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La satira secondo il PD

Sergio Staino ha detto sulla vignetta di Charlie Hebdo: «Neanche un ubriaco o il pazzo di quartiere farebbe una cosa simile, che senso ha? Quando ti metti al tavolo per disegnare qualcosa o c’è un senso in quello che fai o meglio non farlo tanto per offendere qualcuno. E’ tempo speso male. Ripeto, sarebbe meglio non parlarne. Altrimenti si fa il loro gioco.». Lo potete leggere qui.

Poi ha disegnato la vignetta qui sopra per perculare la Raggi e il M5S. Ecco. Appunto. Vedere per credere.

 

Aristofane e Charlie Hebdo

Galatea l’ha scritto come non si sarebbe potuto dire meglio:

«Aristofane era uno stronzo.

Non faceva satira. Almeno non sempre. Quando se la prese con Socrate, per esempio, mica se la stava prendendo con il potere. Aveva potere, Socrate? Ma quando mai. Era un filosofastro con le pezze al sedere, che manco era chiaro come campasse, forse facendosi mantenere sotto banco dai suoi discepoli, più probabilmente arraffando qua e là a scrocco ai banchetti uno spritz e i salatini.

Era un poveraccio, buffo e facile da prendere in giro, per giunta noto per essere tollerante. Uno che non avrebbe querelato, e nemmeno avrebbe mandato a casa di Aristofane qualche amico potente a minacciare. Era un poveraccio, Socrate, ma di buon carattere e inoffensivo.

Aristofane lo prese a bersaglio. Ci scrisse sopra una intera commedia, presentandolo come uno svampito intrallazzone. Fu feroce, e cattivo. Gratuitamente.»

Il suo post è qui.

#Fertilityday: i contenuti sono peggio della campagna

Che la campagna per il #Fertilityday fosse una cagata pazzesca direi che ha messo d’accordo tutti: governo, opposizione, pubblicitari e cittadini. Forse solo la Lorenzin non ha colto pienamente l’errore, ma tant’è.

Però l’orrida campagna rischia di distoglierci dai contenuti di un’iniziativa politica che nei contenuti è ancora peggio. Per questo credo che sia importante analizzare i contenuti politici (usiamo un eufemismo, eh) che la Lorenzin ha pensato di avere messo in campo. Per Possibile Franz Foti ha instancabilmente preparato un documento di analisi (lo trovate qui) che ne affronta tutti i passaggi più critici. Se avete tempo e voglia vale la pena leggerlo, credetemi.

Ma il #Fertilityday può diventare un’occasione: la sfida ora (ne ha scritto Pippo qui) è fare di quel giorno l’occasione di una controproposta che raccolga piuttosto buone idee e buone pratiche per cambiare le condizioni culturali e politiche di questo Paese nei confronti della maternità. Beatrice Brignone e Ilaria Bonaccorsi sono già al lavoro. Se avete idee o proposte vi basta scriverci a campagne@possibile.com. Ci proviamo?

Analfabeti funzionali, analfabeti sentimentali e satirofobi

Succede sempre così: se il mondo che ci circonda non corrisponde alla nostra idea di mondo ci impuntiamo come patetici indignati telecomandati.

Se Charlie Hebdo sfancula l’Islam (che odiamo poiché lo temiamo) allora tutti che reclamano la libertà di satira. In realtà scrivono “libertà di satira” ma intendono un fantomatico diritto di piasciare smargiassi sui propri nemici. La satira, in quel caso, è intesa come diritto di sottendere schifo verso gli altri. Se la satira attacca noi (la religione e in questo caso il traballante Paese che si sbriciola ogni terremoto) allora ci invertiamo: “e no, e non si può, e ci vuole rispetto!”. Qualcuno in queste ore addirittura scrive “hanno fatto bene a sparargli, a questi di Charlie Hebdo”.

