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Alla faccia di Falcone e Borsellino

“Se, oltre ad avere un ministro dell’Interno padano, avessimo anche i magistrati padani, probabilmente in Padania la mafia non esisterebbe, perché la nostra magistratura, che è fatta tutta di ragazzi del sud coi loro burocrati del sud, è un autentico groviera di informazioni: come fa uno a denunciare un mafioso se il mafioso, dopo tre minuti, lo sa perché viene informato da qualcuno, dagli amici? Perché questi sono così: qualcuno sarà codardo, qualcuno sarà venduto, qualcuno semplicemente facilone… Poi il magistrato, quando tornerà dalle ferie, quando avrà voglia, quando penserà che, interverrà, perché questa è la loro cultura, il loro modo di fare. “La Lega è fatta di Maroni che ha arrestato tantissimi mafiosi, ma è fatta anche di molti sindaci coraggiosi, come Cesarino Monti e Gentilini, che hanno preso iniziative contro i mafiosi, contro il riciclaggio, contro gli islamici (sic); poi è però intervenuta la Corte Costituzionale che, putacaso (‘guarda caso’, forse? ndt), è fatta tutta di ragazzi del sud che, putacaso, vengono da regioni mafiose”. Parola di Alberto Torazzi, capogruppo del Carroccio in Commissione attività produttive. Non sopportiamoli. Cacciamoli, davvero. C’è un limite alla decenza e all’ignoranza.

Ci voleva WikiLeaks?

Un cablo riservato rilasciato da Wikileaks dice: la criminalità organizzata è, per il Sud Italia, uno dei più grossi ostacoli alla crescita economica ed alla stabilità politica; nonostante questo i politici italiani, per varie ragioni, sono incapaci se non riluttanti a fronteggiarla in maniera valida. Tra tutti gli elementi sociali coinvolti nella lotta al crimine organizzato, i politici, molti dei quali devono la loro sopravvivenza proprio alla mafia, sembrano essere i meno interessati a trovare una soluzione. Fino a quando questa situazione non cambierà, persino le azioni di polizia più efficienti (e ve ne sono molte che hanno dell’eccezionale) non saranno in grado di cambiare il corso degli eventi. Con tutta la stima e la simpatia per Assange le stesse cose si ripetono nei campi di Libera, nelle iniziative di Addiopizzo, negli incontri di Ammazzatecitutti! e in altri centinaia di comitati da qualche decina d’anni. Basterebbe ascoltarli. E magari sprecare qualche articolo in più.

Io sono Pino Maniaci

“Viva la mafia, Pino Telejato sei lo schifo della terra”, “Maniaci sei un figlio di puttana” e una bara disegnata accanto.

Scritte sui muri di Partinico. Lo racconta entrando nel cuore Pietro Orsatti e lo raccontano le agenzie di stampa. Ed è la notizia che arriva da Partinico e ciclicamente si ripete. E ciclicamente noi gli vogliamo stare vicini. Perché se non avessi avuto l’onore di conoscere Pino forse oggi io fare un altro mestiere.

In un’intervista di ieri Pino ci insegna: “Io dico sempre che la mia scorta migliore sono i cittadini onesti di Partinico”. Io dico che la scorta migliore di Pino sono tutti i cittadini onesti, anche fuori da Partinico. Tutti quelli che per Pino non si stancheranno mai di alzare la voce.

Intanto potete visitare il sito della sua emittente televisiva Telejato (per annusare un po’ di sano giornalismo non servile) e non lasciarlo sentire solo. Perchè le minacce sono sui muri ma la sua battaglia è nella gente. E non si è mai vista la gente arrendersi ai muri.

Intanto rileggevo il mio post di ‘qualche minaccia fa’ e lo rimetto qui. Identico. A testa alta come Pino.

Pino è un Don Quijote  ma i mulini sono cambiati come cambiano i tempi: hanno facce, mani, testa, voce, ferro in tasca, soldi in borsa e avvocati. avvocati bravi, pagati bene. Il mulino che gli è rimasto più di traverso è la Distilleria Bertolino: una distilleria che inquina come vomito di Polifemo sopra Partinico.

Pino è come il calcare, ostinato fino ad indurirsi tanto da fargli male. Di quelli che sorseggiano il gusto di “battersi” come all’inizio di un aperitivo che probabilmente finirà male. Pino appena fuori dal cancello della Bertolino, a fotografarlo dall’alto, è piccolo come un tombino.

Pino è un rubinetto rotto: lavora per erosione, ai fianchi e alle spalle con una televisione larga come un cesso ma che suona martellate di artigianato fino e continuo.

Pino è un immoderabile: nel dubbio getta l’amo ma sempre con la sua faccia in mano.

Pino è la zucca di Cenerentola: si veste sguincio da cerimonia ma non si appiattisce al diktat del valzer della moderocrazìa.

