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Antimafia

Libera in festa

Una agorà della corresponsabilità, della legalità democratica, della sostenibilità e dell’impegno antimafia. Libera in festa: sei giorni di incontri, dibattiti, concerti, teatro, spazi per bambini, prodotti coltivati sui terreni confiscati alle mafie, stand dell’ associazionismo e del volontariato per un’Italia liberata dalle mafie. Un’agorà aperta a tutti per raccontare un paese che quotidianamente combatte e si impegna nella lotta alle mafie e alla corruzione. Insieme per essere protagonisti e costruire una storia diversa e migliore in un’atmosfera anche di svago e di divertimento. La corruzione, la presenza sempre più invasiva della criminalità organizzata nell’economia del nostro Paese e dell’Unione Europea, il diffondersi delle metastasi dell’ecomafia, il narcotraffico, sono quanto mai all’ordine del giorno. Insieme ne parleremo, ne discuteremo e non ci tireremo indietro nel combattere e denunciare i rischi per il nostro paese. E lo faremo a Firenze, non dimenticando il positivo che ci circonda, coniugando la rigorosa denuncia con la seria proposta. Racconteremo i tanti traguardi ottenuti, valorizzando i saperi e i sapori del Belpaese insieme ai tanti amici nuovi e di lunga data, che accompagnano Libera in questo viaggio. Per sei giorni, nello splendido scenario di Firenze, tra il Palazzo dei Congressi e la Fortezza da Basso, vogliamo riflettere e costruire un altro pezzo di strada del lungo cammino contro tutte le mafie, toccando con mano i comportamenti virtuosi, le buone pratiche, la politica e l’etica.

Tutte le mattine: a Scandicci il Raduno dei giovani di Libera; al Palazzo dei Congressi riunioni
operative dei settori di Libera

Dalle 14 alle 18, presso il Palazzo dei Congressi, per i referenti di Libera, due moduli formativi e di approfondimento. Il 22 e il 23 luglio sul tema ” mafie e antimafie nell’Italia unita” e il 25 e il 26 di luglio su “Donne di mafia, donne contro le mafie”.

Dalle 18,30 ci trasferiremo a Fortezza da Basso, per un ricco calendario di eventi e iniziative. Presentazioni di libri, proiezioni, dibattiti, spettacoli teatrali e concerti.

Saranno con noi, tra gli altri,
Gian Carlo Caselli,
Nando Dalla Chiesa,
Elisabetta Caponetto,
Ettore Scola,
Federica Sciarelli,
Maurizio Torrealta,
Gildo Claps,
Alberto Vannucci,
Giulio Cavalli,
Cisco,
Tiziana di Masi,
Marina Senesi,
gli Ncuranati,
i Modena City Ramblers,
gli A67,
Lucariello,
Alfonso de Pietro,
il Parto delle Nuvole Pesanti,
i Gnu Quartet
Nicolo’ Fabi
… e tanti altri!

Tanti ingredienti, tante idee, per rendere più concreto e più partecipato quel “noi” che è il vero soggetto di ogni cambiamento. E allora non sono ammessi impegni a metà: le parole devono saldarsi ai fatti, le intenzioni non possono restare sulla carta. Vi aspettiamo a Firenze, per
contribuire ad un futuro ma innanzitutto ad un presente migliore per tutti.

Libera in Festa
21-26 luglio Fortezza dal Basso – Firenze.
Apertura ore 18,30 ingresso libero

 

Ndrangheta ignorante

Mandalari: «I tre re magi per esempio che c’entrano?».  Panetta: «I tre re magi sono della ‘ndrangheta».  Mandalari: «Perché erano cattolici!». Panetta: «E non lo so». Mandalari: «Infatti per quello dico io, no, ma gli altri li avranno inventati così. Per la rima forse. Audino, conte Audino». Panetta: «Gaspare, Melchiorre e Baldassarre». La ‘ndrangheta ignorante tutta da leggere.

