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A Trezzano un incontro su leggi ad-personam, referendum e mafia

Interverranno Salvatore Borsellino, Giulio Cavalli, Garuti, D’Amico, Mapelli all’evento culturale organizzato dai giovani IdV lombardi

(mi-lorenteggio.com) Trezzano sul Naviglio, 02 giugno 2011 –  “In occasione della vittoria della sinistra a Milano e Napoli, con De Magistris e Pisapia, i cittadini hanno riscoperto il valore della partecipazione democratica che con forza spinge gli amministratori, una volta eletti, a lavorare per il bene del comune.

La stessa partecipazione unita al sostegno ai magistrati è la base per sconfiggere la Mafia. Solo informandosi e stando uniti si può sconfiggere il sistema criminale ormai integrato in alcune parti della politica.
Ecco perché è necessario partecipare con forza ai referendum del 12 e 13 Giugno contro il nucleare e il legittimo impedimento e a favore dell’acqua pubblica; per dimostrare che i cittadini ci sono e decidono” comunica Antonio Borrello, dell’IdV di Trezzano sul Naviglio.
L’Italia dei Valori spiegherà in questi giorni i motivi per i 4 SI ai referendum. Per questo il 10 Giugno, in occasione della chiusura della campagna referendaria, ci sarà un convegno in cui si parlerà di Referendum, Legittimo Impedimento e Mafia con Salvatore Borsellino, Giulio Cavalli, Garuti, D’Amico, Mapelli alle 21 al Punto Expo di via Vittorio Veneto. per una serata all’insegna della partecipazione e del dibattito.

V.a.

http://www.mi-lorenteggio.com/news/12687

 

Premio Ilaria Alpi:la mafia al nord, dibattito e teatro con Giulio Cavalli

“Il Premio Ilaria Alpi ci rende consapevoli che i giornalisti, al di là dell’obbligo morale di raccontare anche gli argomenti più difficili, hanno bisogno di avere intorno un paese che li ascolti. Esercitare la memoria di Ilaria Alpi significa quindi anche lavorare per favorire l’educazione all’ascolto”.

Parola di Giulio Cavalli, attore, autore e registra teatrale che il 16 giugno sale sul palco del Premio dedicato alla memoria della giornalista Rai per “Silenzio, c’è la mafia al nord!”, un dibattito sulla presenza e le attività delle cosche criminali nell’Italia settentrionale.

Giullare e artista dello sberleffo (sua la frase “ridere di mafia è una ribellione incontrollabile”), da anni sotto scorta a causa delle minacce ricevute dalle cosche, Cavalli aprirà l’evento con un monologo tratto dal suo ultimo libro “Nomi, cognomi e infami”, una delle prime denunce sull’attecchimento delle mafie in Italia settentrionale.

Dopo la performance, il dibattito con giornalisti d’inchiesta e magistrati tra cui Gianluigi Nuzzi, giornalista di Libero e scrittore, Mario Portanova, giornalista e collaboratore de L’Espresso, Piergiorgio Morosini, magistrato presso il Tribunale di Palermo e segretario di Magistratura Democratica, Marco Nebiolo di Narcomafie e, come moderatrice, la giornalista de Il Fatto Quotidiano Antonella Mascali.

“La mafia al nord Italia è strettamente legata a potentati che diventano inconfessabili – dice l’attore –. Su questo tema bisogna passare dalla sensazione allo studio e all’analisi”.

Da diversi anni, Cavalli porta sotto i riflettori i volti e i segreti del crimine organizzato: da “Do ut des” (2008), spettacolo che mette a nudo riti e conviti mafiosi, a “A cento passi dal Duomo” (2009), che l’attore definisce “una ninna nanna dolce per un risveglio brusco di quella Lombardia che si crede immune dalla mafia”.

