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f35

Mettiamo che io compri un cacciabombardiere

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Mettiamo che un giorno io decida di comprare un cacciabombardiere. Non ne ho assoluto bisogno, per carità,  ma semplicemente dopo avere fatto il tagliando e pagato l’assicurazione alla monovolume che serve alla famiglia e dopo essere riuscito anche quest’anno a stare alla pari con i pagamenti del mio fondo pensionistico ho deciso di comprarmi un caccia perché mi rassicura poi alla sera al bar con gli amici. Oggi, qui giù al paesello, comprare i nuovi f35 dà un lustro che nemmeno avere in tasca il prototipo esclusivo del nuovo iphone,  per dire. Anzi: da quando ho ordinato il mio nuovo cacciabombardiere i bulli del bar mi lanciano addirittura qualche sguardo d’intesa. Non è stato facile, eh: ho dovuto convincere mia moglie che avrei rinunciato agli interni in radica (poi le ho raccontato che erano in omaggio nell’allestimento previsto, tanto è semplice convincerla che sia stata un’occasione) e ho dovuto promettere ai miei figli che avrei assicurato comunque buoni zaini, moderne consolle e lunghe vacanze; preso dalla foga ho provato anche a convincerli che un buon cacciabombardiere fosse indispensabile per una famiglia del giorno d’oggi ma poi ci ho rinunciato perché non riuscivo comunque a stare serio mentre lo ripetevo a tutti. Così mi è stata passata come una battuta infelice e ripetitiva.
Mettiamo che poi il lavoro di mia moglie abbia avuto dei problemi non preventivati e ci ritroviamo con metà del suo stipendio: lei mi chiede almeno di rinunciare ad un’ala, al carrello e di dimostrare che ho la responsabilità del buon padre di famiglia. Ho fatto l’offeso per qualche giorno e poi l’ho rassicurata dicendo che avrei fatto qualche ora di straordinario in più.  Ora è tutto a posto. Cioè,  quasi tutto. Il concessionario che mi ha venduto il mio cacciabombardiere metallizzato mi ha detto che hanno allungato i tempi delle consegne perché qualcuno non vola. Niente di grave, eh: semplicemente il motore ha qualche annetto di progettazione e si svita qualche bullone. È il normale rischio da pagare per comprarsi un mito, no?
Mia moglie ha letto la notizia sul giornale, anche i miei figli a dire la verità, e mi ha chiesto delucidazioni. Io sono stato prontissimo: le ho risposto che gli equilibri della stima giù al bar sono roba che non può rientrare nelle chiacchierate dopo cena. È la politica, bellezza. E il mio figlio più piccolo mi ha chiesto: ‘e il buonsenso,  papà?’. Io gli ho risposto che se vuoi diventare qualcuno nella vita non puoi preoccuparti sempre solo del buonsenso, vuoi mettere la soddisfazione di andare giù al bar a prendere un aperitivo con un cacciabombardiere. O no?

Si tagliano gli armamenti per armarsi

(ANSA) ROMA, 18 MAR – “Sì al taglio degli F35 ma non in virtù del principio alla John Lennon, ‘tagliamo le armi per fare gli asili'”. Questa la posizione espressa a Radio Anch’io dal vice ministro degli Esteri Lapo Pistelli che si dice completamente d’accordo con il ministro della Difesa Roberta Pinotti. “Si tratta di mettere le questioni nell’ordine giusto: prima fare un libro bianco della difesa, poi una mappatura dei rischi, quindi capire quali sono le dotazioni militari che ci servono”, ha aggiunto Pistelli.

Insomma sembra proprio che sugli F35 non riescano a dirne due buone di seguito.

#lasvoltaarmata

E insomma alla fine il taglio dei caccia F35 rimane nei cassetti delle leggende metropolitane. Se ne è parlato tanto, tantissimo con numeri e condizioni contrattuali che ogni volta fluttuavano nel mare delle chicchere ma Renzi non è riuscito a risparmiare denari che sarebbero molto più utili in altri capitoli di spesa. Un giorno forse riusciremo a parlare del “blocco organizzato” che sono le Forze Armate ben più “casta” dei gruppi parlamentari che le fiancheggiano. Ne parlano anche su Eddyburg:

È evi­dente che que­ste noti­zie non sono state inven­tate e non sono il frutto di una «leg­genda metro­po­li­tana»: se sono cir­co­late il tema era evi­den­te­mente all’ordine del giorno. Più che una resi­stenza del Dipar­ti­mento di Stato ame­ri­cano, sem­bra che il vero osta­colo sia stato posto dai ver­tici delle forze armate, dalla mini­stra della Difesa e dal pre­si­dente della Repub­blica. Non sem­bra certo casuale che nel momento in cui si discu­teva di tagliare le spese mili­tari per finan­ziare il taglio dell’Irpef, pro­prio nello stesso giorno, il pre­si­dente Napo­li­tano con­vo­cava il Con­si­glio Supremo di Difesa (per il pros­simo 19 marzo) con all’ordine del giorno, tra gli altri punti, la «cri­ti­cità rela­tive all’attuazione della legge 244 di riforma ed impatto sulla difesa del pro­cesso di revi­sione della spesa pub­blica in corso».