‘Ndrangheta in casa

Tutte le volte che mi è capitato (tante) di raccontare come gli uomini di ‘ndrangheta bussassero alla porta di tutti i partiti (il boss bollatese Mandalari diceva destra o sinistra non ce ne frega un cazzo, l’importante è che ci fanno lavorare) alcuni iscritti (ed eletti o peggio nominati) di IDV storcevano il naso. Perché non si dice, mi dicevano. Si rischia di confondere. Eppure il gioco di raccontare le mafie solo a destra non sta in piedi da sempre (leggetevi le carte della Liguria, del Piemonte, dell’Emilia e di qualche nome  a sinistra qui in Lombardia) ed è intellettualmente disonesto. E mi ricordo molto bene il fango che mi ha schizzato quando in campagna elettorale mi è capitato di rifiutare con sconcerto la vicenda della candidata IDV Cinzia Damonte che partecipava ad una cena organizzata dal boss Orlando Garcea. In quell’occasione scrissi: ‘ogni cena elettorale con l’odore marcio di mafie è l’occasione doverosa per prendere una posizione. Un’occasione d’oro per dichiarare da che parte stare. Che sia una candidatura di destra o di sinistra. La superficialità e la disattenzione verso le mafie sono il vero concime della criminalità organizzata; un’indifferenza che si paga’. Così come ho appoggiato la richiesta di chiarezza nel comune di Vallelunga sollevata da Sonia Alfano su Il Fatto Quotidiano.

Qui non si tratta ora di decidere (sulla base dei primi elementi a disposizione) se e quanto sia colpevole l’onorevole Porcino e l’Assessore all’Istruzione del Comune di Alpignano Tromby Carmelo negli atti dell’operazione antimafia Minotauro e negli incontri con il boss di Rivoli Salvatore Demasi o nelle annotazioni di altri politici del Partito Democratico come scritto nell’annotazione del Reparto Operativo del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Torino del 5.4.2011: la differenza sta tutta nella reazione politica (e nell’intransigenza) di fronte a queste notizie. Perché gli elettori (anche i nostri) si sono stancati di sentire la favola che se succede a sinistra è una leggerezza e se succede a destra è l’emersione di un sistema e perché non fa bene all’antimafia strepitare per le ombre degli altri se non corriamo a dissipare le nostre (perché non posso che augurarmi che queste ombre siano presto dissipabili).

Pio La Torre ci ha lasciato in eredità il dovere politico di denunciare la propria mafia e non solo quella degli altri, Rita Atria scriveva prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combarrete la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi.

La maxi operazione piemontese è un’occasione politica unica per dimostrarsi meno credenti e più credibili. Perché non siamo tutti uguali e non possiamo nemmeno pretendere (alla soglia di un referendum sul tema) di essere più uguali degli altri. E perché un luogo è abitabile finché resta potabile.

Nord buongiorno!

‘Ndrangheta, maxi operazione in Piemonte: 142 arresti. Nelle carte anche i nomi di politici

