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L’unico tetto di cristallo che sfondano è quello delle prebende

L’Italia è nel mezzo di una tempesta economica, immersa in una crisi energetica e con lo spettro di una recessione. Proprio qui dentro un decreto che si chiama “Aiuti bis” spunta il via libera per stipendi sopra ai 240mila annui per una serie di figure apicali della pubblica amministrazione. Non hanno avuto nemmeno la decenza di pensare a un ulteriore tetto. Nulla. Si fa solamente riferimento al «limite massimo delle disponibilità del fondo» per le esigenze indifferibili istituito presso il Mef, che ha una dotazione annua di 25 milioni.

Da Palazzo Chigi “filtra disappunto” – perché parlarne chiaramente mettendoci la faccia forse avrebbe sgualcito la capigliatura – scaricando la colpa sui partiti: «Dinamica squisitamente parlamentare», dicono. Il governo che scarica le responsabilità sul Parlamento è un’altra caratteristica dello sfaldamento di fine legislatura.

Dice il Pd che si tratta di un emendamento «di Forza Italia riformulato dal Mef, come tutti gli emendamenti votati oggi con parere favorevole». Matteo Renzi spiega giustamente: «Quello è un tetto che avevo messo io, oggi il governo ha fatto questa riformulazione e non avevamo alternativa che votarlo per evitare che saltasse tutto e saltassero 17 miliardi di aiuti alle famiglie». L’Ansa però scrive che l’emendamento è stato votato in commissione, prima dell’approdo in Aula, da Pd, Fi e Italia viva. Astenuti Fratelli d’Italia, Lega e Movimento 5 stelle. Subito dopo fonti Pd fanno sapere nelle commissioni riunite al Senato (Bilancio e Finanze) l’emendamento «è stato votato da tutti». In Aula invece si sono registrate poi le astensioni di Fdi, Lega e M5s.

Le giurista ed editorialista Vitalba Azzollini giustamente fa notare che «Mattarella potrebbe non firmare la legge di conversione del decreto-legge contenente l’emendamento relativo al tetto agli stipendi dei manager pubblici, in quanto contenente norma disomogenea rispetto alla materia del decreto (sentenza Corte Costituzionale n. 3/2015)».

Così, a pochi giorni dal voto, possiamo gustarci tutti i sermoni sulla “disaffezione dalla politica” fingendo di non sapere perché accada.

Buon mercoledì.

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