Che brivido il conformismo benpensante. Che pena il sindaco di Amatrice che non ci spiega della ricostruzione della sua scuola e si indigna per la vignetta. Che pena questa rivolta sui social che non s’è accorta di un condannato nella squadra nominata a ricostruire Amatrice (basta leggere qui), che ha dimenticato gli “inciampi” di Errani (eccoli qui), che abita spesso sotto cemento mafioso depotenziato, che è convinta che L’Aquila sia stata ricostruita e si coagula invece intorno a una vignetta. Un’orda di rabbia vendicativa che ha lo stesso conato degli integralisti. Islamici, italiani, ipercattolici: le mandrie indignate che non riuscendo a cambiare il mondo pretendono di non essere disturbate dal mondo.

Tutti alla ricerca di un luogo in cui non dovere fare fatica, in cui essere sempre d’accordo. Il pensiero unico come sogno della nuova borghesia morale. E poi ci si lamenta di avere una classe dirigente riducibile a piazzisti, pubblicitari e comunicatori turbospinti.

E nessuno si accorge che la vignetta ha funzionato. Un’altra volta ancora.

Siria: il contrabbandiere di felicità

«Il coraggio di un siriano tra la Finlandia e la Siria per portare sollievo ai bimbi sotto le bombe: “Assad? Daesh? Tutti criminali”». Il Fatto Quotidiano, 1 settembre 2016
Sembra il titolo di un film e, chissà magari potrà diventarlo. Il giocattolaio è un siriano trapiantato in Finlandia dal 1989, la cui passione/missione è regalare un sorriso ai bambini costretti a vivere sotto le bombe. Rami Adham, 44 anni, va e viene da Aleppo e quando va, si comporta proprio come gli affascinanti “spalloni” a cavallo tra Ottocento e Novecento lungo la nostra linea di confine con Austria e Svizzera: i contrabbandieri dell’epoca si caricavano sulle spalle enormi valigie o sacchi pieni di merce e denaro. Oggi, oltre un secolo più tardi, Rami Adham si carica zaini pieni di giocattoli. E varca la frontiera tra Turchia e Siria.

Quando è successo l’ultima volta?
A inizio anno. Sto preparando il prossimo viaggio. Per motivi di sicurezza non posso rivelare la data esatta. Sono viaggi complicati, le cose cambiano in fretta, gli amici possono diventare nemici, all’improvviso.

Si preannuncia pericoloso?

Sì, specie dopo l’assedio e la battaglia di Aleppo, con i ribelli bombardati con i barili e dalle forze russe. È il viaggio più delicato finora.

Quale sarà il tuo itinerario?

Non posso addentrarmi nei particolari. Ti posso solo dire che con l’aereo da Helsinki raggiungerò la Turchia, poi si vedrà. Da lì viaggerò su strade non ufficiali, varcherò il confine da punti non segnalati. Ho guide molto preparate.

Spiegaci cosa significa essere un toy smuggler, un ‘trafficante di giocattoli’.

Significa portare un sorriso ai bambini che soffrono. Quando guardo in faccia i miei figli che vivono sereni e sicuri, non posso non pensare a quel che vedo ogni volta ad Aleppo.

Come parte la missione?

Grazie a serate, incontri e contatti in Finlandia, riesco a raccogliere giocattoli. Poi li carico sull’aereo per la Turchia e da lì, a mano, li porto con me fino ad Aleppo.

Per la prossima missione quanti ne porterai?

Oltre 600 pezzi.

Quando hai iniziato questa attività particolare?

Porto aiuti, giocattoli soprattutto, alla popolazione colpita da quando è iniziata la battaglia di Aleppo, quattro anni fa. Da quando la Turchia ha chiuso le frontiere con la Siria, dalla primavera del 2015, sono diventato un ‘contrabbandiere’ perché supero il confine clandestinamente.
Porti i giocattoli solo ad Aleppo?
Beh, quella è la città dove sono nato, il simbolo dell’aggressione del regime, ma capita di svolgere la mia funzione anche in altri centri dell’area, quelli liberati dalla presenza dei soldati di Assad.