Si è appena conclusa una lunga notte per la ‘ndrangheta in Piemonte. Una notte che ha fatto emergere, anche in questa regione, contatti tra le cosche e la politica. Non era ancora mattina quando nomi noti e astri nascenti della criminalità organizzata calabrese sono finiti uno alla volta nella rete di più di mille agenti. L’operazione “Minotauro” – che ha impegnato più di mille carabinieri – ha portato a 142 arresti, disposti dal gip Silvia Salvadori tra Torino, Milano, Modena e Reggio, tra le circa 150 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse. Centottantadue indagati, per un’inchiesta resa possibile anche grazie alle dichiarazioni rese negli ultimi anni da due collaboratori di giustizia, Rocco Varacalli e Rocco Marando. Circa 70 milioni di euro il valore dei beni sequestrati, 20mila in contanti solo a Modena. Tra questi anche dieci società, circa 127 tra ville e appartamenti, più di 200 conti correnti, diverse cassette di sicurezza, appezzamenti di terreni edificabili e automezzi per il trasporto merci. Con il maxi blitz di questa notte la Procura di Torino, che ha coordinato le indagini del Reparto investigativo Carabinieri di Torino e delle Compagnie di Ivrea e Venaria, ha colpito e decapitato i clan calabresi attivi all’ombra della Mole, “un’organizzazione imponente con centinaia di affiliati – scrivono i pm – tenacemente e capillarmente radicata nel territorio”. Con diramazione anche in altre parti d’Italia, come a Modena, dove sono stare arrestate cinque persone: tra cui anche un cittadino albanese e due marocchini, residenti a Carpi, Savignano sul Panaro e Vignola. Ma ad essere citati nelle carte, anche se non indagati, sono pezzi grossi della politica piemontese: sette nomi di amministratori locali, tra cui due assessori regionali, Porchietto e Ferrero. 

DROGA, GIOCO, ESTORSIONI – Gli inquirenti rilevano che in Piemonte la ‘ndrangheta si dedica a diverse attività illecite tra cui traffico di stupefacenti, estorsioni e gioco d’azzardo. L’organizzazione è profondamente infiltrata in alcuni settori dell’economia come l’edilizia e gode di un efficace ed efficiente controllo del territorio. È in particolare nella zona a nord di Torino, lungo l’asse che dalla cittadina di Borgaro (To) giunge fino a Cuorgné (To), che la mala è palpabile già nell’aria. Il canavese e il cuorgnese, residenze storiche di famiglie della ‘ndrangheta, si confermano con questa indagine province della calabria peggiore. Sul territorio piemontese risultano presenti almeno nove “locali”, ognuno con circa 50 affiliati. Nell’ordine: il locale di Natile di Careri a Torino, Courgné, Volpiano, Rivoli (chiuso), San Giusto Canavese, Siderno a Torino, Chivasso, Moncalieri, Nichelino. A questi si aggiunge il “Crimine”, gruppo deputato alle azioni violente, e la cosidetta “bastarda”, articolazione distaccata a Salassa (To) e non autorizzata.

IL LIVELLO POLITICO – Ogni locale ha un “referente” in Calabria e l’intero hinterland torinese farebbe riferimento a Giuseppe Catalano, indicato come “responsabile provinciale”. Boss e sodali ramificano i loro affari in un clima di omertà. Anche in Piemonte, come in Lombardia, le denunce “sono pochissime e ancor meno sono le denunce spontanee”, mentre la capacità di intervento degli ‘ndranghetisti è riconosciuta da “parte della popolazione” che si rivolge a loro per chiedere “piccoli favori, intermediazioni, suggerimenti” e risolvere problemi imminenti. Ma se da una parte fa paura, dall’altra la ‘ndrangheta in Piemonte intrattiene rapporti con la politica locale anche ai più alti livelli. È il solito do ut des: la ‘ndrangheta mette sul piatto i voti e ne riceve in cambio promesse e favori. I candidati entrano in contatto con i membri della consorteria nei periodi immediatamente precedenti alle consultazioni elettorali per richiederne l’intervento, consapevoli – scrivono i pm – “dell’influenza che gli affiliati sono in grado di svolgere.. nella ‘rete dei calabresi’”.

Sono almeno sette i nomi di esponenti politici locali che, pur non figurando nell’elenco degli indagati, vengono infatti riportati nell’inchiesta. Tra questi, particolarmente rumoroso quello diClaudia Porchietto, assessore al Lavoro (in quota Pdl ) della giunta regionale di Cota. L’assessore regionale Porchietto (Pdl) è stata fotografata in via Vegli a Torino, nei pressi del Bar Italia di Giuseppe Catalano, nel periodo immediatamente precedente le elezioni provinciali del giugno 2009, mentre era candidata alla poltrona di Presidente della provincia. Nel bar, in altre occasioni utilizzato dalla ‘ndrangheta per le sue riunioni e di proprietà di Giuseppe Catalano (responsabile provinciale per Torino) Claudia Porchietto incontra, oltre al proprietario, anche Franco D’Onofrio, indicato come padrino del “Crimine” di Torino.

