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La battaglia di Valditara contro le feste “non riconosciute”

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara insiste: “non sarà più possibile chiudere una scuola in occasione di una festività non riconosciuta dallo Stato”, ha annunciato ieri a Varese, ospite della festa della Lega che ha stancamente festeggiato i suoi 40 anni. Secondo il ministro ci sarebbe un “provvedimento in dirittura d’arrivo”. Inevitabili gli applausi dei sovranisti. Nel mirino ovviamente c’è la fantomatica scuola di Pioltello che ha deciso di rimanere chiusa il 10 aprile, giorno di chiusura del Ramadan, per evitare di lasciare la classe sguarnita. 

Sul caso della scuola “Iqbal Masih” di Pioltello già il ministro dei Trasporti e leader della Lega Matteo Salvini aveva detto che “è giusto spiegare ai bambini di ogni etnia, di ogni religione, quanto è bello conoscerci. Però siamo in Italia. Quindi occorre la reciprocità: non penso che in nessun Paese islamico chiudano per il Santo Natale o per la Santa Pasqua”. Il ministro Valditara fiutando l’aria ha voluto cavalcare la propaganda del collega ministro per scaldare i cuori dei leghisti presenti annunciando una legge. C’è un piccolo problema: un’eventuale riforma del genere è molto più complessa della propaganda. 

Valditara alla festa della Lega: “il provvedimento è in dirittura d’arrivo”. Ma dimostra di non conoscere la Costituzione

Il primo fondamentale punto è che la scuola di Pioltello non ha in nessun modo voluto celebrare una festa di altre religioni. Ogni anno il Ministero dell’Istruzione, con un’ordinanza, definisce il calendario delle festività nazionali, che vengono rispettate da tutte le scuole di ogni ordine e grado. L’unica festività di tipo locale è quella del Santo Patrono, differente per ogni comune. Allo svolgimento delle lezioni sono assegnati almeno 200 giorni per garantire la validità dell’anno scolastico. Su questi limiti ogni Regione elabora poi un proprio calendario scolastico con una data di inizio e di fine lezioni, i giorni di chiusura per feste natalizie e pasquali e eventuali chiusure. Infine ogni istituto – ed è qui che vorrebbe intervenire il ministro Valditara – può decidere di discostarsi per poche giornate, garantendo il numero complessivo dei giorni di lezione e rispettando le indicazioni nazionali e regionali. Si tratta dell’attuazione della legge 59 del 1997 sull’autonomia scolastica stabilita dall’articolo 33 della Costituzione italiana. 

Ricapitolando: il ministro Valditara parla di “festività non riconosciute” che nulla centrano con la decisione delle scuole di chiudere eventualmente i propri istituti e annuncia di aver un provvedimento in dirittura di arrivo che dovrebbe essere una riforma costituzionale, con tutto quello che comporta in termini di iter legislativo. La scuola di Pioltello ha adottato la decisione della chiusura della scuola nell’ambito del quadro giuridico riconosciuto dalle leggi e dalla Costituzione. L’istituto scolastico ha definito il calendario delle lezioni in relazione a esigenze concrete della propria comunità scolastica e senza introdurre una festività ulteriore rispetto a quelle fissate a livello centrale ma semplicemente sfruttando la propria autonomia per evitare assenza che avrebbero interferito con il programma scolastico. 

Ci altri due aspetti non secondari. Non sono “feste riconosciute” nemmeno il cosiddetto martedì grasso che corrisponde alla chiusura delle scuole e non sono “feste riconosciute” nemmeno i giorni di ponte che abitualmente collegano il Natale al Capodanno. Infine c’è l’avversione (inutile, come abbiamo visto) alle altre fedi religiose e tradizioni. Quest’ultima è una pratica che non ha nulla a che vedere con le leggi ma è molto di questo tempo e di questo governo e si chiama razzismo. 

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