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Altro che “lasciateli lavorare, vediamo come va”

«La legge 194 sull’aborto va applicata tutta. Lo diamo a tutti quelli che non fanno nulla, diamo il reddito di cittadinanza a chi decide di portare a termine la gravidanza», ha detto ieri Gasparri, senatore di Forza Italia ospite nella trasmissione Zona Bianca, con il ghigno del vincitore. Poche ore dopo l’insediamento del Parlamento ha depositato una proposta di legge contro l’aborto. “Lo fa all’inizio di ogni legislatura”, dicono per sminuire la sua intenzione. Sì, è vero, ma la sua parte politica non ha mai avuto una maggioranza così schiacciante. Questo si dimenticano di aggiungerlo.

Le parole sono importanti, si dice in un film di Nanni Moretti, e il nuovo ministero per Famiglia e natalità ha il programma politico nel nome. A guidarlo c’è Eugenia Maria Roccella che a fine aprile di quest’anno spiegava ai sostenitori di Fratelli d’Italia (consapevoli di essere prossimi al governo) di voler ripartire «dal senso materno» per «rivoluzionare la politica italiana». Roccella non ha mai fatto mistero delle sue posizioni, anzi le ha rivendicate pubblicamente e senza esitazione. Il ritornello è sempre lo stesso: la legge 194 non la vuole (apparentemente) toccare nessuno, ma lo sforzo da fare è perché le donne non abortiscano più. E per farlo, metteranno in campo tutti i mezzi possibili. Nella sua strenua difesa dei “medici obiettori di coscienza” ha avuto il coraggio di sostenere che non siano un ostacolo all’attuazione della legge 194 negli ospedali. È stata tra le prime a opporsi all’aborto farmacologico, definendolo un mezzo «per smantellare attraverso una prassi medica la legge 194» e arrivare «all’aborto a domicilio».

È la stessa Roccella contro il ddl Zan, che nel 2016 annunciò un referendum contro le unioni civili. Fu in prima linea contro il divorzio breve, e contro eutanasia e fine vita. “Non vogliamo diventare la nuova Ungheria” è stato lo slogan della manifestazione a Milano di Arcigay Milano, Famiglie Arcobaleno – associazione genitori omosessuali e il coordinamento dei collettivi studenteschi di Milano e provincia. Il programma politico di Eugenia Roccella è scritto da anni nelle sue dichiarazioni e nella sua azione politica. Di più: è scritto nell’insegna del suo ministero.

Stessa cosa per Guido Crosetto. Cresciuto nella Dc, passato con Forza Italia con quattro legislature alla Camera e tre anni da sottosegretario, il neo ministro della Difesa (che in origine sembrava destinato allo Sviluppo economico) è uno dei pochi fondatori di Fdi che non è cresciuto nell’estrema da destra. Consigliere ascoltato dalla premier, è il volto moderato di Fdi nei salotti buoni. Da quando si è dimesso da deputato, nel 2019, si è dedicato agli affari: ha guidato aziende attive nel mondo delle navi da guerra, ma anche una Srl familiare che si occupa di lobbying. Nelle sue prime interviste dice di essersi dimesso da tutto (più di quello che gli chiede la legge) e promette querela a chiunque ventili un possibile conflitto di interessi che è sotto gli occhi di tutti. Sarà difficile fare peggio del ministro della guerra Lorenzo Guerini ma il nuovo ministro ha tutte le carte in regola per riuscirci.

Al Turismo c’è Daniela Santanchè, simbolo imponente della politica diventata personaggismo. L’imprenditrice con più rassegna stampa che bilanci a posto paga allo Stato un canone di 17mila euro all’anno per il suo stabilimento balneare Twiga. E ora si ritrova a decidere dei balneari (anche se potrebbe lasciare le deleghe proprio per le polemiche di questi giorni). Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, ha dichiarato che è «inaccettabile» la nomina di chi «ha interessi nel demanio marittimo». Un settore che fattura «tra i 7 e i 10 miliardi di euro» e per cui «lo Stato incassa solo 100 milioni di euro, con un’evasione erariale di quasi il 50%». Oggi le concessioni demaniali «costano tra 1 euro e 1,70 euro al metro quadro all’anno». Il Twiga «ai consumatori fa pagare ben 300 euro al giorno per una tenda» e «con gli incassi di meno di mezza giornata riesce a pagare il canone» dovuto allo Stato per tutto l’anno. Il parlamentare di AV-SI ha sottolineato che quelli di Daniela Santanchè «sono privilegi inaccettabili» contro cui «siamo pronti a opporci duramente».

È ministro Roberto Calderoli, il leghista che riuscì a farsi condannare per aver dato dell’orango all’ex ministra del governo Enrico Letta, Cecile Kyenge, nel luglio 2013 alla festa della Lega Nord di Treviglio. È ministra Anna Maria Bernini, che si dovrebbe occupare di università e ricerca nonostante i suoi social dimostrino una consapevolezza politica da scolara in gita. Poi c’è Giorgetti, quello considerato il “serio” del gruppo perché non ha mai bevuto moijto in spiaggia sulle note dell’inno nazionale. E poi c’è ovviamente Salvini, pronto a giocare al ponte di Messina (ma senza Lego, con i soldi nostri) e a divertirsi con la retorica dei porti da chiudere.