Pino è mezzo nei guai, per una condanna che aggiunta alle altre lo fa arrivare lungo. Ma nei guai ci nuota bene. Perché a mare ci buttiamo in tanti che, poco poco, organizziamo un quadrangolare di pallanuoto.

Perché a raccogliere palle in rete ci abbiamo fatto il callo, ma siamo forti nel contropiede.

«Giulio Andreotti, un mediocre»

DA CRONACAQUI Venerdì 2 settembre 2011

L’attore: «A teatro racconto di un politico sopravvalutato»

La vita di Giulio Andreotti si ripercorre a teatro. Grazie a un monologo di Giulio Cavalli, “L’innocenza di Giulio. Andreotti non è stato assolto”, scritto dall’attore lodigiano con la collaborazione di Giancarlo Caselli e Carlo Lucarelli, diretto da Renato Sarti e con musiche originali di Stefano “Cisco” Bellotti, in scena stasera ai Giardini Pubblici di via mazzini a Sesto San Giovanni nell’ambito della rassegna “Teatro nei Cortili”, promossa dal Teatro della Cooperativa e sostenu- ta dalla Fondazione Cariplo, in collaborazione con il Comune di Sesto San Giovanni e con la Cooperativa UNIABITA.

Perché parlare di Giulio Andreotti oggi?

«Per diversi motivi. Innanzitutto, perché in questo Paese ripetendo all’infinito una bugia si finisce a rivenderla come verità. Che Andreotti non sia stato assolto è un dato di fatto, ma non tutti l’hanno recepito. Anzi. Andreotti è il simbolo del potere che bussa alla porta della mafia per mantenere il proprio primato».

Viene espresso un giudizio morale su Andreotti?

«No, non esprimo diretta- mente giudizi personali, mi limito a raccontare gli eventi. Detto questo, Andreotti è stata una delle vergogne po- litiche più grosse dell’Italia».

Ma che ritratto emerge dell’uomo politico e della persona?

«Quello di una persona che si vuole rivendere come uo- mo medio, ma che in realtà non è comune. Al contrario, è eccezionalmente bravo a stare nel limbo e a vivere in perenne equilibrio tra inno- cenza e reato. In ultima analisi, ritengo sia un politico profondamente sopravvalu- tato, emerso in uno scenario particolarmente triste e avvilente, un mediocre».

Qual è l’eredità di Andreotti nella politica attuale?

«Sono tutti coloro che hanno continuato a portare avanti i suoi poteri, i suoi interessi e le sue amicizie».

La collaborazione con Giancarlo Caselli e con Carlo Lucarelli è destinata a proseguire?

«Sicuramente. Arriviamo da campi diversi, ma ci incroceremo di nuovo. Oggi, però, sono concentrato sulla stesura di un libro sul processo Andreotti. Se lo spettacolo ha lo scopo di insinuare dei dubbi, il libro invece mi permetterà di documentarli».

Che cos’altro bolle in pentola per il futuro?

«Sto lavorando al figlio di “A cento passi dal Duomo” (monologo sulla presenza della mafia nella operosa Lombardia che lo ha costretto a vivere sotto scorta, ndr.) e sto preparando una trilogia ded
icata ai secondi nello sport, da Dorando Petri in poi».

 

Ignazio Cutrò: in culo alla mafia

Lascio lo spazio che ho a disposizione qui per una persona straordinariamente ordinaria in un Paese normale. Ignazio Cutrò ha contribuito con la propria testimonianza al processo “Face Off” all’arresto dei Panepinto. Non li ha descritti, non li ha recitati: li ha fatti arrestare. Con la testimonianza senza eroismi dei giusti per vocazione.

Ho conosciuto Ignazio a Roma incatenato davanti al Viminale insieme a Valeria Grasso mentre chiedeva il diritto primitivo di non essere ammazzato in solitudine. Ignazio parla con il cuore, non ha libri che gli arrotondano le frasi e gli profumano le parole. E’ diretto, duro. Diritto. In un tempo di schiene piegate davanti alla paura e, peggio, alla pavidità che rompe il muro della cittadinanza dignitosa. Non è buono per gli speciali in prima serata, non è abbastanza pettinato per portare consenso e non è nemmeno un intellettuale a cui affidare una collana letteraria; eppure ha la forzadi chi mangia il fango con il sorriso per poter tenere vicino al camino la rettitudine insieme alla propria famiglia.

