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La tentazione di Meloni di essere sponsor di Mario Draghi in Ue

Giorgia Meloni ha deciso, si candiderà alle prossime elezioni europee dell’8 e 9 giugno convinta che il suo nome e la sua faccia possano dare un’ulteriore spinta al suo partito. Nel suo cerchio magico è già pronta la risposta alle prevedibili critiche di chi sottolinea come si tratti di una candidatura farlocca, buona solo per promuoversi a mo’ di marchio. “Si tratta di un coraggioso atto di democrazia: una presidente del Consiglio che non ha paura di sottoporsi a un test democratico in prima persona” è la risposta che hanno confezionato i comunicatori del partito.

L’annuncio è già segnato sul calendario. All’assemblea programmatica di Fratelli d’Italia che si terrà il prossimo 28 aprile a Pescara la presidente del Consiglio annuncerà la sua discesa in campo e chiederà ai nomi forti del suo partito di fare lo stesso. Con Meloni capolista in tutte e cinque le circoscrizioni e con dirigenti e ministri nelle seconde file c’è la convinzione di non inquinare gli equilibri elettorali: gli eleggibili saranno quelli dal terzo posto in poi, con buona pace di quelli che a Bruxelles vorrebbero andarci davvero che potranno sfruttare il traino dei nomi forti del partito senza poter lamentare una gara sfalsata. 

Meloni ha deciso di candidarsi capolista alle europee. Schlein accetterà la sfida

L’annuncio di Meloni sbloccherà anche la decisione della segretaria del Partito democratico Elly Schlein che raccoglierà la sfida. La presidente del Consiglio punta almeno al 25% per Fratelli d’Italia (sognando il 30%) e a un milione e mezzo di preferenze personali. Per Schlein la sfida è improba ma solo giocando la partita in prima persona può sperare di calmierare le mareggiate delle correnti interne e mandare un messaggio chiaro agli elettori e al partito: comando io. Anche in Forza Italia il presidente del partito Antonio Tajani ha intenzione di patrocinare i candidati piazzandosi come capolista per tentare il colpo di reni necessario a superare i voti dell’alleato Salvini. A proposito della Lega voci sempre più insistenti dicono che il ministro dei Trasporti e segretario del partito – in caduta libera nel gradimento dentro e fuori dalla Lega – abbia deciso di puntare forte sul generale Roberto Vannacci, scontentando per l’ennesima volta gli oppositori interni. “Se devo perdere almeno avrò fatto le mie scelte”, spiega Salvini ai suoi (pochi) fedeli con cui condivide le scelte in questo momento non facile. Nel Movimento 5 Stelle si aspetta il 17 aprile per conoscere i nomi delle candidature, compresi quelli del presidente Giuseppe Conte. 

La presidente del Consiglio è tentata dall’idea di abbandonare von der Leyen per virare su Draghi presidente di Commissione

Ma la vera notizia che si bisbiglia è la possibile decisione di Meloni di virare all’ultimo momento su Mario Draghi come presidente proposto per la Commissione europea. La presidente del Consiglio è ogni giorno più preoccupata per l’indebolimento di Ursula von der Leyen, coinvolta nelle indagini dello Pfizergate e osteggiata perfino all’interno del suo partito. La votazione di ieri del Patto su migrazione e asilo ha dimostrato chiaramente che è fallito il progetto della presidente della Commissione Ue di arginare le destre. Con Draghi la presidente del Consiglio ha avuto un ottimo rapporto fin dal primo giorno di insediamento a Palazzo Chigi, nonostante la campagna elettorale tutta incentrata sull’anti-draghismo, e l’economista italiano potrebbe essere il certificato doc di atlantismo e credibilità che Meloni insegue da tempo. Intestarsi la proposta di Draghi consentirebbe al governo italiano anche di avere un filo diretto privilegiato sull’accidentato percorso del Pnrr e del Patto di stabilità. La trasformazione così sarebbe completa: Meloni eletta come “l’unica che si è opposta a Draghi” ora è pronta per essere la più draghiana dei draghiani. 

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