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‘Ndrangheta a Milano, i Pelle, la coca e gli spari alle vetrine

saracinesca_internaLa notte tra venerdì e sabato 23 marzo 2013, le serrande del lounge bar Stardust sono state colpite da cinque proiettili. Due giorni dopo il locale doveva essere comprato da un imprenditore milanese. Ex titolare è Giovani Scipione legato alle cosche di San Luca.

Cinque colpi di pistola contro le serrande di un locale in piazza Bernini a Milano. L’ultimo capitolo dell’infiltrazione mafiosa nel cuore dell’ex capitale morale d’Italia riparte da qua. Dalle tre vetrine dello Stardust. E da quei fori di grosso calibro penetrati all’interno fino a mandare in frantumi le vetrate del bancone di questo lounge bar di lusso. Il locale è stato chiuso circa un anno fa, dopo che uno dei suoi titolari è inciampato in un’indagine su un massiccio traffico di droga coordinato da Angelo Antonio Pelle, originario di San Luca, legato alla famiglia Giorgi, a sua volta coinvolta nella strage di Duisburg del 15 agosto 2007. ‘Ndrangheta ai massimi livelli, che, stando alla ricostruzione fatta dalla squadra Mobile di Roma e dal Ros di Milano, sotto la Madonnina aveva la sua centrale della cocaina. Qui la polvere arrivava dal Sudamerica per poi scendere verso la Capitale.

L’indagine romana si chiude nel maggio del 2012 con 40 arresti. Parallelamente a Milano indaga il Nucleo operativo speciale all’epoca comandato dal colonnello Alessandro Sandulli. Obiettivo: fotografare gli interessi delle cosche di San Luca in riva al Naviglio. In questo modo i militari arrivano in piazza Bernini davanti allo Stardust. E non a caso. Visto che uno degli ex soci del locale con una quota del 20% è Giovanni Scipione, nato a Locri nel 1981, ma residente a Milano in via Andrea Costa. Scipione sarà arrestato dalla squadra Mobile di Roma perché organico al cartello dei narcos calabresi con un ruolo preciso: “Offrire rifugio e assistenza logistica ai latitanti, mettere a disposizione schede telefoniche e auto a noleggio, da usare per i trasporti”. E infine “curare la gestione della ricezione della cocaina e del successivo smistamento delle partite nel mercato illecito”. Capo d’imputazione sostanzialmente identico per il fratello Santo Rocco, anche lui residente in via Andrea Costa. I due risultano nipoti di Santo Scipione, alias papi, classe ’33 oggi latitante. L’anziano trafficante inoltre risulterà in costante contatto con Angelo Antonio Pelle. Per chiudere il quadro ecco le parole del giudice per le indagini preliminari Massimo Di Lauro. “Nel capoluogo lombardo, Angelo Pelle ha sfruttato la disponibilità dei due fratelli Scipione”.

E così mentre nella Capitale, la squadra Mobile comandata di Vittorio Rizzi scrive la mappa delle piazze di spaccio, al nord i carabinieri riannodano rapporti e contatti. Intercettazioni, tabulati telefonici e servizi di appostamento delimitano la zona della città, compresa tra via Padova, via Porpora e piazzale Loreto. Una fetta di Milano che in passato ha fatto da sfondo agli affari criminali del boss Giuseppe Onorato regolati ai tavolini dell’Ebony bar di via Ampere. Stessa strada dove abita il siciliano Giuseppe Bellinghieri, alias Pippo l’americano, il quale tiene i rapporti tra Pelle e i fratelli Scipione. Nel 1998 viene coinvolto in un traffico di auto di grossa cilindrata. All’epoca la squadra Mobile di Milano annota: “Giuseppe Bellinghieri, personaggio scaltro e intelligente, dalla spiccata proclività a delinquere, ritenuto appartenente ad un’associazione a delinquere di stampo mafioso per i suoi assidui contatti con Angelo Epaminonda”. E ancora: “Il 27 giugno 1991 personale del I Commissariato di Roma lo sottopose a controllo di Polizia unitamente al pregiudicato Salvatore Contorno, noto esponente della mafia siciliana”.

Via Ampere, via Andrea Costa, non distante piazza Bernini e lo Stardust. Questa la geografia delle potenti cosche di San Luca a Milano. Geografia ancora parziale visto che dopo gli arresti di Roma, anche il Ros sospende le proprie informative. Agli atti, però, restano i dialoghi catturati da una microspia piazzata nell’appartamento milanese degli Scipione. All’interno della casa, gli investigatori trovano il passaporto di Rocco Santo Scipione. Annotano: “Attraverso l’esame del timbro apposto dall’Ufficio Immigrazione, si rilevava che lo stesso era rientrato in Italia in data 29.05.2010, proveniente dalla Colombia”. Di più: al civico 33 di via Andrea Costa troverà alloggio Angelo Pelle, durante il periodo della sua latitanza, ma anche Luigi Martelli, luogotenente del boss incaricato di coordinare il traffico di droga tra Roma e la Calabria.

