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Non facciamo spegnere Mauro Rostagno

In questi giorni si tiene un processo che nessun cittadino eticamente e costituzionalmente vivo può permettersi di non ascoltare e seguire. Mauro Rostagno è stato ucciso a 46 anni per mano di mafia. Seguo il processo cercando briciole in giro per la rete e studiando le poche carte che sono riuscito a recuperare. Mauro Rostagno è una noce di impegno e rifiuto del compromesso nella nebbia trapanese. Ogni volta che leggo le parole e i fatti sento il peso insopportabile e pluriomicida di un’antimafia che dimentica per comodo o sottovaluta il dovere di esercizio della memoria. Mauro Rostagno è una favola che addolcisce, e appena si comincerà seriamente a raccontarla avremo la colpa di essere in ritardo.

Le parole di Maddalena (sua figlia) sono il ritratto di un dolore che non si spegne sotto la brace. Mi sono commosso a leggerla. Sono le parole che sanguinano di una storia ancora viva, come un’aragosta. Con un lamento quasi impercettibile. Seguiamo il processo Rostagno: cerchiamolo nei blog, parliamone al bar, agli amici, chiediamoci tutte le mattine come andrà a finire. Teniamo acceso questo fuoco.

di Maddalena Rostagno – Nei giorni della camera ardente io stavo fuori dalla porta, senza entrare, a guardare i volti delle persone che entravano a salutarti. Ti ho salutato per ultima, all’ultimo, da sola. Al funerale non sono venuta. Ti ho salutato da sola, al cimitero, scavalcando il muretto. I nostri saluti sono una cosa nostra, intima, privata. Se ogni tanto diventano cosa pubblica è solo per avere lo spazio per farti ricordare.

Il tuo funerale. Due giorni fa ero in aula di tribunale mentre il generale Nazareno Montanti, capo del reparto operativo dei carabinieri che si occupò delle indagini, fin da subito. Ha detto che lui non guardava la televisione, che sapeva dai suoi sottoposti che avevi uno spazio a RTC, che forse ti occupavi di temi sociali e non di denuncia. E che comunque non eri molto seguito. Ringrazio Enza Rando, legale di Libera, costituitasi parte civile nel processo, per il suo intervento. Per aver dato voce al mio dolore e soprattutto al falso storico. Il tuo funerale l’ho visto pochi giorni dopo, da sola, lo custodisco e mi è capitato in questi quasi 23 anni di riguardarlo. Al tuo funerale non c’erano solo i tuoi familiari, in prima fila vicino a Chicca, un’anziana signora che avrebbe potuto essere tua mamma. Non c’erano solo i numerosi tuoi amici arrivati dal Nord. Al tuo funerale c’era la città di Trapani, o almeno una consistente parte di essa. La chiesa era stracolma durante la bellissima omelia di monsignor Adragna. Quando hanno preso la tua bara e sei uscito dalla chiesa c’erano tantissime persone, le strade piene, a darti un’ultima carezza. Arrivati in piazza, stracolma di gente, loro, le persone hanno fischiato e/o applaudito gli interventi. E dopo sono stati intervistati tanti giovani, che avevano la mia età, che ti ascoltavano. Che ti avevano scelto come punto di riferimento.

Se è stato concesso al Generale di dire questo nell’aula, senza che l’avvocato della comunità Saman, anch’essa costituitasi parte civile nel processo, abbia sentito il dovere ed il bisogno di controbattere. Spero venga accolta la mia preghiera, nella prossima udienza, di acquisire agli atti il girato del tuo funerale. Ma questo è molto sentimento.

