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Quel buco nero fiscale che vorrebbe decidere dell’Europa

Era il 1994 e il sistema fiscale olandese introduce il ‘check the box’, che consente in pratica alle compagnie americane di decidere se registrare le loro operazioni locali come sussidiarie (ovvero partecipazioni in una società esterna che viene tassata a parte) o filiali (parti integranti della casa madre). In sostanza le aziende Usa potevano decidere se rendere visibili le operazioni svolte dalle loro società olandesi al fisco americano oppure no. Una furbata. Che ci costa moltissimo.

La presenza in Europa di Paesi che sono piuttosto snelli e furbi dal punto di vista fiscale permette quelle che i furbi commercialisti chiamano ottimizzazioni e che in realtà sono movimenti di denaro atti a evadere le tasse. Il più celebre fino a qualche anno fa era il “panino olandese con doppio irlandese”: un flusso di denaro passava dall’Irlanda a una società olandese che a sua volta glielo rigirava depositandolo offshore grazie a una norma della legge tributaria olandese che esentava dalle tasse anche i ‘royalty payments’ diretti verso i paradisi fiscali, per i quali l’Olanda è stata un vero e proprio buco nero aperto nel cuore dell’Europa.

Tax Justice Network di recente ha stimato che i Paesi Bassi  l’anno scorso abbiano sottratto al nostro Paese 1,5 miliardi di euro grazie alla loro aggressiva gestione fiscale. Una distorsione dell’architettura comunitaria ben conosciuta da tutti gli attori in gioco e in alcuni casi perfino rivendicata da chi se ne avvantaggia. Olanda e Lussemburgo sono i Paesi che si avvantaggiano di più impoverendo il resto d’Europa. L’Italia in totale perde qualcosa come 5,4 miliardi di euro di entrate.

E allora chissà se prima o poi l’Europa comincerà a capire che il liberismo costa moltissimo e non è strutturalmente adatto a costruire solidarietà. Chissà se la impariamo la lezione. Chissà se abbiamo il coraggio di iniziare a parlarne.

Buon lunedì.

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Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.

Intanto a Padova si evade più Iva che in tutta la Svezia

Piccolo aggiornamento sui nemici che non vengono raccontati perché viene comodo discettare di attici inesistenti degli scrittori, di qualche immigrato che dà in escandescenze oppure della solita liturgia di insulti contro il Mimmo Lucano di turno: secondo uno studio della Commissione Europea in Italia ci sono 35,9 miliardi di euro di Iva evasi nel 2016. L’Italia da sola ha evaso un quarto dei 147,1 miliardi mancanti facendo la somma di tutti gli stati dell’Unione Europea.

Solo a Padova si stima che sia di 649 milioni di euro l’ammontare dell’evasione Iva. Per dare una proporzione: la Svezia ha un’evasione pari 465 milioni, la Lettonia 258. Sono i dati che ha elaborato Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, il cui presidente, Carlo Valerio, ha dichiarato (intervistato da Padova Oggi) che «se in Italia si evade così tanto è anche per via della troppa burocrazia che agevola coloro che non vogliono pagare le tasse, dell’eccessiva propensione all’uso del contante in confronto alle altre nazioni e del continuo ricorso da parte dei Governi che si sono succeduti negli anni di misure inquadrabili come condoni che sono, in un certo senso, una sorta di incentivo all’evasione.»

Sono cifre spaventose che da sole risolverebbero un bel pezzo dei problemi dei conti pubblici e della credibilità internazionale. Si potrebbe, ad esempio, anche parlare del fallimento dell’Ispettorato nazionale del lavoro che registra un calo dell’accertamento dell’evasione contributiva del con un calo (nel 2017) del 50% rispetto all’anno precedente e addirittura di più 60% rispetto al 2014. Oppure si potrebbe aggiungere il calo del 20% dei recuperi dell’Inail dal 2014 al 2016.

La pacchia degli italiani furbi, insomma, procede a gonfie vele. E il condono prossimo venturo così fortemente voluto da Salvini è un’ulteriore manna che piove dal cielo.

Intanto, ieri, quelli al governo ci hanno deliziato con Salvini e la Le Pen che hanno discettato di Europa (uno è stato l’assenteista numero uno e l’altra si è pagata le ostriche con i soldi di Bruxelles), il ministro Toninelli ci ha chiesto di non contestare il decreto su Genova (contestatissimo a Genova, altro che applausi da funerale) perché l’ha scritto con il cuore, il premier Conte ha smentito un’informazione che stava sul suo curriculum e un po’ tutti hanno discettato di spread e economia con lo spessore di un barbecue tra amici.

In Sicilia hanno minacciato Claudio Fava, anche. Ma anche questo sembra interessare quasi a nessuno.

Buon martedì.

Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2018/10/09/intanto-a-padova-si-evade-piu-iva-che-in-tutta-la-svezia/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.