Vai al contenuto

Ti svuotano il serbatoio e ti regalano il tappo

Il display del distributore ieri segnava 2,185 euro al litro per il gasolio e 1,982 per la benzina, dati del Mimit, con l’autostrada a 2,255. Alle 17.30 il Consiglio dei ministri si è riunito a Palazzo Chigi e in venti minuti ha partorito lo sconto: 17 centesimi, solo sul gasolio, solo fino al 6 agosto. Solo dieci giorni, ben 125 milioni. Lentamente bisogna contare: nel solo luglio gli italiani…

Source

L’articolo proviene da Left.it qui

Decreti sicurezza, più norme e più feriti in piazza: la curva delle violenze sale insieme a quella delle leggi spot

Oltre centoventi agenti feriti in Val di Susa sabato 25 luglio, sessantaquattro a Bologna cinque giorni prima, centotré persone soccorse dal 118 a Torino il 31 gennaio. In mezzo, tra un bilancio e l’altro, il governo ha varato un decreto sicurezza, l’ha convertito in legge e ne ha annunciati altri due. La curva dei feriti sale insieme alla curva delle norme, e sale nella stessa direzione.

Torniamo a febbraio. Cinque giorni dopo gli scontri di Torino per lo sgombero di Askatasuna, il Consiglio dei ministri approva il pacchetto che diventa il decreto-legge 23 del 24 febbraio 2026, convertito con la legge 54 del 24 aprile. Dentro c’è il fermo di prevenzione: la polizia accompagna negli uffici e trattiene fino a dodici ore chi, durante una manifestazione, è ritenuto un pericolo concreto per l’ordine pubblico. Nessun reato commesso, basta il fondato motivo. Il 14 luglio un nuovo disegno di legge estende quel fermo ai minorenni. Il 23 luglio, tre giorni dopo Bologna, ne arriva un altro che presume la capacità di intendere e di volere dai quattordici anni in su.

Decreti Sicurezza, la contabilità che non torna

Sette provvedimenti in tre anni e mezzo, dal decreto anti-rave del 2022 al decreto Cutro, dal decreto Caivano del settembre 2023 al decreto-legge 48 del 2025 con i suoi quattordici nuovi reati. Poi la stessa Giorgia Meloni, alla conferenza stampa del 9 gennaio 2026, ammette che i risultati «non sono sufficienti» e annuncia l’anno del cambio di passo. Sei mesi dopo Carlo Nordio presenta la norma sull’imputabilità degli over 14 e spiega che la criminalità minorile cresce per quantità e per qualità. È la valutazione del governo sul lavoro del governo.

I numeri di Antigone dicono dove finisce l’accelerazione. Negli istituti penali per minorenni si è passati da 381 presenti a fine 2022 a 572 a fine 2025, oltre il 50 per cento in più. Il sovraffollamento è comparso per la prima volta nella storia italiana. Gli omicidi con autori minorenni intanto restano fermi: 27 nel 2022, 25 nel 2023, 26 nel 2024. A crescere è la reazione penale, non il reato. Le celle si riempiono, la sicurezza resta un annuncio.

Il colpevole a portata di mano

Franco Gabrielli, che la polizia l’ha guidata dal 2016 al 2021, il 3 febbraio aveva spiegato a Repubblica che il fermo preventivo avrebbe prodotto pochi effetti sull’ordine pubblico e rischiava di «radicalizzare ulteriormente lo scontro». Tre mesi dopo l’Ufficio del Massimario della Cassazione ha segnalato i dubbi di legittimità costituzionale sull’articolo 7 di quel decreto, perché ogni restrizione della libertà personale chiede il controllo di un giudice. Il governo ha tirato dritto. Il 25 luglio i cantieri di Chiomonte e San Didero sono stati assaltati, con oltre 400 identificati e almeno un milione di euro di danni nel solo cantiere di Chiomonte. La Lega ha subito rilanciato il reato di terrorismo di piazza, e il conto dei provvedimenti riparte da capo.

E arriviamo a Matteo Lepore. Dopo la morte di Abderrahim Fakir, 42 anni, immobilizzato a terra da due agenti al Pilastro il 19 luglio, il sindaco convoca la piazza. Matteo Piantedosi gli chiede di prenderne atto, il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, ne chiede le dimissioni, Lega e FdI depositano esposti. Poi arrivano le minacce di morte e la scorta al sindaco, e le scuse restano sul tavolo lo stesso.