Dicono “lasciateli lavorare, vediamo come va”. No, assolutamente no. Le parole sono intenzioni e il governo Meloni è già tutto scritto. Lo combatteremo per il più semplice dei motivi: ne abbiamo combattuto le idee già quando avevano l’aspetto di squinternate dichiarazioni senza autorevolezza politica. Figurarsi ora che sono un programma di governo.

Buon lunedì.

 

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L’ennesima tragedia del mare non scuoterà né l’Europa né le nostre coscienze

Il falò di bambini si è acceso su un barcone diretto a Lampedusa. Sul barchino c’erano 37 persone quando un bidone di benzina trasportato a bordo – serve carburante se le onde si fanno alte nella disperazione del Mediterraneo – ha preso fuoco provocando un’esplosione. Un anno e due anni avevano quei pericolosi “clandestini”. Salvatore Vella, che coordina l’inchiesta aperta dalla Guardia costiera per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e morte come conseguenza di altro reato spiega: «Ci sono due bambini piccolissimi morti bruciati e diversi feriti. I migranti sono stati trasbordati sulle unità di soccorso e il barchino è stato lasciato alla deriva ancora galleggiante». Nessuno ha certezza di quello che sia avvenuto sul quella carretta del mare, ma il fatto che il barchino sia stato lasciato alla deriva ancora galleggiante è indicativo del fatto che non può esserci stata una esplosione sul natante. Spetterà comunque all’inchiesta, che è stata appena aperta, fare chiarezza su cosa abbia determinato l’incendio a bordo. Altri due bambini sono ustionati ma vivi, cinque donne sono ferite. Una di loro, incinta, è stata intubata e trasportata all’ospedale di Palermo.

L'ennesima tragedia del mare non scuote l'Europa né le nostre coscienze
La guardia costiera libica scorta un gommone (Getty Images).

L’Europa continua a considerare la Libia come sacco dell’umido

Per avere un’idea della disperazione si potrebbero leggere ad alta voce, in tutte le sedi istituzionali, le parole del sindaco Filippo Mannino: «Il presidente della Commissione europea venga a Lampedusa a vedere quello che succede. È un inferno. Sono sindaco da appena 100 giorni e ho già contato cinque morti. L’Europa deve fare immediatamente qualcosa, non è più possibile far morire la gente». Gli allarmi sono sempre gli stessi che si ripetono da anni. Perfino le parole sono più o meno identiche. Il silenzio assordante delle istituzioni è sempre quello. Anzi, se fosse solo silenzio, si potrebbe perfino esserne contenti l’Europa invece insiste nel subappaltare le proprie frontiere alla Libia trattata come un sacco dell’umido di ciò che dalle nostre parti non si deve vedere, non si deve ascoltare. L’Unione europea che ha dato una risposta veloce per accogliere gli ucraini devastati dalla guerra sembra non avere nessun interessi per i profughi che arrivano dal mare.

Con il governo Meloni e la crisi si infiammerà la solita propaganda 

Tra poco arriverà il freddo e le traiettorie della morte si accenderanno anche, come accade ogni anno, sulla rotta balcanica dove altri satrapi vengono finanziati dall’Europa per respingere i disperati. Poi c’è il governo Meloni e con lui ovviamente la propaganda che ripartirà a tamburo battente. Ricominceremo con i clandestini che commettono reati, con qualche nero un po’ tocco ripreso da un telefonino a qualche semaforo, ricominceremo con il lavoro che ci rubano e con i 30 euro, e con i cellulari, e con il “ben vestiti” e con tutto quello che speravamo fosse dimenticato. Il trucco sarà ancora più semplice perché in un contesto economico difficile per la guerra e per la crisi energetica accendere la guerra tra gli ultimi e i penultimi diventerà un gioco da ragazzi.

L'ennesima tragedia del mare non scuote l'Europa né le nostre coscienze
Matteo Salvini a Lampedusa (Getty Images).

L’opposizione chiederà l’abolizione di leggi che non ha toccato quando ne aveva la possibilità

Dall’altra parte sentiremo l’opposizione sventolare spirito umanitario e chiedere a gran voce l’abolizione di leggi che loro non hanno abolito quando ne avevano la possibilità. Sui social e nei bar serpeggerà di gran voga il razzismo rivenduto come diritto alla sicurezza. Il Pd parlerà da “polo umanitario” senza la voglia e la forza di sconfessare quel che fece il suo ministro Minniti (salviniano ancor prima di Salvini), il M5s farà lo stesso dimenticandosi di avere firmato i decreti Sicurezza mentre parlava di «taxi del mare» (quelli che bruciano i bambini, appunto) e assisteremo alla solita tiritera. E intanto quelli continueranno a morire.

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Il silenzio di Berlusconi paga, via la Severino e il Cav si cuce la bocca. Dopo lo scontro con la Meloni, la pace desta sospetti. Niente da stupirsi se Silvio otterrà ciò che ha sempre voluto

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La fotografia dello stato emotivo di Silvio Berlusconi potrebbe essere la sua espressione quando, appoggiato come un soprammobile al fianco di Giorgia Meloni che parla ai giornalisti dopo l’incontro con Mattarella, deve ascoltare la nuova leader del governo che spiega di “essere stata indicata da tutti”.

Lui e Salvini si guardano, dura poco più di un soffio, poi il leader della Lega abbassa lo sguardo per non far esplodere Silvio in qualche gaffe che avrebbe rovinato questo ennesimo appuntamento, ma da fuori si nota che per Berlusconi dover ammettere di essere secondo, per di più a una donna, è una sofferenza interiore.

