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legalità

Trenta (metri quadrati)

Imperdibile l’ex ministra Trenta. Tra l’altro è la stessa (vale la pena ricordarlo) che nello scorso governo qualcuno voleva rivenderci come l’unica che si opponeva, dura e pura, alle salvinate di Salvini. In un’intervista al Corriere della Sera la ministra si definisce sotto attacco per le notizie sulla sua abitazione da ministra che ha mantenuto dopo che è stata assegnata al marito, maggiore dell’esercito.

Mentre si sforza di fare apparire tutto normale sciorina una serie di affermazioni che fanno spavento: ci dice che ha una casa al Pigneto ma che quel quartiere è invivibile perché “si spaccia droga” (e chissà che gioia per gli abitanti del quartiere nel sapere che si spostano gli ex ministri, mica si combatte la droga), ci spiega che la sua vita è “diversa” per le “relazioni e gli incontri” (evviva tutti quelli che si stringono in estate per il barbecue) e conclude con un “la casa non è un privilegio”.

Ora, sia chiaro, il tema non è tanto il diritto o meno dell’assegnazione della casa all’ex ministra (tra l’altro indagherà la procura, appunto) ma l’aspetto sconcertante sta tutto nel modo in cui l’ex ministra decide di difendersi, lontano anni luce dalla retorica anti-casta con cui il Movimento 5 Stelle ha alzato la voce per anni e la ministra conclude addirittura rivendicando il pagamento di un affitto ridicolo (di circa 500 euro) per una casa in pieno centro.

Si torna al vecchio discorso dell’opportunità di certi atteggiamenti al di là della legalità. Solo che l’opportunità è un argomento sempre molto sottile e delicato. E se per anni l’hai trattato in modo grossolano è normale che alla fine ne vien travolto grossolanamente anche tu. Perfino Di Maio ha dovuto prenderne le distanze.

Del resto il senso della misura sembra non pagare politicamente di questi tempi. Ma la mancanza del senso della misura, si sa, prima o poi torna sempre indietro.

Buon martedì.

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A proposito di legalità a Riace

Essere Mimmo Lucano, oggi, in Italia, in un Paese mangiato dalla bile e dalla guerra del “tutti contro tutti” solo per mangiarsi l’avversario significa scegliere la strada più difficile che possa venire a mente di inforcare: quella della solidarietà, dell’inclusione, dei toni bassi, dell’aspetto cordiale (nel senso letterale, “di cuore”) delle cose.

Mimmo Lucano da sindaco di Riace può avere fatto cose che vi piacciono o meno, per carità, è il gioco della politica. Però Mimmo Lucano ci hanno detto che era uno che non rispettava le regole e invece le regole vanno rispettate. E perfino Salvini è sceso a Riace per dire che bisognava ripristinare la legalità. Così hanno eletto il leghista Antonio Trifoli.

Il Tribunale di Locri ha dichiarato decaduto il sindaco di Riace, Antonio Trifoli, eletto lo scorso 26 maggio a capo di una lista civica di ispirazione leghista. Trifoli – ha sostenuto il collegio – non poteva essere candidato perché assunto al Comune come vigile urbano, a tempo determinato e non aveva quindi diritto ad accedere all’aspettativa non retribuita per motivi elettorali. Non era quindi né candidabile, né eleggibile. Il ricorso per la sua incandidabilità era stato presentato subito dopo la sua elezione da Maria Spanò, candidata a sindaco della lista sostenuta dall’ex primo cittadino di Riace, Mimmo Lucano.

Ora qualcuno si aspetterebbe un po’ di senso di vendetta. Mimmo Lucano invece ha dichiarato che non gli interessano gli aspetti legali e che bisogna costruire un’alternativa.

Appunto. L’alternativa sta tutta nel puntare sui valori e sui contenuti. Perché altrimenti finisce che quello che doveva ripristinare la legalità si scopre essere il primo illegale. Intanto a pagare è la città di Riace. Ed è una storia piccola che ha valenza nazionale.

Buon martedì.

