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Mentitori e guerrafondai: l’export italiano delle armi nel 2016 è cresciuto dell’85%

Le esportazioni italiane di armamenti nel 2016 hanno raggiunto 14,6 miliardi di euro, con un aumento dell’85,7% rispetto ai 7,9 miliardi del 2015. Lo si apprende dalla Relazione annuale al Parlamento in materia di armamenti, inviata dalla Presidenza del Consiglio. Il 50% del valore delle esportazioni (7,3 miliardi) deriva dalla fornitura di 28 Eurofighter della Leonardo al Kuwait che sale al primo posto come mercato di sbocco per l’Italia. Seguono Gb, Germania, Francia, Spagna, Arabia Saudita (427,5 milioni), Usa, Qatar, Norvegia e Turchia (133,4 milioni).

(fonte)

Macron, il sessimo e la lezione del The Guardian

Zoe Williams per “The Guardian”

Non desidero fare una analisi femminista del matrimonio di Emmanuel Macron, l’ultimo non fascista delle elezioni francesi, ma si sta esagerando con la storia dei 25 anni di differenza e del candidato all’Eliseo che sembra accompagnato dalla madre. Il “Daily Mail” ha scritto una bassezza tipo: «Il mondo non può prendere sul serio un cocco di mamma”, il Times parla di “First cougar all’Eliseo”.

Lei, Brigitte, 64 anni, lui, Emmanuel, 39. Quella che era la sua insegnante di francese è diventata sua moglie. Stanno insieme venti anni e i sentimenti sono autentici, non sono il risultato di una posizione di autorità dell’uno rispetto all’altro. Né del controllo dell’uno sull’altro. Questo gran parlare della loro relazione prova che sessismo e discriminazione su base anagrafica sono vivi e vegeti.

Qui i generi sono ribaltati (spesso è l’uomo ad accompagnarsi a donne più giovani e non scatena troppe chiacchiere) ma la donna, invecchiando, non ha vantaggi, al contrario, diventa la parte più debole. Se si disapprova una simile disparità di età, lo si deve fare per entrambi i sessi. La Macron sta lottando contro l’idea che una donna sia attraente solo se ha intorno ai 18 anni. Il cuore vuole ciò che vuole e di questi tempi dobbiamo combattere i fascisti.

#unlibroalgiorno Cosa c’entra la qualità con le motociclette

Un libro da leggere e tenere sul comodino: Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta di Robert M. Pirsig. Lo trovate nello scaffale dei libri che vale la pena leggere nella nostra piccola bottega di mestieri letterari. Perché? Come scrive Filippo Belacchi qui:

Di cosa parla, poi, lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta? Delle poche cose che contano: legami, relazioni, rapporto tra padre e figlio e quanto sia dura liberarsi dell’idea che i rapporti si fondino sulla logica soggetto e oggetto (cosa o persona che sia). Ed è anche la storia della piega che prende il rapporto tra un padre e suo figlio. Il primo ha perso la voce, non riesce più a trovare il tono giusto per parlare con il figlio e quello non lo riconosce, è smarrito e molto, molto spaventato. Pirsig come esempio di relazione utilizza la motocicletta (ovviamente si può sostituire la moto con qualsiasi altra cosa: scrivere, vivere una storia, cucinare; e comunque: mai avuto una moto in vita in mia): uno la guarda e vede forme, valvole, tubi, bulloni, rondelle, come se un gigante di ghisa avesse partorito un dobermann; se poi col piede spingi una levetta, quella creatura emette un luccicante, teso grrrrrr. E se qualcosa andasse storto? Beh, non venite a dirmi di metterci le mani, perché la moto è libertà, è boooorn to be waaaaild! E non è certo stare lì a svitare, avvitare e rovistare tra le feci d’acciaio, o sa il diavolo di cosa siano fatte quelle budella dalle parti del motore.