Ipse (non) dixit

Gli è stato perdonato tutto. Non c’è più una parola sulla sua dolce amicizia con Putin e sulle bottiglie di vodka ricevute veleggiano solo un paio di interrogazioni parlamentari che non avranno nessuna importanza. Berlusconi, come sempre accade, si presenta al Quirinale con la fedele Licia Ronzulli, con il capogruppo Alessandro Cattaneo che ha l’espressione di un bambino al luna park e con Antonio Tajani di ritorno da Bruxelles, osservato speciale per l’alone di un tradimento possibile che si porta addosso.

A difenderlo dall’esterno ci pensa Maurizio Lupi, sempre più federatore di un’alleanza a destra che parte al governo già pena di lividi: “Le fibrillazioni, prima che nasca un governo, sono fisiologiche – dichiara in un’intervista al Qn il leader di Noi Moderati -. E stavolta incidono forse di più a causa del cambio di leadership.

Ma francamente non vedo pericoli”. “Il leader di Forza Italia è uomo generoso – dice Lupi È il primo sapere che per fare due passi avanti come coalizione a volte ne serve uno indietro sul piano personale o di partito”.

In riferimento all’audio “rubato” consiglia prudenza. “Bisogna stare più attenti alle parole che si usano – dice -. Mentre i droni kamikaze seminano morte in Ucraina, non si può parlare di vodka e regali”. Alle consultazioni in molti temevano che il vecchio Silvio volesse in qualche modo prendersi la scena. Lui invece è stato buono.

E quando Berlusconi sta quieto significa che ha solo da guadagnarci. Così rimane quella foto con Ronzulli, Tajani e Cattaneo su una poltrona presidenziale rilanciata sui social tanto per ricordare che il posto della Meloni è stato anche il suo e le cronache raccontano di qualche minuto speso con il presidente Mattarella mentre la delegazione era già uscita.

Affari di famiglia

Un componimento così veloce della frattura però lascia qualche interrogativo. Si sa per certo che siano intervenuti i figli del leader di FI, Marina e Piersilvio, che in questo governo intravedono garanzia per le loro aziende e sarebbe stato bello sapere qui. Sappiamo che Berlusconi ottenuto rassicurazioni sulla Giustizia e sulle televisioni, mettendosi al riparo da una legge Severino che deve essere cancellata prima che arrivi una possibile condanna dal processo Ruby ter.

Tutti sono consapevoli che le parole dell’ex cavaliere su Putin siano il pensiero cristallino che lui ha sulla guerra in Ucraina. “Parlano i voti”, dicono da Forza Italia ma che un leader abbia votato finora contro le proprie idee è tutt’altro che rassicurante. Sicuramente Berlusconi ha alzato la posta durante le trattative sul governo e in qualche modo è stato accontentato. Se tace, la sua storia politica ce lo insegna, significa che ha la pancia piena.

Con cosa l’abbiamo saziato esattamente non lo sa nessuno ma basterà osservare le sue prossime intemperanze per capirlo. Poi rimane l’ultima domanda: visto come tutto si è messo a posto in fretta siamo sicuri che l’unico ricattabile in quell’alleanza sia lui?

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Non toccheranno l’aborto, almeno per ora. Bestiario di Governo senza freni

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“Sono pronti”, dicono. Lo dicono da settimane e ora gli tocca esser pronti sul serio. Eccoci al nostro bestiario di governo.

Tranquillo è morto

“Abbiamo detto chiaramente che la 194 non è in discussione. Al massimo c’è una volontà di applicarla nella sua interezza e di dare un sostegno anche slegato al tema dell’aborto, a prescindere, alle donne che si trovano ad affrontare una gravidanza e sono in difficoltà”: lo ha detto Giovanni Donzelli, parlamentare di Fratelli d’Italia, ad Agorà Rai Tre, sulla legge 194.

Ed alla successiva domanda se il ddl Gasparri vedrà luce risponde: “Non credo venga approvato con una maggioranza in questo Parlamento. Ma rispetto il diritto di Gasparri di presentarlo. Sinceramente non serve in questo momento in Italia una legge di questo genere”. Notate bene, dice “in questo momento”. C’è da stare tranquilli, insomma Per niente.

S’offrono i migliori

Attenzione a raccontare che questo sarà il governo del populismo che sfascerà ciò che ha fatto il governo dei migliori perché i ministri “migliori” sembrano amare molto il governo che verrà. Il ministro Cingolani ha già dichiarato che sarà consigliere ombra del suo successore. Ieri il ministro Franco (il preferito di Draghi) su Giorgetti ha risposto al Corriere: “Lo conosco da parecchi anni e credo sarebbe adattissimo per questo ruolo.

È stato presidente della commissione Bilancio, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e ministro dello Sviluppo economico. Con lui abbiamo lavorato fianco a fianco in questi venti mesi di governo. Abbiamo in comune l’idea che lo sviluppo economico italiano dipenda da quanto accade nel sistema produttivo, in primo luogo nella manifattura e nei servizi, che questi settori siano il cuore della nostra capacità di creare reddito e che quindi debbano essere al centro dell’attenzione della politica economica. Farà certamente bene”. Delle due l’una: o quelli non erano i migliori (e erano di destra) oppure gli innamorati di Draghi si devono ricredere. Che spasso.

