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Claudio Fava

Allora non sono solo

Claudio Fava pone alcune domande:

“Perché da sei mesi il governo non nomina il nuovo direttore del Dap? Perché la Procura di Palermo è senza un capo? Perché l’agenzia dei beni confiscati è paralizzata?”. Claudio Fava, vicepresidente della Commissione antimafia, denuncia l’inerzia istituzionale sul tema della sicurezza e del contrasto a Cosa nostra. “Da sei mesi esatti il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria è senza un responsabile. E da molte procure arrivano segnali preoccupati sullo stato di efficacia del regime del 41 bis. In un momento in cui Cosa Nostra ha deciso di alzare il livello di scontro, con ordini stragisti impartiti direttamente dal carcere, l’inerzia del governo sul nuovo direttore del Dap è inammissibile. Come incomprensibile resta la decisione del Csm di rinviare la nomina del procuratore di Palermo, proprio nei giorni in cui quella procura e quella città sono sotto attacco della mafia”.

Non meno grave, per Fava, il silenzio del governo sulle nomine mancanti per il comitato direttivo dell’Agenzia sui beni confiscati: ”Senza quelle nomine – dice fava – l’Agenzia non può procedere all’assegnazione dei beni che rischiano di marcire dando ragione a chi ripete che con la mafia almeno si lavora”. “Qualcuno spieghi al presidente Renzi – conclude Fava – che la lotta alla mafia non si fa con i comunicati di solidarietà e con le generiche affermazioni di principio ma con le scelte operative, con i comportamenti sul campo, con l’assunzione delle proprie responsabilità

Uno dei libri più belli mai letti

So che l’affermazione può sembrare forte ma Prima che la notte è un libro che mi è rimasto per intero nel cuore. Claudio Fava e Michele Gambino dimostrano di essere cuore e testa oltre che penna e la vicenda di Pippo Fava è raccontata come una dolorosissima poesia.

Ne vale la pena, credetemi. Potete comprarlo qui.

Prima che la notte. Venerdì. A Milano.

libro_fava17 ottobre 2014, ore 18

Presentazione libro: “PRIMA CHE LA NOTTE” di Claudio Fava e Michele Gambino

Venerdì 17 ottobre, ore 18, le Civiche Raccolte Storiche di Palazzo Moriggia | Museo del Risorgimento in collaborazione con Istituto Lombardo di Storia Contemporanea e Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano | Comitato di Milano, presentano il libro di Claudio Fava e Michele GambinoPrima che la notte (Baldini & Castoldi, 2014).

Dialoga con l’autore Giulio Cavalli, attore, regista e scrittore;
coordina Diego Dejaco, Istituto Lombardo di Storia Contemporanea.

invito

INGRESSO LIBERO fino a esaurimento posti disponibili

INFO
Polo Musei Storici e Musei Archeologici
servizio Musei Storici | Ufficio Comunicazione
via Borgonuovo 23, Milano
+39 02 884 62330 / 45924 | c.museorisorgimento(at)comune.milano.it

c.museorisorgimento(at)comune.milano.it

A Catania chi difende gli Ercolano?

Una bella domanda (e ben posta) di Claudio Fava:

Chi protegge la famiglia Ercolano?” Se lo chiede l’onorevole Claudio Fava, vicepresidente della Commissione Antimafia, in un’interrogazione rivolta al ministro dell’Interno Angelino Alfano, dopo aver appreso che la prefettura di Catania ha iscritto nella propria white list l’impresa Sud Trasporti di Angelo Ercolano, cugino dell’ergastolano Aldo Ercolano e nipote del defunto Pippo Ercolano che è stato il capo di una delle famiglie più irriducibili di Cosa Nostra in Sicilia.

La Sud Trasporti, ricorda Fava nella sua interrogazione, era stata colpita pochi mesi fa da un provvedimento della Procura di Catania per un giro di false fatturazioni da cinque milioni di euro e aveva subito in quell’occasione un sequestro preventivo per diversi milioni di euro.