Attenzione, però: un atteggiamento di questo tipo uno poi se lo porta sempre appresso, non solo in sella alla moto, ma anche quando sei con tua moglie, con tuo figlio, con la vita. Finché uno dà gas e quel che ti sta attorno si muove, funziona, sembra funzionare: tutto bene, ma se si rompe qualcosa, se le cose non si muovono più o si muovono malissimo, come si fa? La risposta sarà: non ditemi di metterci le mani perché avere un figlio vuol dire fare il padre: regole, affetto, consigli, e così via. E lo stesso vuol dire fare il marito, o la moglie. Ci sono dei ruoli, delle regole, lette in una specie di libretto delle istruzioni che poi è quel miscuglio di esperienze e moniti che ci sono venuti addosso fin da quando siamo nati.

È raro che si  vada a vedere se le istruzioni contenute nel libretto siano buone o meno. Ci atteniamo a quelle, anche perché solitamente siamo poco inclini a mettere in discussione noi stessi e chi ce l’ha tramandate. Io sto qui e l’oggetto sta lì. E quindi, esempio, se devo accudire un neonato il mio compito è pulirgli il sedere, sfamarlo e tenerlo caldo, right? Ma ognuno sa bene che quei gesti sono niente, anzi sono tossici se si limitano a essere semplicemente prassi, protocollo, burocrazia dell’accudimento e non sono invece mossi da qualcosa che Pirsig chiama Qualità. Tutto va a rotoli, il bambino si disintegra, non si crea quello che il Robert Pirsig della psichiatria ha chiamato Attaccamento. Cioè a dire non si crea legame, relazione, nutrimento emotivo. E quel neonato si auto annienta e quindi smette di vivere, letteralmente. O se sopravvive diventerà freddo e duro come una pietra, come Joe Pesci in Goodfellas.

Bisogna mettersi nella condizione di vederla, la moto. E per vederla devo imparare a guardare, a stare là, fermo, vivo, e cercare di sentire che ogni conduttura, ogni curvatura, ogni tubo, ogni cinghia, fascetta, vite e forma sono innanzitutto pensieri che hanno preso corpo e sono diventati oggetti.La moto è un pensiero, anzi un insieme di pensieri assemblati e tenuti assieme, e ogni più piccolo pensiero-vite è frutto di un percorso, di decisioni, responsabilità, di problemi risolti e altri risolti solo parzialmente e quindi migliorabili. La moto è quindi una cosa viva che si modifica a ogni istante. Quando la monto quella parla, comunica, si manifesta. Tutto sta nell’avere il coraggio di entrarci in relazione: averla a cura, che vuol dire averla a cuore, tenerci, con tutte le difficoltà mostruose e momenti di impasse che tenere a qualcosa significa.

Se c’è Qualità in quello che facciamo è inevitabile che le cose funzionino. Questo il pensiero proposto da Pirsig. Il guaio è che è dura da matti spremere Qualità nelle cose che facciamo. A pensarci, da consumatori incalliti, il termine “qualità” ormai fa venire in mente per lo più oggetti costosi: “vini di qualità”, sigari, auto, costruzioni, ecc. (ancora peggio se davanti alla parola “qualità” ci si mette l’aggettivo prima). Meglio pensare allora alla Qualità come l’essenza di qualcosa, come la radice quadrata di un oggetto, il suo centro, il suo spirito. Pensarla come un derivato dalla parola Quale: Qualità.

La Qualità è sostanzialmente il centro, il cuore di ogni cosa, sia questa un gesto, un discorso, la lettura o scrittura di un libro, un’azione. Ogni movimento di un individuo ha una Qualità che può essere alta o bassa. Ogni cosa, per esempio questo articolo che sto scrivendo, può avere una Qualità alta o bassa, e non mi sto riferendo alla sola e un po’ mignottesca bellezza, ma qualcosa che ha che fare con la disponibilità di contattare il centro di una cosa. Tenere gli occhi aperti e non lasciare che lo spirito sia sedotto dal rumore, mai ammutolito dalla paura, sempre diretto verso il centro, a toccare e farsi toccare.

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137 giorni. Zero legge elettorale. Producono veleno e lo chiamano populismo

Alla fine sono riusciti a svegliare anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, costretto a sgridare i presidenti di Camera e Senato urlandogli in faccia di sbrigarsi per non finire dietro alla lavagna con le orecchie d’asino: sono passati 137 giorni dall’insediamento di un governo che a detta di quasi tutti avrebbe dovuto fare in sciolta fretta una legge elettorale per poi correre al voto. Dico, ve lo ricordate? Tutti: Salvini, Grillo, Berlusconi e soprattutto Renzi. Tutti. Tranne ovviamente Angelino Alfano che è disposto a diventare sottosegretario alla cacio e pepe pur di fare una settimana di governo in più.

