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Salvini rischia la leadership, arretrano i 5 Stelle

Matteo Salvini avrà poco da festeggiare con il generale Roberto Vannacci. Nonostante la trovata del suo candidato di punta la sua Lega sta ben sotto le aspettative e le promesse del ministro ai Trasporti e vice presidente del Consiglio. E da oggi comincia ufficialmente la marcia per la sua sostituzione alla guida del partito. Il “Capitano”, sempre pronto a sfruttare i microfoni, ha perso la parola. Umberto Bossi, definito “traditore” da Vannacci e accusato da Salvini, è la fotografia di un partito che non vede l’ora di tornare alle origini. O meglio, di superare in fretta l’era Salvini.

Non solo Salvini, flop anche del Movimento 5 stelle

Giuseppe Conte promette che nei prossimi giorni il Movimento 5 Stelle si riunirà per l’analisi della sconfitta, esercizio tipico dei partiti-partiti. “Potevamo sicuramente fare meglio, faremo una riflessione interna per cercare di approfondire le ragioni di questo risultato che non era quello che ci aspettavamo”, ha detto Conte, promettendo che il dialogo “con le forze progressiste non dipende da un appuntamento elettorale” e sarà “sempre più intenso man mano che dovremmo assumerci la responsabilità di offrire un’alternativa rispetto alle forze di governo”.

Terzo Polo

Matteo Renzi aveva promesso che sarebbe volato a Bruxelles e aveva giurato di sentire un’aria positiva. Ma si è sbagliato di nuovo. Italia Viva non supera la soglia di sbarramento, come annunciato dallo stesso Renzi, nonostante il matrimonio con +Europa e il fu Terzo polo si conferma politicamente ininfluente nonostante lo sproporzionato spazio che occupa sui media. Anche i suoi fedelissimi, sempre molto abbondanti nelle dichiarazioni, non si sono né visti né sentiti.

Unica consolazione l’esule risultato negativo dell’ex alleato Carlo Calenda. La politica “sul serio” fuori dalla cerchia ristretta e da qualche giornale compiacente non esiste nel Paese. In tempi di pericolose nostalgie fasciste e di compressione delle libertà e dei diritti le elezioni premiano le posizioni nette, da una parte o dall’altra. Ma in fondo è la storia della Seconda Repubblica, dove in ogni elezioni qualcuno si propone come interprete di uno spazio politico che i risultati elettorali non hanno mai evidenziato.

Ora per Calenda (come per Renzi) si prospetta il dovere di affrontare la richiesta più pressante degli elettori liberali: assumersi la responsabilità di avere lasciato un’area fuori dal Parlamento europeo. Bocciatura anche per Emma Bonino, nella lista insieme a Renzi.

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