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Il fedelissimo della Meloni all’internazionale degli ultra-conservatori

Si chiama Cpac, Conservative political action conference, la conferenza dei conservatori Usa che il prossimo 4 maggio per la seconda volta consecutiva sbarca in Ungheria da uno dei suoi riferimento europei, Viktor Orbán. Non è un caso, il Cpac è diventato uno dei luoghi prediletti da Donald Trump (a marzo è stato presentato come “il prossimo presidente Usa”) in cui ci si sbizzarrisce sulla teoria del Deep State e sul complottismo tipico della destra sovranista. Il viaggio in Ungheria è solo l’ennesimo segnale di un asse internazionale delle destre più radicali che da anni si organizza e si ingrossa.

La conferenza dei conservatori Usa il prossimo 4 maggio per la seconda volta consecutiva sbarcherà in Ungheria

A Budapest sarà possibile sfogliare il catalogo della destra radicale. Ci sarà ad esempio Herbert Kickl, leader della destra radicale austriaca (Fpö) che ha ingrossato le proprie file organizzando manifestazioni no vax. Come racconta Jacopo Di Miceli (autore del libro L’ideologia della paura, edito da People) Kickl aveva consigliato di curare il Covid con un antiparassitario per cavalli e molti finirono intossicati (esattamente come accadde negli Usa con Trump). Parlerà anche Eduardo Bolsonaro, che, come racconta l’account twitter Osservatorio sul complottismo è “figlio dell’ex presidente brasiliano Jair, rappresentante in America Latina di The Movement, l’organizzazione di Steve Bannon, e al centro dei rapporti fra estrema destra brasiliana e trumpiani”.

Altro? Di Miceli spiega che ci sarà pure il repubblicano Paul Gosar, “fra i parlamentari che si sono rifiutati di riconoscere la legittimità di Biden, sostenitore della teoria del complotto delle elezioni rubate. Afferma che l’assalto al Campidoglio sia stato una messinscena dell’Fbi. Promise l’amnistia agli insorti”. Di brogli elettorali (inesistenti) continuano a parlare anche Kari Lake, l’ex candidata repubblicana a governatrice dell’Arizona che chiedeva il carcere per Anthony Fauci accusandolo di avere nascosto la cura per il Covid e il presidente dei giovani repubblicani di New York, Gavin Vax, che nelle ultime elezioni Usa vide una “cospirazione internazionalista ed elitaria della sinistra radicale”.

Tra i partecipanti il consigliere culturale del premier Meloni Giubilei e il presidente del Centro Machiavelli

Tra gli invitati c’è, Ernst Roets, che, spiega Di Miceli, è “fra i leader di AfriForum, un’organizzazione afrikaner sudafricana che sostiene la versione locale della teoria del complotto della Grande Sostituzione, ovvero il genocidio dei bianchi per opera della popolazione nera”. Dalla Spagna arriva Jorge Buxadé, esponente di spicco di Vox (il partito che ospitò Giorgia Meloni poco prima delle elezioni), ammiratore del dittatore militare Primo de Rivera e ha criticato la costituzione democratica redatta dopo la caduta del franchismo. E gli italiani? In prima fila c’è Francesco Giubilei, consigliere culturale del governo Meloni e fenomeno televisivo.

Poi Guglielmo Picchi, ex parlamentare leghista e sottosegretario agli esteri, manager della finanza, che, spiega Di Miceli, è tra i fondatori del Centro Machiavelli, denunciò brogli elettorali contro Trump, avversato da “media, big tech, deep state, internazionale globalista”. Simone Billi è il parlamentare leghista che proponeva bonus a chi si sposa in chiesa. Daniele Scalea invece è il presidente del think tank di destra Centro Studi Machiavelli, schierato con i repubblicani americani “contro le tendenze dittatoriali e marxisteggianti del Partito Democratico”.

Altro che 25 aprile. La natura di certa destra, nonostante si sforzi di apparire illuminata, è quella che si annusa nei ritrovi lontani dall’Italia. Là dove vengono dismessi i panni simulati per apparire potabili e si può dare sfogo alla natura peggiore. Tanto possono sempre dire di essere stati “fraintesi”.

