Un impegno per l’ambiente da portare in Regione
Come mi è capitato spesso di ripetere durante questo inizio di campagna elettorale sono convinto che la mia candidatura e il mio eventuale ruolo in Regione Lombardia debbano significare soprattutto l’essere il portatore responsabile delle proposte del mondo dell’associazionismo e della cittadinanza attiva che da anni lavorano per il territorio. Per questo ho studiato con attenzione il progetto di legge degli amici di Legambiente Lombardia e, fin da subito, ho deciso di assumermi l’impegno di garantire il mio personale sostegno perchè possa diventare quanto prima legge a tutela dell’ambiente. della qualità della vita e delle generazioni future della Lombardia. Credo che le associazioni siano l’espressione più democratica delle “primarie” tra i cittadini poichè si costruiscono la propria credibilità solo con il consenso del territorio. Questa sarà la prima di una serie di proposte di legge che annunceremo in campagna perchè sia scritta chiaramente la nostra attività all’interno del Consiglio Regionale, riprendendo l’invito che fece già Micromega di dichiarare fin dalla campagna elettorale i propri obbiettivi senza proclami, slogan o linee guida confuse e inconsistenti.
PROGETTO DI LEGGE N. 0409
di iniziativa di Damiano Di Simine Presidente LegambienteLombardia
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“Norme per il contenimento del consumo di suolo e
la disciplina della compensazione ecologica preventiva”.
Per lungo tempo l’attività edilizia, in un passato ormai lontano, è stata strettamente associata ad una contestuale attività di costruzione di spazi urbani di convivenza e di socialità, nonché di produzione e scambio economico connesso ad una attività agricola e forestale di cura del suolo.
Da tempo questa contestualità è venuta meno: gli edifici spesso si appoggiano alle infrastrutture come oggetti isolati, senza costruire spazi urbani e l’attività edificatoria è ormai totalmente separata dall’attività di cura del suolo. Le stesse infrastrutture si appoggiano alla terra senza che ci si domandi quali rapporti mutano e quali effetti producono.
E’ quindi urgente riattivare un circuito virtuoso tra attività edilizia e ricostruzione della natura, non solo per ragioni ecologiche, di per sé già sufficienti, ma anche perché gli spazi aperti con forte contenuto naturalistico sono oggi più che mai elementi decisivi per definire l’abitabilità, la vivibilità e la qualità di un territorio. Essi, combinandosi con la conduzione agricola nel disegno di un territorio, devono concorrere a ripristinare un paesaggio in cui le comunità ritrovino le coordinate di una identità smarrita nella crescita senza freni degli ultimi decenni.
L’obiettivo di questo progetto di legge è pertanto duplice:
– da un lato limitare l’uso edificatorio del suolo, evitando di produrre in tutto il territorio disponibile livelli di urbanizzazione che in alcune parti della regione hanno già raggiunto la non sostenibilità,
– dall’altro legare ogni attività edificatoria su suolo libero ad una contestuale attività di costruzione di natura e di ambiente negli spazi aperti.
La presente proposta di legge intende informare l’attività edilizia ad un principio di responsabilità: ogni trasformazione territoriale che determini alterazione o copertura permanente di suolo deve farsi carico dell’impatto determinato sull’ambiente in cui viene consumata una quota di risorsa-suolo. Ogni ipotesi di trasformazione si accompagna così ad un processo di valutazione della sostenibilità dell’intervento che la richiama.
Questo processo, riferito al momento della pianificazione, si traduce in una attenta valutazione sulla reale necessità di trasformare irreversibilmente un determinato suolo, anziché localizzare la funzione prevista in aree dismesse o sottoutilizzate.
Quando, alla fine del processo di valutazione, si giunge alla conclusione che l’occupazione di suolo libero sia inevitabile, interviene, nel progetto di legge, l’obbligo a carico del trasformatore di controbilanciare tale impatto a carico del trasformatore (pubblico o privato che sia), cedendo alla collettività – in altri lotti, in un intorno territoriale limitato al Comune – un credito ecologico.