Il giorno in cui tutti ricordavano Libero Grassi, alcuni infami entravano nella sua abitazione. Ignazio, con la sua forza che deriva dalla sua partigianeria gli ha risposto. Questo spazio mi sembrava il minimo lasciarlo alle sue parole con una levata di cappello:

Egregi stronzi mafiosi e company, siete arrivati vicino casa mia, si ma grazie a quegli angeli non avete avuto tempo di respirare, vi sono subito stati nel culo anche se effettivamente la caccia “all’uomo”, se uomo si può dire, poi è andata a vuoto. Però di certo starete con due piedi in una scarpa prima o poi sarete messi con la faccia al muro, e giustizia sarà fatta. Questi gesti ci danno più carica in questa lotta, perché ci fanno capire allo stesso tempo sia quanto siate vigliacchi e anche che le istituzioni sono vicine e reattive. Carabinieri, poliziotti, finanzieri, uomini, padri di famiglia che con sprezzo del pericolo vigilano costantemente su di noi, su tutti i cittadini, e mettendo in rischio la loro vita ogni giorno si sforzano di rendere più pulito dalle illegalità il nostro Paese dove mettono a rischio la propria vita senza pensarci due volte dimostrando la fedeltà alla divisa indossata ed impressa nella pelle. Un grazie a questi valorosi uomini di tutte le forze dell’Ordine ma soprattutto in culo alla mafia.

Pubblicato su IL FATTO QUOTIDIANO

STAMPO ANTIMAFIOSO sul libro Nomi, Cognomi e Infami

 Alla festa di Sinistra Ecologia e Libertà di Brugherio del 26 luglio scorso, relatori d’eccezione parlano di mafia e antimafia nel nord Italia. Giulio Cavalli –consigliere regionale di SEL– presenta il suo ultimo libro “Nomi, cognomi e infami”, soffermandosi sull’importanza della risata e dell’impegno civile collettivo e quotidiano nella lotta alle organizzazioni criminali.  Daniele Cassanmagnago -assessore all’urbanistica del ben noto alle cronache comune di Desio- dà piena voce alla sua denuncia e alle sue speranze di una rinascita civile nella sua città.  Alfredo Luis Somoza –Presidente ICEI e studioso dei fenomeni criminali in Sud America- dipinge un quadro dei rapporti di forza malavitosi a livello internazionale, non senza sottolineare come l’antimafia sia una scelta al contempo individuale e di popolo. Relatori d’eccezione, dunque, con storie diverse ma legati da un unico fil rouge: contro l’indifferenza ed il silenzio complice, la parola al potere.

Di Federico Beltrami e Martina Mazzeo da STAMPO ANTIMAFIOSO

Una risata contro l’indifferenza

Una risata per combattere la mafia. Una risata che, mettendo a nudo tutte le contraddizioni e le debolezze del potere criminale, sia in grado di liberare la società dai tentacoli mafiosi, diradando quella fitta coltre fatta di paura, indifferenza e complicità entro cui la criminalità organizzata sguazza.

Ad auspicarla e stimolarla, durante la presentazione del suo ultimo libro “Nomi cognomi e infami”, Giulio Cavalli, consigliere regionale della Lombardia in quota Sinistra Ecologia e Libertà.

“La risata funziona. Lo diceva Peppino Impastato” e lo ripete l’autore teatrale che da anni diffonde messaggi di impegno civile e culturale antimafioso con i suoi spettacoli e che, per questo, è stato minacciato dal potere mafioso.
Guai, però, a ricordarglielo. “Io sono un arlecchino, mi hanno pure detto che non ho la faccia da minacciato: è stato il più bel complimento che potevo ricevere”. E da Arlecchino Cavalli ha girato le piazze e i teatri di tutta Italia aiutando la cittadinanza a esorcizzare la paura e a rivitalizzare la propria pulsione antimafiosa: “Solo in questo modo la società civile può riuscire a confiscare ai mafiosi l’onore, parola da troppi anni espropriata del suo significato puro, autentico e positivo poiché inglobata nel gergo criminale”.

In effetti molti degli aneddoti citati da Cavalli nel corso della presentazione, più di un sorriso -anche se amaro- te lo strappano. Il Provenzano latitante nel casolare diroccato di Corleone che custodisce gelosamente una collezione di coppole, mangia biscotti senza glutine e ascolta la colonna sonora del Padrino e dei Puffi. Il capo-locale di Bollate Vincenzo Mandalari che, intercettato, rivela a suo nipote come essere “di destra o di sinistra non sia importante a livello locale”. L’ex direttore sanitario della ASL di Pavia Carlo Chiriaco, arrestato  nell’ambito dell’operazione Crimine e considerato parte attiva della locale pavese della ‘Ndrangheta, che nega di essere un boss ma ammette che si atteggiava in quel modo poiché nella sanità lombarda funzionava.