Opposizione molle

Matteo Renzi: “Un grande in bocca al lupo a Giorgia Meloni e ai ministri che sta scegliendo. Da italiano spero che siano all’altezza delle sfide di questo tempo complicato. Noi siamo e saremo all’opposizione ma facciamo e faremo sempre il tifo per l’Italia”. Chissà che paura avrà la Meloni di un’opposizione così decisa…

Consultazione precox

La consultazione tra Mattarella e il Centrodestra è stata la più breve della storia della Repubblica: è durata 7 minuti. Temevano che finisse l’effetto delle goccine date a Berlusconi.

Sì, come no

Matteo Salvini: “Idee chiare e squadra pronta, tra poco si parte”. In effetti se c’è un talento che ha dimostrato la destra in questi giorni è proprio quello della chiarezza. Sì, ciao.

Insuperabile Del Mastro

Come deve essere bello avere la tranquillità e lo sprezzo del ridicolo di Del Mastro, Fratelli d’Italia. Prima ci spiega che “le parole di Fontana e Berlusconi sulla Russia non saranno la linea del governo”, del resto si tratta solo di un leader di partito e del presidente della Camera. Poi aggiunge: “Conflitto di interessi di Crosetto se andasse agli Esteri? Si risolvono”. Avrebbe potuto aggiungere anche che “non ci sono più le mezze stagioni” e sarebbe stato un fuoriclasse.

Chi s’aggira nei… Borghi?

Claudio Borghi era in diretta fuori da Palazzo Madama, collegato sui propri canali social, per spiegare il funzionamento delle elezioni dei vicepresidenti di Camera e Senato quando è stato interrotto da un carabiniere, probabilmente insospettito dal fatto che una persona restasse, per diversi minuti, ferma fuori dal palazzo romano. “Scusi? Sono un senatore“. In effetti sembra incredibile.

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Da Palazzo Madama ai domiciliari. Bestiario di Governo a catinelle

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Non ci si poteva aspettare inizio più bestiale di un governo che deve ancora partire. Ora si scopre che c’è un altro audio di Berlusconi, quelli continuano a litigare e intanto dalla Gran Bretagna arriva una foto nitida di come finisce la destra. Eccoci al nostro bestiario di governo.

LO CHIAMAVANO IMMUNITÀ
Era appena uscito dal Parlamento, non essendo stato rieletto, e aveva da poco terminato di portarsi via gli scatoloni con tutte le sue cose. Ha messo il piede fuori dal senato perdendo il magico potere dell’immunità parlamentare e Marco Siclari (nella foto), Forza Italia, è stato arrestato dalla squadra mobile di Reggio Calabria che ha eseguito a Roma l’ordinanza di custodia cautelare firmata nel febbraio 2020 dal gip Tommasina Cotroneo su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri.

L’ex senatore ha sulle spalle una condanna 5 anni e 4 mesi per scambio elettorale politico mafioso con le cosche di Sant’Eufemia d’Aspromonte e Sinopoli. Il boss Domenico Laurendi, appartenente al locale di ‘ndrangheta di Sant’Eufemia d’Aspromonte della famiglia mafiosa Alvaro, stando alla ricostruzione degli inquirenti, avrebbe battuto cassa dopo che Siclari a Sant’Eufemia d’Aspromonte ha rastrellato “782 voti, pari al 46,10% dei voti espressi validamente – scrivono i magistrati – con uno scarto di 350 voti in suo favore rispetto al secondo più votato”. Bentornato alla vita reale.

SI LITIGA SU CHI DEVE PARLARE
Come a scuola. La destra si presenterà in delegazione da Mattarella per le consultazioni e tocca chiarire chi deve parlare con il Presidente della Repubblica. In occasione delle consultazioni, parlerà Giorgia Meloni, “altrimenti non servirebbe andare al Quirinale come unica delegazione della coalizione”, dice a Rainews 24 Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati. “Berlusconi, da fondatore del centrodestra, deve prendere atto che ora la leader del centrodestra è Giorgia Meloni”, aggiunge. Anche perché visto com’è in forma Silvio sarebbe capace di raccontare una barzelletta e cantare una canzone.

DISCO DI PLATINO
Non sono finiti gli audio di Silvio Berlusconi. Donatella Di Nitto, giornalista Lapresse, degli audio di Berlusconi spiega: “Abbiamo l’audio integrale dei 20 minuti di intervento. Se esce un terzo audio? Dopo la nomina…”. E poi: “Il terzo audio di Berlusconi stupirà? Non possiamo mettere freni a Berlusconi.” Pronti a ballare di nuovo.

SAPORE DI DEMOCRAZIA
Ignazio La Russa dopo il colloquio con Mattarella per le consultazioni: “Colloquio molto cordiale, sempre emozionante stare con il Presidente”. Deve essere rimasto stupito dal fascino della democrazia.