La legge 244 (una legge delega appro­vata alla fine della scorsa legi­sla­tura con i decreti di attua­zione da poco emessi) è la riforma dello stru­mento mili­tare in cui, tra l’altro, si pre­vede un par­ziale con­trollo perio­dico del par­la­mento sulle scelte rela­tive ai sistemi d’arma, anche gli F35. E tra l’altro la Com­mis­sione Difesa ha uti­liz­zato il dispo­si­tivo della legge 244 per valu­tare l’efficacia e la vali­dità di que­sto sistema d’arma: tra pochi giorni la Com­mis­sione con­clu­derà i suoi lavo­ra­tori e ci farà sapere a quali con­clu­sioni è giunta. Il mes­sag­gio della con­vo­ca­zione — allar­mata — del Con­si­glio Supremo di Difesa è chiaro: uno stop a ogni ipo­tesi di ridu­zione delle spese mili­tari (e a Renzi) e la richie­sta di supe­rare le «cri­ti­cità della legge 244» che impone risparmi alle Forze Armate.

Quindi, i cac­cia­bom­bar­dieri riman­gono quelli — 90 — e sem­pre 14 miliardi dovremo spen­dere nei pros­simi anni per acqui­starli e pro­durli. In più, ieri il Par­la­mento ha votato la pro­roga delle mis­sioni mili­tari all’estero: 600 milioni di costi, altro che ridu­zione delle spese militari.

Come ha più volte ricor­dato la cam­pa­gna Sbi­lan­cia­moci arri­viamo a circa 20 miliardi con i quali finan­ziare — oltre che il taglio delle tasse sul lavoro — anche un vero piano del lavoro o misure di red­dito di cit­ta­di­nanza. Tutto que­sto avrebbe un signi­fi­cato sostan­ziale vera­mente impor­tante: per la prima volta si taglie­reb­bero in modo sostan­ziale le spese mili­tari e non la sanità e le pen­sioni. Sarebbe stata la «svolta buona», ma sarà per un’altra volta.

F35: eppur si muove

Sull’incauto (e irrispettoso, visti i tempi) acquisto degli F35 (di cui abbiamo parlato spesso qui) sembra muoversi qualcosa. Come scrive Sofia Basso:

Il tempo degli indugi sugli F35 è finito. Con la conclusione dell’indagine conoscitiva sui sistemi d’arma, avviata alla Camera in luglio, i democratici non hanno più alibi: devono passare dalle parole ai fatti. A cominciare da Matteo Renzi, che nel 2012 definì i 12 miliardi per i cacciabombardieri della Lockheed Martin «soldi buttati» ma poi, a differenza del suo competitor alle primarie Pippo Civati, non ha mai detto pubblicamente quali decisioni prenderebbe sul capitolo F35. L’occasione per ridurre drasticamente la partecipazione tricolore al programma americano è la risoluzione alla quale sta lavorando Gian Piero Scanu, deputato Pd in commissione Difesa. La sua proposta, ancora in attesa dell’ok del partito, è dimezzare il numero di F35, che scenderebbero dai 90 previsti dal governo Monti a non più di 45. Risparmio: almeno un miliardo e 200mila euro l’anno. La bozza dei deputati Pd boccia anche Forza Nec, il costosissimo programma per la digitalizzazione della Difesa (22 miliardi di euro).

Ora teniamo gli occhi puntati. Gli occhi.

Se armi la pace, ami la guerra

Siamo convinti che anche l’impegno sottoscritto dalla mozione approvata ieri in parlamento di limitarsi alla realizzazione dei tre F35 già acquistati è una decisione errata perché sottrae risorse necessarie ai settori di primaria importanza per la nostra società come educazione, sanità, welfare, ambiente, cultura e occupazione.

Crediamo inoltre che il conseguimento della pace non si raggiunge attraverso l’impiego di nuovi e sofisticati sistemi d’arma, al contrario esige un processo di disarmo e di riduzione delle spese militari, la promozione della giustizia e lo sviluppo sociale, l’impiego di metodi di non violenza attiva e il dialogo. Tutto ciò è suggerito anche dall’insegnamento della dottrina sociale della chiesa cattolica ripetutamente sottolineato anche dai pontefici in questi ultimi cinquant’anni. “La guerra è avventura senza ritorno” – ammoniva Papa Giovanni Paolo II – parole a cui fanno eco quelle di Papa Francesco “La guerra è il suicidio dell’umanità”.

Le risorse impiegate per il riarmo non solo hanno un enorme e ingiustificato costo sociale, sono un ostacolo per la sicurezza e la pace tra le nazioni che mai si possono realizzare con l’uso della forza e la violenza.

Poche parole, chiare da quelli di Nigrizia.

Non si festeggiano i rinvii

Sembra che sulla questione della questione degli F35 il PD stia convergendo su un accordo per rinviare la decisione dopo un’indagine conoscitiva (devono scoprire se hanno pale, eliche o reattori, probabilmente).

Mi dice qualche amico che è una vittoria, il rinvio degli F35. Che dobbiamo esserne contenti. E’ una buona mediazione mi dicono. Cioè vogliono convincermi che tenersi il governissimo PD-PDL obbligatorio per le urgenze che decide di rinviare le decisioni faccia bene al paese.

Vi prego: se da anziano comincio a festeggiare anche i rinvii datemi delle gocce per dormire.