Questo credito ha la funzione di compensare quella sottrazione di valori ambientali e paesaggistici connessi all’esistenza di una data porzione di suolo e che, pur con tutte le soluzioni mitigative poste in essere in fase progettuale, rimane da risarcire.
La compensazione ecologica preventiva agisce su due fronti: da un lato disincentiva il consumo di suolo e dall’altro trasferisce risorse al potenziamento e al consolidamento delle funzioni ambientali dei suoli liberi.
Il processo compensativo appena descritto è assimilabile a quella che fu l’introduzione degli oneri di urbanizzazione per la realizzazione dei servizi pubblici urbani. Se nel passato vi è stata necessità di condizionare il permesso di costruire alla fornitura di beni sociali (infrastrutture e servizi) necessari per l’abitare, oggi – in un periodo di evidente deficit ambientale ed ecologico e di risorse territoriali in genere – è indispensabile attribuire ad ogni trasformazione di suolo libero una responsabilità ambientale che si traduca in una sorta di onere ecologico, attraverso il quale si possa generare nuova natura, altrove rispetto alla trasformazione, concorrendo a generare una dotazione ambientale.
L’esigenza di minimizzare il consumo di suolo, spesso associata all’idea di migliore utilizzo dell’esistente, è già contenuta in diverse fonti legislative. Non esiste però una norma che, in tal senso, vada oltre il valore di indirizzo o orientamento.
La presente proposta di legge scaturisce dalla necessità di conferire cogenza a idee ormai ampiamente condivise, la cui attuazione pare non più eludibile. Infatti oggigiorno l’espansione urbana avviene a spese di territori che in molte zone della regione sono le ultime aree disponibili e che, più in generale, l’erosione di valori ecologici e identitari, connessa alla compromissione di suolo e paesaggio, genera seri problemi ambientali, ma anche di coesione sociale e riconoscimento comunitario, traducibili anche in un danno economico. Siamo di fronte ad una progressiva perdita di patrimonio comune non ripristinabile, rispetto alla quale il legislatore è chiamato ad introdurre regole nuove, a tutela delle attuali e delle future generazioni.
Trattando di consumo di suolo, appare utile completare questa relazione con una definizione di “suolo”, che tra le tante disponibili, ci sembra la più pertinente: ‘il prodotto della trasformazione di sostanze minerali e organiche, operata da fattori ambientali attivi per un lungo periodo di tempo sulla superficie della Terra, caratterizzato da specifica organizzazione e morfologia, capace di provvedere allo sviluppo delle piante superiori e, pertanto, di assicurare la vita all’uomo e agli animali’. Tale definizione, tratta dalla vasta letteratura di scienze del suolo, ha oggi, nel nostro Paese, rilevanza meramente accademica, in quanto a tutt’oggi la nostra legislazione non attribuisce al suolo uno specifico ‘statuto’, che ne giustifichi una tutela in quanto risorsa ambientale limitata, non rinnovabile e pienamente ascrivibile alla categoria dei beni comuni, e che pertanto informi, tra le altre, la disciplina relativa alle trasformazioni delle superfici fondiarie.
Questa proposta di legge si muove nella direzione di un riconoscimento anche culturale prima che formale del bene suolo, con la consapevolezza che riconoscere a questa risorsa il pieno significato di ‘patrimonio comune’ (in questa sede come appannaggio della comunità regionale ma estendibile all’intera umanità, ferma la definizione di cui sopra) costituisce un imperativo non più rinviabile di riforma legislativa, che deve poggiare su adeguati principi di diritto nazionale e internazionale.
Non si tratta di introdurre nella legislazione lombarda una innovazione assoluta, poiché in Europa operano già da tempo leggi che attuano i medesimi principi, affrontando la tutela del suolo su un piano di regole, azioni e obiettivi, e dove il principio della compensazione ecologica preventiva è già strumento pienamente operativo.
