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Omissione di soccorso: l’agenda Pozzallo

Se qualcuno si poteva aspettare che il confronto di ieri tra Enrico Letta e Giorgia Meloni avrebbe scaldato i cuori o spostato voti probabilmente stamattina sarà deluso. Però ieri abbiamo assistito alla differenza tra la destra e il centrosinistra con il solito nodo in gola, in un confronto tutt’altro che vivace e sorprendente.

Da una parte c’è Meloni nell’incredibile parte di colei che assicura il posizionamento euro-atlantico dell’Italia con Fratelli d’Italia al governo. Giorgia Meloni sa bene che razza di Paese siamo: mentre noi discutiamo ogni ora del giorno di campagna elettorale gran parte degli elettori basano la proprio preferenza sulla sensazione sedimentata nella narrazione generale degli ultimi anni, senza nessuna preoccupazione e nessun sapere di quali siano gli sviluppi particolari. Giorgia Meloni può addirittura fingersi europeista dall’alto della sua posizione consolidata. Letta su questo non la pungola e agevola la legittimazione della recita. Peccato.

Ci sarebbe da capire come sia venuto in mente al segretario del Partito democratico di dire «con Fratoianni e Bonelli abbiamo fatto un accordo per la Costituzione, non faremo un governo». Se il “campo largo” è solo una somma elettorale senza nessun disegno politico non si capisce allora perché lasciare fuori gli altri (M5s, ad esempio). Non è una grade idea rivendere come Comitato di liberazione nazionale un’alleanza elettorale caratterizzata dalle esclusioni.

Giorgia Meloni è Giorgia Meloni, un’insignificante retorica zeppa di niente che mischia cristianesimo, patriottismo, laicità dello Stato lasciando il dubbio che non conosca nemmeno i concetti di cui straparla. È Giorgia Meloni che chiede “più carceri” senza sapere che il pienone nelle celle dipende dall’orrenda legge Bossi-Fini e da questo Stato che certifica come devianza la fragilità e la disperazione. Uno Stato che non vuole usare le misure alternative trovando molto più comodo utilizzare il carcere come sacchetto dell’umido. E sarà peggio.

Significativo (e prevedibile) il passaggio in cui Giorgia Meloni si incarta sull’amore che vorrebbe normare. Meloni: «I bambini hanno bisogno di un padre e una madre». Letta: «No, i bambini hanno bisogno di amore». Meloni: «Lo Stato non norma l’amore». Letta: «Appunto: tu lo stai normando. Stai decidendo quale è amore e quale non è». L’ipocrisia della destra è tutta qui.

Ma il dibattito di ieri certifica ancora una volta che questo tiepido centrosinistra non ha le spalle abbastanza larghe per distinguersi sull’umanità, la pietà e l’amore, appunto. Mentre Meloni dimostra di conoscere ben poco il decreto flussi e le rotte dell’immigrazione, l’Europa si macchia dell’ennesimo reato di omissione di soccorso uccidendo deliberatamente quattro bambini e tre donne lasciati morire di stenti e di sete. Persone che si sfibrano in mezzo al mare mentre Grecia, Malta e Italia (ma anche Cipro e Turchia) lasciano squillare gli allarmi e tappano la bocca alle richieste di aiuto. Ieri era l’occasione per mettere al centro l’Agenda Pozzallo: tendere la mano a chi chiede aiuto. L’immigrazione è il filo su cui cade la destra feroce, il sedicente terzo polo (che nella migliore delle ipotesi sarà il quarto) che ne sa poco e male e su cui ha molto da farsi perdonare il M5s. E invece niente, occasione mancata.

Continua a sentirsi l’insopportabile olezzo dell’agenda Minniti.

(Non vale nemmeno la pena spendere una parola su quell’altro candidato e la sua scenetta del dibattito da imbucato in Dad. La politica è una cosa troppo seria per commentare cose così. Quando le modalità saranno almeno da adulti ascolteremo e commenteremo con piacere)

Buon martedì.

Nella foto: frame del video del confronto tra Enrico Letta e Giorgia Meloni al Corriere Tv, 12 settembre 2022

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