Sono passati 137 giorni. La legge elettorale che doveva essere più bella del mondo (sembra passato un secolo eppure lo dicevano quelli che oggi sono ancora lì) aveva il piccolo intoppo di essere incostituzionale, poi sembravano quasi tutti d’accordo sul Mattarellum, poi hanno voluto aspettare la Consulta e quando la Consulta li ha bocciati hanno detto che avrebbero voluto leggere le motivazioni, poi hanno letto le motivazioni e hanno promesso che se ne sarebbe parlato in Parlamento nei primi mesi di quest’anno (e intanto è quasi finita la scuola) e intanto hanno depositato qualcosa come una trentina di proposte. Epici.

E ora? Ora basta il sussulto di Mattarella perché tutti fingano di non riuscire a dormirci la notte. “Ha ragione il presidente della Repubblica sulle due priorità, non so per la politica ma certo per il Pd. Sin da oggi ci preoccuperemo in conferenza di capigruppo di calendarizzare entrambe le questioni, sulle quali peraltro la presidente Boldrini è sempre stata sensibile e attiva”, dice il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato.

(continua su Left)

«Ma questo suo libro ha il sapore umano della fragilità», lettera su #Santamamma

Perché scrivo? Perché poi capita di incrociare lettori così. Questo è quello che mi ha scritto su Santamamma Anto, che ringrazio con il cuore:

Buongiorno Giulio, ho da qualche giorno finito di leggere il suo libro “Santamamma”. Avrei potuto leggerlo tuttodunfiato, ma sono mamma da 23 mesi e la mia bambina prende e scrive tutte le righe della mia vita, le rare pause e sedute, e il suo libro, mi ha costretta a leggerlo in diversi giorni.Non avevo mai dato voce all’uscirmi dal naso, come lo descrive bene lei. Io, semplicemente, me ne uscivo prorpio dalla testa. Lo sa?!? Lei me lo ha fatto ricordare. E tante altre cose. Ecco, io volevo solo dirle che nel leggerla mi sono “usciti pezzi di cuore dagli occhi” . E la ringrazio. E mi sono sentita minuscola e ingrata quando, verso la fine, parla degli eroismi quotidiani e quelle “mani avvolte nei sacchetti della spesa” mi hanno commossa cme lei non può immaginare. Una cosa piccola, forse banale… ma questo suo libro ha il sapore umano della fragilità. E lei l’ha saputa scrivere in una maniera così ferocemente tenera. E sincera. Mi scusi, ma mi sento proprio di dirle che le voglio bene. E che, in una maniera molto intima, mi sento una piccola parola stampata sul suo Libro. La abbraccio con tutto i miei cuori e le mie dua braccia di mamma. Allegra è il nome di mia figlia, che la vita a me, non bastava fotterla vivendola. Grazie. Anto.

A che punto siamo con l’inchiesta Consip (e perche il padre di Renzi aveva paura di essere arrestato)

ANDREA ORLANDO: “CONTRO I MAGISTRATI, RENZI SI CERCHI UN ALTRO MINISTRO”

Estratto dell’intervista di Fabrizio D’Esposito per il “Fatto quotidiano”

[…] Renzi, meglio, qualche renziano pretendeva un’ attenzione maggiore (sul caso Consip).

Precisiamo: qualche renziano. Io non ho girato la testa dall’ altra parte, ho scritto al procuratore generale per eventuali anomalie nell’ attività della polizia giudiziaria: non ho azionato l’ attività ispettiva perché non emergevano profili disciplinari. Tutto questo, come sempre, l’ ho fatto senza alcun carattere intimidatorio. Se i renziani che mi hanno criticato pensavano che utilizzassi i poteri ispettivi come una clava contro l’ autonomia della magistratura hanno sbagliato persona.