Lo spettacolo “Nomi, cognomi e infami”, una narrazione di storie di mafia, camorra, soprusi e ingiustizie ma anche di persone che hanno scelto di non piegarsi agli uomini d’onore, debutta nel 2009. L’omonimo libro esce nel 2010. Nello stesso anno, l’attore è eletto consigliere regionale in Lombardia come indipendente nella lista Idv.

http://www.ilariaalpi.it/?p=3468

 

Il Partito della Mafia

Al Borgo la voce mafia coi suoi derivati valse e vale sempre bellezza, graziosità, perfezione, eccellenza nel suo genere. Una ragazza bellina, che apparisca a noi cosciente di esser tale […] e nell’insieme abbia un non so che di superiore e di elevato, ha della mafia, ed è mafiusa, mafiusedda. […] All’idea di bellezza la voce mafia unisce quella di superiorità e di valentia nel miglior significato della parola e, discorrendo di uomo, qualche cosa di più: coscienza d’esser uomo, sicurtà d’animo e, in eccesso di questa, baldezza (Pitrè, 1889, pp. 289-90). Sul ‘Partito della Mafia’ un bel pezzo qui.

Napoli, Luigi, con il cuore in tasca

A Napoli si consuma la nascita di un fiore. A Napoli si scolorano i partiti e le oligarchie. A Napoli hanno vinto tutti (nei comunicati stampa) eppure escono tutti ‘scassati’, qualunque sia il risultato. A Napoli comanda la camorra e i voti comprati a cinquanta euro (ce l’hanno insegnato gli strateghi della mafia e dell’antimafia) eppure al primo turno hanno vinto i voti a gratis. A Napoli c’è da combattere con i denti che si sfregano gli ultimi giorni prima del ballottaggio per innaffiare un fiore: con il cuore in tasca e con le idee banali che in questa mediocrità diventano rivoluzionarie.

La rivoluzione di ascoltare un comizio in cui non si parla del vostro prossimo lavoro ma di diritto al lavoro, in cui capita di rimparare a riconoscere i diritti e non pagarli come privilegi, non gestire consenso ma tenersi un orto in cui coltivare futuro, parlare di leggi e  di camorra con il polso fermo di chi divide il bianco dal nero e, soprattutto, sfilarsi di dosso le giacche bolse e sgualcite dei recinti. A Napoli Luigi ha scavalcato i recinti elettrici (quelli da pascolo, sulle alture) dei partiti e ha giocato di persona. Ora ha l’appoggio, adesso è il tempo della Politica.

Prenditi Napoli, Gigi.

 

 

Con Giuseppe Catozzella dentro un ‘Alveare’

Paolo Borsellino diceva di parlare di mafia ovunque, comunque. A Milano sarebbe da scrivere sulle bustine di zucchero, da urlare nelle casse del supermercato, da rendere straordinariamente ordinaria per darle una forma giustamente insopportabile. Il libro ‘Alveare’ di Giuseppe Catozzella ha dentro il suo io messo a nudo come può scriverlo chi ha l’umiltà dei forti: è la mafia delle periferie, nelle unghie mangiate dei piccoli imprenditori disastrati, nelle facce bolse di chi non ha nemmeno la piega del boss da copertina. E’ la faccia della mafia che non sta in copertina perché è diventata ‘quotidiana’ con tutta la metastasi che sta nel suo essere normalmente deglutita. In questa Milano narcolettica ci vorrebbe un ‘Alveare’ al giorno, come una pastiglia nel bicchiere dopo la colazione, perché il mal di testa non rischi mai di diventare insopportabile. E perché ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra siano gli unici clandestini a dormire sul nostro zerbino. Presentare ‘Alveare’ alle Feltrinelli in Duomo significa convocare una riunione di condominio della dignità. E non si può non votare. Lunedì 23 maggio ore 18. Libreria Feltrinelli P.zza Duomo. Con Giulio Cavalli e Alberto Nobili partecipa l’autore.

16 giugno: Giulio Cavalli al Premio Ilaria Alpi

Dal 15 al 18 giugno a Riccione si terrà la XVII edizione del premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi. Nato nel 1995 da un’idea dell’associazione culturale Comunità Aperta di Riccione, il Premio da anni rappresenta, a livello nazionale e internazionale, uno dei più importanti momenti di riflessione e dibattito sul giornalismo d’inchiesta televisivo.

Il Premio Ilaria Alpi è una iniziativa della Regione Emilia Romagna, dellaProvincia di Rimini, del Comune di Riccionecon il patrocinio della Presidenza della Camera dei Deputati, Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, Ordine dei Giornalisti Nazionale, Rai – Segretario Sociale.E’ uno dei pochi premi giornalistici che beneficia dell’alto patronato della Presidenza della Repubblica Italiana.