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Chissà se La Russa avrà trovato un minuto per rileggersi il discordo di Mattarella

Mattarella ha pronunciato la parola che per qualcuno dalle parti del governo è indigesta praticamente impronunciabile: antifascisti. Il Presidente della Repubblica lo fa a Cuneo parlando delle montagne dove caddero i partigiani. La Costituzione, dice Mattarella, “frutto del 25 aprile” che “è la festa dell’identità italiana, ritrovata e rifondata dopo il fascismo”.

“Ora e sempre Resistenza”. Chissà se il presidente del Senato avrà trovato un minuto per rileggersi il discordo di Mattarella

Perché “è dalla Resistenza che viene la spinta a compiere le scelte definitive», il coraggio di rigettare «le ambiguità che avevano permesso lo stravolgimento dello Statuto albertino operato con il fascismo”. È nella Cuneo “dei 12mila partigiani, dei duemila caduti in combattimento e delle 2.600 vittime delle stragi nazifasciste” che “la Repubblica oggi celebra le sue radici”, dice.

Mattarella ha anche ripassato “le parole ingannevoli” del fascismo, che spesso sentiamo risuonare ancora oggi: “Dopo l’8 settembre il tema fu quello della riconquista della Patria e della conferma dei valori della sua gente, dopo le ingannevoli parole d’ordine del fascismo: il mito del capo; un patriottismo contrapposto al patriottismo degli altri in spregio ai valori universali, che animavano, invece, il Risorgimento dei moti europei dell’800; il mito della violenza e della guerra; il mito dell’Italia dominatrice e delle avventure imperiali nel Corno d’Africa e nei Balcani. Combattere non per difendere la propria gente ma per aggredire. Non per la causa della libertà ma per togliere libertà ad altri“.

Ed è in questo senso che ha aggiunto: “La Resistenza fu anzitutto rivolta morale di patrioti contro il fascismo per il riscatto nazionale. Un moto di popolo che coinvolse la vecchia generazione degli antifascisti”. Mattarella parla della “tirannia mussoliniana» e della «nefanda oppressione tedesca e fascista”, dei sacerdoti fatti a pezzi e dei civili bruciati vivi. E della Costituzione che fu «la risposta alla crisi di civiltà prodotta dal nazifascismo”: “Chiediamoci dove e come saremmo, se fascismo e nazismo fossero prevalsi allora!”.

E chiude con un motto: “ora e sempre Resistenza”. In prima fila ad ascoltarlo c’erano i ministri Guido Crosetto, Daniela Santanché e Roberto Calderoli. Chissà se hanno capito. Chissà se il presidente del Senato, Ignazio Benito La Russa, avrà trovato un minuto per rileggersi il discordo di Mattarella. Ora e sempre.

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Resistete come la banda di Ceccano

Per il 25 aprile a Ceccano è accaduto un episodio minimo, come in molti altri comuni d’Italia, di una storia che contiene un insegnamento. Il sindaco della città, Roberto Caligiore di Fratelli d’Italia, decide che la banda cittadina non può suonare “Bella ciao” durante la cerimonia.

“Bella ciao” è divisiva, dicono da quelle parti. In effetti “Bella ciao” non piace a chi la guerra di Liberazione l’ha persa. Solo a loro. Solo a loro provoca imbarazzo (non è nemmeno imbarazzo, è solo la memoria della sconfitta) e solo loro credono che si possa sabotare il 25 aprile impedendo di suonarla. È uno dei tanti modi vigliacchi di svuotare il 25 aprile per renderlo il più possibile un rito stanco, sperando che diventi il prima possibile una commemorazione senza intenti e senza slanci per il futuro. Non si fa fatica a capire il perché: c’è nella lezione della Resistenza un foglietto delle istruzioni per capire chi già o meno vigliaccamente decide di rifarsi al fascismo, chi si rifiuta di rinnegarlo, chi vede negli antifascisti dei nemici.

La banda di Ceccano ha seguito in modo impeccabile il cerimoniale deciso dal sindaco. Lui impettito non ha provato nemmeno un pizzico di vergogna mentre “Bella ciao” veniva suonata al cospetto del Capo dello Stato Sergio Mattarella. Quello stesso Mattarella che per questo 25 aprile ha deciso di usare parole chiare, nette: vincitori e vinti del 25 aprile non sono uguali.