I VERBALI DEL SINDACO DI RIGNANO: «”TEMO CHE MI ARRESTINO” MI CONFESSÒ BABBO RENZI»

Giacomo Amadori per “la Verità”

Anche se Matteo Renzi nei giorni scorsi, scortato dalla fanfara entusiastica dei giornali, sembrava aver già assolto suo padre Tiziano Renzi dalle accuse di traffico di influenze illecite nella vicenda Consip, gli inquirenti romani stanno preparando il secondo round. In particolare nella prossima fase i pm della Capitale potranno far conto sulle perquisizioni e sugli interrogatori svolti a marzo, prima che scoppiasse il caso dei presunti falsi del capitano del Noe, Gianpaolo Scafarto, che hanno fatto calare il sipario mediatico sull’ inchiesta.

Infatti, a quanto risulta alla Verità, qualche buona cartuccia contro Renzi senior è rimasta in tasca ai magistrati. In particolare viene considerata rilevante la testimonianza del sindaco di Rignano sull’ Arno, Daniele Lorenzini, ritenuto sino a quelle dichiarazioni un renziano di oro zecchino. Così renziano da difendere babbo Tiziano in ogni occasione. Ma non al punto da mentire davanti ai pm, mettendo a rischio la propria fedina penale. Venerdì 3 marzo è stato sentito in due tornate dal pm di Roma, Mario Palazzi, e da quello di Napoli, Henry John Woodcock.

Nell’ occasione ha confermato quanto già svelato dalla Verità il 6 novembre scorso sulle fughe di notizie, ma vi ha aggiunto un particolare clamoroso. Ha detto che nell’ autunno scorso «Tiziano Renzi aveva paura di essere arrestato». Il verbale è stato compilato da Palazzi e riletto a Daniele Lorenzini dallo stesso pm.

Renzi senior aveva convocato Lorenzini nel suo ufficio e lo aveva reso partecipe della sua preoccupazione per un’ inchiesta napoletana «riguardante una persona che avrò visto una volta». Il personaggio in questione era Alfredo Romeo, poi arrestato per corruzione lo scorso 1 marzo su richiesta della procura di Roma. Lorenzini ha riassunto così con la Verità il passaggio cruciale del suo verbale: «Mi parlò della Procura di Napoli senza fare il nome del pm Woodcock e mi disse con tono angosciato “mi stanno controllando” o qualcosa di simile, tanto che mi fece lasciare il telefonino in ufficio. Ci recammo a parlare nel piazzale esterno, quello che si affaccia sul fiume». Per Lorenzini quel giorno l’ amico «era preoccupatissimo». Insomma l’ inchiesta, che ora per tutti i giornali è una semplice bolla di sapone, tra settembre e ottobre scorso aveva agitato a tal punto babbo Renzi da fargli temere le manette.

Per un inquirente contattato dalla Verità questo non è un dettaglio trascurabile, visto che tradirebbe la coscienza non proprio pulita dell’ indagato. «Tiziano Renzi aveva paura che, se la notizia dell’ inchiesta fosse uscita prima del referendum, il figlio avrebbe perso la consultazione», ha aggiunto Lorenzini con i magistrati. A mettere ansia al babbo dell’ ex primo ministro erano anche le continue fughe di notizie a suo favore effettuate da investigatori infedeli. La prima sarebbe avvenuta a settembre, quando l’ apprendista faccendiere Carlo Russo, inquisito nell’ inchiesta insieme con Renzi senior, rinviò con Romeo «l’ accordo quadro» che avrebbe dovuto garantire a babbo Tiziano 30.000 euro al mese e 5.000 bimestrali allo stesso Russo per il loro lavoro di lobbing nei confronti dell’ amministratore delegato di Consip, Luigi Marroni.

Il 7 dicembre l’ ex autista del camper di Matteo Renzi alle primarie, Roberto «Billy» Bargilli, telefona a Russo e gli dice con tono d’ intesa: «Scusami ti telefonavo per conto di babbo mi ha detto di dirti di non chiamarlo e di non mandargli messaggi». Nell’ audio (anche se Bargilli in una conferenza stampa aveva dichiarato trattarsi di un sms) il tono di Billy è amichevole e Russo dà l’ idea di intendere al volo il senso del messaggio, annuisce e attacca. Fughe di notizie gravi quasi quanto i reati contestati che avrebbero chiaramente potuto portare a un arresto per inquinamento probatorio.

