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Per l’Onu è la politica il maggior ostacolo alla lotta contro il riscaldamento globale

Il principale ostacolo per affrontare il cambiamento climatico? La politica. Meglio, l’insensibilità e gli interessi trasversali che la politica preferisce mantenere piuttosto che mettere in campo azioni concrete al di là della solita retorica acchiappa voti. C’è scritto nero su bianco nel rapporto del Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite (Ipcc) sui cambiamenti climatici: ben 3mila pagine che contengono l’analisi più completa su ciò che si può fare per scongiurare pericolosi livelli di riscaldamento da quando è stato raggiunto l’Accordo di Parigi sul clima nel 2015. La buona notizia è che molto di ciò che è necessario è in corso. Lo studio mostra che i prezzi delle alternative verdi ai combustibili fossili non solo sono diminuiti, ma sono precipitati. Tra il 2010 e il 2019, i costi dell’energia solare e delle batterie agli ioni di litio sono diminuiti dell’85%, mentre l’energia eolica è diminuita del 55%.
I pannelli solari e le turbine eoliche possono ora competere con la produzione di energia da combustibili fossili in molti luoghi e lo sviluppo delle tecnologie verdi è aumentato vertiginosamente. La cosa più incoraggiante è che la crescita delle emissioni di gas serra è rallentata, da una media annuale del 2,1% all’inizio di questo secolo all’1,3% tra il 2010 e il 2019. Ma questo non è abbastanza. I progressi in alcuni Paesi sono stati controbilanciati dall’aumento vertiginoso delle emissioni altrove. Per avere la possibilità di raggiungere l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura media globale entro 1,5 gradi, le emissioni devono raggiungere il picco al più tardi entro il 2025 e diminuire di un 43% senza precedenti entro il 2030. Il problema più grande – si legge nel rapporto – è la politica. Quella stessa politica che con le sue dispute tra i 195 Paesi del Gruppo ha ostacolato la stesura del rapporto. Alcuni Stati dipendono fortemente dai combustibili fossili oppure non hanno risorse da investire nell’energia verde e avrebbero voluto delle conclusioni “più morbide”. La politica che si occupa di come narrare i problemi invece di risolverli. Siamo sempre lì.

L’articolo originale scritto per TPI è qui

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