CICCHITTO DIXIT
Sentite che ha da dire Fabrizio Cicchitto, ex capogruppo del Popolo delle Libertà: “Guardate che Berlusconi era così anche vent’anni fa. La resa scenica è logorata dagli anni, certo, ma l’animus pugnandi è lucido. Silvio a volte fa cose irrazionali che dipendono da un’esorbitante personalizzazione dei conflitti. E ora gli interessa solo una cosa, credetemi e non è politica: lui vuole sfregiare Giorgia Meloni, l’abusiva. Silvio non sopporta nessuno che lontanamente possa essere il suo successore, nemmeno con il suo sostegno. Ed è incapace di accettare l’idea che gli anni siano passati, e che una storia sia finita”. Tutte cose che quando le scriviamo noi ci dicono di averle inventate. Ma ora che le dice un ex dirigente di quel partito, la sua parola vale almeno qualcosa

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Tutto a posto

Avrebbe anche potuto ballare nudo di fronte a Mattarella, ubriaco, con il fido Apicella nella parte del menestrello ma quest’alleanza non sarebbe caduta lo stesso. Con Silvio Berlusconi è tutto risolto, Giorgia Meloni, Matteo Salvini e il leader di Forza Italia si presenteranno a Sergio Mattarella con il loro codazzo di sgherri per apparecchiare il nuovo governo. Sarà presente anche Antonio Tajani, il braccio destro di Silvio pronto per sedersi sulla poltrona del ministero agli Esteri, dopo essere stato certificato come “europeo e atlantista” da sé stesso, dai suoi alleati e da ottimi uffici stampa.

Il trio Meloni-Salvini-Berlusconi continua a essere una cordata in cui il leader di Forza Italia dimostra di volersi occupare dei suoi piccoli affari (Giustizia e televisioni), Matteo Salvini corroderà dall’interno l’alleanza convinto di riuscire a tornare ai fasti perduti e Giorgia Meloni potrà insistere nella parte della funzionale “donna forte” che invece nel giro di qualche settimana ha già ingoiato di tutto.

Perché in fondo, anche se non hanno il coraggio di ammetterlo, il collante che li tiene insieme non ha niente a che vedere con la politica, è la brama di potere senza governi troppo larghi che gli mettano i bastoni tra le ruote. Tutto legittimo, per carità: i voti dicono chiaramente che questi hanno il dovere di provare a governare. Solo che quei voti si aspettano esattamente le dichiarazioni di Berlusconi, si aspettano le intemperanze nostalgiche del fascismo di La Russa, sono golosi di famiglia tradizionale intesa come manganello, non vedono l’ora di annusare il sangue tra i denti di Salvini, confidano entro Natale in un condono che chiameranno sanatoria.

Non si sa quanto dureranno. Che Giorgia Meloni sia già all’opera per costruire un quarto polo a destra con un gruppo cuscinetto per approdo di transfughi vari (e Maurizio Lupi si è volentieri prestato per esserne il cocchiere) ci dice che le alchimie parlamentari sono tenute molto in considerazione. Al centrosinistra toccherà non cedere ancora una volta al potere per il potere, provando per una volta a trattenersi dall’andare al governo largo con gli occhi lucidi di gioia e la scusa della responsabilità nazionale.

È tutto un copione già visto, così noiosamente vecchio, da far venire voglia di sbagliarsi sul finale scontato.

Buon venerdì.

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Tutti contro Berlusconi amico di Putin

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Le uscite di Silvio Berlusconi, prontamente registrate da una talpa interna e poi diffuse attraverso l’agenzia di stampa La Presse, continuano a essere un’ombra consistente sul governo che verrà, nonostante il rituale delle consultazioni al Quirinale e la tranquillità ostentata a cui credono in pochi.

Gli audio deliranti di Berlusconi con gli elogi a Putin continuano a essere un’ombra consistente sul governo che verrà

Nel centrodestra non si placa la caccia all’infedele come se la gravità consistesse nell’averlo diffuso e non nelle parole pronunciate. Di “atto irresponsabile e infedele” parla Matteo Salvini e la neocapogruppo Licia Ronzulli definiva “criminale” la manina dei deputati “che hanno fatto uscire l’audio” con una mossa “incredibile, vergognosa, spregiudicata”.

Sulla stessa linea anche Isabella Rauti, di Fratelli d’Italia, che però non rinuncia alla stoccata contro Berlusconi: “Ogni audio rubato, – spiega ospite alla trasmissione Agorà – chiunque sia il soggetto defraudato, io lo trovo uno sfregio rispetto alla dialettica politica. Detto questo, quelle affermazioni evidentemente sono inopportune e sono anche cariche di una certa gravità. Però dobbiamo anche ricordare che lo stesso Berlusconi ieri sera ha fatto una nota per puntualizzare, oggi i giornali la riportano”.

Dentro Forza Italia è in corso una guerra tra bande che vede da una parte la Ronzulli e dall’altra Tajani e i suoi

Una cosa è certa: dentro Forza Italia è in corso una guerra tra bande che vede da una parte la Ronzulli e dall’altra Antonio Tajani e i suoi (tra cui Anna Maria Bernini) che non smettono di attaccarsi e accusarsi di essere la causa del disastro. Proprio Tajani è finito nell’occhio del ciclone, con l’opposizione in ordine sparso che si domanda quanto possa essere credibile agli occhi della comunità internazionale un uomo di Berlusconi al ministero degli Esteri, nel delicato ruolo di essere rappresentante dell’Italia nel mondo.

Tajani ai suoi ha confidato di non credere però che quell’audio rubato possa essere opera dei suoi nemici interni al partito (per dirla più semplice: di Ronzulli) poiché, ripete, “Meloni non riaprirà la trattativa ministeriale. Andrà al Quirinale con la sua lista dei ministri. Quella trattata con Berlusconi perché è Berlusconi a trattare su questi punti. E anche su di me decide Berlusconi”. Durante la giornata però arrivano bordate da tutte le parti.