Mi chiedo dove siano i tanti giornalisti che si definiscono tali e d’inchiesta. In molti ti ignorano, altri -pochi-scrivono di te senza essere mai andati al tribunale, a leggere i 35 faldoni e più delle carte che ti riguardano. Certo, ci vuole tempo e passione. E‘ più facile fare copia e incolla da articoli di colleghi, rischiando di riportare, ancora e ancora, come vere falsità. Un piccolo esempio la frase di Renato Curcio e di un colloquio con Mariano Agate avvenuto nel carcere di Favignana. Dove a domanda di Renato gli viene risposto che è cosa vostra, cosa nostra non c’entra. Falso. io ho letto il verbale, ma forse sono l’unica ad averlo fatto. Curcio smentisce tale circostanza davanti al pm. Ma siccome qualcuno lo ha scritto una volta, altri copia e incolla continuano a riportarlo come fatto vero, effettivo, accaduto. E così si continua a mascariare il Contesto, a gettare fango e rendere sempre più lontana e impossibile la verità

Io non sono una giornalista. Ma le fonti, le fonti primarie?

Perché nessuno di loro si è mai posto alcune domande. Perchè la necessità di denigrare ed escludere la pista mafiosa sin dal “rapporto preliminare”? Per quale ragione “alcuni” non diedero mai impulso al compimento di atti di indagine finalizzati ad appurare la veridicità delle circostanze poste a fondamento delle valutazioni contenute nel rapporto preliminare, specie di quelle a fondamento della esclusione della pista mafiosa? E’ ammissibile che ciò sia avvenuto in assoluta autonomia? E perché nessuno è interessato ad un esposto che è stato fatto contro Montanti & co?

Più facile scrivere della teoria del “pompino divino”. Pensa Mauro, c’hai avuto la sfortuna di infrattarti con una moglie di un generale in un campo e guarda caso di vedere un aereo atterrare e il verificarsi di strani scambi. E casualità, tornandoci un’altra volta, questa seconda fornito di telecamera, hai avuto la stessa sfacciata fortuna – o sfortuna- di riassistere allo stesso episodio. Il “pompino divino” e non, mi pare più verosimile, una soffiata o una collaborazione ed indagine con terzi. Ma si sa, certe cose tirano di più.

Radio radicale sul sito propone l’audio integrale di tutte le udienze. Noi familiari, credo tutti, siamo disponibili ad aiutare eventuali giornalisti pronti e volenterosi, necessariamente forniti di un po’ di tempo ed umiltà per leggersi alcune cosuzze, prima di scrivere, e contribuire al mascariamento.

 

Ci salveranno i fessi

Durante un serata in cui si parlava di migranti in Italia mi si è accesa una lampadina, come quella delle idee fulminanti da cartone animato: parlavano i ragazzi della gru di Brescia e della torre di via Imbonati a Milano e, tra un’analisi e l’altra, uno di loro mi disse “anche in Italia c’è la mafia ma non tutti gli italiani sono mafiosi. Il problema sono i furbi”. Mi si faceva notare come solo da noi la parola “furbo” rientri nelle categorie umane degne di rispetto nonostante il dizionario ammonisca sulla furbizia come “qualità di chi, nella vita, sa trarsi abilmente d’impaccio o raggiungere i propri scopi, evitando accuratamente le insidie e ricorrendo a ingegnosi espedienti”. Che letta tutta d’un fiato, alla luce del nostro presente, non suona come virtù eticamente eroica.

La furbizia è l’espediente per la sopravvivenza animale in una società di cannibali: scriveva Michele Serra che “da noi – non c’è niente da fare – la furbizia, che è una delle più spregevoli manifestazioni di assenza di talento, continua a sembrare una virtù. E dire “li ho fregati!” piace da matti, anche se è la voce del ladro a parlare”. Secoli di indifferenza e tolleranza verso i furbi hanno permesso di portarli al potere, di accrescere boriosamente il prestigio degli scaltri a danno degli onesti fino alla fotografia attuale: furbi al governo e i sinceri catalogati tra i fessi.

La più bella rappresentazione della furbizia ha quasi cent’anni. L’ha scritta un giornalista e editore sempre troppo poco considerato come Giuseppe Prezzolini, morto nel 1982 dopo una vita tra libri e intellettuali. La sua opera più interessante è una raccolta di aforismi sotto il nome “Codice della vita italiana”, scritto nel 1921 ma estremamente (e pericolosamente) attuale. Un intero capitolo è dedicato ai furbi e ai fessi:

Capitolo I. – Dei furbi e dei fessi

1. I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.

2. Non c’è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia, non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente nella magistratura, nella Pubblica Istruzione ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all’agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. questi è un fesso.

