Vai al contenuto

Meloni finge di stare in mezzo ma sta sempre dalla parte del più forte

«Aiuto, basta, basta.» Sono le parole che Abderrahim Fakir, 43 anni, marocchino regolare, grida nel video poco prima di morire, a faccia in giù al Pilastro di Bologna, il 19 luglio, mentre due agenti lo tengono a terra dopo lo spray al peperoncino. Passano due giorni e arriva il commento di Giorgia Meloni. La verità, scrive, va cercata “senza sconti per nessuno”: una frase giusta, doverosa.

Source

L’articolo proviene da Left.it qui

I bulldozer ridisegnano i confini a Gaza

Ventitré chilometri di terrapieno tagliano oggi la Striscia di Gaza, e non li ha ordinati un tribunale. Le immagini satellitari di Planet Labs, verificate da Associated Press, mostrano l’esercito israeliano che cola nella terra un muro continuo lungo la Linea Gialla, per separare oltre il 50 per cento che controlla, ormai macerie svuotate, dal resto dell’enclave. Interpellato, l’Idf ha confermato di avere costruito la barriera. Nel solo tratto tra Rafah e Muwasi il rilevato è passato da 500 metri il primo luglio a 2,4 chilometri il 15.

L’accordo in venti punti dell’ottobre 2025, avallato a novembre dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, descriveva quella linea come provvisoria, in attesa di un ritiro da fissare a una data “da determinare”, e impegnava Israele a non annettere Gaza. A dicembre il capo di stato maggiore Eyal Zamir l’ha chiamata «nuovo confine». Da febbraio i bulldozer la scrivono nella terra. È quello che la Corte internazionale di giustizia, nel parere del 19 luglio 2024, definisce occupazione illegale: presenza e appropriazione che ogni giorno violano il diritto.

Ciò che il terrapieno costruisce in silenzio, un corteo lo ha gridato. Il 19 luglio il movimento di coloni Nachala ha marciato verso il confine per «tornare a casa dopo 21 anni», dentro l’area che l’esercito aveva dichiarato zona militare chiusa. Il ministro dell’Economia Nir Barkat ha sfondato un posto di blocco con scarsa resistenza dei soldati; secondo gli organizzatori hanno sfilato 28 tra ministri e parlamentari. Itamar Ben Gvir ha rivendicato il controllo del 70 per cento del territorio e ha detto che Gaza appartiene a Israele.

Dall’inizio della tregua il Ministero della Salute di Gaza conta 1.158 morti, la maggior parte lungo quella linea. Sulla carta la data del ritiro resta “da determinare”. Sul terreno ha smesso di servire: la si legge nei ventitré chilometri di terra spostata.

L’articolo I bulldozer ridisegnano i confini a Gaza sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

La Francia profila i suoi poveri con un algoritmo. Scommettiamo che da noi la troveranno una grande idea

Mi si perdonerà se molto modestamente faccio un passo a lato da questo grufolare generale nel cassonetto della cronaca nera provando a fare il giornalista dettando le notizie, senza rincorrerle. La Francia, ad esempio, ha deciso di indovinare in anticipo quali disoccupati imbroglieranno. Non è una battuta. Il 10 dicembre 2025 France Travail ha presentato al suo comitato etico un algoritmo che…

Source

L’articolo proviene da Left.it qui

L’arma monetaria contro Gaza e Cisgiordania

A Ramallah un benzinaio rifiuta le banconote di un cliente venuto a fare il pieno: la sua banca ha smesso di accettare contante in deposito perché i caveau sono pieni. In Cisgiordania occupata, quella che la Corte internazionale di giustizia nel luglio 2024 ha definito occupazione illegale, il denaro c’è e non si può spendere.

Le banche palestinesi trattengono più shekel di quanti ne sappiano gestire. La Banca d’Israele fissa a 18 miliardi di shekel l’anno, 5,9 miliardi di dollari, il tetto del contante che possono restituire al sistema israeliano. Se ne accumulano circa 30, stima l’economista Moayad Afaneh, e il resto resta fermo, impossibile da convertire in moneta elettronica per pagare fornitori e bonifici. Mohammad Manasra, vicegovernatore dell’Autorità monetaria palestinese, la chiama «guerra economica». A Gaza lo stesso assedio ha prodotto l’effetto contrario, la penuria di contante, e sono due tecniche diverse per un solo esito, un’economia a cui è tolta la moneta come strumento di vita.