L’altro nome è quello di Caterina Ferrero, assessore alla Sanità della giunta Cota, sempre in quota Pdl, che solo qualche giorno fa ha rimesso le delege perché raggiunta da un avviso di garanzia per turbativa d’asta. Il nome della Ferrero emerge in due punti dell’inchiesta. Il primo fa riferimento ad un episodio relativo alle elezioni Regionali del 2005, in occasione delle quali l’architetto Vittorio Bartesaghi, indagato per concorso in tentata estorsione, si sarebbe fatto promotore della elezione della Ferrero in consiglio regionale presso Adolfo Crea (pluripregiudicato e indicato come responsabile del “Crimine” di Torino) promettendogli cospicui guadagni su lavori pubblici. Il secondo punto interpella l’assessore per la sua prossimità con Nevio Coral, imprenditore e politico di lungo corso a Leinì e nel canavese, suocero e supporter elettorale della Ferrero in Regione, accusato nell’inchiesta di concorso esterno in associazione mafiosa. Le carte riportano inoltre i nomi, non oggetto di indagine, di Paolo Mascheroni, sindaco di Castellamonte, che sarebbe stato eletto anche grazie al sostegno del sodalizio criminale; di Antonio Mungo, candidato al consiglio comunale di Borgaro (To) durante le consultazioni del 2009 e sostenuto secondo l’indagine da Benvenuto Praticò, indicato come appartenente al “Crimine”; e infineFabrizio Bertot, candidato nel 2009 al Parlamento europeo e attualmente sindaco di Rivarolo Canavese, che avrebbe partecipato ad un incontro al Bar Veglia di Giuseppe Catalano con alcuni calabresi, indicati dagli inquirenti come esponenti della ‘ndrangheta, al fine di raccoglierne i consensi elettorali.

Una sola cosa cruccia i membri delle famiglie di ‘ndrangheta in Piemonte, che per il resto godono di buoni affari, buoni interlocutori e sono saldamente insediati sul territorio. L’assenza in questa regione di una “camera di controllo” tra “locali” come esiste in Lombardia e Liguria. Un coordinamento che eviterebbe gli attriti tra famiglie, creando maggiore sinergia tra i gruppi e conferendo loro maggiore autonomia rispetto alla Calabria. Gli affiliati ne parlano spesso, intercettati, e ne discutono anche i boss Giuseppe Catalano e Giuseppe Comisso. Catalano: “.. perché a Torino non gli spetta?.. che ce l’hanno la Lombardia e la Liguria, giusto? Siamo nove locali..”, risponde Comisso: “.. è una cosa che si deve fare”. Al luglio 2009, data a cui risalgono le ultime intercettazioni in cui viene affrontato l’argomento testimoniano che in quella data la “camera” non esiste ancora.

di Elena Ciccarello http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/08/ndrangheta-maxi-operazione-in-piemonte-142-arresti-nelle-carte-anche-i-nomi-di-politici/116667/

 