E qui la politica fa il suo mestiere: quando la sicurezza promessa manca, serve qualcuno che l’abbia impedita. Bologna offre il bersaglio ideale, un sindaco del Partito democratico in una città simbolo, e il conto si sposta dal Viminale al Comune, proprio lì dove l’ordine pubblico resta materia dello Stato. Solo che Torino, Bologna e la Val di Susa hanno risposto ai decreti alzando il tiro, e nessun esposto contro un primo cittadino sposta quel dato. Il governo ha scritto le leggi, ha alzato le pene, ha allargato i poteri di polizia. E i risultati?

L’articolo Decreti sicurezza, più norme e più feriti in piazza: la curva delle violenze sale insieme a quella delle leggi spot sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Siccità, la crisi idrica si sposta al Nord: i dati del Po e dei laghi. E intanto il 42,4% dell’acqua immessa in rete va dispersa

Il 9 maggio 2024, al question time del Senato, il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida (Fratelli d’Italia) disse che «per fortuna quest’anno la siccità ha colpito il Sud e la Sicilia e molto meno il Centro-Nord». Poi lo derubricò a lapsus. Due anni dopo la fortuna ha cambiato lato dello Stivale.

Il 19 luglio 2026 il Po a Pontelagoscuro portava 348 metri cubi al secondo: il 38 per cento della media storica di 916 e cento sotto la soglia di 450 che tiene indietro il cuneo salino, dice l’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po. Lo stesso giorno Piacenza segnava 210, Cremona 285, e il mare risaliva i rami del delta fino a 20 chilometri dalla foce. Il lago Maggiore, misura l’Osservatorio dell’ANBI, l’associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue, è sceso due centimetri sotto il livello della grande siccità del 2022: il riempimento del Verbano è passato dal 61 per cento di fine giugno al 14 del 21 luglio, il Lario è al 15. In Lombardia mancano 709 milioni di metri cubi di riserva, oltre il 36 per cento. E l’1 luglio il presidente del Veneto Alberto Stefani (Lega) ha firmato l’ordinanza numero 72: emergenza regionale, deficit del 28 per cento sull’anno idrologico, 2,4 miliardi di metri cubi mancanti.

Il dato vero però è la neve: sul distretto delle Alpi orientali il deficit nivale è del 74 per cento, peggiore di quello del 2022.

L’acqua che nessuno ha raccolto

Del resto la siccità del Nord ha una firma diversa. La fondazione Metes, istituto di ricerca della Flai Cgil, calcola che nel solo Veneto la mancanza di invasi abbia impedito di trattenere circa un miliardo di metri cubi caduti nel primo bimestre dell’anno. Lo stesso Lollobrigida, all’assemblea nazionale dell’Anbi di inizio luglio, ha ricordato che il Paese trattiene l’11 per cento delle precipitazioni. Anzi, c’è un numero che dice tutto: dei 266 progetti presentati dai consorzi di bonifica per il Piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico, 139 sono al Nord e 60 al Sud e nelle isole. La domanda di infrastruttura idrica è diventata settentrionale.

Solo che le tubature restano una faccenda meridionale. L’Istat misura una dispersione del 42,4 per cento dell’acqua immessa in rete, 3,4 miliardi di metri cubi l’anno, quasi 10 miliardi di euro secondo la CGIA di Mestre. Peggio di tutti la Basilicata, 65,5; meglio di tutti l’Emilia-Romagna, 29,7, e la Lombardia, 31,8. Insomma il Nord perde poca acqua nei tubi e ne trattiene pochissima a monte. È lo stesso vuoto, spostato di un pezzo.

La cabina che si riunisce una volta l’anno

La cabina di regia nazionale sulla crisi idrica, nata dopo il disastro del 2022, si era riunita l’ultima volta l’8 agosto 2025, nelle stesse ore in cui il Veneto dichiarava l’emergenza. Sul tavolo, sei miliardi già programmati e altri 1,7 annunciati. I parlamentari del Partito Democratico Marco Simiani e Silvio Franceschelli hanno fatto notare che diverse opere rivendicate come nuove erano già finanziate da programmi precedenti. Il presidente dell’Anbi Francesco Vincenzi lo dice in altro modo: «Non possiamo continuare ad aspettare fino a 15 anni per realizzare un’opera». Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, chiede interventi strutturali al posto delle “iniziative spot” e ricorda che nel bacino padano si prelevano oltre 20 miliardi di metri cubi l’anno, tre quarti per irrigare.