L’ultimo capitolo di questa storia (ancora tutta da scrivere) si chiude così tra la sera del 22 marzo e la mattina del 23 marzo 2013. Poco dopo le tre, la custode del palazzo di piazza Bernini viene svegliata da quelli che lei pensa siano petardi. Sono, invece, colpi di pistola. Cinque, tutti contro la serrande di sinistra dello Stardust. La scoperta sarà fatta solo il lunedì successivo, quando davanti al locale si presentano i due nuovi acquirenti, padre e figlio che vogliono rilevare il locale dal vecchio titolare, una donna sudamericana che dopo averlo preso non lo ha mai aperto. Impossibile, però, sapere perché. Certo le coincidenze degli spari due giorni prima dell’arrivo dei nuovi compratori insospettiscono e non poco la polizia che ben conosce il passato criminale dello Stardust.

(da Il Fatto Quotidiano)

Il far west nel cervello di De Corato

decoratoCi interessa molto quando De Corato dice che “ormai siamo al Far West: in 7 mesi 5 morti“. E’ molto interessante questa parola, “Far West“. Non la sentivamo dal 1999, dall’anno in cui, a gennaio, ci furono 9 morti in 9 giorni. E chi è che c’era, all’epoca, a vigilare sulla sicurezza dei milanesi? Ma che domande, proprio Riccardo De Corato.

E a proposito di rapine in gioielleria, chissà se il consigliere comunale d’opposizione ma consigliere regionale di maggioranza De Corato ricorda il nome di David Moneypenny, ovvero il killer del gioielliere Ezio Bartocci, ammazzato in via Padova, nel suo negozio, nell’estate dello stesso anno,

Anche allora, chi c’era a far rispettare l’ordine in città? Ancora lui, Riccardo De Corato.

Il giochino della strumentalizzazione fatta sul sangue, oltre a fare schifo, è anche molto pericoloso, come si vede. Si finisce per fare delle figure tali da dover correre a nascondersi.

La sicurezza è un tema molto serio, forse il più serio di tutti. Proprio per questo, certa gente andrebbe immediatamente isolata, e a farlo dovrebbero essere i suoi – molto più responsabili – compagni di partito.

Notevole I Hate Milano nel suo post di oggi. De Corato ora è consigliere regionale. Io mi vergogno di questa maggioranza in Consiglio regionale.

Si porta la sua luna

Leonid Tishkov viaggia con la sua luna personale. Leonid di mestiere fa il fotografo e racconta il suo progetto ”Private moon” che definisce un poema visuale che, attraverso ogni scatto, racconta la storia di un uomo che incontrò la luna e visse il resto della sua vita con lei, notte e giorno in ogni luogo. Insieme hanno attraversato ponti, strade e fiumi in Russia, Inghilterra, Francia, Austria, Germania, Italia, Singapore, Giappone, Taiwan, Nuova Zelanda, fino all’Artico.

Ogni tanto leggi storie e vedi foto così e ti chiedi dov’è finito quel fiume di ispirazione che ritrovi ogni tanto pieno di immondizia e lattine. Mi chiedo se sto tenendo abbastanza da conto la mia, di luna.

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Gli spettacoli, appunto

giulioL’andare in scena per raccontare, scrivere per provare a trovare una liberazione che sia una costruzione. Gli spettacoli, appunto. Stiamo sistemando il sito e abbiamo pubblicato la pagina degli spettacoli che abbiamo in tasca portandoceli in giro in questo momento. Almeno per sapere di cosa stiamo parlando. Per iniziare. Ecco: una comunicazione di servizio. Tutto qui. La pagina è qui.

 

Il libro bianco per l’open data

Schermata 2013-03-26 alle 06.20.55L’Italia ha un grande bisogno di attivare fattori di crescita economica e sociale. La definizione di una solida e coraggiosa politica sulle informazioni del settore pubblico è forse, tra tutte, l’azione di governo in assoluto con il miglior rapporto costi-benefici, nonché quella che, tra tutte, dovrebbe registrare la più ampia convergenza tra tutte le parti sociali. Non di rado, attivisti open data e dipendenti pubblici volenterosi si offrono addirittura di iniziare progetti pilota su base volontaria: l’espressione di una volontà politica favorevole ai dati aperti è, spesso, tutto ciò che manca e l’investimento chiave da effettuare… per cui, non resta che provarci! Il processo di apertura dei dati è ancora all’inizio nel nostro paese. L’unica – provvisoria – conclusione è quella di citare Tim Berners-Lee, chiedendo “DATI – GREZZI – ORA!” e con licenze libere.