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Conte e gli equilibrismi

Giuseppe Conte ha partecipato a feste di partito sostanzialmente opposte: nel giro di pochi giorni è riuscito a fingere di accarezzare le Ong, ha ridato smalto ai sindacati e con quelli di Fratelli d’Italia ha lanciato qualche spigolatura sovranista. Niente di male, per carità: un presidente del Consiglio che riesce a sopravvivere a un’inversione di governo ha già dimostrato di sapere stare perfettamente in equilibrio.

C’è da vedere però se l’abilità consista nell’essere davvero quel mediatore che in molti ci rivendono (e allora potrebbe anche avere un senso in nome della real politik), oppure se non si tratti piuttosto di un’attitudine a essere bifronte e tenere i piedi in tutte le scarpe. Il gioco è sottile e molto molto pericoloso.

A Atreju, ad esempio, lo scorso 21 settembre Conte ha testualmente detto:

«Voglio ringraziare qui tutti i nostri apparati perché vi posso assicurare che la guardia costiera libica, supportata dal nostro intervento, ogni giorno contiene centinaia – ma proprio centinaia – di migranti».

Ci si illudeva, sbagliando, che ormai nessuno al mondo avesse dubbi sulla feroce illegalità della Libia e che (forse escluso Salvini e compagnia) nessuno potesse avere lo stomaco di parlare della strage quotidiana che avviene in Libia come di un contenimento. Ci sbagliavamo.

Il presidente del Consiglio è molto furbo (o forse che qui si sia tutti molto stupidi) nell’esporre gli stessi concetti che furono del Capitano leghista senza però usarne il bullismo, come se ci bastasse un’idiozia esposta elegantemente per sentirci tutti più rassicurati. No, non è così.

Come diceva Einstein “la vita è come andare in bicicletta. Per mantenere l’equilibrio devi muoverti” e non durerà a lungo questo viaggio di nozze in cui ci si accontenta di avere abbassato i toni. Le azioni si compiono, non si declamano. E la Libia non si bonifica con un po’ di mestiere e di finta buona educazione.

Buon martedì.

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Pasquale, che era solo le sue braccia

Merito del capitalismo spinto e di questi tempi di legalità professata ma mai praticata: anche nel 2019, ancora nel 2019, molte persone sono solo la parte del loro corpo che torna utile alla catena di montaggio produttiva, come se non ci fosse nient’altro intorno, come se il cuore, la testa, la sua vita, la sua famiglia, i suoi dolori, le sue speranze siano solo inutili facezie da sbolognare il prima possibile, da non prendere in considerazione.

Pasquale, ad esempio, era solo braccia, solo le sue braccia. E ora che il suo cuore si è fermato non è già niente, vale solo per quelle due braccia in meno che raccolgono meloni nell’azienda agricola dell’estrema periferia di Giugliano, Napoli. Le sue braccia si alzavano tutti i giorni alle 4 del mattino, con il resto del corpo attaccato intorno, per sperare di guadagnarsi una giornata di lavoro, ovviamente in nero, che gli avrebbe fruttato dieci o dodici euro al giorno. Nella disperazione il lavoro non paga, il lavoro si deve guadagnare elemosinando sempre più in basso, in una discesa agli inferi in cui ci guadagna solo il padrone.

Le due braccia raccoglievano meloni sotto il sole cocente, qualche volta avevano anche sete, bussavano al cervello, chiedevano alla bocca di avere dell’acqua ma l’acqua lì nel campo di Pasquale costava due euro alla bottiglietta, meglio farne a meno. I disperati del resto vanno strizzati fino all’ultimo respiro. E le braccia di Pasquale erano le tipiche braccia dei reietti, quelle che ciondolano fino a staccarsi per sopravvivere fino al letto, crollare, e ricominciare il giorno dopo quando fuori è ancora buio.

Le braccia di Pasquale sono morte qualche giorno fa ma se n’è parlato poco o niente. Perché quelle braccia sono le braccia che ci portano in tavola meloni, pomodori e tutto il resto. E che schifo parlare di morte e di cibo. Non si fa. È maleducazione.

Ora le braccia di Pasquale stanno incrociate, morte con il resto del corpo. Hanno raccolto più meloni che monete. Quelle poche, sudate fino a consumarsi il cuore.

Ma Pasquale è morto prima, quando l’hanno cancellato, tutto, tranne le sue braccia.

Buon martedì.

