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Ci si muove. Ci si muove.

Giulio-CavalliHo abbandonato un po’ il blog. E torno subito. Perché sono stati giorni densi tra scrittura, programmazione e prove. Costruire, costruire.

Andiamo con ordine: ho già la valigia pronta per partire per Macomer dove è già cominciato il festival Conta e Cammina (qui la pagina Facebook) dove presento il mio romanzo ‘Mio padre una scatola da scarpe‘, incontro le scuole e per la prima volta presentiamo il nostro reading ‘Una storia in una scatola da scarpe‘. Tra le altre cose visto che sono da quelle parti presento anche il bel libro di Margherita Asta e Michela Gargiulo ‘Sola con te in un futuro aprile’ (lo potete comprare qui). Direi che i sardi hanno occasione di incrociarmi visto che mi fermerò tre giorni. Il programma del festival lo trovate qui.

‘L’amico degli eroi‘ si è fatto libro (trovate tutto qui) e all’edizione digitale tra poco affiancheremo anche quella di carta. Ne sono molto contento perché il nostro scopo era quello di preparare una “cassetta degli attrezzi” che contenesse gli atti giudiziari, il copione dello spettacolo e un’analisi della sparizione della memoria e credo che alla fine abbiamo cucito un bel libro. Aspetto i vostri commenti.

Sempre libri: molti di voi mi hanno scritto per dirmi che ormai è introvabile il mio primo libro ‘Nomi Cognomi e Infami‘. Ci sono molto affezionato e mica per niente è il padre di un monologo che, con tutte le sue naturali evoluzioni, ancora oggi mi trascina in giro per l’Italia. Ebbene, il libro di carta è qui. Eccovi accontentati.

Buona serata. Intanto.

(ah, tutti i miei appuntamenti sono qui)

«Non si uccidono perché ci sono abbastanza soldi»

“A Roma non ci sono i morti ammazzati perché qui ci sono soldi per tutti e non c’è bisogno di uccidersi”. Così il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, nel corso della presentazione del quarto rapporto dell’osservatorio Luiss sulla legalità dell’economia. Parlando della situazione nella capitale, Pignatone ha sottolineato che “il rapporto è un’ulteriore dimostrazione che la mafia a Roma c’è, ma ha caratteristiche particolari e diverse dalle altre”. “Più che di mafia a Roma si deve parlare di mafie – ha aggiunto il procuratore – la capitale ha un’estensione territoriale troppo grande per essere controllata da un solo clan, e i soldi che girano sono molti, abbastanza per tutti e abbastanza per evitare le stragi che invece hanno caratterizzato le mafie del sud”.

Le parole di Pignatone però non valgono solo per Roma. O no?

Di cosa avere paura. Questo è il punto.

paura

Ogni tanto mi accorgo di essermi abituato alla paura. Non è un’abitudine figlia di eroismo, tutt’altro: qualcosa che assomiglia a un’impermeabilizzazione, il chiudere tutti i pori perché non ci entri polvere malata. Una cosa così. È che poi, a vivere con i pori stretti, ti accorgi di avere anestetizzato un po’ tutti i sensi; e succede a tutti nella vita di provare a liofilizzare la testa e il cuore per legittima (ma eccessiva) difesa.

Dopo un trauma, che sia delusione o paura, si finisce per soffiarsi intorno, farsi bolla, e alla fine ti dimentichi davvero di cosa avevi paura, cosa ti aveva fatto male. Ecco, stasera, a provare a cercarmi la paura tra i capelli, prenderla per una zampa e guardarla dopo così tanti anni mi accorgo che non ha più quasi niente della paura di dieci anni fa. Non sembra nemmeno parente. Non le somiglia nemmeno. Perché lì dove prima spaventava il criminale oggi ho più un senso di nausea (spaventata) per il corrotto, piuttosto del corruttore. Perché per comodità e omologazione questa divisione di buoni nettamente buoni e cattivi naturalmente cattivi continuiamo a piantumare la steppa grigia dove crescono i pericolosi per davvero: gli esecutori di una mafia che è banalizzazione dell’etica, asciugamento della linfa sociale, professionisti del cedere alla posizione dominante.

Riconoscere la paura quindi senza confonderla con i suoi sfaccettati effetti: la disperazione, il pessimismo, l’esaurirsi, il piegarsi su se stessi, l’aspettare solo come tempo e senza più speranza, il progettare a brevissimo raggio. Tutti effetti. Perché la radice di tutto, quella, invece, non riusciamo nemmeno più a vederla. Ecco: ho paura di abituarmi alla paura come se fosse un undicesimo dito, uno stato naturale. Quello no. Abituarsi alla paura no. Davvero. No. La paura della paura, potendo, non concediamola a nessuno.

“Bisogna andare a votare. Solo così si è buoni cittadini”

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Al referendum sulle trivelle “si deve votare: ogni cittadino è libero di farlo nel modo in cui ritiene giusto. Ma credo si debba partecipare al voto: significa essere pienamente cittadini. Fa parte della carta d’identità del buon cittadino“.

Lo ha detto il presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi, interpellato nella conferenza stampa dopo la relazione annuale. Ma sarà un gufo anche lui. Sicuro.

Aborto: l’Europa ci riporta sulla terra

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Il diritto delle donne ad abortire in Italia non è completamente garantito e i medici non obiettori sono discriminati. Il Consiglio d’Europa ha accolto un ricorso della Cgil per la mancata applicazione della norma che tutela la possibilità di interrompere la gravidanza. Per l’organizzazione europea le donne nel nostro Paese continuano a incontrare “notevoli difficoltà” nell’accesso ai servizi, nonostante quanto previsto dalla Legge 194. Per il Consiglio d’Europa inoltre, l’Italia discrimina medici e personale medico che non hanno optato per l’obiezione di coscienza. E sostiene che questi sanitari sono vittime di “diversi tipi di svantaggi lavorativi diretti e indiretti”. E’ la seconda volta che il comitato arriva alla conclusione che l’Italia non sta rispettando quanto stabilito dalla Legge 194.

A rendere problematico l’accesso all’aborto per le donne, secondoStrasburgo, sono tra l’altro una diminuzionesul territorio nazionale del numero di strutture dove si può abortire e la mancata sostituzionedel personale medico che garantisce il servizio quando un operatore è malato, in vacanza o va in pensione. A individuare i problemi è stato il comitato europeo per i diritti sociali del Consiglio d’Europa. Il comitato ha rilevato che le strutture sanitarie “non hanno ancora adottato le misure necessarie per rimediare alle carenze nel servizio causate dal personale che invoca il diritto all’obiezione di coscienza, o hanno adottato misure inadeguate”.

(l’articolo è qui)