Alla fine della cerimonia, quando la piazza ancora non si svuota, la banda di Ceccano ha deciso di suonare ciò che le era stato impedito. Formalmente non ha contravvenuto a nessuna regola dettata dal sindaco. Simbolicamente ha dimostrato il dovere di rispondere colpo su colpo alla provocazione. Così il sindaco che voleva ammorbidire la Resistenza s’è ritrovato la resistenza in piazza, musicale, con fiati e tamburi. Non arretrare di un centimetro, ora e sempre. Grazie, banda.

Buon mercoledì.

Nella foto: frame del video (da facebook) dell’esecuzione di “Bella ciao”

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25 aprile, Ruotolo (Pd): “Provano a riscrivere la storia. Noi non glielo permetteremo”

Quando era giornalista televisivo sui canali Rai Sandro Ruotolo ripeteva sempre di avere in tasca una sola tessera, quella dell’Anpi. Ora Ruotolo è uno degli elementi di punta del nuovo Pd targato Elly Schlein – membro della direzione e della segreteria col ruolo di responsabile Cultura, informazione e memoria – e l’antifascismo rimane uno dei punti imprenscindibili.

Che 25 aprile è quello di quest’anno?
“Un 25 aprile all’insegna della Resistenza. Quindi bello, in tutte le piazze del nostro Paese. Ci sarà il Partito democratico a ribadire un concetto chiaro che la storia ci ha tramandato: è la festa della liberazione dal nazifascismo. È una festa che ricorda centinaia di migliaia di vittime (civili, donne, uomini) che hanno perso la vita per liberarci dalla dittatura, dal ventennio fascista. È importante anche perché c’è chi alla vigilia ha provato a riscrivere la storia. Ha iniziato Giorgia Meloni alle Fosse Ardeatine, poi c’è stata la raffica della seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, poi Lollobrigida con la sostituzione etnica. La verità è che mentre i nazisti in Germania sono scomparsi, da noi i fascisti ci sono ancora. Seriamente lo dico: nessuno di questi che oggi hanno ruoli istituzionali ha mai pronunciato la parola antifascista. E poi abbiamo viceministri e sottosegretari che si fanno fotografare vestiti da nazisti. Il 25 aprile è la festa degli italiani che vogliono chiudere un periodo che questi tengono aperto. Io non dimentico il 9 ottobre di due anni fa con l’assalto alla Cgil di Roma. Oggi Salvini per convenienza è diventato antifascista. Improvvisamente ci dice di essere interessato al 25 aprile. Allora ci deve spiegare quella cena con i leader di Casapound. Mi ricordo molto bene una serie di estremisti di destra, ex di Forza Nuova, confluiti al nord nelle sezioni della Lega, ad esempio in Piemonte. Questo è il punto. Le parole del Presidente Mattarella a Auschwitz ancora una volte sono state molto chiare, ha parlato del rischio dell’oblio. Ancora una volta possiamo solo dire ‘grazie Presidente’. Sembra banale ripetere che ‘senza memoria non c’è futuro’ ma è esattamente così. Ogni anno ha la sua attualità, ogni anno ha la sua legge razziale. E l’odio razziale si riconosce quando si schianta contro i fragili, contro gli ultimi”.

Come ogni anno qualcuno parla strumentalmente di “pacificazione”, qualcuno prova a spostare il punto. Se lo ricorda quando il Pd con Renzi segretario tolse il colore rosso dal 25 aprile spostando la festa sui “patrioti europei”?
“Noi siamo stati chiari. Lo striscione dietro al quale sfileremo a Milano sarà ‘nata dalla Resistenza’. Rivendichiamo la prima segreteria a Riano in memoria di Matteotti. Io oggi sarò al Museo Cervi, poi andrò a Milano. Per noi questi sono i valori, questa è l’identità del nuovo Pd. I valori della Costituzione. Insiste La Russa a dire che la Costituzione non è antifascista: vada a riprendersi Calamandrei nel discorso agli studenti nel ’55. E oggi lo rivendicheremo: se non ci fosse stata la Resistenza non ci sarebbe stata la Costituzione. A parte il divieto della ricostituzione del partito fascista, gli articoli 21 e 3 non sono articoli antifascisti? Non è solo la fotografia della cena con Casapound. Loro al governo provano a imporre una narrazione, provano a riscrivere la Storia dalla parte degli sconfitti. Si comincia addirittura con Dante Alighieri. Dobbiamo invece tutto a quella generazione. È una festa che io ho sempre, da quando avevo i pantaloni corti, onorato. Perché credo molto nei valori. Leggi la storia, leggi le pagine dell’orrore, dell’olocausto, quello che ha significato il nazismo e il fascismo. Mai più”.

