giulio cavalli

A CASA LORO

Una produzione Bottega dei Mestieri Teatrali

Monologo in atto unico di e con Giulio Cavalli 

Musiche al pianoforte dal vivo di Giulio Cavalli

Testo di Giulio Cavalli e Nello Scavo

Regia video Alessandro Nidi

«Quando negli uffici della Mezzaluna Rossa squilla il telefono non scatta nessuna corsa contro il tempo. Sanno già di cosa si tratta. «Cadaveri da ricomporre, non c’è nessuno da soccorrere». Va avanti così da mesi. Gli operatori sono stati addestrati per salvare vite, ma in Libia è sempre troppo tardi. Alle volte li restituisce il mare, altre vengono scoperti per caso in una buca di sabbia. «Spesso non si riesce neanche a capire se si tratta di migranti uccisi dagli scafisti, di combattenti eliminati nei regolamenti di conti tra bande di paramilitari, oppure entrambi i casi», spiega una fonte locale. 

Giorni fa ne hanno tirati fuori 14 da una fossa vicino Bengasi. Alcuni erano neri, altri maghrebini. Legati mani e piedi recavano segni di torture di molto precedenti all’uccisione. Neanche questo aiuta. I miliziani catturati e interrogati vengono trattati come i subsahariani che non hanno soldi o che si ribellano nelle prigioni clandestine degli scafisti. Eliminati per dare l’esempio, oppure perché le loro braccia non sono buone neanche per il mercato interno degli schiavi. Gli uomini dello scaltro generale Haftar giurano di non saperne nulla. Mentre più a Sud, nelle zone desertiche, l’Organizzazione internazionale dei migranti ha dovuto attivare, come in mare, una operazione ‘Sar’ per la ricerca e il soccorso dei ‘desaparecidos’ del Sahara». (Nello Scavo, Avvenire 1 settembre 2017)

Il Mediterraneo è il cimitero liquido dei nostri scheletri ma lì intorno, nelle regioni che scendono per l’Africa, quelle sulla rotta balcanica e nella zona impigliata tra i fili spinati della Turchia ci sono le persone. Persone, semplicemente, con il fardello delle loro storie che hanno l’odore di carne viva, senza valigie ma con quintali di paura, costretti al macabro destino di stare sulle pagine dei giornali o sulle bocche più feroci della politica e poi davvero non avere un posto dove stare.

Il mare non uccide. Ad uccidere sono le persone, la povertà, le politiche sbagliate e le diseguaglianze che rendono il mondo un posto opposto dipendentemente dal nascere dalla parte giusta o sbagliata.

“A casa loro”, partendo dalle coraggiose inchieste di un reporter internazionale, prova a raccontare quella parte del mondo che ci illudiamo di conoscere e di poter giudicare guardando le immagini dei profughi mentre invece ci viene nascosta nel buio delle notizie non date.

“A casa loro” è anche la scelta di versare sul palco quel pezzo di mondo che ignoriamo per assolverci e invece la storia ce ne renderà conto perché la solidarietà non sta nei regolamenti, nei trattati internazionali e nemmeno negli editoriali. E per questo forse anche uno spettacolo teatrale serve: i furbi parlano molto di solidarietà, ma ne parlano troppo con chi avrebbe bisogno di riceverla, piuttosto che parlarne con chi avrebbe bisogno di farla. (Giulio Cavalli)

 

GIULIO CAVALLI

Scrittore, attore e giornalista. Autore e attore di teatro civile ha collaborato con Paolo Rossi, Renato Sarti e Dario Fo. Ha scritto come editorialista per Left, Fanpage.it, Il Fatto Quotidiano, l’Espresso, Linkiesta. Si occupa di criminalità organizzata con inchieste, spettacoli, conferenze e incontri nelle scuole. Ha pubblicato due romanzi per Rizzoli e Fandango.

