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La lezione della famiglia Attanasio

In un tempo in cui esercitare il cattivismo e reclamare il diritto alla vendetta è una medaglia c’è una notizia considerata minore che si infila nelle pieghe dei giornali che contiene una lezione di civiltà. Nella capitale Kinshasa si sta tenendo il processo per l’assassinio dell’ambasciatore nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, del carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci e dell’autista del Programma alimentare mondiale, Mustapha Milambo.

Il padre di Luca Attanasio chiede il carcere anziché la pena di morte per i sei accusati di aver ucciso l’ambasciatore italiano in Congo

Di fronte alla richiesta della pena di morte per i componenti del commando che ha ucciso suo figlio il padre di Attanasio ha preso carta e penna e ha scritto al giudice: “Il sottoscritto, Salvatore Attanasio – si legge nel documento inoltrato dai legali della famiglia – in qualità di padre della vittima, l’Ambasciatore Luca Attanasio, visto che all’udienza dell’8 marzo 2023 tenutasi al tribunale militare di Kinshasa/Gombe il procuratore ha chiesto la pena di morte per gli imputati, nonostante la moratoria con la quale la Repubblica Democratica del Congo si impegna a non eseguire la pena di morte e visto che tale moratoria non garantisce che essa non sarà eseguita nel futuro, dichiara di rinunciare alla costituzione di parte civile nel dossier contro gli imputati”.

Secondo i familiari di Attanasio la condanna a morte non può essere accettata per “un uomo di Stato” com’era il figlio Luca anche perché le istituzioni italiane sono portavoce nel mondo della campagna per l’abolizione della pena capitale, oltre a essere contraria ai valori morali del figlio. Dopo la presa di posizione dei familiari, anche lo Stato italiano ha ritirato la propria costituzione di parte civile.

La giustizia che non sia vendetta dovrebbe essere uno dei capisaldi della cosiddetta società occidentale. La lezione l’abbiamo disimparata, complice anche una politica che sulla vendetta costruisce gran parte del proprio capitale elettorale. Che a ricordarcelo sia il genitore di un uomo brutalmente assassinato è una lezione da custodire con cura.

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