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Capita anche a voi

Facciamo che avete un figlio. Un figlio qualsiasi. Un figlio che d’estate va in vacanza. Metteteci tutto quello che potrebbe fare vostro figlio senza che voi lo sappiate: questa moralistica visione che dei buoni genitori tengano sottocchio i propri figli è una cagata pazzesca, ne conoscete decine di brave famiglie con bravi figli che però hanno compiuto un errore, ci scommetto, ne avete compiuti anche voi di errori di cui vi vergognate. Immaginate che venga arrestato, all’estero, e che voi siate convinti che per come lo conoscete non potrebbe essere colpevole (ma anche se fosse colpevole la vostra preoccupazione sarebbe identica, da genitori) e venite a sapere che non è stato interrogato secondo i protocolli di legge. Vi rassicura? Vi dà idea di sicurezza?

Immaginate un vostro figlio. Qui, in Italia, nel Paese in cui il lavoro rischia di diventare una chimera. Immaginatelo che vada in un Paese straniero a studiare, con tutte le belle speranze che hanno i nostri figli a cercare un futuro migliore. Immaginate che lì dove sta, d’improvviso, il fatto di essere italiano venga considerato schifoso, criminale, orrendo. Non è difficile: abbiamo esportato mafiosi in tutto il mondo, sarebbe un gioco facilissimo trasformarci nei nuovi negri. Vi rassicura? Vi dà idea di sicurezza?

Facciamo che vostro figlio, in Inghilterra o in Francia o in Spagna, decida di passare l’unico giorno libero della settimana, in cui non sgobba in qualche retrobottega, con gli amici. Immaginate che beva e che stia male, riverso a terra. Immaginate che intorno a lui accada la stessa indifferenza che è accaduta l’altro ieri a Milano, con persone tutte intorno a guardare schifate un onduregno. Immaginate vostro figlio che è l’onduregno in qualche altro Paese. Vi rassicura? Vi dà idea di sicurezza?

Immaginate di diventare poveri. Di colpo. Accade. Accade per un’operazione sbagliata, una gelateria che avete aperto con un amico e che vi ha sommerso di debiti e di pignoramenti. Voi siete le stesse brave persone di prima. Però poveri. Immaginate di non avere casa, di raccattare le vostre poche cose che vi sono rimaste, vostra moglie, i vostri figli e che andiate a cercare un tetto con cui coprirvi la testa. Siete illegali. Vi sgomberano perché la povertà è una vergogna e per ripristinare la legalità. Vi rassicura? Vi dà idea di sicurezza?

Il fatto è che i crolli, le disperazioni e gli errori possono capitare a tutti, a volte per colpa e per destino. E le regole (e l’umanità) sono le condizione per un tonfo che non sia ancora più drammatico. Pensiamoci.

Buon mercoledì.

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Eravamo quattro amici al bar. E Siri. E un missile

Non si sa cosa altro debba succedere per considerare superato il limite della decenza. La giornata di ieri è un piccolo bigino della legislatura, un riassunto degli atteggiamenti, delle nefandezze e della dignità istituzionale che è finita sotto l’ultimo tappeto dell’ultimo cesso dei palazzi di governo.

Il ministro Salvini (che non vede l’ora che arrivi una Ong per poter parlare d’altro rispetto al cumulo di balle sul caso Savoini-Russia) ha incontrato i sindacati che andrebbero incontrati dal ministro del Lavoro e dal presidente del Consiglio. Niente male come ennesimo scavalcamento che provoca al massimo qualche incazzatura bisbigliata nei retroscena politici. Di Maio e Conte ormai sono aloni istituzionali. E cosa fa il ministro dell’Interno per rendere il tutto ancora peggio di quello che già è? Si porta dietro Armando Siri. Sì, quello sotto inchiesta che è stato dimesso da sottosegretario. Evidentemente non è degno di fare il sottosegretario ma va benissimo per i sindacati. Già.

A Torino sequestrano armi a un gruppo di neofascisti. Un profluvio di armi, pronti per andare alla guerra. C’è addirittura un missile aria-aria. Non hanno ancora trovato l’aereo, forse nascosto in qualche sgabuzzino. Si parla tanto di terroristi che arrivano sui barconi e intanto questi hanno un arsenale. Ma niente. A Salvini non scappa di dire niente. Chissà perché.

