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Spese militari: eccoci

Ne avevamo parlato giusto il 17 agosto. L’Italia spende oltre 25 miliardi di euro per la difesa militare, pari a circa l’1,4 per cento del proprio prodotto interno lordo. Percentuale ben più rilevante dello 0,9 per cento dichiarato ufficialmente dal Governo,che divide la spesa su ministeri diversi, occultando l’ammontare reale del bilancio militare. Il contrario di ciò che accade in altri paesi europei.  Mi ero anche augurato che diventasse un chiaro impegno politico e non semplicemente una voce di sdegno. Oggi SEL lancia la petizione. Ed è una bella notizia. Trovate tutto qui. Firmate e fate firmare.

Essere di parte

Ieri è passato in Consiglio (voto contrario la Lega, proprio loro, ma non sono per l’autodeterminazione dei popoli?) che impegna la Lombardia a chiedere che l’Italia «esprima voto favorevole alla richiesta dell’Autorità Nazionale Palestinese di riconoscimento di Stato associato all’ONU». Lo scrivo qui perché se ne leggerà poco in giro, perché ci tenevo a segnalare che il capogruppo della Lega Galli ha dichiarato  «siamo disponibili a votare sì solo se si aggiunge alla mozione anche il riconoscimento della Repubblica federale padana» e perché in tempi di pericolosi Ulivi (troppo) allargati almeno si dichiara da che parte stare. E perché sono le ultime ore per firmare.

La linea della palma

« Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già, oltre Roma… » (Leonardo Sciascia, il giorno della Civetta)

Ciao Matteo

di Maurizio Crosetti

Diego Fuser me lo ricordo che correva tanto e bene, in quell’ultimo Toro dei ragazzi del Filadelfia. Poi andò al Milan, finivano quasi tutti lì, come Lentini, un altro che ha fatto a cazzotti col destino. Sconti per nessuno. Ora a Fuser è morto un figlio, Matteo, al Regina Margherita che è l’ospedale dove noi torinesi facciamo curare i nostri bambini che quasi sempre nascono lì vicino, al Sant’Anna: è un quartiere pieno di piccolini. Il Regina Margherita ha le pareti colorate, la facciata rosa e azzurra, sembra disegnato da un bimbo. Matteo aveva solo 15 anni, stava male dalla nascita. Perché poi pensiamo sempre, chissà perché, che questi ragazzi famosi e bravi col pallone, il sogno di noi tutti al campetto dietro la centrale elettrica, insomma pensiamo sempre che siano immuni dal dolore, e lo so che è una scemenza però lo pensiamo. I soldi, le donne, il pubblico, anche se tutto finisce così in fretta. Non conoscevo bene Fuser, non l’ho mai più visto però lo abbraccio, non potendo neppure immaginare il suo strazio. E’ così bello uscire dall’ospedale con un figlio piccolo in braccio, o nella culla mentre dorme, piccolo e sano, poi si va al parcheggio e si carica sul seggiolino, ma piano, con attenzione, come per paura che si rompa. I nostri figli di cristallo, le nostre vite di carta.

Matteo, il tuo papà a pallone era fortissimo.

Uccidere Telejato

Sabato 24 Settembre dalle ore 14:30, dinanzi la sede di Telejato, in Via F. Crispi 33 a Partitico (PA), ci sarà un sit-in popolare per la costituzione del Comitato “Siamo tutti Telejato”. Già sono tantissime le associazioni e le organizzazioni che stanno aderendo. Il Comitato vuol esser solidale alla redazione dopo l’ennesimo atto intimidatorio che ha visto i muri della città imbrattati con il seguente messaggio “W la mafia, Pino Telejato sei lo schifo della terra”.

Noi rispondiamo dicendo “W la Sicilia, Siamo tutti Telejato”, ma non finisce qui, infatti, sarà anche il lancio di una battaglia contro la nuova normativa sul digitale terrestre, che porterà alla chiusura di tantissime tv locali come Telejato. Per questo ci sarà un tavolo tematico sulla libertà d’informazione a cui siederanno molti giornalisti. Tutte le informazioni qui.