‘NDRANGHETA: OPERAZIONE MINOTAURO, OTTO ARRESTI IN CALABRIA

(ANSA) – REGGIO CALABRIA, 8 GIU – Sono otto le persone
arrestate dai carabinieri in provincia di Reggio Calabria
nell’ambito dell’operazione ‘Minotauro’, coordinata dalla Dda di
Torino.
Le persone arrestate sono Giuseppe e Pasquale Barbaro, di 49
e 60 anni, entrambi di Plati’; Vito Marco Candido (30), di
Stilo; Francesco Giorgio (63), di Gioiosa Jonica; Giuseppe Iaria
(47) di Condofuri; Vito e Rocco Polifroni, di 40 e 69 anni, di
Plati’, ed Antonino Zampaglione (63) di Montebello Ionico.
Agli otto si aggiungono poi Natale e Rocco Trimboli, gia’
latitanti da diverso tempo, ed una undicesima persona che si e’
resa irreperibile ed e’ attualmente ricercata.
Gli arrestati sono tutti, dunque, operanti nella locride. Nel
corso dell’operazione i carabinieri hanno compiuto anche due
perquisizioni in abitazioni di esponenti delle cosche che
risiedono nella zona e nell’area di Scilla, attigua invece al
capoluogo.(ANSA).
City | News – Ndrangheta, 142 arresti da Torino a Reggio Calabria – City
Ndrangheta, 142 arresti
da Torino a Reggio Calabria
Maxi operazione in tutta Italia partita dal capoluogo piemontese. Ecco le
accuse: associazione di tipo mafioso, traffico di droga, porto e detenzione
illegale di armi. Grasso: ‘Al nord la ?ndrangheta è sempre più avvolgente’
Un’ordinanza di custodia cautelare in carcere spiccata dal gip di Torino per
142 affiliati alla `ndrangheta è in corso in queste ore da parte dei
carabinieri del capoluogo piemontese nelle province di Torino, Milano, Modena e
Reggio Calabria, dove sono in corso anche numerose perquisizioni. E ancora,
sequestri di beni per 70 milioni di euro, riconducibili alla criminalità
organizzata calabrese.
L’operazione, denominata ‘Minotauro’, è coordinata dalla direzione distrettuale
antimafia di Torino e vede impegnati circa 1.300 militari.
Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di
tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di
armi, trasferimento fraudolento di valori, usura, estorsione ed altri reati.
Gli arresti nel Modenese
Sono cinque gli arresti eseguiti dai carabinieri del Comando provinciale di
Modena. In manette Antonio Pagliuso, 47 anni, di Crotone e domiciliato a
Vignola; Domenico Longobardi, 33 anni, di Castellammare di Stabia, residente a
Modena; un albanese di 36 anni che vive a Carpi, Edmont Dedaj; due marocchini
di 41 e 49 anni, Abdelaziz e Mohamed Asmoun, residenti a Savignano sul Panaro e
Vignola.
I carabinieri di Modena hanno eseguito altre perquisizioni nei confronti di
affiliati all’organizzazione, che hanno portato al sequestro di oltre 20.000
euro in contanti.
I sequestri
Reparti della Guardia di Finanza di Torino ed unità speciali dello S.C.I.C.O.
di Roma – nell’ambito di una vasta operazione coordinata dalla Procura della
Repubblica di Torino – stanno dando esecuzione anche ad una serie di sequestri
di beni per 70 milioni di euro, riconducibili alla criminalità organizzata
calabrese.
Contestualmente, nell’ambito della medesima indagine – si apprende dalla
Guardia di Finanza e dal Centro operativo di Torino della Direzione
investigativa antimafia – l’Arma dei Carabinieri sta eseguendo misure cautelari
in carcere nei confronti di 150 soggetti. Più di 100 i Finanzieri impegnati per
sequestrare 127 tra ville, appartamenti, e terreni situati a Torino e
provincia, in altre zone del Piemonte, Lombardia, Liguria e Calabria. Cautelate
anche 10 aziende, più di 200 conti correnti e diverse cassette di sicurezza.
‘L’operazione, coordinata dalla D.D.A di Torino – si precisa in una nota della
Dia – si inserisce in una più vasta attività di contrasto alle `ndrine
contestualmente svolta dal personale dell’Arma dei Carabinieri di Torino e sarà
oggetto nell’odierna mattinata di una conferenza stampa presieduta dal
Procuratore Capo di Torino’.
Le parole di Grasso
Dopo la Lombardia, ecco che con l’operazione Minotauro in Piemonte si
ricostruisce la mappa della struttura della `Ndrangheta e dei suoi beni per un
valore di 10 milioni di euro: ‘La presenza al Nord sempre più avvolgente non fa
perdere di vista, però, la direzione strategica che rimane sempre in Calabria’.
Così il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, ha commentato
l’operazione che sta portando all’arresto di oltre 100 persone in diverse parti
d’Italia.
Grasso ha voluto poi esprimere ‘complimenti per l’eccezionale operazione
portata al successo, dopo anni di approfondite indagini, dai carabinieri di