C’è la storia di un bimbo che ti ha colpito in particolare?

Sì, una bambina di Aleppo, avrà avuto 6-7 anni e l’ho incontrata durante l’ultimo viaggio. Un giorno le ho dato un giocattolo, la mattina seguente me la sono ritrovata davanti: “Non lo hai preso ieri il giocattolo?”, le ho chiesto, e lei: “Ne volevo altri per tutti i bimbi del mio quartiere che hanno perso i genitori e non possono venire qui perché sono soli”. A quel punto le ho detto di portarmi da loro.

Oltre ai giocattoli, porti anche altri aiuti?

Certo, il denaro che riesco a raccogliere durante le raccolte e quello che viene donato alla nostra Ong, Toy Smuggler of Aleppo, dalla gente comune, dalle associazioni. Ogni singolo euro va a favore di Aleppo, non mi tengo neppure i soldi per il viaggio. La base dell’organizzazione è nella capitale finlandese, ma capita spesso di fare incontri in altri paesi, di conseguenza gli aiuti arrivano da varie parti del mondo. L’obiettivo primario in questa fase, è raccogliere abbastanza fondi per realizzare una scuola, la nostra scuola. Le bombe di Assad ne hanno distrutte tante, noi ne costruiamo una che rappresenti il sacrificio di tutte le altre. Un segnale forte.

Durante i tuoi viaggi in Siria, sei costretto ad assistere a scene inenarrabili, a incontrare gente che soffre; come si superano questi choc?

È brutto dirlo, ma ci si fa l’abitudine. Ogni volta che torno ad Aleppo la trovo sempre più piegata, distrutta, violata. E ad accogliermi arriva sempre la notizia di un parente o di un amico che non ci sono più, uccisi dalla guerra. È frustrante, ma bisogna andare avanti.

Cosa pensi della situazione attuale in Siria, ad Aleppo?

Penso che la resistenza dei ribelli sia un atto di eroismo e la rivoluzione un atto da supportare, sin dalle origini.
Dove sta, secondo te, il lato peggiore del conflitto, il governo siriano, il Daesh?
Sono tutti criminali, non riesco a distinguerli.
Rami, non hai paura quando torni in Siria?
Resto sempre pietrificato, e sempre di più.

«Non per piacere mio ma per fare contento Dio (e lo Stato)»

Ho sperato che fosse uno scherzo. Ho pensato che con questa orda di webeti (figli di quella stessa televisione che ora li percula) qualcuno avesse avuto la trovata di mettere in piedi una falsa campagna istituzionale. Ma davvero il cattivo gusto e il buonpensare della ministra Lorenzin potrebbe arrivare a tanto? Mi sono chiesto. E sì. E sì. E sì.

Complice la disattenzione agostana la Morale di Stato si è infilata nel ministero e ci è apparsa in tutta la sua completezza: qui da noi la Morale è molto spesso una vecchia megera che vorrebbe insegnare agli altri cosa è giusto e cosa no, i buoni e i cattivi e, spesso, anche tutte le più recondite prurigini che rovistano tra i genitali tenendo però lo sguardo verso qualche dio, un indefinito infinito e la Ragion di Stato. Che in Italia le tre divinità si sovrappongano complica poi terribilmente le cose.

La Lorenzin (ma mica lei: il governo, tutto, che è responsabile di tutte le azione di tutti i suoi componenti) ha deciso di indire la giornata della fertilità nazionale. Ventiquattro ore di vergogna per chi è infertile per natura o per età o per distrazione mentre le ovaie calde delle partoriture suonano a festa per i borghi italiani. Ha pensato, la Lorenzin (e il governo), che il modo migliore per combattere il calo demografico sia quello di sdoganare un bell’amplesso giovanile destinato alla procreazione.