Poi. Di Maio e Conte chiedono a Salvini di riferire in Parlamento sul caso dei fondi russi. Secondo voi li ha ascoltati? Ha detto una cosa qualsiasi? Un uomo che scappa dai processi si fa problemi a scappare dal Parlamento? Ma no. Niente. Niente. Quei due non sono aloni, sono macule istituzionali.

A Roma intanto si sgomberano di notte, con un esercito che sembra pronto per partire alla guerra, trecento disperati. I destrorsi esultano al nome della legalità. Solo che tra quei trecento ci sono ottanta bambini e anche italiani. Altro che prima gli italiani. Prima o poi verranno a prendere anche voi.

La donna uccisa a Savona dall’ex marito, Deborah Ballesio, aveva denunciato ben diciannove volte. Non è servito. Non si leggono i commenti di quelli che difendono le nostre donne. Beati loro che non se ne sono accorti.

Avanti così.

Buon martedì.

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Il senso della legalità del ministro Salvini


Il senso della legalità per Salvini non è qualcosa che dipende (come dovrebbe) dalle leggi, dalla Costituzione e dal diritto internazionale ma è un moto di pancia per accontentare qualche nugolo di italiani (suoi elettori) che ci rivende com “buonsenso”. Che poi, esattamente, sarebbe curioso sapere: buonsenso di chi?
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Chi dice cosa

Ieri è stata la Festa degli Italiani, è il simbolo del ritrovamento della libertà e della democrazia da parte del nostro popolo. È un appuntamento che rinsalda da parte dei cittadini la loro adesione leale e il loro sostegno all’ordinamento repubblicano, nella sua articolazione, allo stesso tempo unitaria e rispettosa delle autonomie, sociali e territoriali.

Abbiamo appena celebrato in ventotto Paesi d’Europa un grande esercizio di democrazia: la elezione dei deputati al Parlamento Europeo, a conferma delle radici solide di una esperienza che stiamo, gradualmente, costruendo da ormai sessantadue anni. In realtà sessantotto dal momento dell’avvio del primo organismo comunitario, la Comunità del carbone e dell’acciaio.

L’Italia è stata guidata, in questo percorso, dalle indicazioni della sua Costituzione; dalla consapevolezza di una sempre più accentuata interdipendenza tra i popoli; dalla amara lezione dei sanguinosi conflitti del ventesimo secolo. Soltanto la via della collaborazione e del dialogo permette di superare i contrasti e di promuovere il mutuo interesse nella comunità internazionale.

La Repubblica italiana, con l’assunzione di responsabilità nel contesto globale, ha contribuito, per la sua parte, alla definizione di modelli multilaterali e di equilibri diretti a garantire universalmente pace, sviluppo, promozione dei diritti umani.

La Repubblica italiana, con l’assunzione di responsabilità nel contesto globale, ha contribuito, per la sua parte, alla definizione di modelli multilaterali e di equilibri diretti a garantire universalmente pace, sviluppo, promozione dei diritti umani.

Anche per questo non possiamo sottovalutare le tensioni che si sono manifestate, e si manifestano, provocando conflitti e mettendo pesantemente a rischio la pace in tanti luoghi del mondo.

Va ricordato che – in ogni ambito – libertà e democrazia non sono compatibili con chi alimenta i conflitti, con chi punta a creare opposizioni dissennate fra le identità, con chi fomenta scontri, con la continua ricerca di un nemico da individuare, con chi limita il pluralismo.

I valori delle civiltà e delle culture di ogni popolo contrastano in modo radicale con quella deriva e fanno, invece, appello a salde fondamenta di umanità, per confidare nel progresso. Per quanto ci riguarda, in questo anno, cinquecentesimo dalla morte di Leonardo da Vinci, avvertiamo in modo ancor più esigente questa prospettiva.

Abbiamo bisogno di praticare attenzione e rispetto reciproco, nella libertà e nella legalità internazionale, per avanzare sulla strada del progresso, con il dinamismo che contrassegna il mondo contemporaneo in cui viviamo.

Bel buongiorno, eh? Sono pezzi del discorso del Presidente della Repubblica. Mica un giornalista di parte. Il Presidente della Repubblica.