A proposito di open data (e del mio progetto di legge di cui scrivevo qui): Il Libro bianco per il riutilizzo dell’informazione del settore pubblico  redatto a cura di Federico Morando con il supporto di Raimondo Iemma e Claudio Artusio, al cui lavoro si aggiungono contributi puntuali di Mauro Alovisio, Eleonora Bassi, Juan Carlos De Martin, Alessandro Mantelero, Marco Ricolfi, Angelo Maria Rovati, Margherita Salvadori e Cristiana Sappa.

 

Ma senza di me.

Gamberale (1)La vita che faccio, non mi sembra la mia.
Anzi no: mi sembra la mia. Dio mio, certo che è la mia. Ma senza di me.
(Quattro etti d’amore, grazie di Chiara Gamberale, Mondadori, 2013)

Non voglio essere all’altezza delle cattiverie

Jolly_jokerEcco. Poi succede che si fa tardi e scrivo più per curarmi che per scrivere davvero. A quest’ora quando in fondo non ti legge più nessuno tranne i nottambuli per dolore o per adrenalina o gli avvocateschi leghisti di provincia che alimentano la vendetta per un briciolo di professionalità. In mezzo ci sono anche i benestanti che, bene stando, non hanno di meglio da fare che sognare e sperare in fondo al cuore che in fondo si parli di loro. Come i clan: ci sentiamo accusati tutti insieme così coltiviamo bile allo stesso ritmo e possiamo sentirci (per un secondo soltanto, eh) la stessa famiglia. Evviva, direbbero i russi, evviva che si va a fare la rivoluzione.

Non mi interessa essere frigido di privatezze e delle mie debolezze: non mi interessa stare a confessare di avere frequentato mediocricissimi squali che si sono illusi di essere in piedi gonfi di bile abbastanza per stare a galla. Non mi interessa nemmeno giustificarmi dei miei amori. Ne ho avuto in cambio dolore e pochi spicci per una pochezza che mi dicevano obbligatoria. Scrivo da liceale, dicevano quelli (che il liceo l’hanno fatto da privatisti per comprarsi la figurina dello “studente credibile” al mercato della borghesia). Non sono un santo, nemmeno un eroe, bevo troppo quando sforo dal recinto sopportabile del sentimento e rido in faccia a quei quattro stracci che avete scambiato per mantelli.

Non sono come mi aspettavate, certo. Mi aspettavate prima ancora che nascessi e mi avete disegnato come la vostra masturbazione affettiva si incorniciava in linea con il salotto, certo. La borghesia è un limite intellettuale e umano di chi crede che la bellezza sia vendibile al chilo piuttosto che una grana che richiede un palato dalla nascita: o ce l’hai o non ce l’hai. E se non ce l’hai rimani a contare gli spicci (in nero) che ti rimangono a fine giornata nascosti nela tappetino sotto la cassa per comprarti la prossima fetta di affetto degli amore affettati che ammaestri tutti intorno.

Ti rimangono quattro stracci e qualche spicciolo in moneta: è tutto il tuo tesoro. Poi puoi giocare a fare la vittima (costumata) dal parrucchiere o sulle bocche dell’aperitivo di provincia. Così ti senti bella, ti senti forte, sei meravigliosamente ferita. Te, e i tuoi fratelli. In fondo vi basta così.

Rimango qui. Rimango qui con le mie perle che ho cercato (anche da un posto così inimmaginabile e lontano) a studiare le tue forme algebriche per fare di questo articolo una prova che sfida l’etica e l’estetica di un testimone che arriva per un piacere di famiglia. Ti sei tradita e mi vuoi svendere un tradimento a caso.

Buona notte. Alla tua notte che dura da anni.

(studio per lo spettacolo “La verità, vi prego, sull’amore”)

Lo chiamavano Marcello

Marcello_Dell_Utri_3Un consiglio a chi chiede perché sia poi impossibile un “governo di responsabilità” con il PDL: leggete gli atti del processo Dell’Utri condannato oggi:

“Marcello Dell’Utri, permettendo a Cosa nostra di ‘agganciare’ Silvio Berlusconi, ha permesso alla mafia di rafforzarsi economicamente, di ampliare i suoi interessi, il suo raggio d’azione, di tentare di condizionare scelte politiche governative in relazione al successivo ruolo politico assunto da Berlusconi”, ha detto Patronaggio nel corso della replica. “Questa condotta – ha ribadito – è stata perpetrata dall’imputato coscientemente, conoscendo e condividendo il metodo mafiosodell’organizzazione, perseguendo il fine personale del rafforzamento della sua posizione all’interno delle varie aziende e iniziative di Silvio Berlusconi”.

