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L’Unione Sarda su “i mangiafemmine”

CULTURA
mercoledì 15 novembre


«Se l’ assassino ha le chiavi di casa»


Dopo “Carnaio”, finalista al premio Campiello 2019, sul tema dei migranti, e “Nuovissimo testamento” (2021), sulla soppressione delle emozioni che possono “indebolire” le persone, come l’empatia, tutti editi da Fandango, è appena giunto in libreria “I mangiafemmine”, sul tragico problema dei femminicidi riletto in chiave paradossale, terzo volume di un’ideale trilogia distopica ambientata nell’immaginario paese di DF, anche se l’autore, Giulio Cavalli (Milano, classe 1977), preferirebbe non chiamarla così «dato che molte situazioni e dichiarazioni rispecchiano completamente la vita reale». Cavalli, giornalista, scrittore e autore teatrale, che dal 2007 vive sotto scorta per il suo impegno nella lotta contro le mafie, collabora con varie testate giornalistiche e ha pubblicato diversi libri d’inchiesta, tra i quali “Nomi, cognomi e infami” (2010), e sarà ospite oggi alle 18 nel Foyer del Teatro Massimo di Cagliari per un nuovo appuntamento con Legger_ezza 2023 quinta edizione a cura del Cedac ardegna in collaborazione con la Libreria Edumondo. Dialoga con l’autore il giornalista Michele Pipia.

Perché affidarsi alla letteratura per parlare di femminicidi?

«È una forma espressiva che ti dà la libertà di far convivere quel che è irreale, possibile, probabile e reale; credo la letteratura resti lo strumento più “bello” che abbiamo per raccontare le brutture di questo mondo».

Cosa l’ha spinta a scrivere “I mangiafemmine”?

«Anch’io mi sono trovato a essere investito dalle dimensioni di questo sterminio di donne quotidiano, e anche se lascerei il versante di analisi femminista a chi se ne occupa meglio di me, mi ha sempre incuriosito e spaventato il fenomeno della “normalizzazione” che segue l’esposizione mediatica continuativa di un fenomeno: mi terrorizza questo nostro istinto di sopravvivenza».

Che storia affronta il libro?

«Ci troviamo ancora nello stato immaginario di DF, e alla vigilia delle elezioni la parte politica conservatrice è sicura di vincere mentre si assiste a un’escalation di violenze sulle donne. Il candidato premier, Valerio Corti, inciampa in un comunicato stampa nel quale minimizza ciò che sta accadendo in quanto «sempre avvenuto»; viene dunque sostituito da una candidata donna e ripescato come ministro, dato che il pronostico iniziale non verrà ribaltato».

Quali provvedimenti verranno presi?

«Ad esempio sarà parificato il femminicidio all’attività venatoria e dunque legalizzato, questo sia perché a DF ci sono molte più donne che uomini, sia per dimostrare che non si tratta di un vero allarme».

Cosa la colpisce di più in questo tipo di crimini?

«Il fatto che l’assassino, nei femminicidi, abbia quasi sempre le chiavi di casa, perché vive ancora con la sua vittima o lo ha fatto: spesso sentiamo dire che servirebbero più forze dell’ordine o si sposta l’attenzione sui non residenti. Bisogna invece riconoscere che si tratta di un problema innanzitutto indigeno».

Come contrastarlo?

«Mi sembra evidente che si tratti di una criticità culturale, retaggio del patriarcato che ci portiamo dietro da secoli e che è ancora forte nella popolazione maschile della mia età, perché da piccoli siamo stati inevitabilmente esposti a una cultura maschilista».

Cosa le dànno la letteratura, il giornalismo e il teatro?

«La letteratura mi permette di creare qualsiasi mondo spendendo pochissimo per la carta; il giornalismo mi dà la piacevole sensazione di stare dentro il mio presente; il teatro mi consente di avere un pubblico che durante lo spettacolo ascolta quello che ho da dire».

Luca Mirarchi