Per Conte un esponente Forza Italia alla Farnesina è inaccettabile

“Le parole di Berlusconi delineano una politica estera inaccettabile per l’Italia. – dice Giuseppe Conte del Movimento 5 Stelle -. Si pone adesso un problema serio per il nostro Paese: non credo che possa essere accettato che Forza Italia esprima il ministro degli Esteri. è un problema serio per la credibilità del nostro Paese. è una questione che poniamo con forza e la porremmo con chiarezza anche al presidente Mattarella nel corso delle consultazioni”.

A ruota lo segue Carlo Calenda che scrive: “Le parole di Berlusconi confermano che Forza Italia è un partito inaffidabile e chiaramente schierato con la Russia. Il Ppe dovrebbe prendere posizione e Antonio Tajani non dovrebbe diventare ministro degli Esteri. Meloni non ha una maggioranza con cui poter governare”.

A difendere Tajani ci pensano invece il capogruppo e presidente del Ppe Manfred Weber al summit dei Popolari a Bruxelles (dov’è volato il forzista) che lo accoglie con parole nette: “Noi supporteremo qualsiasi governo che abbia un chiaro approccio a favore dell’Ue, a favore dell’Ucraina e a favore dello Stato di diritto. Sono felice che Antonio Tajani sia qui, lui è la garanzia dell’atlantismo di Fi”. Dello stesso avviso anche la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola: “Conosco Tajani da molti anni, è un convinto europeista e convinto atlantista. E sono convinta che lavorerà per tenere l’Italia al centro dell’Europa”.

Il coordinatore di Forza Italia, appena atterrato a Bruxelles, prova a rimarcare la linea: “Sono qui per confermare ancora una volta la posizione del mio partito, la mia posizione personale e la posizione del leader del mio partito totalmente in linea con la Nato, con l’Europa e contro l’inaccettabile invasione della Russia”, dice ai giornalisti. Da Forza Italia prova a correre al riparo anche Alessandro Cattaneo, capogruppo alla Camera di Forza Italia parlando di «un audio sottratto evidentemente con intenzioni malevole non cancella una decennale storia di Tajani come uomo di riferimento delle istituzioni europee, saldamente ancorato ai valori dell’atlantismo.

Una vita spesa sotto la bandiera dell’Europa non può essere scalfita da chi ci vuole male e gli vuole male ma io dico che non sposterà nulla questo brutto episodio, andiamo avanti», dice a Radio 24. In giornata interviene anche Berlusconi che, come sua abitudine prova a ribaltare la situazione contro i suoi avversari: “È naturale che tra forze politiche alleate, leali, ma diverse tra loro ci siano delle normali discussioni. Le divisioni vere le abbiamo viste – e continuiamo a vederle anche in questi giorni – fra i nostri avversari delle sinistra”, scrive sul suo account Twitter.

Ma è solo una tregua. Giorgia Meloni ha già parlato con i suoi e con Mattarella e ha intenzione di mettere al sicuro il suo governo. Per questo ha incontrato l’ambasciatore americano a Roma per rassicurare Washington e per questo sta pensando a un “cuscinetto” politico in Parlamento dove poter accogliere eventualmente i “responsabili” forzisti nel caso in cui Berlusconi tiri troppo la corda. Occuparsi di alchimie parlamentari prima dell’insediamento di un governo indica che la strada sarà lunga e tortuosa, non è una gran premessa.

Noi Moderati di Maurizio Lupi sarà il “quarto polo” della destra per raccogliere transfughi a cui Meloni ha già ceduto tre deputati e un senatore. Il gruppo al Senato è cosa fatta e si sta provando in tutti i modi di costituirne uno anche alla Camera. Così un partito che vale lo 0,89% potrebbe essere l’architrave del governo che prometteva di essere “coeso e autorevole” e “espressione del voto popolare”.

Ieri si parlava di un incontro tra il meloniano Francesco Lollobrigida e il deputato di Forza Italia Alessandro Battilocchio, molto vicino a Tajani, in cui si sarebbe discusso di almeno 8 deputati di Berlusconi pronti ad uscire. Non male come inizio, non c’è che dire.

Leggi anche: Tajani costretto a scusarsi per le uscite di Berlusconi. “Forza Italia sta con la Nato ed è contro l’invasione russa. L’audio è una vendetta”

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Calenda in guerra pure sulla pace. Contromarcia per dispetto a Pd e M5S

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Farsi la guerra sulle manifestazioni contro la guerra è già un’idea stupida ma convocare una contromanifestazione per dichiarare la propria pace più degna di quella degli altri è un capolavoro. Protagonista dell’ennesimo episodio di egomania politica à Carlo Calenda (e chi altrimenti) che ieri non ha resistito alla tentazione di lanciare il 5 novembre una manifestazione a Milano “senza bandiere di partito”, dimenticando che anche nella manifestazione nazionale non c’è nessuna appartenenza politica.

Il 5 novembre a Roma avrà luogo la manifestazione per la pace promossa da diverse associazioni. Calenda ne lancia un’altra lo stesso giorno a Milano

Riannodiamo il filo: il 5 novembre a Roma avrà luogo la manifestazione promossa da diverse associazioni riunione nella coalizione Europe For Peace contro la guerra, per l’immediato ‘cessate il fuoco’ e per la promozione di un negoziato e di una conferenza internazionale per fermare il conflitto in Ucraina.