Intanto in Sicilia gli invasi al 1° aprile contenevano circa 580 milioni di metri cubi, il 58 per cento in più dell’aprile 2025, e l’Autorità di bacino dell’isola ha promesso un’estate tranquilla. In Sardegna a febbraio il sistema era pieno al 94,7 per cento. Acqua piovuta, però, che nessuna opera nuova ha messo lì: in Capitanata si prelevano già oltre 10 milioni di metri cubi a settimana per i campi. La fortuna di cui parlava il ministro trasloca ogni estate, un anno al Nord e un anno al Sud. Le opere restano dove sono, sulla carta. Auguri.

L’articolo Siccità, la crisi idrica si sposta al Nord: i dati del Po e dei laghi. E intanto il 42,4% dell’acqua immessa in rete va dispersa sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Trump e Netanyahu, vertice sull’Iran appeso alle scorte di Patriot. Gli stessi che continua a chiedere pure Zelensky

Venerdì, nello Studio Ovale, il generale Dan Caine ha messo davanti a Donald Trump un inventario. Riprendere su vasta scala i raid contro l’Iran era fattibile, certo, solo che avrebbe eroso in modo “pericoloso” le scorte già assottigliate di intercettori Patriot del Centcom. Il presidente ha accantonato l’escalation, lo ha scritto il New York Times. Dopo tredici notti di bombardamenti gli aerei americani sono a terra e Teheran ha congelato le rappresaglie. La guerra aperta il 28 febbraio insieme a Israele entra così nel quinto mese. Al Wall Street Journal, intanto, Trump ha dichiarato di avere «molte più munizioni di chiunque altro al mondo». È evidente: il suo capo di Stato maggiore le conta diversamente.

Vertice Trump-Netanyahu

Oggi alle 11 del mattino a Washington, le 18 in Italia, Benjamin Netanyahu entra alla Casa Bianca per chiedergli l’opposto. È il primo faccia a faccia da febbraio, da poco prima della campagna aerea congiunta. Il premier arriva con il biglietto d’ingresso comprato domenica: il gabinetto di sicurezza ha aperto Gaza al Board of Peace e a una fase pilota della forza internazionale di stabilizzazione, circa 200 uomini da Marocco e Uganda in un’area di prova a Rafah. Itamar Ben Gvir ha votato contro, Bezalel Smotrich a favore. Un piano fermo da mesi si sblocca quarantott’ore prima di un volo, e questo dice già quanto pesi la stanza in cui si atterra. Da parte sua, a Fox News, Netanyahu ha ripetuto che il nucleare iraniano deve finire «con o senza un accordo».

La lettera dei seicento

Il pomeriggio il premier lo passa al funerale di Lindsey Graham, morto l’11 luglio, il senatore che convinse Trump ad attaccare l’Iran e che il 4 marzo, al telefono, fu proprio lui a frenare sul Libano. Eppure il fronte più scomodo arriva da chi Israele lo ha difeso in divisa. Commanders for Israel’s Security, circa seicento fra generali, colonnelli ed ex dirigenti di Mossad, Shin Bet e polizia, ha scritto alla Casa Bianca alla vigilia. Firma l’ex generale Matan Vilnai: la violenza dei coloni in Cisgiordania rischia di incendiare la regione e di travolgere gli interessi americani. Gli apparati israeliani, ammettono, eccellono contro il terrorismo palestinese e restano fortemente limitati davanti a quello ebraico.

Anche i numeri stanno dalla loro parte. Ocha ha contabilizzato oltre 1.200 attacchi di coloni dall’inizio del 2026 in più di 240comunità, circa sei al giorno. I palestinesi uccisi da coloni sono 18 al 20 luglio, già oltre i 17 di tutto il 2025. Poi è arrivato il 24 luglio a Tell, presso Nablus: quattro palestinesi e due israeliani ammazzati, i soldati dentro l’ospedale, una moschea bruciata a Qusra, almeno 120 arresti in un fine settimana. E seicento ex comandanti scrivono a Washington invece che a Gerusalemme, che è il modo militare di dire che il proprio governo lo danno per irraggiungibile.