Il verro Biancostato

Il signor Jones, della Fattoria Padronale, serrò a chiave il pollaio per la notte, ma, ubriaco com’era, scordò di chiudere le finestrelle. Nel cerchio di luce della sua lanterna che danzava da una parte all’altra attraversò barcollando il cortile, diede un calcio alla porta retrostante la casa, da un bariletto nel retrocucina spillò un ultimo bicchiere di birra, poi si avviò su, verso il letto, dove la signora Jones già stava russando.
Non appena la luce nella stanza da letto si spense, tutta la fattoria fu un brusio, un’agitazione, uno sbatter d’ali. Durante il giorno era corsa voce che il Vecchio Maggiore, il verro Biancocostato premiato a tutte le esposizioni, aveva fatto la notte precedente un sogno strano che desiderava riferire a tutti gli animali. Era stato convenuto che si sarebbero riuniti nel grande granaio, non appena il signor Jones se ne fosse andato sicuramente a dormire. Il Vecchio Maggiore (così era chiamato, benché fosse stato esposto con il nome di Orgoglio di Willingdon) godeva di così alta considerazione nella fattoria che ognuno era pronto a perdere un’ora di sonno per sentire quello che egli aveva da dire.

(George Orwell, La fattoria degli animali)

Trova le differenze

Castelli su Renzo Bossi: ”Non c’è stato nessun trattamento di favore – assicura Castelli – capirei che si dicesse questo se fosse stato candidato nel listino ma invece viene scaraventato nell’arena delle elezioni e dovrà metterci la facciaper cercare i voti e vi assicuro che non è facile. C’è una grande differenza tra il suo caso e altre situazioni simili perché non è stato inserito in nessuna lista bloccata ma dovrà andare per strada a cercare i voti”.

Tonino su Cristiano Di Pietro: “Non va nel listino o nella lista bloccata. E’ stato trattato come tutti. Ha fatto la trafila come tutti.  Va avanti chiedendo il consenso degli elettori, non gli si può negare il diritto di partecipare.”

Domani candido mio figlio al consiglio di classe.

Pulite la memoria di Peppino Impastato! Ci metto la firma.

L’avevamo già scritto qualche giorno fa:  il casolare di  contrada Feudo, a Cinisi, dove il 9 maggio 1978 fu assassinato Peppino Impastato è ridotto a una discarica.

Un Paese civile non può lasciare marcire i luoghi della memoria dei propri uomini lasciati soli già una volta; per questo abbiamo preparato una sottoscrizione per inviare una mail (tecnicamente: mailbombing) al sindaco di Cinisi ed esprimere il nostro sdegno. Cinisi non è lontana da nessun posto del mondo. E le idee di Peppino Impastato sono le idee di tante Cinisi nel mondo. Firmando qui sotto facciamo sentire la nostra voce. Bussiamo alla porta di Cinisi per chiedere il rispetto per un luogo di memoria. Nostra.

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Firma e fai firmare.

Un treno delle donne. Per la costituzione.

Non le intervistano in prima serata ma sono le donne di questo paese. E questa volta i vagoni che partono hanno il senso unico della Costituzione. Seguitele, seguiamole e aderite. Nessuno si era ancora spinto al punto di chiedere la modifica della prima parte della nostra Costituzione e questo per noi rappresenta un campanello d’allarme da non sottovalutare che ci ha portate di getto a lanciare questa importante iniziativa. Noi donne, oggi più che mai, avvertiamo l’obbligo di accompagnare la società verso un futuro diverso. Riteniamo, infatti, che la nostra presenza e la nostra partecipazione attiva potranno restituire tutto quanto fino a oggi è mancato alla cultura politica del Paese. Siamo numericamente la maggioranza in Italia e nessuno deve pensare di poter modificare la Costituzione senza la nostra compartecipazione. Vogliamo essere portatrici di legalità, giustizia e laicità e questo ci impegna a difendere la nostra Carta costituzionale che è garanzia imprescindibile per l’affermazione di questi principi. Questa battaglia vogliamo farla insieme a uomini e donne, ed a quanti hanno a cuore la difesa della Costituzione repubblicana. Un treno dal Nord ed un treno dal Sud porterà a confluire a Roma le cittadine di questo Paese, e i cittadini che condividono questa battaglia, per unire le donne del Nord e Del Sud, per ribadire la volontà di pensare all’Italia unita, democratica, Repubblicana.