Per questo probabilmente Tiziano già a ottobre aveva esternato all’ amico e medico personale Lorenzini le sue palpitazioni. Oggi il sindaco è stato espulso dalla cerchia ristretta degli amici del Giglio magico per presunto alto tradimento, dopo che, secondo babbo Renzi, era diventato «il problema». Ma le soprese potrebbero non essere finite. Infatti nei prossimi giorni il capitano dei carabinieri del Noe, Gianpaolo Scafarto, accusato di falso dalla Procura di Roma, consegnerà la sua memoria difensiva che potrebbe ribaltare alcune sentenze già scritte dai giornali, garantisti con babbo Renzi, ma colpevolisti nei confronti del militare «nemico» della famiglia dell’ ex presidente del Consiglio.

Infatti, a quanto risulta alla Verità, l’ ufficiale spiegherà in modo circostanziato come siano stati possibili i due errori inseriti nell’ informativa finale del 9 gennaio scorso, quella in cui veniva attribuita a Romeo una frase del suo consulente, Italo Bocchino, e la presunta pista farlocca dei servizi segreti. Proprio sul ruolo degli 007 nelle possibili fughe di notizie, l’ investigatore del Noe sarebbe pronto a fare nuove rivelazioni.

Intanto Tiziano Renzi e Carlo Russo continuano a impegnarsi in politica. Quest’ ultimo è interessato alle primarie del Pd e sebbene abbia smesso di scrivere su Facebook, ha inserito tra gli eventi da non perdere proprio la consultazione del 30 aprile e il confronto tv tra Matteo e i suoi contendenti. I gruppi di cui fa parte non lasciano dubbi su chi gli faccia battere il cuore: si va da «In cammino con Matteo Renzi» al «Popolo del Sì», da «Primarie sempre e comunque» a «Informazione libera con Renzi e il Pd» a quelli intitolati a «Matteo presidente» in tutte le sue declinazioni.

Unico nemico, i grillini: «Contro Movimento 5 stelle lotta democratica» è uno dei gruppi selezionati. Anche Tiziano è indaffarato ad allestire la campagna elettorale contro l’ ex amico Lorenzini per la poltrona di sindaco di Rignano. In paese sono attesi i comizi del ministro Maurizio Martina e dello stesso Matteo Renzi. Ma se Tiziano è concentrato sulla sua vendetta, i magistrati continuano a indagare, nonostante l’ indifferenza dei media, su di lui, sui suoi vecchi collaboratori e su alcune aziende con cui è stato in affari. Nessun giornalista ha ritenuto interessante che babbo Renzi nel 2014 abbia provato a cedere l’ azienda di famiglia a una società il cui socio occulto era in quel momento un suo coindagato per bancarotta fraudolenta.

Non ha suscitato curiosità neppure l’ inchiesta della Procura di Cuneo su un’ altra bancarotta e su una presunta truffa ai danni dell’ Inps contestate, tra gli altri, a due stretti collaboratori di Tiziano Renzi, Mirko Provenzano ed Erika Conterno, soci e compagni di vita. La Eventi 6 della famiglia Renzi, attraverso le società della coppia, la Direkta Srl (per il cui crac procede la Procura piemontese) e la Kopy 3, veicolò ricchi prestiti a una società in dissesto finanziario, «operazione fatta risultare – scrivono i pm – come “affitto azienda” dalla Web & press edizioni Srl di Firenze», l’ azienda che aveva incamerato finanziamenti per le campagne elettorali di Matteo Renzi, compreso quello di Luigi Lusi, il tesoriere della Margherita condannato a 7 anni per appropriazione indebita.

Nell’ inchiesta piemontese è coinvolta pure Miriam Mammoliti, storica organizzatrice della Leopolda renziana: la donna è sospettata per lo «sbianchettamento» dei bilanci della Direkta e della Kopy 3. Ebbene, nei giorni scorsi un sottufficiale del nucleo operativo del fruppo Firenze 2 della Guardia di finanza ha chiesto al curatore fallimentare cuneese Alberto Peluttiero le carte sugli scambi commerciali tra Direkta e Kopy 3 (le società di Provenzano e Conterno).