Lo stesso magazzino

L’inventario di venerdì pesa anche a duemila chilometri di distanza. Sempre venerdì un F-16 romeno ha abbattuto per la prima volta un drone dentro lo spazio aereo nazionale, uno Shahed secondo il presidente Nicușor Dan, con un missile AIM-9X da circa 450mila dollari. In volo c’erano due Eurofighter italiani della base di Mihail Kogălniceanu. Ne sono seguiti altri due, sabato e domenica sul Mar Nero. La Difesa di Bucarest conta 33 ingressi non autorizzati dall’inizio della guerra e la ministra Oana Țoiu ha convocato l’ambasciatore russo.

Luglio è il mese più letale per i civili ucraini dall’aprile 2022: almeno 377 morti e 2.129 feriti secondo i dati di Kiev. Solo nell’ultima settimana la Russia ha impiegato quasi 1.700 droni e oltre 50 missili balistici. Volodymyr Zelensky, ricevuto ieri a Londra dal nuovo premier Andy Burnham, ha scritto che ogni intercettore salva vite se sta nei sistemi ucraini e non nei magazzini degli alleati. Parla esattamente dello stesso magazzino che il generale Caine ha contato venerdì.

E sta tutto qui il punto della giornata. La sicurezza di Nablus, di Buzău e di Kharkiv dipende da un solo inventario e da un solo uomo, che a ottobre deve far rieleggere l’ospite di stasera e a novembre deve salvarsi il Congresso.

L’articolo Trump e Netanyahu, vertice sull’Iran appeso alle scorte di Patriot. Gli stessi che continua a chiedere pure Zelensky sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

La strategia FdI per il Quirinale: dietro La Russa che lancia Meloni per il Colle, il vero bersaglio di Fratelli d’Italia è Forza Italia

La seconda carica dello Stato ha passato il pomeriggio di domenica a pronosticare chi abiterà il Quirinale nel 2036, e ha chiamato tutto questo parlare un semplice «augurio». Ignazio La Russa, dal palco della rassegna “L’Estate del Principe” a Viareggio, ha detto che Giorgia Meloni diventerà presidente della Repubblica «non questa volta ma la prossima». Il secondo mandato di Sergio Mattarella scade il 3 febbraio 2029, la volta dopo cade sette anni più in là. Aritmetica di comodo, perché a muoversi è il 2029.

La Russa lancia Meloni al Quirinale

Lo schema ha due tempi. Il primo scarica il presente: la premier resta a Palazzo Chigi, il Colle adesso nessuno lo tocca, «non c’è nessuna ragione che possa suonare come allarme». Il secondo lascia l’ipotesi a stagionare, col timbro di chi presiede il ramo di Parlamento che eleggerà quel presidente. Da parte sua il presidente del Senato si è chiamato fuori: la presidenza «non è una cosa che io potrei reggere». Toglie di mezzo il nome più divisivo del centrodestra e si intesta la parte del garante. Un investimento, altro che rinuncia.

La sequenza ha meno di un mese. A fine giugno, ospite di Nicola Porro su Rete 4, Meloni ha detto che si può superare «un altro grande tabù, un presidente della Repubblica non di centrosinistra». Il 2 luglio, su Radio Cusano Campus, Roberto Vannacci ha raccolto al volo: «Meloni al Quirinale? Perché no, è una persona capace», purché riveda le preferenze e l’agenda Draghi. Il generale detta le condizioni, il presidente del Senato firma la cambiale.

La legge che sceglie i grandi elettori

Un punto è chiaro ed è aritmetico: la partita del Colle passa dalla legge elettorale. Il testo licenziato dalla Camera, lo Stabilicum, dà un premio di 70 seggi a Montecitorio e 35 a Palazzo Madama alla coalizione sopra il 42%. Chi scrive quel premio disegna l’assemblea che nel 2029 eleggerà il capo dello Stato. Ecco perché l’avvertimento agli alleati ha il tono che ha: «Io non butterò mai giù dalla torre Forza Italia, a meno che non decida di suicidarsi e si butti giù da sola. A buon intenditore poche parole».