3. I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.

4. Non bisogna confondere il furbo con l’intelligente. L’intelligente è spesso un fesso anche lui.

5. Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.

6. Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.

7. Segni distintivi del furbo: pelliccia, automobile, teatro, restaurant, donne.

8. I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.

9. Dovere: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.

10. L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.

11. Il fesso, in generale, è stupido. Se non fosse stupido avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo.

12. Il fesso, in generale, è incolto per stupidaggine. Se non fosse stupido, capirebbe il valore della cultura per cacciare i furbi.

13. Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandar via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono.

14. Per andare avanti ci sono due sistemi. Uno è buono, ma l’altro è migliore. Il primo è leccare i furbi. Ma riesce meglio il secondo che consiste nel far loro paura: 1) perché non c’è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere; 2) perché non c’è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e la associazione con altri briganti alla guerra contro questi.

15. Il fesso si interessa al problema della produzione della ricchezza. Il furbo soprattutto a quello della distribuzione.

16. L’Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all’ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l’italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l’esempio e la dottrina corrente – che non si trova nei libri – insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l’ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un’altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l’Italia, è appunto l’effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli.

Prezzolini, come si dice in gergo, è campato cent’anni e forse aveva visto giusto. Alla fine, ci salveranno i fessi.

Consiglio Regionale: sì bipartisan a mozione PDL per scorta Cavalli

ANSA- La scorta al consigliere regionale Idv e attore “anti-mafia” Giulio Cavalli deve essere garantita. Lo chiede l’aula lombarda che questo pomeriggio ha approvato all’unanimita’ una mozione del Pdl presentata dal consigliere Giorgio Puricelli e poi sottoscritta da altri gruppi, con la quale si invita il presidente del consiglio regionale Davide Boni “a sensibilizzare la Prefettura di Lodi attraverso il Ministero dell’Interno, affinche’ siano ulteriormente approfondite le condizioni inerenti alla sicurezza del consigliere”. “Un’iniziativa – ha spiegato Puricelli – che non e’ in alcun modo una critica nei confronti delle nostre forze dell’ordine e del Ministero, ma che vuole permettere al nostro collega di continuare la sua attivita’ politica in sicurezza. Il Consiglio regionale deve far vedere di essere a sostegno di chi si espone per la lotta alla mafia”. “Prendo questa mozione come un atto di cui non posso che essere grato – ha detto Cavalli – ma non e’ un’apertura di credito verso nessuno”. Il consigliere Idv ha poi sottolineato di “continuare a credere nelle istituzioni” ma di “non avere assolutamente fiducia nella figura del prefetto di Lodi”.


Legge legalità: una promessa mantenuta. Nonostante tutto.

In campagna elettorale ci era capitato spesso di parlare dell’importanza di una legge che legittimasse il lavoro dei tanti che da anni nelle scuole portano i propri progetti di educazione alla legalità e alla Costituzione. Avevo promesso (e, soprattutto mi ero promesso) di portare avanti il progetto che nella scorsa Legislatura già Marco Cipriano aveva provato a trasformare in Legge. Per questo il PDL sull’educazione alla legalità è stato uno dei primi atti che ho depositato appena arrivato in Regione (praticamente in contemporanea con Chiara Cremonesi di SEL). Il lavoro in Commissione è stato (come sempre) un lavoro di mediazione che ha comunque mantenuto i punti cardine del progetto: la giornata del 21 marzo organizzata da Libera in ricordo delle vittime di mafia e l’importanza di seminare lo spirito di legalità partendo dalle scuole (come da anni associazioni sul territorio nazionale continuano a fare). Certo questo “annacquamento” tra bullismo e altro mi lascia un po’ perplesso, ma questo è il primo passo (obbligatorio) per costruire altro: oggi in un’Istituzione lombarda si riconosce il bisogno di combattere le mafie del territorio.