Qualcuno sorride quando si parla del pericolo di ritorno del fascismo, forse, però, c’è poco da sorridere…
“Io la vedo da vecchio cronista. Vedo i fatti. Poi è chiaro per me è fondamentale non fare la macchietta. L’assalto alla Cgil c’è stato o non c’è stato? Le abbiamo viste quelle immagini? I giornalisti minacciati e picchiati? C’è un fascismo 2.0. I valori di Casapound, Forza Nuova, ad esempio? Perché non sono state sciolte le organizzazioni di matrice fascista L’assalto al liceo di Firenze cos’è stato? Come si fa a sottovalutare? Andiamoci a rileggere Calamandrei sull’attualità del fascismo. ‘Mai più’, ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella sua recente visita nel campo di concentramento di Auschwitz, perché ‘l’odio, il pregiudizio, il razzismo, l’estremismo e l’indifferenza, il delirio e la volontà di potenza sono in agguato, sfidano in permanenza la coscienza delle persone e dei popoli’. Ricorderemo sempre la Resistenza e il sacrificio di quanti hanno dato la vita per restituire la libertà al nostro Paese. W il 25 aprile! W la Resistenza! Noi dobbiamo convincerci: i valori su cui lavorare sono quelli. E non sono negoziabili”.

L’Antifascismo potrà tornare di moda
“Dobbiamo avere la capacità di tramandarlo alle nuove generazioni. Le iscrizioni di giovani generazioni all’Anpi sono un’ottima notizia. Mi auguro di avere la forza di tramandare la nostra storia. Sono iscritto all’Anpi dal 1994. La mia unica tessera in tasca era quella dell’Anpi. Ognuno di noi ha giurato sulla Costituzione”.

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25 aprile, la destra oggi si farà vedere il meno possibile. È proprio la Liberazione

Annacquare il 25 aprile. Questo è l’obiettivo. Nel governo Meloni il presidente del Senato, Ignazio La Russa, aveva promesso di non volere partecipare alle manifestazioni del 25 aprile. È stato di parola: piuttosto che rimanere in Italia, la seconda carica dello Stato ha deciso di volare all’estero, a Praga.

La Meloni farà lo stretto necessario all’Altare della Patria, La Russa se n’è volato a Praga, gli altri ministri si limiteranno a un giretto e poi di corsa a casa

Alle 9 di mattina sarà all’Altare della Patria a Roma, dove ci saranno anche il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (che successivamente è atteso a Cuneo, a Borgo san Dalmazzo e a Boves, luoghi simbolo della Resistenza) e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Quindi il presidente del Senato si recherà in Repubblica Ceca, dove alle 12:15 interverrà alla riunione dei presidenti dei Parlamenti dei Paesi membri dell’Unione europea.

La scelta di La Russa è stata contestata dall’Anpi: “Mi ha colpito che il presidente del Senato domani (oggi, ndr) si recherà a Praga a rendere omaggio a Jan Palach che è sicuramente un eroe della libertà ma ci sono altri 364 giorni all’anno per farlo”, ha detto il presidente nazionale dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, al telefono con l’Ansa. “Nel Paese dove c’è stato l’eccidio delle Fosse Ardeatine o l’eccidio di Marzabotto o di Sant’Anna di Stazzema sarebbe stato più logico portare un fiore lì”.

Salvini trascorrerà la giornata in famiglia e in giro per i paesi della Brianza

Il vicepremier Matteo Salvini ha già comunicato che trascorrerà la giornata in famiglia e in giro per i paesi della Brianza a fare comizi. Del resto anche da ministro dell’Interno si era tenuto alla larga dai cortei in ricordo della Resistenza, nonostante quest’anno si finga antifascista per logorare Meloni. Nel 2019 aveva detto: “Non penso che tornino né il fascismo né il comunismo, il fascismo è stato condannato dalla storia e non penso che tornerà. Io lotto contro i problemi attuali, la mafia è un problema reale”.