Ed ecco a voi il saltimbanco della modernità
Giulio Cavalli, “campione” di cultura. È andata all’attore lodigiano “anti-cosche” la statuetta di vetro della sezione cultura del premio Campione, riconoscimento ideato dai City Angels di Mario Furlan e arrivato alla nona edizione. Premiato ieri mattina a Palazzo Isimbardi, su di lui è caduta la scelta di quattordici direttori di prestigiosi quotidiani, tra cui Ferruccio De Bertoli del «Corriere della Sera», Ezio Mauro de «La Repubblica», Mario Calabresi della «Stampa», Gianni Riotta de «Il Sole 24 ore» e Carlo Verdelli della «Gazzetta dello Sport». Una sorta di “Oscar” della solidarietà, che ritrae la sagoma di uomo con un grande cuore in mano, realizzato da una cooperativa che dà lavoro a persone svantaggiate e destinato a chi lancia un esempio positivo attraverso i mass media. Tra i premiati per la sezione Scienza anche il premio Nobel Rita Levi Montalcini, mentre la statuetta in vetro alla Memoria è andato a Teresa Sarti, cofondatrice dell’associazione umanitaria Emergency. Il sindaco di Cassinetta di Lugagnago, Domenico Finiguerra, si è aggiudicato il premio Ambiente per il primo piano regolatore a crescita zero, il giornalista del Tg1 inviato in Abruzzo, Francesco Votano, ha ritirato il premio Comunicazione, Giustino Parisse, del quotidiano «Il Centro» di Pescare, che in quel terremoto ha perso i due figli e il padre, è andato quello per l’Informazione. Premiati anche la direttrice del carcere di Bollate, Lucia Castellano, e il provveditore lombardo delle carcere Luigi Pagano (Integrazione), Rosanna Banfi (Spettacolo), il calciatore Sidibe Moussa (Sport), la scuola elementare «Elsa Morante» per l’aiuto agli alunni rom. Il merito di Cavalli, secondo il direttore del free press «DNews» Gianni Cipriani, che gli ha consegnato la preziosa statuetta, sta tutto nel coraggio di «un attore anti-cosche partito da Lodi per portare la denuncia a casa loro – ha detto Cipriani, accennando alla tournée dell’attore in Sicilia con il suo Do ut des, spettacolo che ha scatenato le intimidazioni della criminalità organizzata fino all’escalation di minacce che ha portato Cavalli a essere il primo attore italiano sotto tutela fissa dello Stato – e che non ha piegato la testa». Per lui, dopo l’invito al Quirinale da parte del capo dello Stato lo scorso ottobre, l’ennesimo riconoscimento al lavoro di denuncia che ogni giorno porta avanti con i suoi scritti e i suoi spettacoli. «È un premio che mi fa davvero molto piacere – ha commentato a caldo Cavalli – anche perché arriva dai City Angels, una realtà che avevo già avuto modo di conoscere e apprezzare». Una statuetta che l’attore lodigiano sceglie di dedicare, «alle oltre 600 persone sotto scorta, magistrati, giornalisti, scrittori». Rossella Mungiello
L’associazione giovanile “Fuori La Voce” invita tutti a
Giulio Cavalli è un uomo di 32 anni con lo sguardo fiero di chi detesta le banalità, gli orpelli di un mondo pronto ad etichettarti per isolarti, per darti dei limiti ben definiti. Giulio quei confini li ha attraversati, nella consapevolezza che ciò è quanto di più naturale per chiunque svolga il proprio lavoro immergendosi nella realtà, a maggior ragione se quel lavoro è fatto di arte e cultura, di parole, di gesti. Il teatro, sin dalle sue antiche origini, svolge innanzitutto una funzione sociale, vive dentro la società che racconta. Negli anni qualcuno lo ha dimenticato, cercando di sterilizzarlo, di lasciare spazio solo all’estetica, dimenticando quella funzione primaria che altri esaltano attraverso la denuncia, usando spesso la forma dell’invettiva comica che prima fa sorridere e poi svela tutta la sua tragica verità. Giulio, da grande autore, oltre che regista e attore, mescola il sorriso e l’ironia con le parole dure e terribilmente vere dei suoi monologhi, parole messe insieme con una maestria rara, che rievoca il pensiero e la penna di gente come Giuseppe Fava o Roberto Saviano.