Al concorso per servizi giornalistici televisivi su temi sociali e della solidarietà con diversa durata e respiro che annualmente pervengono per aggiudicarsi il premio per la migliore inchiesta, assegnato da una prestigiosa giuria, si affiancano momenti di dibattito, approfondimento, workshop, mostre, incontri con gli autori, rassegne e retrospettive.

Programma in costruzione

Riccione, 15 – 18 Giugno

Villa Mussolini, Palacongressi

Mercoledi 15 giugno 2011

Ore 18.00

Inaugurazione de

L’Opera al Nero a cura di Alma Carrara

Somalia Anno Zero mostra fotografica di Fulvio Zubiani, promossa da Cesvi

Ore 21.00

Acquae Mundi. L’acqua è un bene comune

Spettacolo teatrale di e con Daniele Biacchessi e Gaetano Liguori

a cura di Coop

Ore 23.00

Anno Zoro

a cura di Diego Bianchi e Antonio Sofi

Special guest Sandro Ruotolo

Giovedi 16 giugno 2011

Ore 10.00

Strategia della tensione e impunità delle stragi: Piazza della Loggia tra verità giudiziaria e verità storica

con Manlio Milani, presidente dell’Associazione vittime della strage di Brescia

Silvia Guarneri, in qualità di avvocato di parte civile all’ultimo processo per la strage di piazza della Loggia

in collaborazione con la Rete degli Archivi per non Dimenticare e l’Associazione della Vittime della strage di Brescia

Realizzato in collaborazione con le Scuole di giornalismo della Cattolica e Walter Tobagi di Milano; la Scuola di girornalismo di Urbino e la Scuola di Giornalismo Lelio Basso di Roma.

Ore 15.00

Convegno nazionale della Rete degli Archivi per non Dimenticare

Ore 18.00

Silenzio, c’è la mafia al nord!

introduce monologo di Giulio Cavalli, attore, scrittore e regista. Vive da anni sotto scorta.

segue dibattito con Gianluigi Nuzzi, giornalista di Libero e scrittore, Mario Portanova, giornalista e collaboratore de L’Espresso, Piergiorgio Morosini, magistrato presso il Tribunale di Palermo e segretario di Magistratura Democratica. Modera Antonella Mascali, giornalista de Il Fatto Quotidiano

Ore 21.00

Il filo rosso delle verità. Dal caso Ilaria Alpi alle stragi e i delitti che hanno insanguinato il nostro paese.

Ore 23.00

Anno Zoro

a cura di Diego Bianchi e Antonio Sofi

Special guest Sandro Ruotolo

Venerdi 17 Giugno 2011

Ore 12.00

Lectio Magistralis di Demetrio Volcic, storico inviato Rai

Ore 17.00

Radici, l’altra faccia delle migrazioni. Presentazione documentari e dibattito in presenza di Davide Demichelis, documentarista, Paolo Ruffini, Direttore Rai Tre. E’ stata invitata Elisabetta Belloni, direttore generale della cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari Esteri.

Ore 19.00

Gli aperitivi con Andrea Vianello

Informazione, tv, politica

Sono stati invitati Bianca Berlinguer, direttore TG3, David Parenzo, “disturbatore” de La Zanzara, Radio 24, Rosi Bindi, presidente del PD

Ore 21.00

Rivoluzioni. Dall’Egitto alla Libia, come l’informazione racconta i cambiamenti nel mondo

sono stati invitati Marc Innaro, corrispondente Rai da Il Cairo, Lara Logan, inviata CBS, Wadah Khanfar, direttore di Al Jazeera araba, Bernardo Valli, inviato La Repubblica

Ore 23.00

Anno Zoro

a cura di Diego Bianchi e Antonio Sofi

Special guest Sandro Ruotolo

Sabato 18 giugno

Ore 12.00

A voi la linea.

Amedeo Ricucci incontra Ennio Remondino, Italo Moretti, Demetrio Volcic

Ore 16.30

Best International Organised Crime Report. Premiazione e dibattito sulla criminalità organizzata transnazionale. E’ stato invitato Don Luigi Ciotti, presidente di Libera

Ore 19.00

Gli aperitivi con Andrea Vianello

Informazione, tv e satira

Ore 21.00

Premiazione diciasettesima edizione del Premio Giornalistico Televisivo Ilaria Alpi

Conduce Tiziana Ferrario, Tg1

apre la serata “Omaggio a Giorgio Alpi”, il cortometraggio a cura di Ferdinando Vicentini Orgnani e Marcello Fois

Il programma del Premio Ilaria Alpi contempla inoltre

– Proiezioni delle inchieste giornalistiche finaliste e incontri con gli autori

– Workshop “La Criminalità Organizzata in Europa. Focus su Italia e Romania” (16 e 17 giugno)

Approfondimenti al link Premio Ilaria Alpi

 

Si combatte. Grazie Roberto.

