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Il balletto sullo sciopero non fa ridere

Qualche settimana fa incautamente sono rimasto coinvolto in una discussione sugli scioperi. Ero all’interno di un bar, di mattina, quando gli avventori sono particolarmente inclini a vergare ognuno il proprio editoriale verbale sui fatti del giorno. Tra i presenti, manco a dirlo, andava molto forte l teoria che «questi scioperano sempre il venerdì così hanno il week end lungo». La strampalata teoria (cresciuta con cura del fu ministro Brunetta) è talmente stupida che non poteva non diventare immediatamente popolare. 

Ho spiegato, per quel poco che so per il lavoro che faccio, che la scelta del venerdì come giorno di sciopero è funzionale alla sua partecipazione. «Ma crea disagi», dice uno di loro. Lo sciopero che non crea disagio è un altro mito di questa epoca che in nome della “normalizzazione” vuole eliminare il diritto al conflitto. Lo sciopero omeopatico senza disagi è l’invenzione di chi vorrebbe i lavoratori buoni, i sindacati a cuccia, il popolo silente e concentrato a non piangere perché le sue lacrime fanno male al Re. 

Sullo sciopero da qualche tempo il ministro Matteo Salvini ha deciso di allenarsi a fare l’uomo forte, parte che lo rende spesso ridicolo e fuori dalle regole. Così mentre aspetta di posare la prima pietra del Ponte che vorrebbe come suo mausoleo ha deciso di intestarsi la guerra agli scioperi e ai sindacati. Anzi, lui indica loro due come obiettivi ma non ci vuole troppo a capire che i suoi veri nemici siano i lavoratori non addomesticati. 

Per la prima volta nella storia repubblicana uno sciopero generale confederale viene considerato illegittimo. Detto così può fare sorridere ma in questa storia c’è un germe nerissimo.

Buon martedì. 

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