L’orrore leghista: in Friuli hanno proposto le foto-trappole per catturare i migranti
Il mio pezzo per TPI.it
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«Il sapere e la ragione parlano; l’ignoranza e il torto urlano» scriveva Arturo Graf.
La mia intervista.
Per TPI.it
Il mio editoriale per TPI.it
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Ne hanno fatto il loro scalpo. Il ministro dell’inferno e i suoi sodali hanno preso Riace, l’hanno piallata, disabitata, l’hanno esclusa dal sistema Sprar, ne hanno fatto il deserto, hanno interrotto tutte le buone pratiche attive, l’hanno fatta ritornare quel paese diroccato e fantasma che era, ne hanno spento l’entusiasmo, hanno spento le attività, interrotto la solidarietà, e ci hanno detto che lo facevano per noi, che era tutta questione di giustizia.
Oggi il Tar dice che era tutto sbagliato (ma va?) e lo dice a parole chiare. “Il ministero, secondo i giudici, ha violato le regole di gestione dei progetti contenute nelle linee guida dell’agosto 2016 – spiega Nazarena Zorzella, avvocato membro dell’Associazione degli studi giuridici sull’immigrazione che ha presentato il ricorso – Quando il ministero rileva criticità deve contestare ogni specifica violazione e dare un termine per il superamento delle stesse. E non l’ha fatto”. La decisione infatti si fonda essenzialmente sulla circostanza, evidenziata dai difensori del Comune, che a Riace a dicembre sia stato autorizzato il finanziamento per il triennio “2017-2019, in prosecuzione del triennio precedente senza avere comminato penalità, e dall’altro, quasi contestualmente”, un mese dopo il Viminale “ha assunto un atto che fonda le penalità e, dunque, la revoca su criticità afferenti al precedente triennio”. “Il Collegio – scrivono i giudici del Tar – reputa che la contraddittorietà tra la prosecuzione autorizzata a dicembre e la successiva nota di gennaio sia manifesta. L’autorizzazione alla prosecuzione del progetto può, dunque, trovare spiegazione solo con ‘la massima benevolenza dell’Amministrazione’, di cui dà conto la difesa erariale, evidentemente attuatasi mettendo a disposizione del Comune risorse umane e finanziarie, nonostante il riscontrato caos gestionale ed operativo, che emerge con chiarezza dagli atti di causa”.
Non è una cosa da poco visto che qualcuno ipotizza che il comune potrebbe addirittura richiedere i danni all’erario. Roba grossa insomma. Irregolarità. Al solito.
Ma ormai lo scalpo di Lucano e del suo comune sono stati sventolati abbastanza. Va bene così. La retorica è soddisfatta. E chi se ne fotte delle persone. No?
Buon mercoledì.
L’articolo Riace: hanno fatto il deserto e l’hanno chiamato giustizia proviene da Left.
Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2019/05/22/riace-hanno-fatto-il-deserto-e-lhanno-chiamato-giustizia/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.
Il mio commento per TPI.it
E chi se ne fotte delle persone. No?
«Abbiamo sgomberato il Cara di Mineo»: il ministro dell’Interno Matteo Salvini annunciava festoso qualche tempo fa l’ennesimo sgombero, da parte di chi, incapace di costruire, esulta ogni volta che riesce a distruggere qualcosa come è nella sua indole da ruspatore sempre in favore di telecamera incapace di stare nel posto dove dovrebbe stare e sempre alla ricerca di nuove demolizioni (di persone o di diritti) per mantenere la propria immagine da duro.
Alcuni degli sfollati del Cara di Mineo invece sono finiti (ma va?) stipati nell’ex-caserma Gasparro nel rione Bisconte di Messina e le condizioni di vita (era difficile riuscirci, in effetti) sono addirittura peggiori di quelle a cui erano abituati. Il ministro dell’Interno ha pensato bene di stipare decine di letti a castello in stanze dove, le immagini parlano chiaro, non ci sono nemmeno i centimetri per poter passare tra un letto e l’altro. Con una capienza massima di 250 posti la caserma ospita oggi almeno 300 persone, tutte in attesa che venga valutata la propria richiesta di asilo e tutti in fila nei pochi bagni che la struttura ha a disposizione.
Ma non è tutto, no, no, aspettate. Nel Cara di Mineo c’erano circa mille e cinquecento persone che sono state (per così dire) distribuite tra Palermo, Agrigento, Messina e Trapani. Perché, nonostante la retorica salviniana le persone, come si sa fin da piccoli, non spariscono nel nulla nonostante le premesse e le condizioni dei diversi centri siano tutte assolutamente emergenziali.
Anzi, no. Non è vero. Spariscono le persone. Eccome. Si dissolvono nel nulla quando vengono caricati sui pullman (di cinquanta in cinquanta, come merce da spargere in giro, come sacchi dell’umido da nascondere negli anfratti perché tutto intorno sembri pulito) e scappano inoltrandosi nella campagna cercando soluzioni per raggiungere altri Stati europei. Un disastro organizzativo che sta facendo indignare tutte le associazioni umanitarie che tengono sott’occhio la situazione ma che non riesce a trovare spazio sulle pagine dei giornali e figurarsi nel dibattito pubblico.
Rimane un’immagine, iconica e solitaria, del ministro che ripete in ogni intervista: «Sul Cara di Mineo stiamo mantenendo le promesse.»
Contento lui. Intanto ci piacerebbe sapere dove sia, tutta questa sicurezza tanto decantata.
Buon martedì.
L’articolo Hanno sgomberato il Cara di Mineo. Sì, ma come? proviene da Left.
Il mio #buongiorno lo potete leggere dal lunedì al venerdì tutte le mattine su Left – l’articolo originale di questo post è qui https://left.it/2019/04/23/hanno-sgomberato-il-cara-di-mineo-si-ma-come/ – e solo con qualche giorno di ritardo qui, nel mio blog.
Intanto ci piacerebbe sapere dove sia, tutta questa sicurezza tanto decantata.