Dispiace un po’ come sia andata in Aula (l’Assessore La Russa ha proposto e poi ritirato un emendamento che chiedeva di estromettere dai progetti associazioni politicizzate e ha citato Libera come esempio di associazionismo di propaganda elettorale) e dispiace tutto questo superficiale e ignorante tran tran che sui giornali parla di legge – Bossi jr. I disegni di legge sono di IDV e SEL, tutti i partiti hanno lavorato per migliorarlo secondo i propri modi e Renzo Bossi è stato il relatore (scelto dalla maggioranza) che ha seguito il cammino della legge e l’ha portata in aula.

In parole povere è come complimentarsi con il cameriere per come ha cucinato bene il pollo, dimenticandosi del cuoco.

(la legge la trovate qui)

Aderisco e partecipo: 6 febbraio ad Arcore per le dimissioni di Berlusconi

Aderisco e partecipo domenica 6 febbraio ad Arcore per la manifestazione che chiede le dimissioni di Berlusconi. Perché è la società civile che si muove, senza palchi e palchetti e marchi editoriali. Perché è la gente. La gente che non riesce a lavorare, che paga la sfiducia nella quarta settimana del mese. E’ la gente che vuole confiscare a questo governo il proprio futuro.

MISSIONE ARCORE

MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER CHIEDERE LE DIMISSIONI
DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SILVIO BERLUSCONI

Il Popolo Viola Milano in collaborazione con la Rete Viola Gruppi Locali si mobilita per dare sfogo alle voci di protesta dei Cittadini Italiani che lamentano ormai da anni l’emergenza democratica che il Paese sta affrontando a causa delle vicende giudiziarie e personali del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
L’emergenza democratica si è concretizzata, e continua tuttora, con la mancata attuazione da parte dell’attuale esecutivo di Riforme ed azioni concrete per contrastare la crisi economica. L’Italia è agli ultimi posti per l’occupazione e la crescita mentre rimane al vertice delle classifiche per disoccupazione, debito pubblico e corruzione.
Aggravante della situazione socio-economica è la condizione impietosa a cui sono ridotti i Cittadini Italiani ad assistere quotidianamente all’abuso sistematico, da parte del Presidente del Consiglio, dei mezzi di comunicazione di massa a meri fini propagandistici per attaccare chiunque gli chieda conto delle inchieste per le quali è indagato che emergono dagli Atti della Procura della Repubblica di Milano, invece di presentarsi ai Pubblici Ministeri come un normale Cittadino per dimostrare la sua estraneità ai gravissimi reati contestati; Prostituzione Minorile e Concussione ai danni dei Funzionari della Questura di Milano.

Questo è l’ultimo di una serie di scandali che coinvolgono Silvio Berlusconi ma che troppo spesso vengono messi in secondo piano opacizzati dai gossip come il “bunga bunga”; ad esempio i discutibili rapporti personali intercorsi con il deceduto “stalliere” Vittorio Mangano (definito “eroe” ma esponente di spicco della mafia e pluri-omicida), oppure il patto di ferro che lo lega al Senatore Marcello Dell’Utri (braccio destro e co-fondatore di Forza Italia – condannato a 7 anni in Appello per concorso esterno in Associazione mafiosa) e a Nicola Cosentino (coordinatore PdL in Campania e sul quale pende una richiesta d’arresto per camorra respinta dai partiti della maggioranza PdL e Lega Nord in Parlamento), oppure i continui attestati di amicizia all’ex ministro Cesare Previti (condannato in via definitiva e interdetto dai pubblici uffici).
Non si dimenticano né si sottovalutano le insistenti dichiarazioni di collaboratori di giustizia che chiamano in causa il Presidente del Consiglio quale referente politico verso il quale convogliare il consenso elettorale nel periodo di pax militare successivo alle stragi del 1992-’93.