Quest’anno invece Salvini non ha voluto commentare le parole di La Russa, ma ha assicurato che sarà in Italia: “Il 25 aprile festeggerò la Liberazione del nostro Paese, ma non fatemi commentare, io sono ministro delle Infrastrutture, il mio obiettivo è sbloccare i cantieri, creare lavoro e sicurezza, e non sono pagato per fare commenti”, ha detto, aggiungendo: “Non so cosa farà La Russa, so quello che farò io. Starò un po’ in famiglia e lavorerò, come lavorerò il 1° maggio, come lavoriamo ovunque siamo, perché gli italiani ci pagano per farlo”.

Tajani andrà alle Fosse Ardeatine. Crosetto a Cuneo

Il vicepremier Antonio Tajani invece ha fatto sapere che per il 25 aprile sarà “alle Fosse Ardeatine a depositare una corona a nome del governo italiano in ricordo delle vittime della ferocia nazifascista nella mia città”, ossia Roma. Mentre il ministro della Difesa Guido Crosetto sarà nella sua Cuneo insieme al Capo dello Stato. Il ministro delle Imprese di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, sarà invece a Porta San Paolo con la comunità ebraica di Roma.

Carlo Nordio, ministro della Giustizia, parteciperà alla commemorazione ufficiale a Treviso, e il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, passerà la giornata in Sicilia alla manifestazione “Memoria Nostra”, organizzata dal sindaco M5S, Enzo Alfano, per rappresentare la “giornata di liberazione” della città dall’incubo del capo mafioso.

Schlein sarà alla manifestazione a Milano. Conte a via Tasso

Le opposizioni saranno invece in piazza o in luoghi simbolo della Resistenza. La segretaria del Pd, Elly Schlein, sarà alla manifestazione a Milano. Il leader del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, si recherà in via Tasso a Roma, al museo storico della Liberazione. Il leader di Azione, Carlo Calenda, parteciperà al corteo Anpi di Roma.

 

Leggi anche: “Provano a riscrivere la storia. Noi non glielo permetteremo”. Ruotolo (Pd): ha cominciato Meloni, poi i suoi ministri. “Il rischio dell’oblio c’è, noi coltiviamo la memoria”

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Chissà che ne direbbe oggi Calamandrei

Giornata di discorsi oggi. Alcuni saranno importanti, da tenere in tasca per gli anni venire, alcuni stanchi, altri tristi per la scomparsa di chi non c’è più a testimoniare. Il discorso che ogni anno risuona con sempre più vigore è quello di Piero Calamandrei a Milano il 26 gennaio al 1955. Era un ciclo di conferenze sulla Costituzione per gli studenti delle scuole medie e universitari.

La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé.
La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità.
Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo”.
«La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica».
Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante.
Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa Unn’è mica mio!».
Questo è l’indifferentismo alla politica.

È così bello, è così comodo! è vero? è così comodo! La libertà c’è, si vive in regime di libertà.
C’è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa.
Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…
Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi.

In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane…
E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie… ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini! O quando io leggo nell’art. 8: «Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubblica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo!
O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!
E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani… Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta.
Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila morti.

Buon 25 aprile.

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Nove milioni di euro di soldi (nostri) per dimostrarci quando sono scarsi (loro)

La ministra Daniela Santanchè ha deciso di lanciare una campagna di comunicazione per celebrare l’inettitudine del governo di cui fa parte. In onore della preservazione della lingua italiana che alcuni vorrebbero preservare hanno deciso di chiamarla “Open to meraviglia” e dovrebbe promuovere l’immagine dell’Italia nel mondo.

La ministra Santanchè ha deciso di lanciare una campagna di comunicazione per celebrare l’inettitudine del governo di cui fa parte

Alcuni particolari della campagna. L’immagine simbolo è una povera Venere di Botticelli a cui hanno appiccicato i peggiori filtri stile TikTok mentre mangia pizza in giro per l’Italia. Per rendersi conto del dilettantismo che sta dietro alla campagna basta sapere che le immagini sono state pescate da uno dei più famosi siti contenitori di immagini per pochi euro. Nessuna creatività, al di là della faccia filtrata della povera Venere. E c’è da sperare che le abbiano pagate. Almeno questo.