La risata però – ammonisce Cavalli – deve essere l’input, la scintilla in grado di far scattare la reazione di quella società civile che, soprattutto al nord, è stata troppo poco vigile. “Mi incazzo – tuona l’esponente di SEL – quando sento dire che in Lombardia l’operazione Infinito ha svelato un quadro inaspettato: Barbacetto e le carte dei processi Parco Sud e Bad Boys queste cose le spiegavano benissimo da anni. Bastava leggerli”.
Cavalli è un fiume in piena: “Su alcuni temi non si può non sapere: come diceva Gramsci, bisogna essere partigiani. La nostra indifferenza, invece, ha permesso al Presidente della Lombardia Formigoni di nominare una figura come quella di Pietrogino Pezzano come sostituto del destituito Chiriaco alla direzione della ASL di Pavia”. A chi gli fa notare che Pezzano, pur essendo stato “pizzicato” al telefono e fotografato in compagnia di alcuni boss, non sia stato condannato, Cavalli ribatte che “Nomi, cognomi e infami” ha come obiettivo anche quello di sottolineare come alcune persone siano “inopportune” a ricoprire determinati ruoli indipendentemente dal fatto che siano o meno penalmente responsabili.

La risata, dunque, anche per combattere egoismo e indifferenza, le due facce di una stessa medaglia. “Il federalismo più pericoloso è quello delle responsabilità, che porta a preoccuparsi unicamente dei problemi vicini a se stessi e non a quelli realmente più gravi”. La lotta al potere mafioso, che si fonda sull’egoismo e sulla prevaricazione di pochi ai danni di molti, deve invece basare le proprie fondamenta sulla solidarietà e sull’altruismo. Per questo “andrebbe riscoperto l’articolo 4 della nostra Costituzione, una sorta di monito contro l’indifferenza che non ci sprona tanto ad essere eroi, quanto a fare il nostro lavoro in modo onesto e funzionale all’affermazione di una società migliore”.  “Del resto, lo diceva anche Falcone: ciò che serve non è l’impegno straordinario di qualcuno, ma l’impegno ordinario di tutti”.

Un inno alla semplicità, “elemento sempre più rivoluzionario in un paese alla deriva”.

Settimana in movimento: senza fermarsi

Tre giorni di sedute di Consiglio importanti per il bilancio, la vergognosa legge sui parchi e i nostri ordini del giorno (tutti gli argomenti scaricabili qui). E poi:

martedì 26 luglio, ore 21 alla Festa Provinciale Sinistra Ecologia Libertà di Monza e Brianza Area feste via Aldo Moro Brugherio (MB): presento il mio libro “Nomi, cognomi e infami”, intervengono:Valerio D’ Ippolito, referente LIBERA Monza/Brianza, Daniele Cassanmagnago, Assessore all’urbanistica comune di Desio e Alfredo Luis Somoza, presidente ong ICE.

giovedì 28  ore 19 “Antimafia a Milano: Commissione o Comitato?” Intervengono: NANDO DALLA CHIESA Professore di Sociologia della Criminalità Organizzata, Università Statale di Milano,  GIULIO CAVALLI Scrittore, Politico, Consigliere Regionale di SEL, MIRKO MAZZALI Avvocato, Consigliere Comunale, Presidente della Commissione Sicurezza di Palazzo Marino. Libreria del Mondo Offeso Corso Garibaldi 50Milano.

giovedì 28 ore 21  “Chi paga la crisi?”con Alfonso Gianni (nazionale SEL), Giulio Cavalli (consigliere regionale SEL), Damiano Galletti (segretario provinciale SEL), Donatella Albini (consigliere comunale SEL). Festa Provinciale Sinistra Ecologia e Libertà, Centro Civico Collebeato Via San Francesco 1 Collebeato (BS).

venerdì 29 ore 21 “La linea della palma” con Antonio Ingroia, Salvatore Borsellino e Giulio Cavalli, moderatore Pierluigi Senatore. Piazza Spallanzani Porto Venere (SP).

sabato 30 ore 20.30 in scena con lo spettacolo “Nomi, cognomi e infami”, organizza l’ Associazione Antiracket  1° chiostro abbazia benedettina S.M.Arcangelo – Montescaglioso (MT).

Pietro Foroni

Sono in viaggio e mi segnalano che il Presidente della Provincia di Lodi, Pietro Foroni (LEGA), mi attacca sul quotidiano Il Cittadino. Il trucchetto di cercare la sponda più alta per rimbombare meglio è un giochetto da partitella all’oratorio (lo sanno tutti i piccoli e verdi Foroni del mondo). Spiace che gli sia sfuggito come sponda il suo compagno di partito Renzo Bossi che potrebbe fargli guadagnare qualche riga in più, ma fa niente. Del resto un giorno mi piacerebbe parlare con lui dell’inopportunità (indagata e altro) dei fedelissimi componenti della sua Commissione Antimafia (alti componenti). Ma avremo tempo. Il tempo è galantuomo, diceva Totò. Per il resto non sapevo che l’incancrenimento del più becero federalismo mi costringesse ad occuparmi solo del mio collegio elettorale e non di tutta la Lombardia. Si vede che Lodi è cosa loro.