Se la maggioranza mancasse l’accordo sulla legge che i suoi capi hanno sottoscritto, ha aggiunto, «sarebbe una cosa seria. Con conseguenze». Le ferite del resto sono fresche: il 14 luglio la Camera ha bocciato a voto segreto l’emendamento di Fratelli d’Italia sulle preferenze, 187 sì contro 188 no, con una trentina di franchi tiratori dentro una maggioranza che sulla carta conta 240 voti, mentre a Palazzo Madama lo scrutinio è palese e i conti si fanno a viso aperto.

Il fronte azzurro e il calendario

Dentro Forza Italia il muro tiene per ragioni che vengono da lontano. Stefania Craxi, capogruppo al Senato, rivendica di aver contribuito ad affossare le preferenze alla Camera, e Marina Berlusconi ricorda che il padre quelle preferenze non le ha mai amate. Antonio Tajani riunisce i senatori mercoledì e su venti ne trova almeno dieci pronti a votare no. Il segretario ripete che il testo di Montecitorio va bene così: tradotto, di preferenze si riparla a settembre.

Intanto il decreto giustizia e immigrazione arriva in aula martedì senza mandato ai relatori, da convertire entro l’11 agosto. Sull’estensione delle intercettazioni all’articolo 270 del codice di procedura penale gli azzurri hanno già detto no. A stabilire se l’emendamento di Fratelli d’Italia sia ammissibile è il presidente del Senato. Lo stesso che domenica ha spiegato agli alleati come si evita il suicidio.

Ipsos intanto dà Futuro Nazionale al 7,1%, due punti sopra la Lega. Resta il merito, e riguarda il 2029. Nessun presidente del Consiglio in carica è mai passato da Palazzo Chigi al Quirinale, e nessuna donna ci è mai arrivata: il primo dato è una prassi di garanzia, il secondo una vergogna italiana. Impacchettarli in una battuta balneare serve a far passare l’uno col traino dell’altro. Domenica il tabù si è consumato così, tra un sassolino su Report e una battuta sulle comunali. Il resto lo scrive la legge elettorale.

L’articolo La strategia FdI per il Quirinale: dietro La Russa che lancia Meloni per il Colle, il vero bersaglio di Fratelli d’Italia è Forza Italia sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Guerra in Iran, dopo Hormuz tocca a Bab el-Mandeb: la ritorsione Houthi blocca il secondo stretto che strozza il mondo

Riad si era costruita una via di fuga. Da quando la guerra tra Stati Uniti e Iran, aperta il 28 febbraio, ha strozzato lo stretto di Hormuz, l’Arabia Saudita ha spinto il proprio greggio nell’oleodotto Est-Ovest fino a Yanbu, sul Mar Rosso: il 70% della produzione ha cambiato direzione. Solo che la via di fuga sbocca in un imbuto largo 29 chilometri, e l’imbuto lo tiene proprio chi il 20 luglio ha dichiarato il blocco navale alle navi saudite.

Gli Houthi, cioè Ansar Allah, il movimento sciita che governa il nord dello Yemen, hanno annunciato l’embargo sul principio dell’«occhio per occhio». Ritorsione, dicono, per il bombardamento saudita dell’aeroporto di Sana’a, il 13 luglio. Poi due petroliere saudite sono state colpite in mare. Riad ha replicato venerdì notte con raid su Hodeida, e sabato gli Houthi hanno centrato impianti della Saudi Aramco a Jizan e Yanbu.

L’aritmetica dei due imbuti: da Hormuz a Bab el-Mandeb

Ieri da Bab el-Mandeb sono passati undici mercantili, sette petroliere: il livello più basso da mesi, secondo i dati Kplerrilanciati da Reuters. Nello stesso fine settimana anche Hormuz è rimasto sotto le dieci navi al giorno: prima della guerra ne transitavano 20 milioni di barili quotidiani, il 37% del commercio globale di greggio secondo il rapporto Italian Maritime Economy di SRM, centro studi di Intesa Sanpaolo.

Bab el-Mandeb doveva assorbire l’urto, e lo assorbiva: greggio e condensati sono saliti da 3,7 milioni di barili al giorno nel primo trimestre 2025 a 5,4 milioni in quello del 2026, dati dell’Energy Information Administration. Di lì passa il 12% del commercio mondiale. Adesso quattro petroliere saudite hanno invertito la rotta prima di arrivarci, risalendo verso Suez. L’alternativa è il Capo di Buona Speranza: dieci giorni in più, e premi assicurativi che qualcuno dovrà pur pagare.