Ho avuto il privilegio di dividere qualche iniziativa di Libera con Roberto Morrione, di pranzare insieme a lui discutendo di televisione, informazione, mafie e politica. So quanto Libera Informazione sua figlia sua (e quanto Lorenzo e gli altri porteranno avanti il suo lavoro con la stessa schiena dritta) e quanto abbia combattuto il suo male. Mi piace ricordarlo nello scritto del collega e amico Santo della Volpe, mandadogli idealmente un abbraccio.

di Santo della Volpe – 20 maggio 2011

L’ultimo SMS me lo ha mandato giovedì sera, 19 maggio. Gli avevo chiesto (sempre con un messaggino per non disturbarlo) come stava, se c’era qualche sintomo di miglioramento: ”Si combatte.Grazie.Roberto” è stata la sua ultima risposta.
Ed in quel messaggio c’era tutto Roberto Morrione; sino alla fine Roberto, l’amico di una vita, si è battuto senza risparmiarsi in tante battaglie per la Libera Informazione, in Rai, nel sindacato, in Libera. Ma è stato anche l’amico di tante feste,tanti entusiasmi, serate passate insieme a celebrare qualche buon risultato o buon incontro; o semplicemente i vini buoni, le grappe,la buona musica, soprattutto quei chansonnier francesi che tanto amava, Brassens, Moustaki, e poi Yves Montand, Edith Piaf e soprattutto Serge Reggiani.

C’era sempre un motivo per stare insieme, per fare gruppo, per “combattere” quelle battaglie: se si perdeva, un motivo per ricominciare, ma sempre stando in piedi, a schiena dritta, con la forza dell’intelligenza e della cultura, del giornalismo. Grande lavoratore da sempre; da quando Enzo Biagi lo assunse in Rai, al TG unico di allora, dalle inchiesta per TV7 al TG1, alla sua redazione Cronaca degli anni ‘80, la migliore di quegli anni :con Nuccio Fava direttore, quella delle inchieste sulla P2, la mafia, gli intrecci torbidi tra Marcinkus e Calvi, dello scoop di Ennio Remondino che anticipò Gladio e la Cia nella strategia della tensione italiana, ma che fece infuriare Cossiga (allora presidente della Repubblica).

Costò a Fava il posto da direttore tg1, a Morrione il posto di Capo Cronista, a Remondino un bel po’ di esilio redazionale. Ma quello fu anche un esempio di vera cronaca e vera informazione libera, impensabile in questi mesi al TG1 … Quante volte ne abbiamo parlato: non che i tempi allora fossero più facili! Basti pensare che un grande cronista come Morrione fu relegato in uno stanzino dell’ala più lontana dalla redazione del palazzo TG1 di Saxa Rubra! Una indecenza: ogni giorno lo andavo a trovare,quando ero a Roma, per discutere di tutto, informazione e sindacato soprattutto, le sue passioni.

Curzi lo volle al TG3,inaugurando una delle stagioni più ricche del panorama giornalistico italiano. Era l’inizio degli anni ’90: le sue “copertine” del TG3 (veri e propri editoriali televisivi) hanno fatto storia; ma anche le inchieste di mafia,sugli appalti per la ricostruzione del dopo terremoto in Irpinia,sino all’esplosione delle bombe di Capaci e Via D’Amelio. Roberto aveva anticipato quei pericoli con quelle inchieste che un gruppo di noi, da lui guidato, faceva nel TG3, in parallelo con Michele Santoro su Samarcanda.

E la battaglia contro Cosa Nostra è stata la più lunga di Roberto Morrione, quasi quanto quella contro i misteri d’Italia, i complotti antidemocratici, dai più nascosti segreti del bandito Giuliano, sino all’assassinio di Ilaria Alpi, quella giovane giornalista che aveva visto arrivare tra di noi, al TG3, aveva visto partire per la Somalia e tornare avvolta in un feretro perché aveva voluto fare giornalismo, smascherare i traffici di rifiuti e di armi, come lui aveva insegnato e voluto far fare a noi anni prima.

