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Il quartierino che in Basilicata punta anche al geotermico.

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Il “quartierino” dell’inchiesta di Potenza puntava a condizionare con norme di legge anche il settore geotermico. In questo campo il contatto utile sarebbe stato Stefano Boco (non indagato), gia’ sottosegretario dal 2006 al 2008 per le Politiche agricole e forestali (governo Prodi). E’ quanto emerge dalle nuove carte dell’indagine investigativa.

L’obiettivo di Boco era di incontrare l’allora ministro allo Sviluppo economico, Federica Guidi, attraverso il “quartierino romano”. Secondo la squadra mobile di potenza, Boco – in qualità di presidente del consiglio di amministrazione e consigliere delle società Magma Energy Italia srl e consigliere della Tosco Geo srl, entrambe controllate dalla Graziella Green Power – avrebbe cercato attraverso Gianluca Gemelli e Nicola Colicchi un contatto per le aziende di geotermia per le quali lavora.
In questo filone non ci sono né indagati. Tuttavia la squadra mobile della Polizia di Potenza sviscera tutta la vicenda in un capitolo contenuto nella terza informativa depositata alla Procura della Repubblica di Potenza, nell’inchiesta sul petrolio in Val d’Agri. Per gli investigatori questa vicenda sarebbe da mettere in relazione con l’emendamento alla Legge di Stabilità 2015 presentato dal deputato Ignazio Abrignani, che prevede agevolazioni per le società di geotermia.
Lo stesso Colicchi, in una intercettazione del 2 dicembre 2014, afferma che di «quell’emendamento non ce ne frega niente…quello era l’emendamento presentato da Abrignani che evidentemente l’ha ripresentato, ma è una marchetta, evidentemente per qualche impianto (di geotermia, ndr) che a lui interessa».

L’articolo ( di Ivan Cimmarusti e Sara Monaci) lo potete leggere qui.

Quello strano suicidio nel processo Matacena-Scajola

 

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Omar Pace era colonnello della Guardia di finanza distaccato presso la DIA. La mattina dell’11 aprile è stato ritrovato suicida nel suo ufficio, si è sparato un colpo di pistola in testa con la sua arma d’ordinanza. Il giorno successivo, il 12 aprile, il colonnello Pace avrebbe dovuto testimoniare al processo Matacena-Scajola a Reggio Calabria fornendo dettagli importanti sull’ex Ministro dell’Interno e sui documenti ritrovati durante la perquisizione. Ma è morto. Vedi il caso, a volte, eh?

Dicono che fosse depresso, Omar Pace: problemi famigliari, lutti ma soprattutto un declassamento professionale. Strana la meritocrazia, in Italia, eh? Ora è stata aperta un’indagine e forse varrebbe la pena seguirla con attenzione. Credo.

5 numeri sulla pena di morte

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Il numero di prigionieri messi a morte nel 2015, afferma Amnesty, al netto dei dati cinesi: sono 573 in più rispetto al 2014 e il numero più alto registrato negli ultimi 26 anni.Tra i cinque paesi che hanno messo a morte più persone figurano, Cina (1000+), Iran (977), Pakistan (326), Arabia Saudita (158), Usa. Sono quindi ascrivibili a tre paesi, l’89% di tutte le esecuzioni registrate nel 2015.

Cresce comunque complessivamente il numero dei paesi che tornano a uccidere: in Ciad e Oman sono ripartite le esecuzioni dopo diversi anni senza morti. Stesso quadro per Bangladesh, India, Indonesia e Sudan del Sud, dove non c’erano state esecuzioni nel 2014.

1.998
Il numero delle  persone condannate a morte nel 2015, in 61 paesi, secondo le rilevazioni di Amnesty. Un numero in calo rispetto agli anni precedenti e in particolare rispetto al 2014 ma su cui pesa anche una certa difficoltà di confermare i dati in alcuni paesi.

20.292
Alla fine del 2015, sono almeno 20.292 le persone detenute nei bracci della morte in tutto il mondo.

4
I paesi diventati totalmente abolizionisti, a prescindere dai reati: sono Figi, Madagascar, Repubblica del Congo e Suriname, afferma il report. Si attestano quindi tra i paesi completamente abolizionisti, che ormai sono 102.

28
il numero delle esecuzioni negli Stati Uniti: è in ribasso rispetto agli anni precedenti e calano anche le nuove condanne che si attestano a 52, il numero più basso dal 1977. Texas (13), Missouri (6), Georgia (5), Florida (2), Oklahoma (1), Virginia (1) sono i paesi in cui sono andate in scena le esecuzioni. Dei 35 stati appartenenti all’Organizzazione degli stati americani, solo gli Stati Uniti d’America hanno eseguito condanne a morte.

(fonte)

Ma su Formigoni nessuno ha niente da dire?

