Cultura

Non è Lino Banfi all’UNESCO, il problema è che odiano la cultura


Nel magico mondo gialloverde funziona esattamente così: non ci si mette a concorrere con i saperi cercando di perfezionarne di nuovi o di migliori, no, si preferisce ridurli a barzelletta disconoscendoli e riducendoli a una risata, roba da barbosi professoroni e cosa c’è di meglio di un Lino Banfi come elemento delatore di un’istituzione da buttare in caciara? Dentro quel “commissioni fatte con persone plurilaureate” lanciata come battuta da Banfi c’è tutto lo spregio per la conoscenza e addirittura la fierezza di essere diversi (e quindi “vicini al popolo”, esattamente “come noi”) proprio perché l’ignoranza dà la sicurezza di non dovere dimostrare nulla, anzi di esserne fieri.
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Piazza Indipendenza è il simbolo della nuova guerra tra poveri


Non è nemmeno una “guerra tra poveri” ormai: è una guerra ai poveri. Tutti. E anche se i poveri “nostrani” esultano le regole e diritti in realtà stanno saltando anche loro. È il deserto culturale di un’Estate Romana che il vicesindaco Bergamo aveva annunciato in pompa magna come rinascita culturale della capitale e che invece sta fabbricando deserto.
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