Per Donald Trump il conto è altrettanto aritmetico. Dopo tredici notti di bombardamenti ha fermato tutto venerdì sera, e il New York Times scrive che pesano anche le scorte di intercettori Patriot in esaurimento. La guerra che doveva chiudersi in cinque settimane è al quinto mese, a novembre si vota per il midterm, e la benzina la pagano gli elettori. Il presidente dice di avere tutto il tempo.

Il conto arriva alla pompa

Qui da noi la cifra c’è già. Per Suez passa circa il 40% dell’import-export marittimo italiano, sempre secondo SRM, e la strozzatura dei due stretti si scarica dritta sui listini: il 26 luglio la benzina self service stava a 1,981 euro al litro e il gasolio a 2,184, rilevazione del Ministero delle Imprese. A luglio il gasolio è salito di 29,6 centesimi, con un extracosto stimato da Unimpresa in 28,4 milioni al giorno.

Lo sconto sulle accise il governo lo aveva tolto il 3 luglio, giudicando esaurita la stagione degli aiuti proprio mentre il secondo stretto cominciava a chiudersi. Da allora i prezzi salgono senza sosta e il ministro Adolfo Urso promette un decreto entro il 4 agosto: il quinto, che porterebbe verso 2,1 miliardi la spesa 2026 per calmierare la pompa. La copertura esce dall’extragettito Iva prodotto dai rincari. Lo Stato incassa sull’aumento e ne restituisce una fetta, chiamandola misura.

Sul fronte militare, invece, nessuna esitazione. Le navi italiane restano a pattugliare Bab el-Mandeb dentro Aspides, la missione europea prorogata fino al 28 febbraio 2027, dentro una delibera sulle missioni 2026 da 1,806 miliardi. «Aspides non è nata come una gita sociale», dice il ministro della Difesa Guido Crosetto.

Resta la parte che a voce alta nessuno pronuncia: l’Italia paga la scorta armata alla rotta e paga il rincaro che la rotta strozzata produce, e quel rincaro lo paga due volte, alla pompa e con le tasse che tornano travestite da sconto. Il Brentstamattina è sceso sotto i 93 dollari sulla speranza di una tregua, dopo aver sfiorato 102 la settimana scorsa. Le mappe però non si muovono con i mercati. Gli imbuti restano due.

L’articolo Guerra in Iran, dopo Hormuz tocca a Bab el-Mandeb: la ritorsione Houthi blocca il secondo stretto che strozza il mondo sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Il Tg1 crede all’esercito israeliano più dell’esercito israeliano

“Escursionisti”, li ha chiamati il Tg1. Uno dei due israeliani morti venerdì mattina a Tell, vicino Nablus, era il capo della squadra di sicurezza armata della colonia di Havat Gilad, l’altro un ufficiale dell’esercito. Per il Tg1 erano in gita. La ricostruzione proposta dal tg, del resto, è paro paro quella deimilitari israeliani. Per fare giornalismo così basta avere i pollici opponibili per…

Source

L’articolo proviene da Left.it qui

A scuola di Costituzione dal prestanome dei Senese

Che dire: un vero e proprio capolavoro. A spiegare alla maggioranza di governo cosa sia il diritto di difesa, venerdì, è stato Mauro Caroccia, condannato in via definitiva a quattro anni per intestazione fittizia di beni con l’aggravante di avere agevolato il clan camorristico dei Senese. Il suo legale, Fabrizio Gallo, ha spedito alla procura di Roma una memoria con tutte le chat scambiate con Andrea Delmastro, le stesse che mercoledì la Giunta per le autorizzazioni della Camera aveva negato ai pubblici ministeri. Da quelle chat, secondo l’avvocato, si capirebbe chi mettesse i soldi nella Bisteccheria d’Italia di via Tuscolana 452, e Delmastro non è indagato. Lo scudo, quindi, lascia scoperto l’unico che rischia davvero.

