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Il Consiglio d’Europa lo scrive chiaro e tondo: il decreto Piantedosi è carta straccia

Sono solo 9 pagine ma pesano come un intero tomo sulla faccia del ministro Piantedosi e sui suoi fantasiosi modi di ostacolare il salvataggio delle vite umane. Il Consiglio d’Europa pubblica un parere del suo comitato di esperti sul diritto delle Ong e non usa mezzi termini: «Il decreto legge n. 1/2023 solleva difficoltà sia procedurali che sostanziali rispetto alla libertà di associazione e alla tutela dello spazio della società civile».

All’interno del decreto che il ministro dell’Inferno Piantedosi e tutto il suo governo sventolano con tanta fierezza vengono riscontrati «requisiti onerosi, arbitrari e talvolta illeciti (nel senso che possono violare i requisiti del diritto del mare, esporre le persone vulnerabili a un rischio maggiore e comportare violazioni della privacy degli individui) per le Ong che svolgono attività di ricerca e soccorso» e che «danno origine a problemi di rispetto dei diritti di cui agli articoli 8 e 11 della Cedu a causa della mancanza di legalità, legittimità e proporzionalità».

Come qualcuno si ostina a scrivere da tempo nel documento si legge che il «decreto legge n. 1/2023 ha l’effetto di vietare alle navi di effettuare più di una missione di salvataggio prima del rientro in porto. Questo, unito alla recente pratica del governo italiano di assegnare porti lontani dalla posizione delle navi, che è di per sé una violazione dell’Unclos (la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare), significa che il tempo in mare delle navi che svolgono attività di ricerca e soccorso vitali è ridotto al minimo». Lo sapeva chiunque se ne intenda di diritto. Tranne, evidentemente, Piantedosi.

E ancora: «Se le autorità ordinassero alle Ong di ricerca e soccorso di recarsi immediatamente in un porto, indipendentemente dal fatto che vi siano altre persone in pericolo in mare nelle immediate vicinanze, ciò sarebbe in contrasto con l’obbligo del capitano di prestare assistenza immediata alle persone in pericolo, come sancito dall’art. 98 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e il Protocollo di Palermo contro il traffico di migranti».

L’obiettivo di quel decreto è ben chiaro, anche agli esperti: «Questi nuovi requisiti – si legge –  non solo ostacolano il lavoro delle Ong di ricerca e soccorso, ma aumentano anche i rischi associati allo svolgimento di tale lavoro sia per quanto riguarda le multe, la detenzione e la confisca delle navi, che possono esacerbare uno spazio già difficile della società civile per Ong che lavorano con rifugiati e altri migranti. Le misure sono in conflitto con le Linee guida del Consiglio di esperti sul lavoro delle Ong, in particolare con la specificazione che le leggi, le politiche e le pratiche dovrebbero non proibire o impedire alle Ong di aiutare rifugiati e altri migranti in difficoltà sia in mare che a terra».

È tutto qui, nero su bianco. Non è l’editoriale di qualche ostinato buonista e non è nemmeno il parere interessato di qualche “comunista”. Piantedosi e i suoi sgherri non sono solo esponenti di una politica feroce, sono anche incapaci di scrivere le leggi.

Buon giovedì.

Nella foto: La nave della Ong Practiva Open Arms al porto di Pozzallo, 26 marzo 2018 (Gregor Rom)

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