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In Russia inizia la repressione del movimento femminista contro la guerra

Il 13 aprile un tribunale di San Pietroburgo ha ordinato la detenzione preventiva, almeno fino all’1 giugno, di Aleksandra Skochilenko, attivista del movimento Resistenza femminista contro la guerra.

Skochilenko, arrestata l’11 aprile, è accusata del nuovo reato di «discredito delle forze armate russe» per avere, il 31 marzo, sostituito i cartellini dei prezzi sugli scaffali di un supermercato con scritte contro la guerra. L’artista avrebbe inoltre lasciato sugli scaffali dei prodotti alcuni pezzetti di carta sull’attacco aereo dello scorso 16 marzo al teatro di Mariupol, violando così la legge contro le fake news imposta da Mosca. Secondo il suo avvocato, a chiamare la polizia era stato un cliente del supermercato. La 31enne non è nuova alle autorità, che anche lo scorso 24 febbraio l’avevano multata per aver preso parte alle proteste in piazza a seguito dell’invasione delle truppe di Putin nel territorio ucraino. A seguito delle sue azioni era stata sanzionata con una multa di 10 mila rubli (110 euro) e aveva trascorso una notte in cella. «Sono stata appena rilasciata», aveva scritto su Instagram, lamentando il trattamento dei secondini. «Ci hanno svegliato continuamente di notte, le celle erano sporche e imbrattate di escrementi, inoltre non avevamo biancheria o coperte».

La Resistenza femminista contro la guerra ha assunto la guida del movimento di protesta in Russia. Il gruppo, costituitosi il 25 febbraio, utilizza volantini e graffiti, distribuisce copie di articoli di portali indipendenti messi al bando dal governo e stampa slogan contro la guerra su banconote e su altri oggetti. Ha aperto un numero telefonico di emergenza per fornire sostegno psicologico alle attiviste e ha istituito la Fondazione contro la guerra, che assiste le persone multate o espulse dalle università per essersi opposte alla guerra.

«La guerra è contraria a tutti gli obiettivi del movimento femminista», ha dichiarato ad Amnesty International Ella Rossman, una delle fondatrici della Resistenza femminista contro la guerra.

Il movimento ha installato 500 croci di legno in 41 città per commemorare le vittime civili della guerra. Almeno 3000 attiviste hanno preso parte ai cosiddetti “picchetti silenziosi”, indossando vestiti che riportavano scritte contro la guerra.

Finora almeno 100 attiviste di Resistenza femminista contro la guerra sono state arrestate, perquisite o minacciate. Il 30 marzo Yevgenia Isaeva, un’artista di San Pietroburgo, è stata multata di 45.000 rubli (circa 500 euro) e in seguito posta in stato di detenzione per otto giorni per “vandalismo” a causa delle sue performances artistiche.

Un’altra artista, Yulia Kaburkina, è stata arrestata il 2 aprile a Cheboksary per «discredito nei confronti delle forze armate russe» per avere, come Aleksandra Skochilenko, tolto i cartellini dei prezzi dagli scaffali di un supermercato sostituendoli con immagini di persone che manifestavano contro la guerra.

Buon venerdì.

Nella foto da Amnesty (Arseny Vesnin / Twitter): Aleksandra Skochilenko

Per approfondimenti sulla Resistenza femminista vedi Left del 18-24 marzo 2022

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