NELLO SCAVO

Nello Scavo è giornalista di “Avvenire”, nonché reporter internazionale e cronista giudiziario. Negli anni, ha indagato sulla criminalità organizzata e il terrorismo globale, firmando servizi da molte zone «calde» del mondo come la ex-Jugoslavia, il Sudest asiatico, i paesi dell’Urss, l’America Latina, il Corno d’Africa. Per scrivere I sommersi e i salvati di Bergoglio (Piemme, 2014) è partito per Buenos Aires, alla ricerca della verità sulle voci di presunta connivenza di Papa Francesco con le dittature sudamericane. Suo è anche La lista di Bergoglio (EMI, 2013), tradotto in più di 15 lingue. Nel 2017 ha pubblicato con Piemme Perseguitati.

Info e contatti

Epoché ArtEventi di Amanda Pisi
info@epochearteventi.it
| Telefono: +39 0521230339

SONO TUTTI UGUALI

dialogo in atto unico
Di e con Giulio Cavalli e Giuseppe Civati

«Un privilegiato lo riconosci dalla postura che tiene nel tempo libero. L’oppressione non è qualcosa che ti compare sul petto come un ciondolo e nemmeno un favola da raccontare nelle interviste. Se ci pensate bene l’oppressione non sta nemmeno nell’estratto conto in banca, di ognuno di noi. L’oppressione è più la sensazione di avere una colpa e non riuscire a darle una forma e un nome, è il pensiero fisso di non avere diritto alla serenità, convinti di avere fallito da qualche parte e si passa tutto il tempo a ripercorrere il proprio tempo e le proprie azioni, frugandoci dentro, perché all’oppresso solleverebbe trovare l’incrocio, il bivio, dove ha sbagliato qualcosa. E invece niente. Gli oppressi, i diseguali che stanno in fondo, gli incapaci di avere speranza non li riconosci come scrive qualche giornale o come ci insegna qualche Briatore sul posto di lavoro: lì lavorano, aggrappati. Si lasciano andare nei tempi intermedi, nelle tratte pendolari, in coda alla cassa dei supermercati, nel fastidio con cui vorrebbero disinteressarsi delle notizie dei telegiornali, nella vergogna con cui confessano di non poter promettere un futuro più lungo del fine mese, nella rabbia con cui stringono le borse di plastica impigliate sul bus, per strozzarle. E ogni gesto, minimo, è una resistenza alla voglia feroce di lasciarsi andare. E invece resistono. Questi invece no.»

Cos’è l’uguaglianza? Ma davvero siamo tutti uguali? E davvero, come continuano a ripeterci, viviamo nell’unico mondo possibile?
Rileggendo Trilussa, passando da Pasolini e ripercorrendo il tempo in cui gli emigranti eravamo noi lo spettacolo affronta le cause di disuguaglianza di questi anni, dalla mancata regolamentazione della finanza, al “colonialismo solidale” che non vuole accogliere i nuovi poveri, all’invocata (e mancata) rivoluzione ecologica fino alle storture dei sistemi bancari internazionali e alla sistematica corruzione.

SONO TUTTI UGUALI è un manifesto teatrale (e politico) che prova a scardinare il nonsenso di chi si ostina a dire che “non c’è alternativa”.

“Uno spettacolo politico, sì, perché c’è bisogno come l’aria di teatro e di politica e perché forse nel tempo della comunicazione troppo facile e troppo veloce è davvero il caso di prendersi un palco, fare buio in sala e provare a raccontare quello che siamo stati, quello che siamo ma soprattutto quello che vorremmo essere. Per anni, facendo teatro, mi sono sentito dire che il mio teatro (“civile”, no? Lo chiamano così) era troppo politicizzato, detto con la faccia schizzinosa di chi s’è arreso a credere che la contemporaneità sia un fastidio che non deve irrompere sui palchi: questo spettacolo è politicizzato e tutto politico. In nome della caduta delle ideologie si è voluto, in questi anni, stropicciare anche le idee e l’eredità della storia come se fossero un souvenir di bigiotteria; e allora cosa c’è di meglio del teatro per provare a rimettere le cose in ordine?” (Giulio Cavalli)