E ancora: “Occorre richiamare, proprio per la complessità di lettura dei rapporti tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi. Come emerge dalle concordi dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sentiti, l’imputato “mediò la rinnovata richiesta estorsiva di Salvatore Riina, che facendo pressioni e violenze sull’imprenditore milanese, intendeva ‘agganciare’ l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi“. 

Secondo l’accusa, Dell’Utri per 30 anni avrebbe avuto rapporti con Cosa nostra. In particolare avrebbe fatto un ‘patto’ per la protezione dell’ex premier Silvio Berlusconi. La sua lunga vicenda giudiziaria è iniziata quasi vent’anni fa, nel 1994 con la sua iscrizione nel registro degli indagati. Il 26 novembre del 1996 l’udienza preliminare, quando il gup ha rinviato a giudizio il politico. Il 5 novembre 1997 ha avuto inizio il processo di primo grado, presieduto da Leonardo Guarnotta, che si è concluso a fine 2004 con la condanna di Dell’Utri a 9 anni di carcere. Nel 2006 si è aperto il processo d’appello terminato nel 2010 con una nuova sentenza di condanna, questa volta a 7 anni di carcere.

Dell’Utri, secondo i giudici d’appello, è colpevole ma solo per le condotte antecedenti al 1992, anno a partire dal quale non risulterebbero più provati, per la corte, i suoi rapporti con la mafia. La sentenza della Cassazione, invece, arrivata il 9 marzo del 2012, ha in parte ribaltato il verdetto. I giudici annullano la sentenza con rinvio. Perchè sono ritenute provate le sue collusioni con Cosa nostra al 1977. Confermata, invece, l’assoluzione per le accuse successive al 1992 per le quali la sentenza è definitiva. Il18 luglio del 2012 ha avuto inizio il nuovo processo d’appello. E alla fine della requisitoria il pg Patronaggio ha chiesto la conferma della condanna a 7 anni del primo processo d’appello. Oggi la Camera di consiglio e la sentenza. 

La subpolitica

Pieter_Bruegel_d._Ä._010Più che di antipolitica, ci troviamo spesso di fronte a forme nuove di pratica politica in un contesto di democrazia mutato, proprio perché non più mediato dai partiti. Smetterei di usare il termine in modo spregiativo, perché rischiamo di non capire nulla rispetto ai processi in atto. Subpolitica è invece un concetto introdotto da Ulrich Beck, non per sminuire il valore di quest’altra politica, ma per sottolinearne il carattere basilare. [..]

Diciamocelo sinceramente, se vogliamo andare al di là degli aspetti della cronaca e della statistica, dobbiamo ammettere che la crisi dei partiti si inserisce in una più generale crisi dell’Occidente, che è poi crisi del nostro stile di vita. Crisi epocale che attraversa tutti i livelli, arrivando persino a lambire persino la Chiesa. Una crisi che – mi e vi chiedo – non ha forse a che fare con questo cedimento strutturale dei meccanismi di produzione di senso condiviso? Si sono inceppati i meccanismi di produzione di un noi,  nel passaggio dalla solitudine di un “io” a alla condivisione di un “noi”. Un’apocalisse del senso che rende vuoti tutti i troni, da quelli secolari fino a quelli spirituali. I luoghi si sono dissolti nei flussi. È un horror vacui, quello che ci coglie. Proprio perché si avverte che la rottura di questi meccanismi di produzione di un senso condiviso ricade in termini di una conflittualità molecolare. Non ci sono più conflitti che organizzano il campo, ma una diffusa competitività aggressiva che rende inoperanti tutti i meccanismi di decisione collettiva e ha colpito, in particolare, i partiti. Ma non solo i partiti. Non è diverso per i sindacati, non è diverso per le imprese e non è diverso per la Chiesa. 

(Marco Revelli, Democrazia senza partiti, Communitas, 24/03/13).

 

Reddito minimo; per chiarire

Che cos’è il reddito minimo garantito da istituire per dare un sostegno ai più poveri? E in che cosa si differenzia dal reddito di cittadinanza proposto dal M5s? Il primo è finanziariamente sostenibile, il secondo no.

Per chiarirsi le idee conviene investire qualche minuto su questo dossier preparato da lavoce.info.

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