A scuola di Costituzione dal prestanome dei Senese

La storia la conoscete: una srl aperta con la figlia diciottenne di Caroccia, le dimissioni da sottosegretario alla Giustizia a marzo: una “leggerezza” l’ha chiamata. La leggerezza di mettersi in società con la figlia di un presunto prestanome della mafia. Il seguito invece è di venerdì. Gallo ha impostato la cosa sull’articolo 24 della Costituzione contro l’articolo 68, comma 3, e ha richiamato la sentenza 390 della Corte costituzionale, che riguarda un caso diverso, le intercettazioni casuali, e fissa un principio buono anche qui: quando il diniego della Camera travolge la posizione dei terzi si finisce per costruire “una immunità a vantaggio di soggetti che non avrebbero comunque ragione di usufruirne”. Parole della Consulta, che nella stessa sentenza ricorda come l’articolo 68 tuteli le Assemblee nel loro complesso e non il singolo eletto.

Del resto lo dice pure l’interessato. Lo stesso Delmastro, in una nota, fa sapere di non avere “alcun problema” che le chat finiscano in procura. Così la maggioranza è riuscita nell’impresa di blindare un deputato che chiedeva di non essere blindato (a suo dire), e insieme a rendere più difficile un’indagine sui capitali della camorra a Roma. Chapeau! Tre giorni prima di quel voto Giorgia Meloni aveva scritto sui social che nel ricordo di Paolo Borsellino si continua “con lo stesso impegno nella lotta alla criminalità organizzata e in difesa della legalità”. Giudicate voi.

Giovedì tocca all’Aula. Se conferma, resterà agli atti che il diritto di difesa di un cittadino è saltato per non fare leggere ai magistrati le chat di un deputato che quelle chat vuole fare leggere. Prerogativa costituzionale, la chiamano.

L’articolo A scuola di Costituzione dal prestanome dei Senese sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Il costo della ricostruzione di Gaza

Le ricostruzioni di Gaza dopo le offensive del 2008-09, del 2014 e del 2021 sono costate insieme dieci miliardi di dollari a valori attuali. Il conto della quarta, presentato il 23 luglio da Oxfam con il Palestine Economic Policy Research Institute e il Palestine Trade Centre, è di 71,4 miliardi in dieci anni. Sette volte le tre precedenti sommate.

Quel salto misura vent’anni di ricostruzioni impedite. Ogni piano è rimasto soffocato dal blocco e dall’offensiva successiva, arrivata prima della fine dei lavori. Chi aspettava di rientrare in casa dopo il 2014 non ci è mai tornato: quelle case sono andate in cenere nel 2023. Il rapporto, costruito su stime di Nazioni Unite, Unione europea e Banca mondiale, calcola 57,9 miliardi di danni e perdite e stima lo sviluppo umano arretrato di 77 anni in meno di tre. Prima che apra un cantiere vanno rimossi 66 milioni di tonnellate di macerie.

Lo stesso giorno l’IPC ha diffuso la nuova analisi alimentare, rilanciata da FAO, UNICEF e Programma alimentare mondiale. Il titolo che ha fatto il giro del mondo dice che la carestia è finita. Le pagine sotto contano 1,4 milioni di persone in crisi alimentare o peggio, il 67% della popolazione, e 74 mila bambini che entro l’aprile 2027 avranno bisogno di cure per malnutrizione acuta. Il programma che li nutre non raggiunge tutti e i fondi finiscono. Un solo valico aperto, Kerem Shalom. Oltre il 70% dei terreni agricoli resta inaccessibile, e il documento precisa che lo è a prescindere dai danni. Utilizzabile il 3%. Il mare resta vietato.

Quanto si mangia a Gaza e quanto costerà rialzarla dipendono dalla stessa variabile: il permesso. Nel settembre 2025 la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite ha concluso che Israele ha commesso un genocidio. Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia, nomina gli Stati che hanno armato o coperto quella distruzione, Italia compresa: «devono contribuire alla riparazione dei danni».

L’articolo Il costo della ricostruzione di Gaza sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Ddl anti maranza, del resto la codardia è un talento

La codardia ha un calendario, e questa settimana lo ha rispettato alla lettera. Mercoledì la Giunta per le autorizzazioni della Camera ha negato alla Procura di Roma le chat tra Andrea Delmastro Delle Vedove, ex sottosegretario alla Giustizia, e Mauro Caroccia, per gli inquirenti prestanome del clan Senese. Ventiquattr’ore dopo lo stesso governo ha scoperto di essere severissimo con i…

Source

L’articolo proviene da Left.it qui