Che cosa c’ entrano queste due aziende piemontesi con Firenze? Forse la richiesta è legata agli affari intercorsi con la Eventi 6? Scambi così interessanti che nel procedimento della Procura di Cuneo i pm hanno depositato anche le intercettazioni tra Conterno e i genitori di Matteo Renzi, Tiziano e Laura. L’ ennesima notizia che sugli altri giornali non ha avuto nemmeno l’ onore di una breve in cronaca.

Chi ha ucciso #MafiaMaps

Pierpaolo Farina si occupa di mafia da quando lo conosco. Se ne occupa nel modo più incontestabile possibile: la studia. La studia e ne parla. E sulla mafia ha lanciato (tra gli altri) in questi anni due progetti che ci sono preziosi: una libera enciclopedia sulle mafie (WikiMafia) e un’app che permette di “mappare” le famiglie e le attività mafiose (MafiaMaps).

Pierpaolo Farina, insomma, è uno scassaminchia, uno di quelli che non si accontenta di stare in disparte. Proprio per MafiaMaps nei mesi scorsi una fresca ondata di consenso popolare ha permesso di dare forza a un crowdfunding che avrebbe dovuto finanziare una prima parte di progetto. Non so voi, ma a me una mobilitazione antimafiosa mi mette sempre terribilmente di buonumore.

Ora MafiaMaps è ferma. Bloccata. Il perché ce lo spiega proprio Pierpaolo:

Un anno fa ti presentavamo al mondo, anche se quella roba lì non era minimamente quello che in realtà dovevi essere: funzionavi talmente male che ti abbiamo dovuto spacciare per beta, piena di bug e addirittura problemi al login. La colpa non era mica nostra: io ti ho pensata, ti ho immaginata, ma il tuo codice doveva scriverlo per forza un informatico.

I soldi del crowdfunding, di quella meravigliosa campagna che è stata #mappiamolitutti tra il 21 marzo al 23 maggio di due anni fa, non sono evidentemente bastati alla Moko Srl di Simone Barbieri per reputarti meritevole di un buon lavoro. Tant’è che non l’hanno finito, ma i soldi se li sono tenuti.

C’è una causa in corso, perché c’è un contratto firmato che non è stato rispettato e dei danni materiali e di immagine evidenti. In un paese normale avrei già avuto tutti i soldi per restituirti la vita che meritavi, in Italia stiamo ancora aspettando la prima udienza. Ma lo sai che non mi sono dato per vinto, non potevo: per fedeltà alla Causa e per rispetto verso chi ci ha dato fiducia.

Ho fatto il giro quindi di prestigiose sedi di fondazioni, banche, imprese, alcune delle quali anche multinazionali, di quel tipo che solitamente finanziano la qualunque a piene mani: “complimenti, meno male che ci sono giovani come voi“, “andate avanti“, “continuate così“, ma soldi per te non ce n’erano. Solo belle parole. Poi, qualcuno, ce lo ha detto: non chiedeteci di finanziare cose contro la mafia (e lì capivi che danneggiavi qualche affare), altri addirittura ti volevano finanziare in nero (!!!). Morale: nessuno di quelli che potevano si è assunto la responsabilità di rifinanziare il tuo sviluppo.

Soldi non ne abbiamo e io stesso ho già perso 20mila euro: altri per te, purtroppo, non ne ho. Giusto perché c’è anche qualcuno che è andato in giro sostenendo che eri nata perché penserei solo ai soldi. C’è anche chi ha brindato quando sei entrata in “coma”: il brutto è che si trattava di “antimafiosi”. Gli stessi che commemorano Pippo Fava e poi si sono comportati come chi lo ha ammazzato appena giunta la “lieta” novella al quartier generale.

Corrado Alvaro una volta scrisse che “la disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile“.

Io non so se uscirai dal coma, perché in questo momento sei tecnicamente morta. So solo che il tuo spirito resiste in tutti quei ragazzi e quelle ragazze che ancora oggi dedicano il loro tempo alla Causa, continua a vivere nella loro insaziabile fame di conoscenza e, soprattutto, di libertà. In tutti quelli mai sfiorati dal dubbio che “vivere onestamente sia inutile”.

 

Io non so se ci siano imprenditori e enti abbastanza illuminati per prendersi a cuore un’iniziativa così meritevole ma se ci fossero, e se battessero un colpo, sarebbe una bella notizia. Per tutti.