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Mentre la sinistra litiga sul woke Meloni sdogana (ancora) il Ventennio

«Particolarmente complessa». Così Giorgia Meloni ha liquidato l’epoca fascista con Roger Cohen sul New York Times del 21 agosto.Ovviamente di queste cose parla con i giornali stranieri, perché con gli italiani non parla se non dai suoi giornalisti scendiletto. E intanto il centrosinistra si incartava da solo sul woke, per una frase che Alexandria Ocasio-Cortez non ha mai detto come sua…

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Eppure basterebbe poco: quattro storie sul tavolo, oggi

Che il governo rimesti nel torbido attorno a Sigfrido Ranucci, che in quell’indagine per attentato è la parte lesa, o si impunti su qualche decina di stranieri caricati sui treni, i quattro che l’Austria ci ha rispedito da giugno con il biglietto in tasca, ce lo aspettiamo, era prevedibile. Lo sanno fare benissimo. In questo Giorgia Meloni è maestra, e da anni. Non affronta i giornalisti in…

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Il ruggito di Meloni come un mesto mugolio

L’autorevolezza di una voce si misura da quel che provoca intorno quando decide di alzarsi. Giorgia Meloni l’ha alzata il 31 luglio, con la faccia golosa davanti alle immagini di Ceuta: “L’immigrazione clandestina fuori controllo rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei”, scriveva, e subito giù la sospensione di Schengen con la Spagna, la lettera di 22 governi contro…

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Il governo che rideva del clima fa la questua a Bruxelles

È la solita, tragica barzelletta. Il governo più sovranista della storia repubblicana passa l’estate a compilare domande per Bruxelles. La giunta di centrodestra della Regione Piemonte ha chiesto lo stato di calamità e notificato alla Commissione la delibera di emergenza, perché gli allevatori scesi in anticipo dagli alpeggi bruciati rischiano pure i contributi comunitari. A inizio agosto sono…

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Feccia, appunto

In bella mostra sulla parete dello studio milanese dell’avvocato Renato Maturo c’è una copia della Costituzione, elegantemente incorniciata. L’ha indicata ai cronisti mentre spiegava la merda nella chat di Futuro nazionale che amministra, raccontata ieri da Repubblica: sono quasi trecento iscritti. Mica persone qualsiasi ma gente che conta, dirigenti e capi dei comitati lombardi.

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Tutti al tavolo di Lavitola, il conto solo a Ranucci

“Io al Cefalù? Certo, per quelle vongole già sgusciate”. Paolo Mieli ha spiegato così al Corriere, sabato, le sue cene nel ristorante di Valter Lavitola, reo confesso da mercoledì, dopo oltre cinque ore davanti al gip, come mandante della bomba esplosa il 16 ottobre 2025 sotto casa di Sigfrido Ranucci. Ha ragione chi ricorda che un cane da guardia del potere dovrebbe misurare le distanze…

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Albania, il silenzio che l’Italia porta in dote a Tirana: Roma tace sulla rivolta dei Fenicotteri per un protocollo da salvare

Sfilano ogni pomeriggio verso i palazzi del governo, chiusi per la pausa estiva. A Tirana il corteo va avanti da più di settanta giorni consecutivi e in Italia questa storia è già archiviata. La “rivoluzione dei fenicotteri” è nata a maggio a Zvërnec, davanti a una recinzione comparsa dentro un’area protetta. Il 30 maggio le guardie private hanno caricato chi protestava. La polizia è rimasta a guardare. Da lì la piazza si è spostata nella capitale e ci è rimasta.

Chiedono le dimissioni di Edi Rama, primo ministro dal 2013, e l’abrogazione di tre leggi: la 21/2024 sulle aree protette, la 55/2015 sugli investimenti strategici, la 20/2025 sugli investimenti nelle aree montane. Nella breccia aperta dagli emendamenti del 2024, che ammettono il turismo di lusso dentro le zone tutelate, è passato il progetto di resort di Jared Kushner, genero di Donald Trump, fra l’isola di Sazan e la laguna di Vjosa-Narta. Oltre duecento specie di uccelli, una delle ultime foci intatte del Mediterraneo, e le ruspe entrate a maggio.

Albania, il cantiere e la moratoria

Il 30 dicembre 2024 il comitato presieduto da Rama ha riconosciuto lo status di investitore strategico alla società del progetto per Sazan, quello che accorcia i permessi. La procura anticorruzione albanese, la Spak, adesso indaga sulle modifiche allo status dell’area e sull’origine dei soldi usati per comprare i terreni. A giugno in centomila hanno sfilato a Tirana.

