Trump strozza pure il mondo degli avvocati: così la professione legale si piega al potere – Lettera43
Il governo Usa ha minacciato il prestigioso studio Paul, Weiss, che ha accettato in pratica di essere commissariato dalla Casa Bianca pur di salvarsi. E succederà anche con altre società che hanno rappresentato clienti invisi al presidente, come migranti, giornalisti, minoranze. Confondendo giustizia e vendetta, la democrazia perde un altro pilastro della sua architettura.
Il 18 marzo 2025 Brad Karp, uno degli avvocati più potenti d’America, ha ricevuto una telefonata dal presidente degli Stati Uniti. Donald Trump lo aspettava nello Studio Ovale per concludere un accordo. Non su una causa, non su una legge, ma sul futuro stesso dello studio legale che Karp dirigeva: Paul, Weiss, Rifkind, Wharton & Garrison LLP. Uno dei pilastri della grande avvocatura americana, appena finito nella lista nera dell’amministrazione presidenziale.

L’arbitrio del potere usato per punire un nemico
Trump aveva firmato un ordine esecutivo che vietava allo studio l’accesso agli edifici governativi e metteva a rischio i contratti dei suoi clienti. Nessuna prova di reato, nessuna condanna, nessuna indagine in corso: solo l’arbitrio del potere usato per punire un nemico personale. Lo studio aveva rappresentato clienti invisi al presidente. Aveva assunto avvocati coinvolti in procedimenti contro di lui. Aveva contestato apertamente le politiche dell’amministrazione. Tanto era bastato. Per evitare il collasso, Karp si era rivolto a Robert Kraft, proprietario dei Patriots, la squadra di football americano della National Football League con sede nell’area metropolitana di Boston, e amico personale di Trump, affinché intercedesse. Il risultato è stato un’udienza straordinaria nello Studio Ovale, durata oltre un’ora e mezzo, in cui il presidente, tra aneddoti sul golf e rancori contro gli avvocati che lo avevano sfidato, mise sul tavolo la richiesta: un accordo, immediato.

Dopo l’intimidazione, l’imposizione di condizioni
Il giorno successivo Trump ha pubblicato il testo dell’accordo con Karp su Truth Social: lo studio si impegnava a versare 40 milioni di dollari in attività pro-bono, revisione delle politiche di assunzione, rinuncia alle pratiche di diversity. Nessuna condanna formale, nessuna accusa riconosciuta: solo l’imposizione di condizioni per revocare un provvedimento illegittimo, scritto per intimidire. La Casa Bianca lo difese apertamente: «Trump mantiene la promessa di proteggere la nazione da attori partigiani», disse la portavoce Karoline Leavitt.

Il caso Paul, Weiss segnò un precedente. Nei giorni seguenti ordini simili colpirono altri studi: Covington & Burling, Perkins Coie, Jenner & Block, WilmerHale. Ogni provvedimento prendeva di mira avvocati o clienti sgraditi al presidente. Ogni reazione era più debole della precedente. Paul, Weiss, invece, aveva scelto di negoziare. Nessuna opposizione pubblica, nessuna difesa formale del principio di autonomia dell’avvocatura.
La professione legale diventata un campo di battaglia
La portata della vicenda supera la sorte di un singolo studio. Trump ha trasformato la professione legale in un campo di battaglia personale. Ha colpito non solo chi l’ha sfidato, ma chi potrebbe farlo. Ha reso tossico il lavoro pro-bono, minato la neutralità delle aziende legali, cancellato la distinzione tra giustizia e vendetta. Le società che rappresentavano i migranti, i giornalisti, le minoranze sono state colpite per prime. Quelle che restavano a guardare hanno imparato a tacere.

L’episodio ha anche una valenza simbolica precisa: dimostra quanto velocemente il diritto può piegarsi quando il potere pretende obbedienza. Il presidente ha trattato uno studio legale come un’azienda sotto ricatto, dettandone i comportamenti, scegliendone i clienti, definendone l’agenda. Paul, Weiss ha accettato di essere commissariato dalla Casa Bianca pur di salvare il bilancio.
Protesta degli ex partner: «Una macchia permanente»
Molti, dentro e fuori dallo studio, si sono detti sconvolti. Novanta ex partner hanno firmato una lettera di protesta parlando di una «macchia permanente» sull’identità dell’azienda. Altri hanno giustificato la scelta: «Meglio sopravvivere con compromessi che morire con coerenza». In gioco, oltre alla reputazione, c’erano profitti milionari, clienti instabili, partner pronti a disertare. Ma la rinuncia alla battaglia legale ha lasciato scoperto l’intero fronte. Il messaggio era chiaro: Trump può dettare condizioni agli avvocati, e loro obbediranno.

Pomerantz, l’ex partner accusato da Trump di avere “fatto del male” per aver guidato un’indagine contro di lui, è stato implicitamente disconosciuto dallo studio. Trump ha dichiarato pubblicamente che Karp ne aveva ammesso le colpe. Karp ha negato. Ma nessuno dello studio ha difeso pubblicamente il collega. Nessuno ha smentito l’ingerenza del presidente. Nessuno ha ricordato che Pomerantz agì da pubblico ufficiale, su mandato di una procura. Il silenzio, anche stavolta, è stato eloquente.

Disponibilità a cedere alla pressione politica
La storia ha avuto una coda ancora più cupa. Paul, Weiss ha sospeso la collaborazione con Lulac, la principale organizzazione latina per i diritti civili, proprio mentre l’associazione stava contestando la revoca della cittadinanza a decine di persone. Dopo le proteste pubbliche, lo studio è tornato sui suoi passi. Ma il segnale – la disponibilità a cedere alla pressione politica per proteggere se stessi – era ormai stato lanciato.

Trump ha impiegato tre settimane per ottenere la sottomissione della Big Law. Ha firmato ordini esecutivi senza base giuridica, ha usato la sicurezza nazionale come scusa per punire gli oppositori, ha minacciato di annientare aziende private colpevoli di avere troppi principi. E ha vinto. Il diritto, per esistere, ha bisogno di chi lo difende anche quando è scomodo. Quando i grandi studi legali accettano di barattare l’indipendenza per una tregua personale, la democrazia perde un pezzo della sua architettura. Non è una questione di codici, si tratta di coraggio. Di sapere che, senza resistenza, la legge diventa solo un’altra funzione del potere. Trump, da presidente, ha messo sotto contratto la legalità. Ha trattato gli avvocati come impiegati privati del suo rancore. E nessuno, finora, lo ha fermato.

L’articolo proviene da Lettera43 qui https://www.lettera43.it/trump-mondo-avvocati-professione-legale-paul-weiss-potere/