Torino e, sotto l’aspetto patrimoniale, dai centri operativi di Milano e Genova
della Direzione Investigativa Antimafia, mirabilmente coordinati dai magistrati
della Dda di Torino’.
08 giugno
TGCOM | Cronaca – ‘Ndrangheta, 150 arresti in quattro province. Da Torino duro colpo al crimine organizzato – Cronaca
10:09 – Il gip di Torino ha spiccato un’ordinanza di custodia cautelare in
carcere per 150 affiliati alla ‘ndrangheta. Ad eseguire gli arresti nelle
province di Torino, Milano, Modena e Reggio Calabria, oltre a numerose
perquisizioni, sono i carabinieri del capoluogo piemontese. L’operazione,
denominata “Minotauro”, è stata coordinata dalla direzione distrettuale
antimafia di Torino e ha visto impegnati circa 1.300 militari.
Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di
tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di
armi, trasferimento fraudolento di valori, usura, estorsione ed altri reati.
Nell’ambito della stessa operazione, la Guardia di Finanza ha sequestrato beni
riconducibili a importanti esponenti della ‘ndrangheta per un valore
complessivo che si aggira intorno ai 70 milioni di euro. Le Fiamme gialle hanno
messo i sigilii a 127 abitazioni tra ville, appartamenti e numerosi terreni
situati a Torino e provincia, in altre zone del Piemonte, Lombardia, Liguria e
Calabria. Cautelate anche 10 aziende, più di 200 conti correnti e diverse
cassette di sicurezza.
Grasso: “‘Ndrangheta al Nord sempre più avvolgente”
“Dopo la Lombardia, ecco che con l’operazione Minotauro in Piemonte si
ricostruisce la mappa della struttura della ‘ndrangheta e dei suoi beni per un
valore di 10 milioni di euro: la presenza al Nord sempre più avvolgente non fa
perdere di vista, però, la direzione strategica che rimane sempre in
Calabria”. Cosè il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, ha
commentato l’operazione.
‘NDRANGHETA:OPERAZIONE MINOTAURO,CINQUE ARRESTI NEL MODENESE
(V. ‘NDRANGHETA: 100 ARRESTI IN TUTTA ITALIA’ DELLE 6.35 CIRCA)
(ANSA) – MODENA, 8 GIU – Sono cinque gli arresti eseguiti dai
carabinieri del Comando provinciale di Modena nell’ambito dell’
operazione ‘Minotauro’, coordinata dalla Dda di Torino, per
concorso nel traffico di sostanze stupefacenti aggravata dall’
uso del metodo mafioso.
Sono stati catturati Antonio Pagliuso, 47 anni, di Crotone e
domiciliato a Vignola; Domenico Longobardi, 33 anni, di
Castellammare di Stabia, residente a Modena; un albanese di 36
anni che vive a Carpi, Edmont Dedaj; due marocchini di 41 e 49
anni, Abdelaziz e Mohamed Asmoun, residenti a Savignano sul
Panaro e Vignola.
I carabinieri di Modena hanno eseguito altre perquisizioni
nei confronti di affiliati all’organizzazione, che hanno portato
al sequestro di oltre 20.000 euro in contanti. (ANSA).
08-GIU-11 09:44
ansa | Cronaca – ‘Ndrangheta: 150 arresti al Nord – Cronaca
‘Ndrangheta: 150 arresti al Nord (ANSA) – ROMA 8 GIU – Sono circa 150 le
ordinanze di custodia cautelare in carcere che le forze dell’ordine stanno
eseguendo in diverse regioni del nord nell’ambito di una vasta operazione
interforze, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino, contro la
‘ndrangheta.In corso sequestri di beni per 70 mln tra ville, appartamenti, e
terreni situati a Torino e provincia, in altre zone del Piemonte, Lombardia,
Liguria e Calabria.
Cautelate anche 10 aziende, piu’ di 200 conti correnti e diverse cassette di
sicurezza.
‘NDRANGHETA: PIEMONTE,ARRESTATO SUOCERO EX ASSESSORE SANITA’
(ANSA) – TORINO, 8 GIU – C’e’ anche Nevio Coral, gia’ sindaco
di Leini’ (Torino) per 30 anni e suocero dell’assessore
regionale alla Sanita’ (che ha rimesso le deleghe in seguito
allo scandalo tangenti scoppiato di recente) Caterina Ferrero,
tra gli arrestati di questa notte nel’ambito della
maxi-inchiesta sulla ‘ndrangheta.
Coral e’ stato portato nel carcere delle Vallette. La sua
omonima azienda e’ stata sottoposta a provvedimento
restrittivo.(ANSA).
Torino, 8 giu. – (Adnkronos) – Tra i 150 arrestati in tutta Italia
nell’operazione di carabinieri e Guardia di finanza contro la ‘ndrangheta,
sarebbe stato arrestato anche Nevio Coral, ex sindaco di Leini’ e suocero
dell’ex assessore alla Sanita’ della Regione Piemonte, Caterina Ferrero
indagata nell’inchiesta sulla sanita’ piemontese. A quanto si apprende Coral si
trova nel carcere delle Vallette di Torino e la sua azienda sarebbe stata
colpita da un provvedimento restrittivo. Maggiori dettagli si avranno nella
conferenza stampa convocata al comando provinciale dei carabinieri di Torino
per le 12.30.