Il 17 giugno il Parlamento europeo ha approvato la relazione sull’Albania con 483 voti a favore, 103 contrari e 70 astenuti. Dentro c’è la richiesta di una moratoria immediata su nuovi permessi e cantieri nelle aree protette. Tirana punta a entrare nell’Unione entro il 2030. Legifera quindi contro gli standard che quell’ingresso pretende, proprio lì dove chiede di essere giudicata affidabile. Intanto ha trovato 4,2 milioni di euro nel fondo di riserva statale, quello delle calamità, per salvare il concerto di Kanye West dell’11 luglio. La polizia, nelle stesse settimane, ha risposto ai cortei con idranti e lacrimogeni e ha portato via decine di manifestanti.

Il conto italiano

E qui comincia la parte che ci riguarda. Il 6 novembre 2023, lo sappiamo, l’Italia ha firmato con l’Albania il protocollo sui centri di Shëngjin e Gjadër, ratificato con la legge 14/2024: spesa prevista 671,6 milioni fino al 2028, obiettivo dichiarato 36mila persone l’anno. Al 14 luglio 2026 il Viminale ne conta 685 trasferite e 101 rimpatriate. Solo la gestione del 2025, dice il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, è costata 50 milioni. ActionAid arriva così a circa 495mila euro per ogni rimpatrio, dividendo la spesa totale per i rimpatri riusciti.

Il 23 aprile l’avvocato generale della Corte di giustizia ha scritto che il protocollo regge in linea di principio, a condizione che i diritti di chi è trattenuto siano pienamente garantiti. La sentenza deve ancora arrivare. Il 5 giugno, con Tirana in piazza da una settimana, i due governi hanno finalizzato uno scambio di note per garantire nero su bianco i contatti dei trattenuti con familiari, avvocati e consolati. Il 16 aprile a Palazzo Chigi l’agenda del bilaterale con Rama era, parola della nota ufficiale, “connettività, industria della difesa e collaborazione in materia migratoria”. Delle ruspe e degli arresti, niente.

Giorgia Meloni chiama il premier albanese «il mio amico Edi Rama». E ricorda che l’Italia è il primo partner commerciale di quel Paese, con circa 3.000 imprese e un interscambio che vale attorno al 20% del Pil albanese. Roma ha bisogno che il protocollo regga, Tirana ha bisogno di uno sponsor a Bruxelles che non chieda conto dei cantieri. Il governo italiano, del resto, ha tutto l’interesse a che in Albania resti ogni cosa com’è. Il silenzio sulla piazza albanese è la clausola che nessuno ha messo per iscritto, ed è l’unica voce di quel bilancio che finora abbia reso.

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A Gaza nel mirino di Israele ci finisce anche la polizia

Un’auto in fiamme su via al Rashid, a sud-ovest di Gaza City. Dentro c’era il colonnello Jamal Abu Kamil, 43 anni, comandante della polizia del governatorato di Gaza. Il ministero dell’Interno di Gaza riferisce che il 13 agosto un drone ha sparato tre missili sul veicolo e ha ferito altre due persone. Le Forze di difesa israeliane sostengono di aver eliminato un comandante di Hamas entrato in territorio israeliano il 7 ottobre 2023. La polizia di Gaza ha diffuso una nota in cui Abu Kamil risulta “dedito al suo dovere di poliziotto” e privo di altri legami.

Il documento che dovrebbe reggere la transizione dice un’altra cosa. La roadmap in quindici punti pubblicata dal Board of Peace il 31 luglio prevede al punto 7 che i nuovi agenti siano integrati “nelle strutture di polizia esistenti” e che chi non supera il vaglio passi a un incarico civile. Il punto 14 affida la sicurezza interna al comitato nazionale palestinese. Le strutture esistenti, sulla carta, restano in piedi.

Israele intanto ne toglie i comandanti. Il 12 agosto era arrivato il primo attacco aereo dopo oltre una settimana e il 13 i raid sono stati due, a Khan Younis e a Gaza City. Il 9 agosto Benjamin Netanyahu aveva respinto la roadmap: nessun ritiro senza il disarmo reale di Hamas. Domenica Jared Kushner, Nickolay Mladenov e Tony Blair atterrano in Israele e poi al Cairo, dove quel comitato si riunisce da mesi senza entrare a Gaza. Secondo The Hill 5.000 reclute di polizia palestinesi hanno superato il vaglio a fine luglio e aspettano ancora l’addestramento.

