Musk, la vicenda José Garza e il pericoloso intreccio tra denaro e politica – Lettera43
Mr Tesla non si limita a plasmare il futuro delle imprese spaziali o delle auto elettriche. Le sue mani sono immerse nella politica americana, e non solo perché farà parte dell’Amministrazione Trump. L’ingerenza nelle elezioni locali per rovesciare inutilmente il procuratore distrettuale di Austin, simbolo del movimento per la riforma della giustizia penale Usa, dovrebbe metterci tutti in allarme.
Chi si stupisce che il miliardario Elon Musk si occupi dei giudici italiani, meritandosi un rimprovero anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non conosce il suo passato recente. Da poco nominato nella nuova Amministrazione di Donald Trump, dove guiderà il nuovo dipartimento per l’efficienza governativa, Musk non si limita a plasmare il futuro delle imprese spaziali o delle auto elettriche. Le sue mani sono anche immerse nella politica americana, con un’operazione emblematica: la sua ingerenza nelle elezioni locali per cercare di rovesciare José Garza, procuratore distrettuale di Austin, Texas, simbolo della cosiddetta “riforma della giustizia penale”.

I procuratori che sulla giustizia penale sfidano la destra Usa
Negli Stati Uniti, la giustizia penale è storicamente basata su un modello punitivo: alti tassi di incarcerazione, lunghe pene detentive e politiche che raramente affrontano le cause profonde della criminalità, come povertà, dipendenze e disagio sociale. Questo approccio ha trasformato il Paese nella democrazia con il più alto numero di detenuti al mondo. Da un decennio, però, si è sviluppato un movimento per riformare questo sistema. I procuratori eletti in città come Austin, Los Angeles e Philadelphia stanno introducendo politiche innovative: riduzione delle pene per reati minori, eliminazione della cauzione in contanti (che colpisce in modo sproporzionato i poveri), investimenti in programmi di riabilitazione e prevenzione. Si tratta di una visione che punta a diminuire il numero di detenuti e a concentrarsi su alternative più efficaci e umane al carcere. José Garza incarna questa filosofia. Da quando è stato eletto procuratore distrettuale di Austin, ha ridotto la detenzione preventiva per reati non violenti, avviato programmi per affrontare le dipendenze e cancellato i precedenti penali di chi non è mai stato condannato. Politiche che rappresentano una sfida diretta alla narrativa dominante della destra americana, secondo cui solo il carcere garantisce sicurezza. A marzo 2024, Musk ha versato 700 mila dollari nella campagna elettorale contro Garza, tentando di far eleggere un procuratore favorevole a un approccio più punitivo. Gli spot televisivi finanziati dal miliardario erano spudorati: immagini di orsacchiotti insanguinati e messaggi apocalittici, come «Garza riempie le strade di pedofili e assassini».

Neppure il patrimonio di Musk non è bastato a fermare Garza
Musk ha potuto permettersi questo intervento non solo grazie al suo patrimonio personale, ma anche al suo nuovo status di attivista politico. Con la rielezione di Donald Trump, Mr Tesla è diventato una figura chiave del governo, rafforzando il legame tra potere economico e decisioni politiche. Ma il denaro, in questo caso, non è bastato. Garza ha vinto con il 66 per cento dei voti, dimostrando che un movimento radicato nella comunità può resistere anche agli attacchi di chi dispone di risorse quasi illimitate. Una vittoria che però non cancella certo tutti gli ostacoli sulla strada della riforma della giustizia penale. Procuratori come George Gascón, a Los Angeles, hanno perso elezioni cruciali, schiacciati da campagne che sfruttano il timore del crimine per delegittimare le politiche progressiste. Eppure, i successi sono significativi. Monique Worrell, procuratrice della Florida sospesa dal governatore Ron DeSantis, è stata rieletta grazie a una campagna centrata sulla responsabilità della polizia. Shayla Favor, in Ohio, ha introdotto politiche contro la pena di morte. A Savannah, in Georgia, Shalena Cook Jones ha avviato un programma per rivedere le condanne ingiuste. Questi procuratori non rappresentano solo un approccio diverso al crimine. Mostrano che l’alternativa è praticabile. Studi del Vera Institute dimostrano che programmi di riabilitazione e prevenzione riducono del 50 per cento i tassi di recidiva rispetto al carcere.

Se il denaro diventa strumento di controllo politico
La vicenda, pur essendo americana, solleva interrogativi universali. Quanto è vulnerabile la democrazia di fronte al potere economico? E quanto siamo disposti a mettere in discussione un sistema di giustizia punitivo che spesso colpisce i più deboli? Elon Musk, con il suo intervento contro Garza, non ha solo cercato di influenzare un’elezione locale. Ha mostrato come il denaro possa diventare uno strumento di controllo politico. E se questo accade nella patria della democrazia, quali sono le garanzie per gli altri Paesi, Italia compresa? Le parole di Garza, dopo la sua vittoria, suonano come un avvertimento: «Ci vorrà organizzazione e coerenza per resistere». Un miliardario che scuce una enorme quantità di denaro per rimuovere un giudice che non gli piace e che ora si ritrova in un ruolo di rilievo governativo è l’alba della plutocrazia.
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