Il Popolo Viola di Milano e la Rete Viola Gruppi Locali, insieme alla Società Civile che condivide il presente Appello, chiedono quindi le immediate dimissioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi secondo i dettami, ampiamente compromessi, dell’Art. 54 della Costituzione Italiana che prescrive:

“i Cittadini cui sono affidate Funzioni Pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla Legge”,

Con regolare preavviso alla Questura ma fatte salve le indicazioni da parte delle Autorità preposte alla Vigilanza sull’Ordine Pubblico (che verrano comunicate in tempo reale) tutte le forze democratiche del Paese, ovvero la Società Civile, le Associazioni, i Comitati, i Movimenti, che hanno ancora la forza di indignarsi per recuperare il senso dell’Etica e della Morale Pubblica sancite dalla Costituzione, sono invitati a mobilitarsi per

ARCORE
(provincia di monza e brianza)

DOMENICA 6 FEBBRAIO 2011

VIA MONTE ROSA – AREA ROVAGNATI

Adesioni ed info trasporti:

manifestazione.arcore@gmail.com

Riferimenti Organizzativi e Rete Viola Gruppi Locali:

Federico Ferme Popolo Viola Milano tel. 339 7427980
federicoferme@tiscali.it
Samuela Bellini Popolo Viola Brescia tel. 333 4735112
samuela.bellini@hotmail.it
Simonetta Zandiri Resistenza Viola Piemonte tel. 348 2717842 simonetta.zandiri@me.com
Isabella Occhi Popolo Viola Modena tel. 335 8371427
i.occhi@yahoo.it
Christian Di Chiara Popolo Viola Modena tel. 392 5604810
chdichi@tin.it
Ludovica Pizzetti Popolo Viola Milano
Mariarca Orta Popolo Viola Milano
Riccardo Lazzarini Popolo Viola Milano
Silvia Rovelli Popolo Viola Pavia
Giuseppe Cassata Popolo Viola Milano
Rosita Macrì Popolo Viola Milano
Marina Varriano Popolo Viola Milano
Tony Troia Popolo Viola Palermo

Un lunedì di politica nell’incredibile Lombardia

Da non crederci. Sul serio. Sono riuscito a sorridere. Scorro le agenzie della giornata:

  • Rifiuti/ Pecorella: no rapporti mafie-alta politica in Lombardia
  • Intercettazioni/ Pecorella (Pdl): Essenziali in indagini rifiuti
  • RIFIUTI: PECORELLA, MILANO HA GRANDE PROBLEMA BONIFICHE
  • CASO RUBY: FORMIGONI, CHI HA MAI DETTO CI SIANO STATE QUESTE FESTE
  • CASO RUBY: FORMIGONI A CRONISTA ANNO ZERO, SI LOMBARDIZZI
  • Omnimilano-SMOG, FORMIGONI: “LEGNA ELEMENTO MAGGIORE INQUINAMENTO”
  • Rifiuti, Podesta’: Infiltrazioni criminalita’ sono cancro da eliminare
  • Rifiuti/ Podestà:nuovo termovalorizzatore Milano deterrente mafia
  • FEDERALISMO: PAGLIARINI (EX LEGA), E’ OMICIDIO CULTURALE
  • Pecorella: abbassare età consenso sessuale, ma inopportuno oggi
  • TRASPORTO LOCALE: IN LOMBARDIA SCATTANO AUMENTI E RIDUZIONI TARIFFE

Una meraviglia.

Il vergognoso segreto di Stato sul caso Agostino

Una firma costa poco. Ma qui vale tantissimo.

