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Omnibus X, la lista dei pesticidi ne mirino dell’Ue: l’Italia chiedeva più tolleranza, il Consiglio Ue l’ha accontentata

Al ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste il 30 aprile il ministro Francesco Lollobrigida aveva davanti il commissario europeo per la Salute e il Benessere animale Olivér Várhelyi e un problema vero, le importazioni in Europa con residui di pesticidi vietati ai nostri agricoltori, e per risolverlo ha imboccato la scorciatoia: se Bruxelles lascia passare quei prodotti allora li considera sicuri, quindi «per coerenza, si dovrebbero rimuovere i divieti anche in Europa». Le cronache l’hanno archiviata come una provocazione. Cinque mesi dopo somiglia a un programma di governo.

Ieri gli ambasciatori dei 27 hanno chiuso il mandato del Consiglio Ue sull’ultima parte di Omnibus X, il pacchetto di “semplificazione” su alimenti e mangimi presentato dalla Commissione il 16 dicembre 2025. Le sostanze attive a basso rischio avranno approvazioni senza scadenza, tutte le altre sostanze arriveranno a 15 anni per la prima autorizzazione e a 25 per i rinnovi, e il Consiglio rivendica pure di averne conservato il grosso. In cambio affida all’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) una rassegna periodica della letteratura scientifica, e intanto le sostanze restano sul mercato. Secondo PAN Europe, la rete europea contro i pesticidi, nel pacchetto sopravvivono anche la tolleranza prolungata dopo un divieto e le deroghe allentate.

La lista di luglio

Solo che il governo a quel tavolo è arrivato con la lista già scritta. L’11 luglio 2025 l’Italia ha firmato insieme ad altri sei governi, Ungheria e Polonia comprese, una nota al Consiglio Agricoltura che esprimeva pieno sostegno alla semplificazione e chiedeva nero su bianco un periodo di transizione più lungo per smaltire anche le scorte delle sostanze messe al bando, oltre a un uso più largo dell’articolo 4(7) del regolamento 1107/2009, quello che consente approvazioni temporanee in deroga quando mancano alternative. Cinque mesi dopo, la proposta della Commissione allungava fino a tre anni la tolleranza per i prodotti vietati dove mancano alternative e allargava le deroghe. Del resto nell’ottobre 2023, al primo voto sul rinnovo decennale del glifosato, Roma aveva detto sì, salvo astenersi in appello.

Quello che scorre nei fiumi

Conviene seguirlo, quel glifosato. L’ultimo rapporto nazionale sui pesticidi nelle acque dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, sui dati del 2021 ha trovato concentrazioni oltre i limiti di legge nel 28,3 per cento dei 1.997 punti di monitoraggio delle acque superficiali e nel 6,8 per cento dei 2.867 punti delle falde, e fra le sostanze che sforano più spesso c’è proprio il glifosato con il suo prodotto di degradazione. Il glifosato a cui Roma aveva detto sì è lo stesso che sfora nei fiumi, ed è questa l’acqua di un ministero che porta la sovranità alimentare nel nome.

Al governo l’hanno scritto in ogni forma. A febbraio 11 associazioni, fra cui l’Isde (Associazione medici per l’ambiente), hanno chiesto ai ministri di Agricoltura, Salute e Ambiente di “respingere integralmente” il pacchetto. A settembre i presidenti dell’Isde e dell’Associazione culturale pediatri hanno scritto agli stessi ministri e agli eurodeputati italiani, come ha raccontato Eunews, mentre il 17 settembre più di 500 scienziati e medici di tutta Europa hanno chiesto al Parlamento europeo di fermare l’esame finché non arriverà una valutazione d’impatto indipendente. La lettera l’ha promossa l’ecotossicologa di Leida Martina Vijver, che ricorda come i pesticidi ormai si trovino ovunque, fino al sangue e alle urine.

I divieti per ora restano dove sono. Il ministro intanto vede arrivare qualcosa di più comodo: autorizzazioni fino a venticinque anni fra un rinnovo e l’altro e, se il Parlamento ci sta, i prodotti già banditi lasciati per qualche stagione in più nei magazzini, e nei campi. Coerenza, appunto.

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