Buon lunedì.

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InFolio recensisce “Mafie Maschere e Cornuti”

(fonte)

Impegnato, ironico, graffiante e, allo stesso tempo, leggero: Giulio Cavalli ancora una volta non si smentisce. Lo spettacolo dello scrittore e teatrante di fama, “Mafie, maschere e cornuti”, è approdato al De Sica in tutta la sua irriverenza, proprio nella Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Un monologo coinvolgente e interattivo che fa riferimento alla tradizione giullaresca per far cadere le maschere dei mafiosi e “smutandarli”, ovvero mostrarli per quello che spesso sono: personaggi che arrivano da ambienti ignoranti e, a volte, bizzarri, uomini che si ridicolizzano da soli. Uno spettacolo, quello di Cavalli, che tocca diversi argomenti come le infiltrazioni mafiose nel nord Italia e la mitizzazione che le serie televisive rischiano di alimentare raccontando le loro malefatte. Nonostante la serietà dell’argomento e la determinazione con cui l’autore intende trattarlo, il monologo risulta appassionante e divertente, ma di un divertimento che sa di derisione e che fa riflettere lo spettatore sull’assurdità dell’essere in balia di criminali che nient’altro sono se non grottesche rappresentazioni di un certo disagio sociale. Lo show si è tenuto nel contesto del percorso di spettacoli che l’Archivio Storico dell Cabaret Italiano sta promuovendo, inserendosi tra anima popolare e l’omaggio a Nanni Svampa, entrambi prodotti dal musicista e comico Flavio Oreglio. Forte l’appoggio dell’amministrazione che ha collaborato promuovendo la gratuità dell’evento.
«La mafia fa schifo» ha dichiarato Danilo Perotti, consigliere comunale con delega alla Legalità. «È importante creare occasioni, soprattutto con i giovani e con le scuole, affinché i nostri cittadini non lo dimentichino mai. In questo percorso di consapevolezza la memoria svolge un ruolo importante e il ricordo, che avviene anche attraverso la conoscenza delle storie delle vittime, permette di trasformare la memoria in impegno quotidiano di testimonianza e resistenza civile».  


Mattia Rigodanza

Sgomberare i fascisti invece “non è prioritario”

Avete presente ogni volta che arrivano a prendere a calci qualche straccione e a caricargli gli stracci e le coperte e le piccole vecchie inutili cose che si porta con se? La domanda, di qualcuno che assiste a questi atti di violenza è quasi sempre la stessa: perché questa fame? questo odio? questa soddisfazione? Ma soprattutto: cosa c’è di così prioritario nello spostare un disperato all’angolo opposto?

Rispondono, quelle poche volte che vi rispondono quando lo chiedete, che è per motivi di ordine pubblico. Per questo la campagna elettorale permanente del ministro dell’inferno ha bisogno di reati, anche piccoli, per poter funzionare:si si riesce a fare passare il concetto che potrebbero essere fuori legge allora gli elettori diventano già accondiscendenti, anzi fanno addirittura il tifo per loro.

Che i top di CasaPound lo dice banalmente la Costituzione, oltre a qualche centinaio di denunce a loro carico. Qualche settimana fa la sindaca di Roma Virginia Raggi, si era rivolta proprio a Giovanni Tria chiedendogli di “avviare le procedure necessarie allo sgombero dell’immobile al fine di ripristinare le condizioni di legalità”.

E sapete qual è stata la risposta? che lo sgombero della sede di CasaPound non è prioritario perché ci sono atri 16 edifici prima di quello che sono a rischio di crollo e a rischio igienico (come possa essere igienico un covo di fascisti, poi, è tutto da vedere).

Il leader di CasaPound come al solito è stato lestissimo a capire: «La sede di CasaPound rimarrà nel palazzo di via Napoleone III e lo stabile non sarà sgomberato almeno finché esisteranno centri sociali: una volta sgomberati tutti i centri sociali, allora vedremo. Difenderemo la nostra occupazione fino alla fine, e su questo si mettessero tutti l’anima in pace perché la questione non sarà risolta a breve».

Difenderanno l’illegalità fino alla fine. Però intanto ci promettono di salvare l’Italia. Ma va là, su.

Buon giovedì.

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