http://www.firmiamo.it/togliete-il-segreto-di-stato-sul-caso-agostino

La petizione si prefigge come obbiettivo la rimozione dell’assurdo segreto di stato posto nel 2005 sul caso AGOSTINO. ANTONINO AGOSTINO era un giovane poliziotto palermitano della squadra volanti , prestava servizio presso il commissariato san lorenzo. la sera del 5 agosto 1989 NINO si stava recando insieme alla moglie IDA CASTELLUCCIO (CHE ERA INCINTA) a villagrazia di Carini (PA) per festeggiare il compleanno della sorella, NINO era chiaramente fuori servizio e non aveva con se la pistola d’ordinanza. I due ragazzi si stavano accingendo ad aprire il portone quando un commando di killer li uccise davanti gli occhi della famiglia Agostino. Sono passati 21 anni da quel 5 agosto 1989 e ancora le rispettive famiglie non hanno ottenuto VERITA’ E GIUSTIZIA negli anni 90 Antonino Agostino e la moglie Ida sono stati riconosciuti VITTIME DI MAFIA, nel 2005 è stato apposto sul caso UN VERGOGNOSO SEGRETO DI STATO, LA FAMIGLIA , I PALERMITANI, GLI ITALIANI VOGLIONO CHE QUESTO SIGILLO DELLA VERGOGNA VENGA TOLTO!!! Sicuramente non è un caso illustre e celebre, come quello di Moro o Calabresi ma, l’omicidio dell’agente Agostino non è meno fitto di segreti di stato,loschi intrecci e collusioni oscure tra istituzioni,servizi segreti e mafia.Un altro delitto, avvolto nel mistero. Da allora la famiglia di nino si e’ battuta e lo sta ancora facendo, per cercare una verita’ che lo stato non vuole dare. Il signor VINCENZO AGOSTINO ha percorso ogni strada per far conoscere la storia del figlio , da quel tragico 5 agosto non si è più tagliato barba e capelli, e non lo farà fino a quando non arriverà la sacrosanta verità sulla morte del figlio della nuora e di quel bimbo mai nato. AIUTIAMOLI E FIRMIAMO TUTTI LA PETIZIONE !!!!!!!

Una condanna per mafia a Lodi? Eccola

Ne avevamo parlato proprio qui in tempi non sospetti. Voci di corridoio di alcune testate locali dicevano che no, non poteva essere, che non se ne sapeva nulla e quindi era una notizia falsa. Poi è stata ripresa (mesi dopo) in grancassa ma è passata come una folata leggera. Si sa che in terra di garantismo defatigante e tranquillizzante finchè non arriva una condanna sono solo dicerie. E la condanna è arrivata:

11 gennaio 2011
Milano. Con intimidazioni e minacce avevano estorto circa 400 milioni di lire a un siciliano, residente a Lodi, che nel 1998 aveva vinto quasi 7 miliardi di vecchie lire al Superenalotto. Per i due, appartenenti a ‘famiglie’ mafiose di Cosa Nostra, sono arrivate le condanne a pene fino a 12 anni di reclusione, emesse dalla terza sezione penale del Tribunale di Milano. In particolare, Alessandro Emmanuello, fratello del boss Daniele, è stato condannato a 12 anni di carcere dal collegio presieduto dal giudice Piero Gamacchio. L’altro imputato, Francesco Verderame, invece è stato condannato a 10 anni. Per la stessa vicenda, lo scorso 8 giugno, era stato condannato con rito abbreviato a 10 anni di reclusione Carmelo Massimo Billizzi, mentre 1 anno e 2 mesi di carcere erano stati inflitti a Rosario Trubia e a Crocifisso Smorta, due pentiti che hanno collaborato alle indagini. Tutti e tre sono ritenuti vicini ai clan di Cosa Nostra e Stidda. La ‘vittima’ dell’estorsione, Salvatore Spampinato, nel ’98 aveva vinto al Superenalotto 7 miliardi di lire e subito dopo, stando alle indagini del pm della Dda di Milano Marcello Musso, aveva subito minacce mafiose da parte di alcuni ‘stiddari’, che avevano avuto la ‘soffiata’ sulla vincita da un suo stesso parente. La sua abitazione era stata incendiata e aveva ricevuto anche numerose telefonate anonime, nelle quali gli veniva chiesto di pagare il pizzo sulla vincita. Era poi intervenuta anche Cosa Nostra che, stando al racconto del pentito Trubia, era riuscita a farsi dare parte della vincita, 400 milioni di lire, spartita poi tra le due organizzazioni mafiose. Spampinato, che si è costituito parte civile, ha ottenuto un risarcimento a titolo di provvisionale.

