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Spremono anche i malati

La Regione Lombardia dà il via libera ai test sierologici nelle strutture sanitarie private. Gli esami saranno a pagamento, senza un tetto massimo di prezzo. Per il duo Gallera-Fontana la salute è un lusso

In Lombardia il duo Gallera-Fontana, la fantastica coppia che rifarebbe tutto allo stesso modo e che ha da ridire sulle decisioni di tutti gli altri, effettua l’ennesima giravolta e torna sui suoi passi: dopo avere negato per settimane la possibilità di effettuare privatamente test sierologici ora decide di dare il via libera a tutti gli istituti riconosciuti e accreditati dal Regione.

Quindi, che accade? Accade che privatamente, quindi a pagamento, ognuno potrà sottoporsi al test ematico per scoprire la propria eventuale positività. Ci si aspetterebbe, ovviamente, che la Regione metta in campo tutto ciò che serve per garantire l’accesso al test a tutti, per non farlo diventare un lusso che possono permettersi solo alcuni e invece sembra che rimarremo delusi. Niente. Nemmeno un prezzo massimo imposto dalla Regione. Sarà il mercato a stabilire il prezzo: scoprire se si è malati sarà quindi un servizio riservato solo ad alcuni. Una decisione perfettamente in linea, del resto, con l’interpretazione privatistica e escludente della sanità in Lombardia.

Ma non è finita qui: nel caso in cui un cittadino scopra (a sue spese) di essere malato non godrà di nessuna corsia preferenziale: dovrà mettersi in isolamento volontario e per avere un tampone (quindi per essere ufficialmente malato) dovrà rivolgersi al suo medico di base che dovrà rivolgersi all’Ats di riferimento che inserirà il paziente (badate bene, già ufficialmente positivo) nella lunga lista d’attesa per ottenere un tampone. Per darvi un’idea del punto in cui siamo in Regione Lombardia con i tamponi vi basti sapere che, lo dice lo stesso Gallera, al momento stanno verificando gli operatori sanitari e gli ospiti delle Rsa, roba che andava fatta mesi fa.

Non si tratta solo di una questione sanitaria, questo è un chiaro modo di come si vede il mondo e di come si ha intenzione di governarlo. Eccolo il modello lombardo: anche scoprire di essere malati costa e non garantisce di avere diritto alla cura.

(A proposito: la mozione di sfiducia a Gallera nel Consiglio Regionale ha goduto del non voto Italia Viva. Segnatevelo)

Buon mercoledì.

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Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

Ma anche se fosse, caro presidente Fontana?

Una delle caratteristiche di quest’epoca di bullismo politico spacciato come marketing dell’uomo forte è quello di pronunciare frasi imbecilli che mostrano la caratura di chi le pronuncia con la leggerezza di chi ha avuto una grande intuizione. Alla luce del risultato elettorale in Emilia Romagna (che evidentemente brucia parecchio dalle parti dei leghisti) il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana (lo so, lo so, non vi ricordavate più di lui, tranquilli, normale) si è lanciato in un articolato pensiero politico: «Era difficile – ha detto Fontana -, per la sinistra era l’ultima ancora di salvezza, è stata fatta una mobilitazione degna dei tempi andati, si è vista in tv gente di più di 100 anni portata ai seggi, disabili accompagnati con i pulmini, una mobilitazione per salvare quel che resta di un’idea che ormai è svanita».

Prendiamoci una pausa: Fontana è lo stesso che due anni fa, in campagna elettorale proprio in Lombardia, affermò con candore: «L’Italia non può accogliere tutti i migranti perché tutti non ci stiamo, quindi dobbiamo fare delle scelte: dobbiamo decidere se la nostra etnia, se la nostra razza bianca, se la nostra società debba continuare a esistere o debba essere cancellata». Al tempo venne (giustamente) mandato a quel Paese praticamente da tutti e lui si difese parlando di un “lapsus”. Beato lui.

Questa volta però l’idea degli “anziani e dei disabili” che siano “scarti” che non dovrebbero essere “disturbati” per votare e che comunque abbiano voti che contino meno dei sani riflette in pieno l’idea di una certa superiorità di alcune persone rispetto a altre, quella volta per colore della pelle e questa volta invece per condizioni di salute. Insomma esiste per Fontana (e per parecchi leghisti) un’idea di normalità che si traduce in un cittadino tipo che dovrebbe avere più diritti degli altri e possibilmente anche meno doveri.

Dico, davvero serve altro? Perché per smutandare Fontana basterebbe chiedergli: “E anche se fosse che gli anziani e i disabili abbiano votato per Bonaccini?”. E lui rimarrebbe zitto. Parlerebbe di lapsus. La butterebbe in caciara. Come al solito. Eppure questa sua frase dice molto, moltissimo. Spiega tutto.

Ah, a proposito: tra i giovani il 60% ha votato Bonaccini. Diteglielo a Fontana.

Buon mercoledì.

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Potete anche smettere di fingere

Hanno fatto ammuina, hanno finto di darsi un po’ di gomito come se gli interessasse davvero, hanno detto che c’era altro di importante a cui pensare, hanno detto che ci avrebbero pensato, hanno detto che ci stavano pensando, hanno finto di essere contriti e molto pensierosi, hanno detto che sì c’erano cose da cambiare, ma non tutto, ci hanno spiegato, o forse tutto, ci hanno ripensato. E sono riusciti nel loro capolavoro più grande: il tempo è scaduto e l’Italia continua a essere l’amico degli amici libici, la finanziatrice degli assassini che si travestono da Guardia costiera di giorno e poi fanno gli scafisti di notte e poi al mattino dopo vanno a riprendersi gli stessi che hanno fatto partire, in un circolo feroce e vomitevole in cui loro continuano a guadagnarci, pagati sia nella parte dei buoni che dei cattivi.

Bravi, complimenti, avete messo in piedi un governo che doveva essere “della discontinuità” e invece è stato perfino più furbo del precedente; quelli si vantavano e invece voi zitti zitti avete tenuto perfettamente uguale. Baciate i libici come quegli altri baciavano Riina e quando fra qualche anno verranno fuori i dettagli della vostra “trattativa” (perché usciranno, eccome se usciranno) potrete sperare che siano andati prescritti nella memoria e nell’indignazione.

Bravi anche quelli che si fotografano in bella posa sulle barche dei migranti quando c’era Salvini e invece qui al massimo evacuano qualche timido comunicato stampa: solidali contro l’avversario politico fingendo di essere solidali per i diritti umani. Giochetto riuscito. Potrete vantarvi di averlo fatto in modo più furbo.

Ora però fateci un piacere: non osate più avvicinarvi al tema dell’integrazione e della solidarietà. Non sporcate con le vostre luride mani qualcosa che richiede etica e che non merita i vostri piccoli compromessi da mimi nemmeno troppo bravi. Fingete anche di esserne dispiaciuti, non c’è più bisogno che teniate in scena questo triste spettacolo. Fottetevene. Pubblicamente. Ora siete liberi. Voi.

Buon lunedì.

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