Il meccanismo è deliberato. Dall’ottobre 2023 la Banca d’Israele non alza più la quota, come faceva prima per assorbire l’eccesso. Ad aprile 2024 il governo ha trattenuto le entrate fiscali dovute all’Autorità palestinese, che da allora paga metà degli stipendi pubblici. Da metà 2025 Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze e con delega sulla Cisgiordania dentro il ministero della Difesa, esige la firma personale su quei trasferimenti. Uno studio del Fondo monetario del 2022 calcolava già un quinto di profitti bancari in meno. Oggi, dice Afaneh, molto di più.

Torniamo a settembre 2025, sempre lui. Smotrich annuncia che userà «tutti gli strumenti» per impedire lo Stato palestinese, «strangolamento economico» compreso. Interpellato adesso dall’agenzia AP, il suo ufficio non risponde. Del resto la dichiarazione era già un programma, e il programma è in funzione.

L’articolo L’arma monetaria contro Gaza e Cisgiordania sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

I rave, la carne coltivata, i bambini nel bosco, ora Roggero: ogni volta un caso per non far vedere i conti

Il nuovo eroe della destra è Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour che ha inseguito e ucciso due rapinatori in fuga, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi. Matteo Salvini è andato ad abbracciarlo in carcere, Giorgia Meloni ha chiesto la grazia. Prevedibile: funziona sempre così. Ogni volta che il governo è nei guai spunta un caso che ci divide e ci occupa la testa per giorni.

Source

L’articolo proviene da Left.it qui

L’assalto alla Corte dell’Aia parte dalla Colombia

Sta agli atti della Corte internazionale di giustizia dal 5 aprile 2024. È la dichiarazione con cui la Colombia è intervenuta, ai sensi dell’articolo 63 dello Statuto, nella causa che il Sudafrica ha aperto contro Israele per genocidio a Gaza. Nel testo Bogotá scrive di volere “la sicurezza e, di fatto, l’esistenza stessa del popolo palestinese”.

Il 16 luglio l’ufficio del presidente eletto Abelardo de la Espriella ha annunciato che quel documento verrà ritirato. Lo dice così: la Colombia “riprenderà una posizione seria e responsabile sulla scena internazionale, anche all’interno del sistema delle Nazioni Unite”. L’insediamento è fissato al 7 agosto. A Washington il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha già incontrato il futuro omologo Omar Bula Escobar, e il conto è presto fatto: relazioni piene, visti aboliti, ambasciata a Gerusalemme. Sarebbe la nona, dopo Stati Uniti, Guatemala, Honduras, Kosovo, Papua Nuova Guinea, Paraguay, Fiji e Somaliland. Gustavo Petro, che quel documento lo aveva voluto, ha scritto del successore: “Chi sostiene il genocidio ne è complice”.

Tre giorni prima, il 13 luglio, il Dipartimento di Stato americano aveva annunciato una campagna per “disabilitare sistematicamente” la Corte penale internazionale. Prevede telefonate ai 125 Stati parte perché escano dallo Statuto di Roma, revoche di visti al personale, sanzioni a chi collabora. Corti diverse, metodo identico. Nessuno dei due atti discute una prova, una perizia, un fatto. Si lavora sull’elenco dei presenti.

Giovedì Tina Marinari, di Amnesty International Italia, è stata ascoltata dal Comitato permanente sui diritti umani della Camera. Le espressioni di preoccupazione degli Stati sono ormai «un cinico alibi», ha detto, e la loro inazione rientra fra gli elementi del genocidio in corso.

Restano due frasi scritte dallo stesso Stato a ventisette mesi di distanza. Nella prima c’era l’esistenza del popolo palestinese. Nella seconda c’è la parola “responsabile”.

L’articolo L’assalto alla Corte dell’Aia parte dalla Colombia sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Il ministro della Giustizia mandato a ripasso di Costituzione

Le telecamere della gioielleria hanno ripreso tutto, e chi in queste ore trasforma Mario Roggero nel santino del giustiziere fai da te quei fotogrammi li ha saltati. Il 15 luglio 2026 la Cassazione ha reso definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi, come già la Corte d’assise d’appello di Torino, che nelle motivazioni aveva scritto una frase sola: l’azione aggressiva dei rapinatori era “totalmente…

Source

L’articolo proviene da Left.it qui

A Gaza anche la polizia nel mirino: agenti e commissariati sotto attacco

Dirigevano il traffico, pattugliavano strade e mercati. L’ufficio ONU per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati elenca così, nel comunicato del 3 giugno 2026, le attività durante le quali i poliziotti di Gaza vengono colpiti. Da gennaio almeno dodici attacchi contro la polizia, 53 morti, di cui 35 agenti, cinque bambini e una donna. Il 31 gennaio la stazione di Ash Sheikh Radwan, undici uccisi, fra loro detenuti e gente venuta a sbrigare una pratica.

