorizzati sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure previste dalla presente legge. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione». Visto com’è andata con la 194 viene difficile essere ottimisti.

Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretario nazionale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, scrivono che «finalmente il Parlamento dà segno di voler provare ad assumersi le proprie responsabilità. Non sarebbe mai accaduto senza il coraggio di persone come Piergiorgio Welby, Fabiano Antoniani e Davide Trentini, che resero pubblica la loro scelta, senza le disobbedienze civili e senza 1.240.000 persone che hanno firmato il referendum per la legalizzazione dell’eutanasia attiva facendo emergere una profonda consapevolezza e volontà popolare». Dicono anche: «Non ci facciamo illusioni. Siamo ben consapevoli della difficoltà che rappresenta il passaggio al Senato, nonché degli effetti discriminatori del testo nella versione attuale, che esclude dalla possibilità di accedere all’aiuto a morire i pazienti «non tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale (come ad esempio solitamente sono i malati terminali di cancro e alcune malattie neurodegenerative)».

In effetti al Senato i numeri ballano. I malumori all’interno del Pd e di Italia viva saranno meno controllabili e più decisivi. Ve la ricordate la legge Zan? Ecco, siamo su quel bordo.

Buon venerdì.

 

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