Un solo obiettivo: rimuovere Pezzano dall’ASL di Milano

Ho voluto aspettare prima di scrivere (e agire) sulla nomina di Pietrogino Pezzano per diversi motivi: prima di tutto perché abbiamo studiato quale fosse la modalità migliore per un’azione “politica” che non si fermasse all’ovvia censura di fronte ad una nomina talmente scellerata da sembrare una sfida e poi perché ho osservato (per niente divertito) l’aria che tirava tra i garantisti al limite della collusione e gli imbarazzati sottovoce.

Innanzitutto è il caso di ricordare chi è Pietrogino Pezzano: classe 1947, è nato a Palizzi in provincia di Reggio Calabria e ha avuto un’irresistibile ascesa professionale che l’ha portato dall’ASL di Monza fino alla stanza dei bottoni dell’ASL di Milano, una delle più grandi d’Italia. Ma la biografia (non ufficiale) di Pezzano ce lo racconta anche come “uno che fa favori a tutti”, parole di Pino Neri, l’avvocato tributarista e massone che nelle carte processuali della maxi operazione antimafia di luglio scorso risulta essere il grande boss della ‘ndrangheta pavese. Dice Neri “E’ uno che si muove bene, con Abelli sono grandi amici, l’ho presentato io a Gino”.

Ma Pietrogino Pezzano è raccontato anche in altre carte: Eduardo Sgrò, arrestato per 416bis, parla al telefono con un ingegnere per un appalto di suo interesse nella struttura Asl. Poco dopo lo stesso Sgrò è al cellulare con malavitoso, Candeloro Polimeni, sempre per lo stesso affare. Sgrò “Ho da fare un sopralluogo per un appalto Asl, per gli uffici di Cesano, Desio e Carate, vorrei vederti”…Ingegnere  “Il bando dell’appalto ce l’ha?”…Sgò ”Chiamiamo insieme il Direttore Generale, che è amico mio, e ci fissiamo un appuntamento”. Poco dopo, Polimeni “Vedi di chiamare l’Asl stamattina”… Sgrò ”Ho già chiamato e preso appuntamento”. Trascorso un mese, si legge Polimeni al telefono con il Direttore Generale dell’ASL 3, Pietrogino Pezzano “Hai bisogno di me?”…Polimeni “Si, quando vuole”…Pezzano “Dove vengo?”. Secondo quanto si legge depositato agli atti, un paio d’ore dopo, in un bar, Candeloro Polimeni, Pietrogino Pezzano e Saverio Moscato si sono incontrati per discutere. Qualche giorno dopo Giuseppe Sgrò, fratello di Eduardo e anche lui arrestato, è al telefono con un altro dipendente Asl, responsabile della gestione patrimoniale “Alle quattro può passare da me?”… Sgrò “In osteria?”… Dipendente “Da me, è il Dottore che vi vuole parlare”. Sempre dagli atti, una settimana dopo Pietrogino Pezzano è nuovamente al telefono con Giuseppe Sgrò, parlando di un trasporto urgente di piante da mandare in Calabria. Pezzano “Vi ricordate vi dissi che dovevo mandare delle piante con urgenza? Se potete andiamo a trovare quello…” Sgrò “Si, quello che fa le spedizioni, quando volete dottore”…  Pezzano “Vengo io a Desio, ci vediamo lì, perché io domani parto e vi devo dire dove andare a prenderle”… Sgrò “certo certo, comunque fino a Melito arrivano tranquillamente”. Eppure le frequentazioni poco raccomandabili del Pezzano rientrano anche nell’album fotografico: è lui in persona che compare in alcune fotografie che lo ritraggono assieme a capibastone della Brianza come Saverio Moscato e Candeloro Polimeno.

Finita qui? no, Pietrogino Pezzano in tutto questo si è “meritato” anche una denuncia (si legge sui giornali) per corruzione dai carabinieri di Desio proprio per i lavori dell’amico Sgrò.