Non solo. Come segnala Selvaggia Lucarelli nel video promozionale al minuto 0,27, per raccontare “il calore che risuona nelle parole e nei gesti” si vedono “le finestrelle azzurre e le piante rampicanti” della cantina Cotar, nel carso sloveno. C’è anche una bottiglia del vino Cotar sul tavolo, nel video. Promuovere l’Italia con immagini slovene. C’è di più: come ha scoperto Lucarelli il video si trova “su Artgrid, una piattaforma straniera che cede video e immagini con un semplice abbonamento per 600 euro l’anno. Il regista è tal Hans Peter Scheep, olandese”.

Un altro utente ha scoperto (basta osservare gli indirizzi delle immagini sul sito) che le immagini sono state caricate da whatsapp. Sempre a proposito di professionalità. Nel testo si legge “ed inconfondibile”. Un errore da matita rossa: l’uso della “d” eufonica dovrebbe essere limitati ai casi d’incontro della stessa vocale. Infine c’è la questione del dominio internet www.opentomeraviglia.it che è stato scippato ai bravissimi creativi del ministero per pochi spicci da un’agenzia di comunicazione. Se n’erano dimenticati, probabilmente.

Quanto è costato tutto? 9 milioni di euro di soldi pubblici per un lavoro che per qualche euro avrebbe fatto meglio qualsiasi grafico. 9 milioni di euro di soldi (nostri) per dimostrarci quanto sono scarsi (loro). Poteva andare peggio: potevano essere 49.

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Il situazionismo della Lega antifascista per logorare Meloni

No, non abbiamo visto ancora tutto quello che c’è da vedere di questo governo che ogni giorno scivola qualche centimetro più giù, sondando gli inferi che proprio nel giorno del 25 aprile si ricordano. L’ultima puntata della farsa inizia con le dichiarazioni del presidente della Camera, il leghista Lorenzo Fontana, in un’intervista per il Corriere della Sera. «Sono pienamente antifascista. – dice Fontana – Il 25 Aprile? La Resistenza è patrimonio nazionale».

Lorenzo Fontana, nonostante ultimamente abbia scelto di sommergersi per salvarsi, è lo stesso che nel 2016 su Twitter così diceva «Porto volentieri il mio saluto agli amici di Alba Dorata per il loro congresso. (…) è un momento difficile, so che bisogna combattere, so che voi siete dei combattenti e assieme a noi sono convinto che riusciremo a rilanciare questa Europa».  Alba Dorata, partito neonazista greco è stato giudicato dalla Corte di Atene nel 2020 come una “associazione criminale” e sciolto. A maggio del 2017 in un video sulla sua pagina YouTube (poi rimosso) diceva: «Vogliamo un’Europa dove il matrimonio sia tra una mamma e un papà e i bambini vengano dati a una mamma e un papà! Le altre schifezze non le vogliamo neanche sentir nominare. Quando vi dicono che siete razzisti…fascisti…brutti e cattivi…ricordatevi che lo fanno perché i mass media sono in mano alle grosse potenze economiche, perché i mass media hanno paura di voi».

Aprile 2018, intervista al sito Rossoporpora, il leghista Fontana disse frasi così: «La sostituzione etnica è una scelta del tutto sbagliata, perché porta a un annacquamento devastante dell’identità del Paese che accoglie. Sono stato a Bruxelles per quasi nove anni. È una città fatta in larga parte da immigrati, con una presenza islamica del 30%… I quartieri ‘islamici’ sono popolati tra l’altro da seconde generazioni definite ‘europee’, ma che in realtà non condividono nulla di quanto attiene alla nostra civiltà». «Penso che l’accoglienza massiccia dei migranti sia anch’essa parte del progetto di una società fluida, debole dunque al suo interno, destinata a essere manipolata e guidata dall’esterno». «Sono stato favorevolmente impressionato da tante dichiarazioni di Putin». «Le sanzioni contro la Russia sono parte dello scontro in atto in tutto il mondo tra globalisti e identitari». «Credo che le élites che governano l’Unione europea abbiano un mandato preciso, quello di distruggere la famiglia, che è la cellula della comunità e dei popoli. Vogliono creare un’Europa con cosiddette famiglie di altro genere, diverse da quella naturale».