In fondo la considerava un’altra voce del gruppo di cronisti della sua squadra, anche se conosciuta da poco e per questo aveva accettato con entusiasmo di far parte della giuria del Premio Giornalistico Ilaria Alpi, senza mai mancare ad una sola edizione. Quel “filo rosso” del giornalismo per la verità e l’indipendenza giornalistica, era stato alla base anche del secondo periodo della sua vita: quando dopo un breve passaggio di un anno come vicedirettore del TG2, con Garimberti direttore,(era la bella stagione dei cosiddetti “professori” ai vertici RAI), Morrione investì tutta la sua forza di costruttore di squadre comunicative prima curando la campagna elettorale dell’Ulivo nel 1996, per Prodi e Veltroni; poi tornando in RAI, per rilanciare Televideo e la quasi abbandonata RAI International, trasformandola in una rete mondiale, la più ascoltata rete RAI, facendo in modo che fosse vista in Sud America, in Asia, in Nord America ed in Australia, portando agli italiani all’estero la musica e la tradizione Italiana, dal Teatro di Pirandello ad Enzo Arbore, dal Cinema italiano sino, suo grande gioiello, al Calcio in diretta televisiva con quella “Giostra dei Gol” che fu la prima cronaca sportiva televisiva minuto per minuto nella storia della televisione italiana.

Un successo enorme, mondiale appunto, che continua ancora oggi. Per Roberto quel periodo fu di grande soddisfazione ed ancora recentemente ne parlava, anche con una certa nostalgia, riprendendo i viaggi con Alberto Sordi e Monica Vitti, gli incontri con i grandi Network mondiali ed il rispetto conquistato ,per la Rai, ovviamente ovunque nel pianeta. Perché Roberto Morrione era ed è ancora oggi il simbolo del “Servizio Pubblico” e dello “specifico televisivo”, quel particolare modo di fare informazione che si dedica alla ricerca della verità, dell’obiettività e della notizia non fine a se stessa, ma in nome del pubblico, degli spettatori intesi come persone che hanno dei diritti, anche davanti alla Tv, e non sono mai da intendersi come consumatori passivi.

E’ con questo spirito che Morrione ha accettato di costruire dal nulla RAINEWS24, la prima rete di informazione 24ore su 24 del nostro sistema televisivo. Con tecnologie allora nuove e sperimentali (e che tali sono restate dopo più di 10 anni…!) e l’idea di dare al pubblico una rete satellitare che sull’esempio della CNN e delle Cable TV di tutto il mondo, aggiornasse costantemente e continuativamente lo spettatore. Creatura difficile da far nascere ed allevare; ma anche in questa avventura l’impronta di Morrione fu determinante. Gli scoop sulla guerra in Iraq e le armi all’Uranio Impoverito, arrivarono dopo aver trovato e messo in onda l’ultima intervista di Borsellino che parlava di rapporti tra la Mafia e una certa imprenditoria milanese, con il nome di Berlusconi che ,per la prima volta ,compariva sulla bocca degli intervistatori francesi e su quella del giudice ucciso subito dopo quel dialogo, nel lontano 1992: nonostante le interrogazioni parlamentari ed i tentativi farisaici, anche dentro l’azienda RAI, di stoppare l’intervista, andò tutto in onda (eravamo nel 2002-2003).

Morrione garantì autenticità e si assunse oneri (tanti) ed onori (pochi) di una scoop che , come il vero giornalismo insegna, fece tremare i palazzi, perchè intriso di verità. Quando andò in pensione , 5 anni fa, non pensò al riposo: noi salutammo questa scadenza con una festa ad Articolo21, piena di amici e buona musica. Ma lui avvertì subito: inizia un’altra vita.

E così fu, quando decise di creare Libera Informazione, dall’Associazione Libera di Don Ciotti; prese l’impegno di far crescere una rete di informazione sulla mafia e l’antimafia che partisse dai territori, dai giovani, dalle vittime della oppressione mafiosa. Un lavoro massacrante ed instancabile, nel quale volle unire associazioni ed enti locali, singole persone (compreso chi scrive,nel suo piccolo) e personalità delle istituzioni, per far parlare con l’arma del giornalismo chi voce non l’aveva mai avuta, trasformando in informazione le grida di dolore, di indignazione, di ripulsa e di voglia di giustizia che saliva dalle terre abbrutite da Cosa Nostra, Camorra, ‘ndrangheta, Sacra Corona Unita ed altre organizzazioni criminali. E non solo al Sud, ma anche a Milano, Modena,Imperia, Firenze, Orvieto,Treviso o Trieste.

