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Sondaggi indigesti per il centrino. Continua il Bestiario elettorale

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Povera Meloni sconfessata dai suoi stessi candidati. E povero Di Maio che si mette a bisticciare col Copasir. E povero Calenda che litiga coi sondaggisti. E povero pure il cavallo. Ecco il nostro quotidiano bestiario elettorale.

Continua il Bestiario elettorale: Il quarto polo sotto il 5% fa sbroccare Calenda & C. FdI in tilt: Nordio boccia la Meloni sul blocco navale

MELONI SCONFESSATA IN CASA
“Blocco navale è un’espressione politica, cioè durante le elezioni si usano queste affermazioni impattanti ma è chiaro che il blocco navale inteso come cintura di navi da guerra nel mediterraneo è impraticabile»: a dirlo è l’ex magistrato Carlo Nordio ora candidato di Fratelli d’Italia. Traduzione semplice semplice: Giorgia Meloni sta facendo solo propaganda e continua a ripetere una panzana pazzesca. Nordio ha anche detto che «Minniti ha fatto bene». Anche questo non è un mistero: l’ex ministro del PD è stato uno dei migliori ministri di destra. Lo sappiamo da anni.

LA COLPA È SEMPRE DELLA RACCHETTA
C’è nervosismo nel cosiddetto terzo polo che al massimo può ambire a essere il quarto. Il decollo della campagna elettorale non c’è, nonostante Carlo Calenda twitti come un forsennato. Quindi con chi se la prendono quelli del “polo della serietà”? Con i sondaggisti, ovvio. Così Calenda scrive: “La @repubblica e @you_trend fanno questo giochino di sponda dall’inizio della campagna. Stessa cosa fecero all’inizio della campagna per Roma. È più mortificante per la loro professionalità che per noi. Andiamo avanti parlando di cose serie. I risultati arriveranno”.

Si scatena anche il renziano Davide Faraone: “Molti sondaggisti stanno perdendo ogni credibilità. Sono uomini di partito, stanno in campo e sfornano numeri a richiesta tentando di orientare gli elettori più che percepirne gli orientamenti. Lo dico con dispiacere, anche perché danneggiano quelli che fanno bene il loro lavoro”. Alla fine vedrete sarà colpa del cane che gli ha mangiato il quaderno.

A LETTA SENZA CENA
Enrico Letta sbarca al nord e dichiara di essere “in cerca di voti leghisti”: “qui per convincere i delusi dall’alt a Draghi”, dice il leader del Partito democratico. Avrebbe potuto cercare di recuperare i delusi di sinistra, avrebbe potuto provare a convincere gli elettori del Movimento 5 Stelle del fu “polo progressista” o puntare sugli indecisi. E invece…

POPULISMO DIMAIONO
Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio era andato all’attacco della Lega ieri, proponendo una commissione di inchiesta sui rapporti tra il partito di Salvini e il Cremlino. Il tema, sicuramente importante, sembra essere una delle poche frecce nell’arco del ministro che secondo i sondaggi si prepara a un grande flop (con un grande salvagente gentilmente offerto dal Pd).

Il presidente del Copasir ha dovuto ricordare che loro sono lì proprio per quello. “Io non ho certezze, però credo ci sia qualcosa da accertare”, ha risposto Di Maio, fingendo di non sapere che chiedere una commissione di inchiesta a poche settimane dalla fine di una legislatura è roba da democristiani populisti. Appunto.

DUE GUSTI MEGLIO CHE UAN
Andrea Catarci, assessore al Decentramento del comune di Roma e candidato del centrosinistra al Senato, dice che non intende lasciare l’incarico se dovesse risultare eletto. “La mia candidatura è stata condivisa prima di tutti con il sindaco Gualtieri, con il quale ho voluto condividere l’ipotesi – ha detto Catarci intervistato in un programma radiofonico – Quello di assessore per me è l’impegno principale che porto avanti da 9 mesi e che con tutta probabilità porterò avanti anche dopo, ma a questa battaglia non si poteva dire di no”.

26-Continua

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