«Sono tutti uguali» è un refrain molto popolare. Eppure dovrebbe avere tutt’altro significato: da corrivo slogan contro i politici (tutti quanti) dovrebbe tornare a essere espressione rivoluzionaria, costituzionalissima, potente. Con Giulio abbiamo pensato fosse possibile e lo abbiamo messo in scena, prendendo dichiaratamente le distanze da qualche ‘retroscena’ che distrae di solito l’attenzione del pubblico. (Giuseppe Civati)

GIULIO CAVALLI

Scrittore, attore e giornalista. Autore e attore di teatro civile ha collaborato con Paolo Rossi, Renato Sarti e Dario Fo. Ha scritto come editorialista per Left, Fanpage.it, Il Fatto Quotidiano, l’Espresso, Linkiesta. Si occupa di criminalità organizzata con inchieste, spettacoli, conferenze e incontri nelle scuole. Ha pubblicato due romanzi per Rizzoli e Fandango.

GIUSEPPE CIVATI

Giuseppe Civati è nato a Monza nel 1975. Deputato dal 2013, nello stesso anno ha partecipato alle primarie per la segreteria del Partito democratico, che abbandonerà nel 2015 a causa del perdurare della strategia delle larghe intese e delle politiche in netto contrasto col mandato elettorale ricevuto. Fondatore di Possibile, ne diviene segretario a inizio 2016. Dottore di ricerca in Filosofia, è autore di numerosi libri, tra i quali Cannabis, Qualcuno ci giudicherà, Il trasformi- sta, 10 cose buone per l’Italia che la sinistra deve fare subito. Per Imprimatur ha pubblicato La condizione necessaria

Scheda Tecnica

Durata spettacolo: 70 minuti circa. Montaggio: 1 ora Smontaggio: 1 ora

Palco: misure minime larghezza 6mt.(escluse quinte), profondità 4mt., quadratura nera già montata con quinte all’italiana.

Impianto Audio/Luci:

– nr. 2/4 casse audio in base allo spazio
– mixer audio minimo 4 ingressi fantom (voci, notebook)
– 2 radio microfono unidirezionale (archetto)
– Nr. 6 proiettori PC QPS 1000W completi di portagelatine e bandiere – Dimmer e mixer luci.
– Scala per puntamenti

Varie:

– presenza di quinte
– Presenza di un responsabile tecnico per eventuali problematiche da risolvere in loco.

(in caso di musica dal vivo eventuali aggiunte tecniche vanno concordate in base al luogo della messinscena)

(puoi acquistarlo autografato e con dedica nella nostra piccola libreria qui)

 

Carlo Gatti è nato con un buco. Figlio di madre certa e padre incerto, spende i suoi settant’anni coltivando un potente lato poetico che lo mette al riparo dall’impossibilità di conoscere le proprie origini, che si nascondono tutte pasticciate su un foglio lercio passato di faldone in faldone dai tribunali dei minori fino al cassetto della donna che lo ha adottato. Figlio unico in una famiglia che si era rassegnata sulla possibilità di diventare genitori, Carlo cresce amato e coccolato a Tarrazza, un piccolo paese in provincia di Lodi. A parte avere un’infanzia che inizia a tre anni e mezzo, perché prima di allora non ha nessuna foto che lo incornici neonato, la sua condizione di bambino diverso, adottato, la indossa come un vestito spiegazzato, senza strappi; non ricorda nemmeno il momento in cui non sapeva di avere una madre prima e una madre poi. Giovane e promettente pianista classico, abbandona la carriera musicale per fare il clown in uno sgangherato circo a conduzione famigliare. Diventa, suo malgrado, un eroe nazionale e vive la sua improvvisa notorietà come un lavoro noioso e routinario. La sua vita verrà sconvolta dalla scoperta di avere un fratello, adottato come lui. La felicità e il dolore dell’incontro sono la colla che tappa il buco, la terra che lo riempie almeno fino a metà. Il sapere di aver sofferto in due, allo stesso modo, permetterà di dare un nome a quel passato sbianchettato, perché il “sangue del mio sangue” torni a significare qualcosa, anche solo una voglia matta di tornare a casa. Giulio Cavalli ha scritto un romanzo che è diventato la sua casa.