A molti non è sfuggito che l’endorsement di Fontana per il 25 aprile arrivi poco dopo la mossa di Matteo Salvini che ha dichiarato: «il 25 aprile celebrerò la Liberazione del nostro Paese». Che è successo? Un improvviso rinsavimento? No, no, nulla di tutto questo. Semplicemente la Lega ha deciso di approfittare delle parole di Ignazio La Russa per martellare gli alleati di Fratelli d’Italia. Logoramento politico interno, uno dei vizi intramontabili di Salvini: occupare ogni spazio lasciato scoperto da Giorgia Meloni per coprire una nuova area e inseguire nuovi voti. Non è nemmeno politica, è politicismo che se ne frega dei temi e dei valori sul tavolo. Salvini l’ha fatto su Draghi, sul Ddl concorrenza, sul decreto Cutro, sul Ponte che prima era una schifezza e ora è una priorità, sui meridionali che prima erano peste e poi oro.

Il 25 aprile, per questi, è solo un altro scalpo da portarsi a casa. Tanto per avere un’idea del valore che gli danno.

Buon lunedì.

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Il 25 aprile, la finta pacificazione e la normalizzazione del fascismo

La chiamano pacificazione ma è solo un tentativo di parificazione. L’unica pacificazione che hanno in testa alcuni sghembi dirigenti di partito (e di Stato) alla stregua di La Russa è la legittimazione dell’essere stati fascisti, del dirsi fascisti, del chiedere voti ai fascisti. Tutto il resto è futile moina che serve ogni giorno a erodere l’antifascismo in Italia e a coprire di nebbia ciò che è Stato.

La tarantella mortifera sul 25 aprile e il “pericolo fascista” costantemente ignorato 

La tarantella intorno al 25 aprile è un ballo mortifero a cui ci tocca assistere ogni anno. Dai tempi del 1994, quando Silvio Berlusconi «si era portato appreso i fascisti del Msi di Fini non ancora sbiancati nelle acque purificatrici di Fiuggi, gennaio 1995» (Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, il 22 aprile di quattro anni fa) e il Senatùr Umberto Bossi decise per protesta di presentarsi alla manifestazione di piazza promettendo di andare a prendere i fascisti “casa per casa”. Già quell’anno qualcuno scrisse che la sinistra non avrebbe dovuto agitare lo spettro del fascismo inutilmente. Non serve a niente, dicevano, figurarsi se esiste un pericolo fascismo in Italia. Sono passati quasi 30 anni e la seconda carica dello Stato nel giro di poche settimane è riuscito a spargere un veleno inimmaginabile sul 25 aprile che viene. Ogni volta La Russa (o chi per lui) segue il solito schema: prima la provocazione con un evidente falso storico o strafalcione giuridico, poi l’accusa di essere stato male interpretato e strumentalizzato e infine una veloce ritirata in attesa della prossima provocazione. Accade con il presidente del Senato ma accade, da anni, con ogni provocatore nostalgico a qualsiasi livello politico. Anche le reazioni sono cicliche e identiche: c’è chi si indigna, c’è l’Anpi insieme alle associazioni antifasciste che faticosamente prova e puntellare la memoria, ci sono le richieste di dimissioni che durano il tempo di finire in pagina sui giornali del giorno dopo e immancabili ci sono quelli che, come 30 anni fa, dicono che non esiste nessun “pericolo fascismo”.

La Russa alle prese con la discussione sul 25 aprile in Senato
Il presidente del Senato Ignazio La Russa (Getty Images).