La nomina di Pietrogino Pezzano è uno schiaffo. Uno schiaffo dato a mano aperta sulla faccia della Lombardia: questa Lombardia che quando si parla di ‘ndrangheta, di sanità e di ruoli perde il valore del buon senso e dell’opportunità. Questa nomina è un’enorme occasione persa: lanciare un segnale che nei fatti racconti di una voglia terribile (e bella) di non creare occasioni d’ombra, di pretendere un clima respirabile e cristallino. Questa nomina mostra il fianco debole (pavido e forse interessato) della Regione che duella con teatranti, giornalisti e scrittori e poi si inginocchia a mani giunte davanti al Re.

Dov’è l’ansia antimafia della Lega contro le mafie? Dov’è il “cambio di passo” votato all’unanimità in Consiglio Regionale per sfoggiare una volontà oggi tradita nei fatti? Dov’è la virulenza con cui si è difesa “l’onorabilità” della Lombardia a suon di querele?

La “società civile”, i Comitati e le Associazione si sono già mosse (come troppo spesso succede, prima della politica). L’associazione Sos Racket e Usura ha preparato una raccolta firme con l’appoggio di decine di sindaci. Ora la politica è chiamata a fare il proprio lavoro (lasciando perdere le parole) votando sì o no sulla questione. Prendendo una posizione. Serviva una mozione, adesso è scritta e ora si vede chi è da una parte e chi dall’altra.

Le 4 giornate di Milano per la Costituzione

Il Popolo Viola di Milano ha una virtù da clonare: la quotidianità. Quotidianità intesa come perseveranza sui temi senza mai fermarsi allo stucchevole evento o cadere nella tentazione del tempo precox dell’intervista e del comunicato stampa. Sono stati (e lo sono) a Adro i custodi più presenti (più di tutti i partiti) contro il leghismo becero e strabordande del sindaco Oscar Danilo Lancini (a proposito, corre voce che comunque a forza di buffonate si sia già quasi meritato un posto in Parlamento…) e i simboli da rimuovere, condannati e mai rimossi sulla scuola cittadina; sono in ogni angolo a volantinare perché non si posi la povere sulla democrazia in decomposizione; sono i megafoni di chi spesso sui giornali non ha voce.

Ora decidono di “occupare” Milano per quattro giorni per parlare di legittimo impedimento, di Mirafiori, di immigrazione, diritto allo studio, libertà d’informazione, condizione femminile e non ultimo il tema della corruzione e della mafia . Se fate un salto (che vale la pena fare) ci vediamo lì.

QUI L’EVENTO FACEBOOK

La società civile a Milano, armata di Costituzione, vi invita a partecipare a

LE QUATTRO GIORNATE DI MILANO PER LA COSTITUZIONE

Con cui incoraggeremo i giudici della Consulta a firmare la palese incostituzionalità del legittimo impedimento

e gli operai della FIAT ad abrogare l’accordo separato di Mirafiori

MILANO PIAZZA SAN BABILA DAL 10 AL 13 GENNAIO DALLE 18 ALLE 22.

Abbiamo deciso di organizzare a partire da lunedì 10 gennaio 4 giornate consecutive di presidio in piazza San Babila dalle ore 18 alle 22 per sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che siamo di fronte ad passaggio estremamente delicato e drammatico per la nostra democrazia ed i principi della costituzione.

All’interno delle 4 giornate di presidio oltre ai temi della giustizia e del lavoro, troveranno spazio anche i seguenti temi : immigrazione, diritto allo studio, libertà d’informazione, condizione femminile e non ultimo il tema della corruzione e della mafia .

Per ora hanno confermato la loro adesione (in ordine alfabetico):


Adesso Basta!

Agende rosse

Circolo milanese di Libertà e Giustizia

Giovani Democratici Milanesi

Liberiamo Milano

Partito dei CARC

Popolo viola Milano

Qui Milano libera

Sinitah

Vittorio Agnoletto

Salvatore Borsellino

Sen. Giuliana Carlino

Giulio Cavalli

Loris Mazzetti

Carlo Monguzzi

Luciano Muhlbauer

Giuseppe Natale

Moni Ovadia

Diego Parassole

Ines Quartieri

Basilio Rizzo


referenti P.V.M

Rosita Macri’ : 3339125080

Giuseppe Cassata : 3383140093