“Come è possibile – si chiede Fava – che un’azienda legata, sia pure attraverso un nipote incensurato, a una delle più famigerate famiglie di mafia, un’azienda che ha appena subito un sequestro preventivo e che è accusata di pesantissime frodi fiscali possa essere impunemente iscritta nella white list della prefettura, con titolo per partecipare a ogni pubblica gara d’appalto?”.

“L’episodio – continua Fava – ricorda, nella sua gravità, la recente decisione, per fortuna revocata, di togliere dal regime del 41 bis il cugino di Angelo, il capomafia Aldo Ercolano, nonostante la Dia continui a ritenerlo il reggente della cosca mafiosa dei Santapaola”.

“La sensazione – afferma il vicepresidente dell’Antimafia nel suo atto ispettivo – è che una parte delle istituzioni imprenditoriali e politiche di Catania continui a manifestare una intollerabile e incomprensibile subalternità nei confronti della famiglia Ercolano che ha segnato nel sangue, è bene non dimenticarlo, la storia di Cosa Nostra in quella città”.

I Miglioristi

migioreClaudio Fava e Gennaro Migliore si dimettono da SEL (dimostrando che la scissione dell’atomo a sinistra è sempre possibile) e dichiarano “venuta meno la fiducia”.

Hanno ragione: è venuta meno la fiducia di un congresso che ha deciso una linea politica che loro hanno finto (male) di sopportare e la maggioranza di SEL ha votato per non essere stampella del PD, ancora meno con Renzi. Hanno fatto bene. Avete fatto bene: in epoca di “veni, vidi, Renzi” si sapeva che prima o poi ci sarebbero stati anche i “miglioristi” di SEL. Ma non è propriamente Sel a perdere pezzi, sono loro che tornano a casa.

Nella terra di mezzo non c’è più quasi nessuno

Sono politicamente molto lontano dalle posizioni di Claudio Fava e in generale con tutti gli “irresistibilmente attratti” dal PD ma concordo con lui sulle critiche alla non-posizione uscita ieri dall’assemblea di SEL in cui si è deciso di non decidere. La sinistra guardinga e timida finisce sempre per essere risucchiata verso il centro o diventare malinconicamente residuale e oggi a SEL è chiesto di decidere se fare grande il germoglio delle ultime europee oppure farsi piccola ma sicura nel confortevole PD: il resto è esercizio oratorio.

Poi magari un giorno qualcuno avrà il coraggio di dire che Vendola ha esaurito la sua parabola di spinta. Poi. Magari.

Claudio che fa i nomi

claudio_favaPuò piacere o non può piacere ma Claudio Fava è una delle più belle menti dell’antimafia in Italia: studia, invita allo studio, analizza senza ego o sicumera, discute con curiosità e intelligenza, non ha mai bisogno di alzare i toni o risarcirsi con vendette personali. In più Claudio Fava è una gran penna: densa, umanissima e con grande memoria. In Commissione Antimafia una presenza come la sua può solo farci bene (nonostante il resto) e al di là delle posizioni politiche non si può non riconoscergli l’abitudine di fare nomi e cognomi.

Per questo non stupisce che più di qualche mafioso sia infastidito da lui e per questo non colpisce che (ancora una volta, nella sua già lunga carriera intellettuale) arrivino le minacce.

A Claudio un abbraccio (che è soprattutto per noi) di continuare a distinguersi e non sentirsi solo in quel pantano.

Un bivio

Fare politica significa fare delle scelte. Decidere se si vuole prendere una direzione piuttosto che un’altra: parteggiare, insomma. Per questo sul #congressoSEL ho ripetuto e continuo a ripetere (da non tesserato: per chi mi chiede come mai non sono intervenuto) che al di là delle parole conta il percorso politico che si decide di intraprendere. Le terre di mezzo sono sempre pericolose, qui.