Anche qui Morrione mise in campo una grande capacità organizzativa, creò una vera squadra, che ancora oggi lavora e costruisce resistenza e denuncia,fornendo materiali importanti alle indagini con le inchieste di giovani e nuovi giornalisti che hanno ora la consapevolezza della propria forza e della rete che oggi li unisce, dentro Libera. Una creatura che non muore, anzi…Continuerà a lavorare in nome di Morrione.

L’ultima battaglia, Roberto l’ha combattuta dentro un male che cresceva dentro di sé; scoperto 4 anni fa e combattuto con la sua solita determinazione: a viso aperto. Roberto sapeva tutto e si è battuto sino all’ultimo, con cure e nuovi protocolli di cure, ma sempre, sempre, portando avanti le sue iniziative e le sue battaglie antimafia, senza mai abbandonare il lavoro a Libera, anzi. ..mettendo in campo una pressione ulteriore per dare solidità e impalcature durature alla sua creatura, perché la squadra continuasse a lavorare.

Pochi giorni prima di lasciarci, con un ultimo filo di voce dal letto dell’Ospedale, tra una considerazione sulla Rai, una sulle elezioni amministrative (almeno ha visto che l’Italia si sta risvegliando, ha fatto in tempo a vedere i risultati di Milano, Torino, Bologna…!), Roberto mi ha ricordato il Consiglio di amministrazione di Libera Informazione, che si dovrebbe convocare tra poco. “Beh, aspettiamo che tu stia meglio”avevo risposto. E nello sguardo di Roberto si era accesa una scintilla, subito piegata da una flessione della testa come faceva spesso per sottolineare con ironia ,”sotto i baffi”, qualcosa che riteneva difficile da realizzare, ma che sperava ancora di poter fare.

Quel gesto della testa era il suo grido di battaglia, modesto, signorile, concreto, duraturo come una promessa; l’incipit soprattutto di una battaglia da fare….”Mi raccomando”, gli dissi salutandolo,”non molliamo, mai”. Mi strinse la mano forte, con amicizia, ma in silenzio.

Giovedì 19 maggio 2011, alle 18,14, il suo SMS, “Ciao, si combatte. Grazie”. Ha combattuto. Il male lo ha stroncato in un’alba del 20 maggio, il giorno dopo…”morire di maggio ci vuole tanto, troppo coraggio”, diceva il nostro De Andrè…Roberto ha combattuto fino alla fine, per la vita e per quegli ideali che ha sempre dimostrato in vita con coerenza, signorilità e fermezza. Giustizia, verità, solidarietà, democrazia. Un uomo giusto. Ora tocca a noi continuare.

Un grande abbraccio alla moglie Mara, ai suoi figli e a tutta la sua famiglia. Grazie Roberto, amico di una vita.

Tratto da: articolo21.org


 

Incapaci di protagonismo, e Lassini batte Vassallo

Ci sono notizie che lasciano basiti e raccontano le occasioni perse. A Milano siamo riusciti a trasformare in personaggio un miserabile come Roberto Lassini (a dimostrazione che il marketing che vince, anche in politica, è l’urlo) e ci siamo dimenticati di sindaco pescatore Angelo Vassallo. Eppure lo avevano celebrato tutti in gran cassa, il vippismo dell’antimafia ci ha scritto fiumi di editoriali, la televisione l’ha pianto con poetici speciali e tutti si sono dimenticati di raccontarci come la buona amministrazione sia il presidio più importante contro le mafie (quanti sanno che il sindaco pescatore aveva tolto il controllo del porto ai commercianti di droga?). In campagna elettorale ai “leaders” bastava fare un’aperitivo o un concerto in meno e ricordarsi di passare a Pollica.

Ipse dixit

De Magistris? Ha bisogno di un bagno, di un bagno di umiltà. Mannino? Non è un mafioso. Il processo Andreotti? andava archiviato. Cuffaro? punizione esagerata. Lombardo? vittima di un complotto giudiziario. Lo dice Genchi qui.