Da “carico residuale” a “sostituzione etnica”: così è stato sdoganato il vocabolario anti-antifascista

Un Paese che si avvita ogni volta allo stesso modo, sempre uguale a se stesso, senza nessun passo in avanti. I passi indietro sono evidenti: dal «carico residuale» di Piantedosi riferito ai migranti alla triste scena del governo che vola a Cutro per prendere in prestito il nome di un decreto ancora più stringente con chi salva vite, dalla riscrittura della storia su via Rasella fino alla teoria della sostituzione etnica del ministro Lollobrigida che giù fu di Meloni e Salvini. Il vocabolario degli anti-antifascisti è ormai sdoganato negli scranni più alti del Paese. Quasi quotidianamente l’anti-antifascismo è sulle prime pagine e negli editoriali di alcune testate nazionali. Un braccio teso non è più una notizia, si perde nelle cronache locali. Ogni giorno si “normalizza” un pezzo di fascismo in più, nelle parole e nelle azioni.

La responsabilità è anche di chi ha assicurato a La Russa i voti mancanti per diventare presidente del Senato

La pacificazione è solo una foglia di fico. La legittimazione del fascismo avviene anche restringendo le sue responsabilità. Riconoscere ad esempio la responsabilità del fascismo italiano nello sterminio degli ebrei è un passaggio che serve nelle intenzioni per “salvare” quello che “di buono” c’è stato. Trovato quello spiraglio basterà allargare piano piano il “buono” perché il fascismo negli anni si trasformi in un periodo aureo che ha avuto la pecca di commettere qualche errore. E così l’impianto ideologico sarà ben saldo e pronto per essere verniciato a nuovo e calato nel presente. Tra le molte cose che si ripetono ci sono anche i cretini, quelli che dall’esterno convergono con i nostalgici del fascismo e ne consentono la riabilitazione. La domanda che nessuno pone in questi giorni in cui discetta di responsabilità storiche e presenti è: chi ha dato a La Russa i voti che non aveva nel suo schieramento per diventare presidente del Senato? Ecco, la responsabilità dell’intossicazione di questi giorni è anche loro. O no?

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Non solo i meloniani, nostalgici pure nella Lega. Il presidente del Consiglio regionale ligure farnetica di eccidi partigiani

Non c’è solo Ignazio La Russa. È polemica in Liguria per le dichiarazioni del presidente del Consiglio Regionale ligure, Gianmarco Medusei, della Lega, che ieri a margine della commemorazione ufficiale per il 25 Aprile ha dichiarato in una intervista al Tgr Rai Liguria che ci sono stati “eccidi anche da una parte dei partigiani” e che questo imporrebbe “di ricordare tutte le vittime, che non sono di serie A e di serie B”.

Vade retro

Oltre alle opposizioni ieri hanno espresso critiche anche il Cdr del Tg Rai della Liguria, che “si dissocia” dalle sue dichiarazioni, il segretario di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo e l’Anpi.

“Chi è morto combattendo dalla parte sbagliata, chi ha combattuto dalla parte di un regime, che ha saputo perpetrare le più ripugnanti violazioni della dignità umana, consapevole o inconsapevole che fosse, queste persone meritano la pietà, ma la commemorazione spetta solo a chi ha dato la vita, perché noi fossimo liberi”, ricorda l’Anpi in una nota citando il testo della orazione svolta ieri mattina a Genova dallo storico Maurizio Viroli.

Memoria corta

“Sono la risposta più chiara all’ennesimo tentativo revisionista che gli esponenti della destra italiana provano a portare anche all’interno delle istituzioni – dice l’Anpi in una nota -. Si dimentica, il presidente Medusei, che quelli di serie B furono i partigiani, i civili antifascisti, i sacerdoti, le donne e le ragazze, i militari che non aderirono alla Rsi: torturati, fucilati, deportati perché qualcuno della serie A, quella che cioè aveva in mano le leve del potere e della repressione, decise così”.

“Uomini come Gianmarco Medusei non possono rappresentare il popolo ligure, i suoi morti per la libertà, la sua storia civile”, conclude l’Anpi di Genova.

Tutti contro

Tutti i partiti di opposizione nella assemblea ligure (Pd, M5S, Lista Sansa e Linea Condivisa) chiedono le sue dimissioni. Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti spiega che “certe frasi possono uscire bene o male”.

“Credo che non ci sia nessuno che possa negare che tutte le vittime meritano la stessa pietà, ma non tutte le vittime meritino le stesse celebrazioni”. Alla fine Medusei cede: “Le mie parole sono state inappropriate, ma no alle strumentalizzazioni”.

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