Poi c’è la riga che nessuno cita. Mayy El Sheikh, portavoce dell’ufficio, l’ha detta a UN News: «Israele in quanto potenza occupante ha l’obbligo, in base al diritto internazionale, di garantire l’ordine civile e pubblico per i palestinesi che vivono sotto l’occupazione». Quella dichiarata illegale dalla Corte internazionale di giustizia nel parere del luglio 2024. L’obbligo viaggia insieme al territorio.

Martedì un raid ha colpito il commissariato di Jabaliya. Una donna e sei agenti uccisi, fra loro il colonnello Mohamad Marwan Salem, capo della stazione, secondo il ministero dell’Interno di Gaza citato da Associated Press. L’esercito israeliano ha dichiarato che quattro erano miliziani di Hamas e ha omesso le prove, e pure quali attività militari si svolgessero dentro quel commissariato. Dall’inizio del “cessate il fuoco” di ottobre i morti a Gaza sono 1.123. Il totale è 73.264.

Ieri notte il ministro della Difesa Israel Katz ha parlato con il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth. Il comunicato del suo ufficio, ripreso da Adnkronos alle 8.26 di ieri mattina, registra “la determinazione di Israele a rimanere nelle zone di sicurezza in Siria, a Gaza e in Libano al fine di proteggere i confini di Israele e le comunità situate vicino al confine”. I confini di Israele. L’ordine dentro Gaza è la parte del mandato che dai verbali non risulta.

L’articolo A Gaza anche la polizia nel mirino: agenti e commissariati sotto attacco sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui

Venti minuti per punire, più di tre anni e mezzo per non proteggere

Un Paese che ammazza sempre meno si ritrova la sua sesta legge sulla sicurezza. Gli omicidi nel 2025 sono stati 286, il numero più basso dell’ultimo decennio secondo il Viminale, e i femminicidi 97 contro i 118 dell’anno prima. Il 14 luglioil Consiglio dei ministri ha impiegato poco più di venti minuti per licenziare l’ennesimo disegno di legge sicurezza. Dentro c’è il fermo di prevenzione…

Source

L’articolo proviene da Left.it qui

Esenzioni mirate per la leva militare, Netanyahu apre la campagna elettorale

«Vergogna», gli hanno gridato i deputati dell’opposizione quando è entrato in aula. Benjamin Netanyahu è uscito poco dopo e al voto non è tornato. Il 14 luglio la Knesset ha approvato per 58 voti contro 54 la legge che sospende arresti e procedimenti penali contro i renitenti alla leva ultraortodossi fino al 30 novembre. Riguarda circa 72.000 uomini finora perseguibili, secondo le cifre del procuratore generale. L’Israel Democracy Institute rileva che il termine cade nel periodo elettorale e slitta in automatico di quattro mesi. Sei, in tutto.

Il giorno prima era passata 63 a 52 la Legge Fondamentale che iscrive lo studio della Torah fra i “valori fondanti” dello Stato. Nello stesso pacchetto la leva obbligatoria per tutti gli altri sale a 32 mesi. Si vota il 27 ottobre e i partiti haredi trattano.

Il 13 luglio il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha scritto a Netanyahu, al ministro della Difesa Israel Katz e al capo della commissione Difesa Boaz Bismuth che il testo è “chiaramente e inequivocabilmente incoerente” con i bisogni dell’esercito. È “inconcepibile”, ha aggiunto, che il sistema militare sotto il suo comando, “che chiede ai suoi un sacrificio senza precedenti”, partecipi a esenzioni di massa dalla persecuzione penale.

Insomma la necessità esistenziale, quella invocata per tenere aperto a Gaza ciò che la Commissione d’inchiesta dell’Onu ha qualificato nel 2025 come genocidio, si esenta a piacere quando servono voti. Intanto Benoit Vasseur, coordinatore di Medici Senza Frontiere nei Territori palestinesi, ha dichiarato il 14 luglio che dal 9 le sue squadre hanno soccorso quattro bambini colpiti da proiettili israeliani. Un quattordicenne colpito due volte vicino alla linea gialla, poi bambini di otto, nove e dieci anni. Il Ministero della Salute di Gaza conta 1.108 uccisi dall’ottobre 2025.

Moshe Gafni, il deputato ultraortodosso che ha promosso la legge, l’ha definita «una bussola per i valori dello Stato». E indica esattamente dove.

L’articolo Esenzioni mirate per la leva militare, Netanyahu apre la campagna elettorale sembra essere il primo su LA NOTIZIA.

L’articolo proviene da lanotiziagiornale.it qui