Il 20 agosto, annuncia Global Sumud Italia, una delegazione della Flotilla salpa da Brindisi verso l’isola albanese di Sazan, contro il progetto turistico legato a Kushner. Il punto 7 intanto resta scritto: “Tutto il personale di polizia sarà sottoposto a un vaglio completo”. Ad Abu Kamil il vaglio è arrivato dall’alto, in tre missili.

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Caldo estremo, 17 centesimi contro 40 gradi e 12 miliardi di danni: l’emergenza di cui il governo preferisce non parlare

La settimana scorsa il Ministero della Salute ha messo il bollino rosso su tutte e 27 le città che sorveglia, dal Nord al Sud, e non era mai accaduto da quando il sistema esiste. Martedì erano 19, il giorno dopo 20, e a Firenze l’allerta massima ha superato gli otto giorni consecutivi. Il mare attorno alla penisola ha toccato i 30 gradi in superficie, le notti non scendono sotto i 25. La quarta ondata di calore dell’estate tiene fino a Ferragosto.

Di quelli che ridevano sul maggio piovoso, in questi giorni, si sente poco. Nell’estate del 2023, dal palco di Cervia, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini chiudeva la questione con «d’estate fa caldo, d’inverno fa freddo». La battuta oggi non conviene più a nessuno, e al suo posto è arrivato il silenzio. Solo che il silenzio, nel frattempo, è diventato una politica pubblica.

Caldo estremo, il conto che è già arrivato

I numeri sanitari sono nel rapporto del Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera, che copre 54 città. Fra il 25 maggio e il 30 giugno i decessi degli over 65 sono stati 387 in più dell’atteso, il 3%. Ottantuno al Nord, dove lo scarto resta dentro il margine statistico, e 306 al Centro-Sud, dove invece è pieno. Nella sola ondata di giugno la mortalità dei grandi anziani è cresciuta del 35% a Torino e del 40% a Perugia. E parliamo del primo mese. Poi sono arrivate altre tre ondate.

Poi c’è il conto economico, e non è una postilla. Confesercenti stima che il caldo estremo costi all’Italia fino a 12 miliardil ‘anno, lo 0,4% del prodotto interno lordo. Dentro quella cifra ci sono tra 2 e 3 miliardi di sola energia e tra 1,5 e 3 miliardi di produttività persa, più gli investimenti obbligati in impianti e schermature, tra 2 e 4 miliardi. Nelle ore centrali le strade si svuotano, e il colpo lo prendono i mercati e i negozi di vicinato. Cia-Agricoltori Italiani calcola oltre 1,5 miliardi di danni ai campi nel 2026. Uno studio del Politecnico di Milano ricorda poi che la siccità del 2015-2018 è già costata al Paese 1,45 punti di prodotto pro capite. Il Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, che lo firma insieme all’ateneo, quantifica quella perdita in 24,3 miliardi e 330mila posti di lavoro. Con due gradi in più, scrivono, il danno quasi triplica.

Intanto la rete elettrica lavora al limite: il 15 luglio Terna ha registrato una punta di 57.985 megawatt, il 4,6% sopra il massimo del 2025. Chi il condizionatore non se lo può pagare resta dov’è, e la bolletta la paga lo stesso: nella settimana dal 13 al 19 luglio il prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità è salito a 161,23 euro al megawattora. Sul territorio, intanto, brucia: al 22 luglio il sistema europeo Effis contava 36.600 ettari andati in fumo dall’inizio dell’anno, circa l’80% sopra la media degli ultimi vent’anni.

Quindici milioni e uno sconto sul gasolio

Il governo, in tutto questo, si muove eccome, solo che si muove altrove. Il Consiglio dei ministri del 4 agosto ha varato un decreto per prorogare fino al 24 agosto lo sconto di 17 centesimi al litro sul gasolio. Soldi pubblici che rendono più conveniente bruciare. Diciassette centesimi contro quaranta gradi. Sul fronte europeo la battaglia dichiarata dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin è la correzione del sistema ETS, quello che fa pagare chi emette, con l’argomento che pesa sull’Italia per oltre 7 miliardi.

Per proteggere chi lavora sotto il sole, invece, ci sono 15,2 milioni fino a dicembre, con l’ordine scritto all’Inps di respingere le domande che sfondano il tetto. E il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, approvato nel dicembre 2023, ha visto insediarsi il proprio Osservatorio il 24 febbraio 2026, settecentoventisei giorni dopo un termine che ne prevedeva novanta.