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È nella maggioranza di governo, ha i suoi uomini come pilastro fondamentale della giunta in Lombardia di Roberto Maroni e dal processo a suo carico esce un profilo sempre più preoccupante:

«Chiesti nove anni di reclusione per Roberto Formigoni. “Capo di un gruppo criminale” – secondo l’accusa – e al centro di “fatti gravissimi di corruzione sistemica durata dieci anni”, nei quali sono stati “sperperati 70 milioni di denaro pubblico, con due enti al tracollo, la Maugeri e il San Raffaele“. E beneficiario – sempre secondo la ricostruzione dei magistrati – di “circa otto milioni di euro in benefit di lusso” arrivati dalle tasche degli imprenditori Daccò e Simone in cambio di rimborsi indebiti. “Quello del pubblico ministero è un teorema fantascientifico, una vera fiction senza alcun riferimento alla realtà e senza alcuna prova”, ha commentato a caldo il senatore di Ncd.»

Ma nessuno ha niente da dire? Sul serio?

Tanja Rahm

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Leggete la lettera di Tanja Rahm, ex prostituta, tradotta da Maria G. Di Renzo: ha passato tre anni in differenti bordelli danesi e ha lasciato la prostituzione a 23 anni diventando in seguito terapeuta, sessuologa e conferenziera.

Caro acquirente di sesso,

se pensi che io mi sia mai sentita attratta da te ti sbagli di grosso. Non ho mai avuto il desiderio di andare al lavoro, neppure una volta. L’unica cosa che avevo in mente era fare soldi, in fretta.

Non confondere questo con i “soldi facili”: non è mai stato facile. Veloce, sì. Perché io ho imparato rapidamente i molti trucchi per farti venire il più presto possibile, di modo che tu ti togliessi da sopra di me, da sotto di me o da dietro di me.

E no, non mi hai mai eccitata durante la faccenda. Ero una grande attrice. Per anni ho avuto l’opportunità di esercitarmi gratis. In effetti, la cosa ricade sotto il concetto di “multi-tasking”. Perché mentre tu giacevi là, i miei pensieri erano sempre da qualche altra parte. Una qualche parte in cui non avevo a che fare con te che succhiavi via il rispetto di me stessa, senza impiegare neppure 10 secondi per renderti conto di cosa la situazione era in realtà, o per guardarmi negli occhi.

Se hai pensato che mi stavi facendo un favore pagandomi per 30 minuti o per un’ora, ti sbagliavi. Preferivo averti dentro e fuori nel minor tempo possibile. Quando hai creduto di essere il mio nobile salvatore, chiedendo come mai una ragazza carina come me stava in un posto come quello, hai subito perso l’aureola con la frase successiva che mi chiedeva di stare sdraiata sulla schiena, e poi hai messo il maggior impegno possibile a tastare il mio corpo con le mani. A dire il vero, avrei preferito che tu ti fossi messo sulla schiena e mi avessi lasciato fare il mio lavoro.

Quando hai pensato che potevi incrementare la tua mascolinità portandomi all’orgasmo, sappi che fingevo. Avrei potuto vincere una medaglia d’oro da quanto bene fingevo. Fingevo così tanto che la receptionist quasi cadeva dalla sua sedia dal ridere. Che ti aspettavi? Forse quel giorno eri il numero tre, o il numero cinque, o il numero otto.

Continua qui.

Il #ciaone di una classe dirigente di paninari arrivati al potere.

Quella che leggete qui sotto è la presa per il culo di un “dirigente” PD che saluta con un #ciaone quelli che oggi hanno deciso di andare a votare. Tenetelo in tasca perché il più appuntito calcio nel culo che avete a disposizione è la matita con cui votate. Questi sono l’incarnazione di una generazione paninara arrivata al potere e incapace di mantenere un minimo di ritegno. Ecco qui:

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Conta e Cammina. E l’ottimismo della volontà.

Tre giorni a Macomer nell’ambito del festival ‘Conta e Cammina’, due incontri nelle scuole, una presentazione di ‘Mio padre in una scatola da scarpe‘ e una serata a portare in scena la spremuta di libro con ‘Una storia in una scatola da scarpe‘. Tre giorni a toccare con mano l’energia positiva che si sprigiona quando le storie incontrano i ragazzi e diventano una riflessione collettiva. Questo è un Paese che ha dei giovani straordinari, me ne convinco ogni volta che partecipo ad un incontro in una scuola: ho ascoltato ragazzini delle scuole medie parlare di Siria con un cuore (e competenza) che si sognano molti della nostra “classe dirigente”, ho ascoltato domande sulla prepotenza mafiosa che sanno di lealtà e coraggio. Abbiamo una responsabilità grande, sempre: ogni volta che scriviamo una frase, recitiamo una pagina o proponiamo un libro. Ricordiamocene.