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Perfino il Servizio del bilancio del Senato boccia il dl Autonomia

Il Servizio del bilancio del Senato «ha passato al setaccio il disegno di legge» sull’Autonomia differenziata, in questi giorni all’esame della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, “rilevando alcune criticità”. Si può leggere su LinkedIn, dove sul profilo ufficiale del Senato da giorni campeggia un post in cui si sottolineano criticità sul “trasferimento alle Regioni di un consistente numero di funzioni oggi svolte dallo Stato (e delle relative risorse umane, strumentali e finanziarie)” che provocherebbe “una forte crescita del bilancio regionale ed un ridimensionamento di quello statale, col rischio di non riuscire a conservare i livelli essenziali delle prestazioni (Lep) presso le Regioni non differenziate”.

In questo modo “le regioni più povere, oppure quelle con bassi livelli di tributi erariali maturati nel proprio territorio, potrebbero avere maggiori difficoltà a finanziare, e dunque ad acquisire, le funzioni aggiuntive”. Un problema che si autoalimenta, quindi: le Regioni ricche che si prendono molte autonomie si terranno più soldi, e ne daranno meno allo Stato, che così avrà meno risorse per aiutare le Regioni più povere – o comunque quelle che riscuotono meno tasse. La mancanza di soldi renderà sempre più difficile, per le Regioni povere, finanziarsi da sole e arrivare a poter acquisire più autonomie. Sono le stesse critiche che da più parti sono state avanzate. Sono le osservazioni che il governo continua a negare.

Lo studio spiega che ogni Regione dovrebbe finanziare le sue nuove funzioni prendendosi una parte delle tasse che normalmente vanno allo Stato: è la “compartecipazione sui gettiti dei tributi”. In una “fase avversa dell’economia”, però, gli introiti dalle tasse diminuirebbero e le Regioni non potrebbero fare nulla: non avrebbero lo stesso margine di manovra che ha lo Stato, per cambiare in autonomia l’entità delle tasse in base alla situazione. Servirebbero quindi ogni volta nuove trattative Stato-Regione, un processo macchinoso e poco funzionale. Per quanto riguarda la possibilità delle Regioni di trasferire funzioni ai Comuni si sottolinea come “potrebbe far venir meno il conseguimento di economie di scala”, perché in ogni caso ci sono “dei costi fissi indivisibili legati all’erogazione dei servizi” che pesano di più, se a sostenerli devono essere tante amministrazioni locali invece di una sola più grande.

Infine, il dossier ha messo in evidenza che, anche se nel testo della legge c’è scritto che dall’attuazione dell’autonomia non devono derivare “direttamente oneri a carico della finanza pubblica” non sarà così. Ieri qualcuno si deve essere accorto del Senato che boccia il governo e Palazzo Madama frettolosamente ha chiarito che si è trattato di “una bozza provvisoria, non ancora verificata, sul disegno di legge sull’autonomia è stata erroneamente pubblicata online. Il Servizio del bilancio si scusa con la stampa e con gli utenti per il disservizio arrecato. Non la pensa così il senatore Pd Alessandro Alfieri, responsabile Pnrr e Riforme per il Pd, che racconta come “il dossier era stato già mandato per mail a tutti i senatori venerdì scorso, quindi ben 5 giorni fa. Ridicolo parlare di bozza”. Per Marco Sarracino, responsabile Sud e coesione della segreteria Pd, “sarebbe grave se una manina avesse sollecitato il ritiro di un documento di un organo dello Stato. E sarebbe ancora peggio se fosse partito un processo di normalizzazione delle strutture tecniche, che come è noto svolgono con grande professionalità e imparzialità il loro lavoro”.

Buon mercoledì

Nella foto: il ministro Calderoli alla conferenza stampa di presentazione del Dl Autonomia differenziata, 2 febbraio 2023

 

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