Il problema, ormai, è di conti e di corpi. Il caldo estremo è l’unica emergenza nazionale che questo governo affronta commentando il meteo, e quest’anno il meteo dura da maggio.

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Emergenza climatica: in Europa il caldo si governa, in Italia si commenta e si paga il conto a settembre

In Spagna il caldo ha una conferenza stampa. Il 27 luglio il presidente del governo Pedro Sánchez ha presentato la Rete nazionale dei rifugi climatici. Sono 180 immobili pubblici aperti nelle ore critiche. Una guida ne mappa 1.100, e 10 milioni servono ad allargarla a scuole e comuni. Nella stessa occasione ha annunciato un panel scientifico permanente sull’emergenza climatica e ha rilanciato la richiesta di un patto di Stato. E ha detto il numero che in Italia nessun capo di governo pronuncia: oltre 3.800 morti legate al caldo dall’inizio del 2026, secondo il sistema MoMo dell’Istituto di salute Carlos III. Lo stesso sistema ne conta più di 27.500 fra il 2015 e il 2025. Il piano nazionale spagnolo, del resto, è attivo per legge dal 13 maggio al 30 settembre.

Il punto sta lì, prima che nelle singole misure: altrove il caldo è materia di conferenza stampa, di legge e di conflitto parlamentare, quindi esiste politicamente e chi governa ne risponde. Qui resta un bollettino.

Emergenza climatica: quando i numeri diventano politica

La Francia ha appena fatto la cosa più semplice e più scomoda: ha pubblicato i numeri mentre l’estate era in corso. Il 22 luglio, tre settimane dopo la fine dell’ondata, Santé publique France ha stimato 5.764 morti in eccesso fra il 17 giugno e il 2 luglio. Sono il 36,2% sopra l’atteso, in 92 dipartimenti che valgono il 98,5% della popolazione. Dei 21.674 decessi osservati in quei giorni, il 34% è avvenuto in casa e il 16% nelle residenze per anziani. È la sorveglianza che diventa atto pubblico, e quindi discussione.

Sul lavoro la Francia è arrivata prima con il decreto 2025-482, applicato dal 1° luglio 2025. Il calore è un rischio professionale a sé e va scritto nel documento aziendale. Ai tre livelli di allerta di Météo-France corrispondono obblighi crescenti su acqua, pause, orari e formazione del personale. La Grecia fa la versione secca. Il 22 luglio, con i 43 gradiprevisti in Tessaglia, il ministero del Lavoro ha ordinato lo stop dei lavori all’aperto dalle 13 alle 17 nelle zone più esposte, cantieri e consegne comprese. La Spagna vieta dal 2023 le lavorazioni a rischio quando l’agenzia meteorologica alza l’allerta, e dal 2024 ha messo nello Statuto dei lavoratori un permesso climatico retribuito fino a quattro giorni.

Piani contro il caldo: l’ombra scritta nei bilanci

Sul lungo periodo il modello è tedesco e passa da una legge. Il Klimaanpassungsgesetz, in vigore dal luglio 2024, obbliga i Länder a far sì che i comuni adottino strategie di adattamento fondate su analisi del rischio. I piani caldo ci rientrano, e non per scelta del sindaco di turno. Il ministero della Salute federale ha pubblicato dal 2023 piani modello per farmacie, ospedali e case di cura. Serve, perché uno studio dell’agenzia ambientale federale con il Robert Koch Institutstima intorno ai 3.000 morti da caldo per ciascuna delle estati 2023 e 2024.

Poi ci sono le città, dove l’adattamento costa poco e si vede. Barcellona ha circa 400 rifugi climatici ricavati da biblioteche, musei, mercati e piscine. L’obiettivo dichiarato è portare ogni residente a cinque minuti a piedi dal fresco entro il 2030. Parigi ha trasformato 203 cortili scolastici dal 2017, togliendo asfalto e piantando alberi, e punta a 360entro il 2030. Atene classifica le ondate di calore su tre livelli di pericolo come si fa con gli uragani, e Siviglia dal 2022 le battezza con un nome. Sono scelte che l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda da anni e che quest’anno ha rimesso nero su bianco, aggiornando la guida sui piani caldo-salute ferma al 2008 dopo aver convocato d’urgenza i rappresentanti di 41 Paesi.

Il confronto con l’Italia si fa sugli strumenti. Qui il caldo produce un bollettino su 27 città, ordinanze regionali che cambiano a ogni confine e 15,2 milioni di ammortizzatori con il tetto di spesa. Là produce leggi, bilanci e ministri che ci mettono la faccia. La differenza si misura ad agosto, e si paga a settembre.

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