(il mio buongiorno per Left continua qui)

Due puntualizzazioni su “San Errani” e la ricostruzione in Emilia

Ne scrive Giovanni Tizian per l’Espresso:

«A  luglio del 2012 il commissario per l’emergenza Vasco Errani, aveva stanziato l’ingente somma di 56 milioni di euro, al fine di ricostruire entro la fine di settembre, edifici scolastici temporanei, a seguito della rovina di quelli esistenti. Ecco comparire di nuovo la società di San Felice (finita sotto sequestro e adesso gestita da un’amministratore giudiziario per conto del tribunale), guidata all’epoca da Augusto Bianchini – ora imputato per concorso esterno. In questo caso è sospettata di aver smaltito amianto in alcuni cantieri della ricostruzione. Nelle strade, ma anche in una scuola di Reggiolo. È emerso, inoltre, dall’indagine Aemilia che nei cantieri di Bianchini lavoravano maestranze assunte grazie all’intermediazione dei boss delle ‘ndrine emiliane. Trattati come schiavi. Con il salario decurtato per pagare il “pizzo” ai padroni delinquenti. Sfruttatamento in piena regola, che ha spinto i sindacati a costituirsi parte civile nel maxi processo in corso a Reggio Emilia.

In Emilia, dunque, la ricostruzione è stata inquinata. Non sveliamo nulla riportando un’intercettazione tra due affiliati che nei giorni successivi al sisma ridono alla grande, e sui morti, per le opportunità di lavoro che si prospettavano. Come fu per L’Aquila, anche qui gli affaristi hanno visto nelle macerie nuove opportunità.»

(l’articolo è qui)

Il bullismo fiscale di Apple, Facebook, Google e compagnia bella

Niente crea più disuguaglianza che aiutare tutti nello stesso modo. Eppure non accade nemmeno questo: i forti con i deboli tendono a essere poi deboli con i forti per una legge del contrappasso che gli è favorevole. E così succede che in quest’Italia di professionisti digrignatori di denti (di fronte ai fragili demonizzati, preferibilmente profughi e stranieri) si apparecchi un’accoglienza barzotta a Mark Zuckerberg con il sorriso servile di chi ha intravisto uno sceicco e a nessuno venga in mente di chiedere al fondatore di Facebook (che ha dispensato slogan motivazionali da baci Perugina) se ritenga giusto pagare all’Italia 200.000 euro di tasse di fronte a un incasso di 350 milioni di euro.

Niente. Renzi era troppo preso a postare (su Facebook, appunto) la foto di lui e Mark; il Papa sempre intento a simulare giovanilismo e gli studenti universitari si sono scordati di chiederglielo. Avrebbero potuto farlo i giornalisti ma, ahinoi, i giornalisti non potevano fare domande. Succede. Cosa ne pensa un lavoratore italiano qualsiasi della differenza tra la propria pressione fiscale e quella del proprietario di Facebook invece è facile immaginarlo. Anche senza domande.

E mentre l’Italia si inzerbinava per Zuck (che apre la strada alla beneficienza con i buoni sconto, come al supermercato) l’Europa per la prima volta ha deciso invece di alzare la voce contro il bullismo fiscale di Apple che con la sua sede irlandese (finta) ha goduto di un’aliquota fiscale dello 0,005%. Sì, avete letto bene: al fisco europeo mancano qualcosa come 13 miliardi. E la Commissione Europea (senza bisogno di portaerei, passerelle e necrofilia storica) ha deciso di alzare la voce.

Insomma, l’Europa si arrabbia con le multinazionali e, per una volta, insegna a far politica ai Paesi membri. Proviamo ad applicare le regole, magari? E fuori succede un finimondo: Apple si indigna, l’Irlanda (la mangiatoia di Apple ma anche di Facebook e di Google) reclama il diritto di esercitare la propria prostituzione fiscale e i soliti noti balbettano qualcosa.

(il mio buongiorno per Left continua qui)