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Tutto quello che stiamo concedendo a Giorgia Meloni

Per fortuna esistono media come Pagella Politica che si assumono la bega di andare a spulciare il passato, roba che qui da noi risulta indelicata e maleducata – chissà perché – in campagna elettorale. Così abbiamo l’opportunità di riscoprire comodamente che Giorgia Meloni contro le sanzioni alla Russia lo era fin dal 2014, quando dichiarava in Parlamento che quelle sanzioni fossero «inutili e masochiste» perché massacravano il mercato italiano. Perché conta ricordarlo? Perché una frotta di giornalisti inginocchiati (quelli che amano il potere, da qualsiasi parte provenga) oggi è impegnata a dipingere Meloni come la statista responsabile che sgrida Salvini e invece dicevano le stesse identiche cose.

Possiamo comodamente ricordarci quindi che il programma di Fratelli d’Italia per le elezioni europee del 2014 ci diceva che «l’euro e le sue regole si sono purtroppo rivelati un fattore di disgregazione dell’unità europea» e proponeva lo «scioglimento concordato e controllato dell’eurozona». Anche in questo caso lei e Salvini pari sono: accarezzano gli estremismi sperando (e spesso riuscendo) di potere incamerare i voti fingendo poi di normalizzare le posizioni. È un atteggiamento che non ha nulla a che vedere con la politica “matura” che leggiamo in giro. Anche in questo caso – vale la pena sottolinearlo – nessuno ha chiesto a Giorgia Meloni il perché di questa inversione a U, nessuno ha chiesto spiegazioni. Il voltafaccia le è concesso da una stampa collaborazionista anche con i politici più reazionari.

Ha dell’incredibile il fumus intorno all’irruzione sul palco di un attivista Lgbtqia+ salito a sorpresa sul palco durante un comizio di Giorgia Meloni a Cagliari: la leader di Fratelli d’Italia è riuscita a fare la figura della “progressista”. Giorgia Meloni si è opposta alle unioni civili con tutte le sue forze, declama lo slogan della “famiglia tradizionale” evidentemente contro le coppie gay (essendo lei non sposata è evidente che quello sia il suo obiettivo). Eppure Giorgia Meloni è riuscita a uscirne ancora più convincente per l’elettorato medio. Un trionfo di ipocrisia.

Potremmo (e dovremmo) anche ricordarci di Giorgia Meloni che è tutt’altro che “una responsabile energetica” (qui diventano responsabili e seri tutti quelli che sostengono una certa idea). Giorgia Meloni che oggi parla di “ideologia ambientalista” era la stessa che spingeva il referendum contro le trivelle. «Un referendum molto importante per la qualità del nostro ambiente e la difesa del nostro mare», diceva placida nel 2016.

Giorgia Meloni usa la stessa strategia di certo populismo di destra: passa una vita a votare “contro” e a assumere posizioni al limite del complotto per moderarsi improvvisamente nel tentativo di ricostruirsi una credibilità di cui non si è mai preoccupata. E noi, incredibile, glielo permettiamo e ci caschiamo.

Buon giovedì.

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