“A otto mesi dall’invasione della Russia pensiamo sia arrivato il momento di spingere per un negoziato multilaterale, internazionale“, ha spiegato Francesco Vignarca, della Rete pace e disarmo, presentando l’iniziativa. Gli organizzatori sono stati chiari fin dall’inizio: “Questa sarà la manifestazione della società civile italiana – hanno precisato -, non è promossa da alcun partito.

Saranno i benvenuti, se aderiranno alla nostra piattaforma“. Diverse le associazioni e le realtà che hanno già aderito, dalla Cgil nazionale, alle Acli, Arci, passando per Emergency, Libera, Forum del Terzo Settore, Mediterranea, Sant’Egidio e tante altre. Un elenco in continuo aggiornamento.

Ieri ha ufficialmente aderito anche il Movimento 5 Stelle con Giuseppe Conte postando un video su Twitter in cui afferma: “Non è questo il momento di restare inerti e silenti. L’Italia e l’Europa non devono chiudere in un cassetto i propositi di pace. C’è una maggioranza silenziosa che ha deciso di far sentire la propria voce”. E avverte: “L’escalation militare ci sta portando, giorno dopo giorno, verso il punto di non ritorno di una guerra atomica”.

A questo punto Calenda, morso nella sua Contefobia, annuncia: “Sabato 5 novembre scenderemo in piazza a Milano per ribadire il sostegno all’Ucraina contro l’invasore russo. La pace non può nascere dalla resa degli ucraini. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore”, twitta, in risposta al video di Conte. E aggiunge: “Sarà una manifestazione senza bandiere di partito. Invitiamo Pd, +Europa e Beppe Sala e tutte le associazioni e le personalità politiche interessate, a partecipare e organizzare con noi”.

Del resto il leader di Azione non ha ancora capito che nessuno chiede la resa dell’Ucraina (come va cianciando da giorni) e che il Movimento 5 Stelle non ha niente a che vedere con l’organizzazione di una marcia di portata nazionale. Usare la guerra in Ucraina per brigare le proprie piccole questioni politiche da cortile in Italia è uno sport abusato. Tutto ovviamente sulla pelle degli ucraini.

E così il primo a buttarsi a pesce sulla proposta di Calenda è proprio Carlo Cottarelli che entusiasta twitta “ci sarò” sperando di allargare il suo sostegno in vista delle prossime elezioni regionali in Lombardia. Significativo il tweet di Alfredo D’Attorre che scrive: “Caro Cottarelli, ma le è chiaro che la manifestazione di Calenda è nella sostanza contro il Pd, nella cui lista lei è stato eletto al Senato? Se pensa che questo sia il modo sia il modo per allargare il consenso in vista delle regionali in Lombardia, mi sa che parte male…”. E così la “punta di diamante” del Pd alle ultime elezioni continua a collezionare successi…

Leggi anche: Manifestazione per la pace il 5 Novembre a Roma. Conte l’ha proposta e ci sarà mentre Calenda ne vuole fare un’altra a Milano

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Da fan di Hitler a moderato. Continua il Bestiario di Governo

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Il fan di Hitler ora è un moderato, dalle parti di Forza Italia negano anche l’evidenza e La Russa ormai è fuori giri. Eccoci al nostro bestiario di governo.

VI RICORDATE CALOGERO PISANO?
Ne avevamo parlato nel nostro bestiario elettorale. Calogero Pisano (nella foto) correva da capolista nel collegio di Agrigento e si era fatto riconoscere perché inneggiava al “grande statista” Adolf Hitler (oltre ovviamente a Putin). Era stato “sospeso” dal partito di Giorgia Meloni ma è stato eletto lo stesso (grazie anche a questa meravigliosa legge elettorale). Ieri è entrato nel gruppo “Noi moderati”. In effetti ha tutte le qualità del moderato moderno, se ci pensate bene.

MUSSOLINI E DE MITA PARI SONO
L’appassionato sostenitore del sedicente terzo polo (che invece è il quarto ed è sesto tra i partiti) Claudio Velardi ieri si è sbizzarrito scrivendo: “Un tale a nome Benito Mussolini fu ministro dell’industria. Come, nel dopoguerra, Gava, Andreotti, Colombo, De Mita, Prodi, Savona, Bersani, Letta, Scajola, Di Maio, Patuanelli… che facciamo, procediamo con graduatorie di merito e successive cancellazioni? Voi siete malati…”. Non vedono differenze tra Mussolini e Gava, Andreotti, Colombo, De Mita, Prodi, Savona, Bersani, Letta, Scajola, Di Maio, Patuanelli. Perché loro sono “sani”. Così Mussolini diventa “un tale” come tanti. Del resto da quelle parti hanno lo stomaco forte, sono pronti a tutto.

CATTANEO SENZA VERGOGNA
“Noi siamo atlantisti ed europeisti. Su questo non può esserci nessun dubbio“. Lo afferma il nuovo capogruppo alla Camera di Forza Italia, Alessandro Cattaneo, in un’intervista a La Stampa. Cattaneo si sofferma sulla questione Berlusconi-Putin: “Quel che ha detto era un momento di dialogo all’interno di assemblea. Poi Berlusconi è un uomo di pace e faceva riferimento a eventi del passato”. Se hanno un talento, quelli di Forza Italia, è il totale sprezzo per il ridicolo. Per il loro padrone potrebbero perfino giurare che il sole sia nero, che la terra sia un cubo e che Ruby sia la nipote di Mubarak.

