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Altro che la iena Giarrusso. Il Pd inventa falsi nemici ma non fiata su quelli veri

C’erano due modi, uno equilibrato e uno sbagliato, per reagire all’ingresso nel Partito democratico di Dino Giarrusso, ex iena transitato dal Movimento 5 Stelle al sostegno di Stefano Bonaccini passando da una fugace amicizia con Cateno De Luca. A prima vista in molti hanno deciso di imboccare il sentiero sbagliato.

C’erano due modi per reagire all’ingresso nel Pd di Giarrusso. E a prima vista in molti hanno deciso di imboccare il sentiero sbagliato

Lo “psicodramma del Pd”, titolava ieri un quotidiano presunto progressista che dalle parti del Nazareno si ostinano a considerare un fedele servitore della causa. Il Pd è probabilmente nel suo momento storico di maggior debolezza dalla sua nascita: assente all’opposizione perché coinvolto in un congresso che diventa ogni giorno più endogamico, in calo nei sondaggi usurato a sinistra dai 5S e a destra dal cosiddetto Terzo polo, sfilacciato nelle prossime elezioni regionali in cui corre con alleanze opposte nel Lazio e in Lombardia.

Ai giornali vien fin troppo facile bombardare il partito usando anche Giarrusso come leva. “Ricordiamo che fu lo stesso partito che negò la tessera a Pannella”, sussurrava ieri velenoso qualcuno. Il gioco è presto fatto: Giarrusso diventa il nuovo Matteo Messina Denaro, il suo ingresso diventa addirittura un evento “politico” e ancora una volta, l’ennesima, il congresso che doveva essere una “rifondazione” si sgretola nel chiacchiericcio eterno. Eppure c’era un modo per non sbriciolarsi nella polemica: non caderci. Accade invece il contrario.

Così da giorni intorno al Partito democratico, mentre Giorgia Meloni e compagnia cantante macinano propaganda, ci tocca assistere alla ridda di interventi che hanno trasformato Giarrusso nella pietra angolare di questa fase congressuale. Così abbiamo dovuto sorbirci le voci di chi, in perfetta sovrapposizione con i demolitori Renzi e Calenda, si è preoccupato di raccontare in pubblico che anche nell’accettare i nuovi iscritti “ci dovrebbe essere un limite” (il sindaco Gori in testa).

Bontà loro non hanno trovato il tempo di spiegarci quale fosse il limite vigente mentre hanno incoronato Luigi Di Maio come nuovo profeta progressista dopo averlo trasformato in statista, dopo avergli apparecchiato un abbraccio elettorale per il suo inesistente partito personale e dopo averlo candidato con tutti gli onori. Questo invece non ci è dato saperlo. In compenso ognuno si può fare un’idea ben precisa sulle intenzioni di chi contribuisce alla demolizione del proprio partito (già affaticato) pur di giocare di sponda contro i grillini.

La colpa di Giarrusso? Avere parlato male del Pd. “Chieda scusa!”, strepita Bonaccini sullo stesso palco in cui qualche minuto prima l’ex iena ne aveva parlato come se avessero appena terminato una colazione in campagna insieme. La colpa di “parlare male” del Pd, diciamolo subito, è piuttosto indicativa.

Se dalle parti del Partito democratico dovessero punire gli ostili al Pd metà dei dirigenti e dei fenomeni televisivi usciti da quelle parti sarebbe espulsa da anni. Pensate alla differenza che c’è tra lo “sparare addosso al Pd” di un europarlamentare spurio come Giarrusso rispetto al dileggio organizzato e diventato alleanza elettorale di Renzi, Calenda e tutta la loro allegra brigata. Allora sorge un sospetto più che lecito.

Non sarà che “sparare” addosso a Giarrusso sia infinitamente più facile che prendersela con i demolitori veri del Pd (interni e esterni) che sulla loro ostilità costruiscono ogni giorno la propria carriera politica Non lo sentite questo odore di bersaglio facile in cui il Giarrusso di turno è semplicemente l’utile idiota per dire qualcosa che altri devono intendere? Il candidato alla Regione Lombardia Majorino l’aveva detto, intervistato qualche giorno fa, proprio su Giarrusso: “Spero che il Pd non si tormenti sul caso”. Non l’hanno ascoltato.

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