 

La pelle d’oca su Pippo Fava

L’ha scritta Claudio, il figlio, ed è stupenda:

Quella sera eravamo in quattro. Noi quattro, come al solito, attorno al tavo­lo della cucina a casa della signora Roc­cuzzo. Riccardo scelse i gialli, che non vo­leva mai nessuno. Antonio e Miki rossi e neri, una vecchia sfida di colori domina­ti che non si risolveva mai. Io mi presi i ver­di, colore fesso, tiepido, di quelli che non la­sciano traccia.

Giocammo con candore e accanimen­to, come sempre, improvvi­sando allean­ze, atacchi e ripiegamenti, sacrifici, tradi­menti: tutto.

Il canovaccio prevedeva ruoli immutabi­li. Miki con la sua bella fac­cia da guappo dava la scala­ta al mon­do spostand­o armate attraverso oceani imma­ginari. Antonio, prudente come un segre­tario di sezione, puntava alla Cina, cuore immobil­e di un’Asia at­traversata da straordi­narie mito­logie, la Yacuzia, la Kamchat­ca, il Siam… Ric­cardo intanto s’ammas­sava da qualche parte e lì aspetta­va la guerra, sag­gio im­mobile, come se quell’unico territor­io pos­seduto fosse l’isola di Strom­boli, pro­tetta dal mare e dagli dei.

Di me non so, non ricordo: ap­plicavo le regole del gio­co, attaccavo, ar­retravo, pas­savo la mano. Pensavo che le guerre si vincono provando a non perder­le, facendo i ragio­nieri sulle baionette. Avevo ancora un’età onesta, mi era con­sentito non capi­re un cazzo.Insomma la partita fu come altre cento prima di quella sera: lunga, sfacciata, rio­tosa. Nessuno vinceva, nessuno vin­se.

Non so chi, alle tre del mattino, prese il logoro cartone del risiko e lo fece sal­tare in aria mescolando definitivamente carri armati, territori, ambizioni. Per la prima volta scegliemmo di non arrivare fino in fondo: ci mandammo allegramen­te affan­clo e ce ne andammo a dormire strippati di amaro averna, sazi e giusti come chi crede di essere immortale.

Il giorno dopo ammazzarono mio pa­dre.

Dopo trent’anni, se dovessi portare con me una cartolina di quei giorni e degli anni che vennero dopo, sarebbe questa. Il tavolo della signora Roccuzzo, il cartone slabbrato del risiko, la faccia ancora im­macolata di quattro ragazzi che si stanno gio­cando l’ultima partita, prima che la vita gli precipiti addosso.

[Claudio Fava per I Siciliani Giovani]

Rita sta con Claudio e la cosa si fa seria, una #cosaseria in Sicilia

Dal sito di SEL: Rita Borsellino torna in campo. Dopo settimane di silenzio per smaltire la delusione delle primarie vissuta come un tradimento nei suoi confronti da parte di chi le aveva assicurato sostegno per poi seguire altre strade, l’eurodeputato vuole impegnarsi adesso per le regionali e si trova in piena sintonia sul percorso intrapreso da Claudio Fava per trovare l’unità a sinistra.

I due in questi giorni si sono sentiti più volte e contano, insieme, di poter lavorare ad un’alleanza oltre il Pd che possa fare da polo di attrazione anche per molti esponenti democratici delusi dall’accordo con gli ex democristiani. Sulla candidatura del dirigente di Sel, l’unica al momento in campo su questo fronte, la Borsellino cercherà quindi di costruire una coalizione che metta insieme Idv, il partito di Vendola, Verdi, Federazione della sinistra e movimenti civici. Un lavoro difficile, con una presenza ingombrante come quella di Leoluca Orlando ancora una volta a far da muro su accordi facili. Al momento Idv non ha un candidato, ma con l’asse Pd-Udc saldo e un Fava già in campo con sondaggi che lo danno anche in vantaggio su molti concorrenti, l’accordo non è escluso.

Seguiamo con attenzione la Sicilia. Sosteniamola. Stringiamoci a coorte, direbbe qualcuno, belligeranti senza essere bellici. Perché la coalizione che sta sbocciando e i temi assomigliano tanto a qualcosa che stiamo ripetendo in questi giorni. O no?