ILLEGALE PERSINO LA VODKA
A proposito delle dichiarazioni di Berlusconi sulle bottiglie di vodka ricevuto in regalo dal suo amichetto del curore Putin, la portavoce della Commissione Europea per la Concorrenza, Arianna Podestà: “L’importazione di vodka nell’Ue dalla Russia è proibita dalle sanzioni decise nel quinto pacchetto. Niente esenzioni per i regali che si qualificano come import”. Illegale perfino nell’ammazzacaffè.

VADA PURE, LA RUSSA…
Contestato per il suo intromettersi nelle questioni politiche nonostante il suo ruolo di garanzia il neo presidente del Senato Ignazio La Russa davanti a un manipolo di cronisti ha detto: “Io sono molto più informale e libero cercando però di essere nella sostanza più terzo di quanto vi immaginate, molto più terzo. Poi quando vado a via della Scrofa… se vado alle riunioni… se non vado alle riunioni… Non ci sono andato, ma se voglio andarci ci vado, non c’è scritto da nessuna parte che io possa dover dire in che bar vado o se devo prendere l’ascensore A o B”. Chissà dove dovrebbe andare, La Russa…

LA STAMPELLA DEL FASCISMO
Il signor Weber e il signor Berlusconi ripetono che Forza Italia sarà la garanzia per un governo europeista, atlantista e che difenda i valori dell’Ue. Lasciatemi contestarlo. Forza Italia é passata dall’essere il pilastro del centrodestra alla stampella del post-fascismo». Così la presidente del gruppo dei Socialisti e democratici, Iratxe García Pérez. Sempre a proposito di Giorgia Meloni che continuamente ci invita a non rovinare l’immagina dell’Italia in giro per il mondo…

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Non riusciranno mai a prendere le distanze dalla loro natura

Se ti mascheri pur di prendere il potere succede, prima o poi, che si sciolga il cerone e si vedano i connotati. Giorgia Meloni alza la voce contro Silvio Berlusconi dopo l’ennesimo audio pubblicato da LaPresse in cui il leader di Forza Italia non fa altro che mettere in fila uno dopo l’altro i frammenti di discorsi che ripete da mesi. Solo che visto nella sua interezza il pensiero dell’ex cavaliere è un fardello troppo pesante da portare di fronte alla comunità internazionale. Giorgia Meloni è arrabbiatissima. C’è da capirla, ha messo in moto un processo di travestimento (aiutata dai sospettabilissimi giornalisti che non resistono di fronte al potere) che si scioglie come neve al sole. Ma la destra italiana è questa, è sempre stata questa, sarà sempre nient’altro che questo.

Chiedere a Forza Italia di prendere le distanze da Berlusconi è un’ipocrisia che in queste ore si ripete con sprezzo del ridicolo. Ciò che pensa (e dice) Berlusconi non è niente di diverso dalle posizioni di molta parte della Lega e di molta parte di Fratelli d’Italia. Le posizioni di Berlusconi sono le stesse del presidente della Camera Lorenzo Fontana, le stesse che si scovano scorrendo i social di dirigenti di Fratelli d’Italia che non hanno ancora ripulito la propria presenza online. La differenza sta solo nel sabotaggio clinico e organizzato nei confronti del satrapo di Arcore mentre tutti gli altri godono di un condono.

Vale lo stesso per la guerra all’aborto. Maurizio Gasparri non è una scheggia impazzita che autonomamente deposita un progetto di legge (come accade ogni volta che viene eletto): tutta la destra italiana ha quelle posizioni, tutta la destra italiana è il punto di riferimento delle associazioni pro vita, tutta la destra italiana sabota la legge 194 nelle regioni in cui riesce a mettere le mani sulle leve della maternità.

Non passeranno troppi giorni prima che qualcuno, dalla Lega o da Fratelli d’Italia, alzi la propaganda contro gli immigrati colpevoli di ogni efferatezza. Anche in quel caso il trucco consisterà nell’isolare quel pensiero come iniziativa personale e Giorgia Meloni si presenterà compita e simpatica per assicurare che le posizioni del governo (sempre che questo governo si faccia davvero) sono diverse e più accomodanti.

La destra che vince prendendo i voti di destra e poi vorrebbe governare con la maschera dei moderati è un’operazione fallimentare su più fronti. Fallirà agli occhi dell’Ue e della comunità internazionale (come già avviene) per la scompostezza delle sue posizioni; fallirà sul piano interno poiché sarà puntellata ogni giorno da un’opposizione che non dovrà fare troppa fatica per sbugiardarla; fallirà con i propri elettori che l’hanno votata perché quelli vogliono, eccome se lo vogliono, che inverta le azioni e le posizioni e quindi rimarranno facilmente delusi; fallirà dentro i partiti perché nella Lega e in Fratelli d’Italia è fin troppo facile presentarsi come “nuovi” perché più spericolati (e quindi più “di destra”) dei segretari che si vogliono rovesciare.

Ancor prima delle consultazioni con il presidente Mattarella è chiaro che il “centrodestra” è destra in purezza, che quello che chiamiamo centro è il vero centrodestra (e infatti soccorrerà questa destra) e che in questi mesi i nostri “grandi” giornalisti hanno stilato liste di putiniani in cui ci finivano Augias, Barbara Spinelli e l’Anpi mentre – sbadati – si sono persi i partiti di governo.

Buon giovedì.

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