  • Copertina flessibile: 131 pagine
  • Editore: Fandango Libri (23 marzo 2017)
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8860445000
  • ISBN-13: 978-8860445001

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Una produzione Bottega dei Mestieri Teatrali

Mafie, maschere e cornuti

giullarata antimafiosa
di e con Giulio Cavalli

 

«Non bisogna avere paura di ciò che non si conosce
ma bisogna temere ciò che crediamo vero
e invece non lo è»
(Mark Twain)

 

Dalla lezione dei giullari del ‘500 abbiamo imparato che la risata è l’arma più potente contro i prepotenti: quando il potere è incapace di governare rispettando le regole teme la parola dei giullari perché ha bisogno di nascondere le proprie impudicizie.

Le mafie, da sempre, sono un’incrostazione di potere che sopravvive grazie (anche) alla proiezione che riescono a dare di se stesse; ma quanto c’è di vero nella narrazione mafiosa (e di chi nel raccontarla finisce per celebrarla con un concorso culturale esterno) che quotidianamente ci viene proposta? Siamo sicuri che Riina (l’uomo che sognava di mangiare carne, comandare carne e cavalcare carne) potesse tenere da solo sotto scacco un intero Paese? E cosa ci dice lo scalcagnato covo di Provenzano?

Ripartendo dallo spettacolo “Nomi, cognomi e infami” (che ha girato l’Italia per ben 10 anni con oltre 500 repliche complessive) Giulio Cavalli smonta l’onorabilità mafiosa delle nuove leve raccontandone i vizi privati e smontandone l’onore. Ci sono i mafiosi surgelati che a Alcamo si incontrano nella cella frigorifera di un negozio di ortofrutta sperando di non essere ascoltati; i bambini di ‘ndrangheta che scrivono lettere in cui sognano di “diventare boss come papà”; c’è il camorrista che si traveste da donna per coprire la propria latitanza; i fratelli Marchese (Cosa Nostra) che pensano di uccidere i genitori dell’amata di uno dei due per aggirare la norma che impedisce a un uomo d’onore di sposare una donna con genitori separati (ma non orfana); c’è il padrino che autorizza una storia di corna per “liberare” uno dei suoi picciotti; c’è il patetico giuramento mafioso con cui si viene “combinati” e molto altro.

Ripercorrendo le operazioni antimafia degli ultimi anni “Mafie, maschere e cornuti” racconta la tragica comicità di una mafia che svelata non può fare così paura. Perché ridere di mafia è antiracket culturale. E le mafie, come tutte le cose terribilmente serie, meritano di essere derise. __________________________________

Indicazioni organizzative

Durata spettacolo 80 minuti c.a.
Facilmente adattabile agli spazi, anche all’aperto
Disponibile versione per le scuole (medie e superiori)
Disponibile con versione musica dal vivo (Guido Baldoni, fisarmonica)

Giulio Cavalli

attore, regista, giornalista e scrittore ha iniziato l’attività teatrale formandosi nella Commedia dell’Arte. Tra i suoi lavori più importanti ci sono Linate 8 ottobre 2001 (che ha debuttato al Piccolo Teatro di Milano), Kabum! (giullarata sulla resistenza con la regia di Paolo Rossi), Benvenuta Catastrofe (con la regia di Dario Fo). Negli ultimi anni si dedicato al tema delle mafie (dal processo Andreotti, con la collaborazione drammaturgia di Gian Carlo Caselli fino alla vicenda di Marcello Dell’Utri). Con la giullarata Nomi, Cognomi e Infami (di cui questo spettacolo è la naturale prosecuzione) ha girato i teatri, le piazze e le scuole in più di 500 repliche.
Ha vinto il premio Fava Giovani nel 2009, il premio Borsellino nel 2012 e il XXIII Premio internazionale Rosario Livatino-Antonino Saetta-Gaetano Costa nel 2017.
Scrive per Left, Fanpage e collabora con L’Espresso.
Ha pubblicato libri per Chiarelettere, Rizzoli e Verdenero. Il suo ultimo romanzo è Santa Mamma in uscita per i tipi di Fandango nel marzo 2017.

Contatti:

spettacoli@giuliocavalli.net


La scheda artistica è scaricabile qui:

mafiemascherecornutischeda