 

L’antimafia smemorata del Comune di Lacchiarella

A parte il fatto che si tratta di un’inchiesta vecchia di un anno – spiega – il Comune non ha ritenuto organizzare alcuna forma di dibattito pubblico semplicemente perchè anche noi abbiamo appreso la notizia in questi giorni. Non è uno scherzo: sono le parole dell’assessore ai Lavori Pubblici di Lacchiarella Gaetano Bargiggia che ammette di non avere mai saputo che il suo comune è citato nell’inchiesta Parco Sud. Dopo quelli che non sapevano con chi si facevano fotografare abbiamo quelli che non ne parlano e non ne fanno parlare perché è roba vecchia, saputa da poco e ormai è troppo tardi. Piccole desolazioni quotidiane. Grazie ad Agostino Cullati per l’informazione.

Valeria si è svegliata testimone di giustizia

Ho conosciuto Valeria Grasso incatenata ad una fontana di fronte al Viminale. In Italia succede anche questo: che uno se le cerchi le catene per provare ad urlare che vorrebbe provare ad esercitare il proprio diritto ad essere libero. Di fianco a lei c’era un altro imprenditore siciliano, Ignazio Cutrò, che come lei ha avuto il coraggio di denunciare i proprio aguzzini e ribellarsi. Chiedevano poco, chiedevano di essere tutelati e di non dovere raccontare ai propri figli che denunciare è un errore.

Con gli occhi umidi e con un sorriso sforzato e pieno di dignità, mi diceva: “Chissà cosa dirà la mia famiglia, nel vedermi qui, come un animale mentre faccio l’elemosina per essere ascoltata dallo Stato”. Uccidersi per salvarsi è lo stadio terminale della disillusione che diventa disperazione. Mi raccontava Valeria, con la catena sul polso, di come le sue denunce avevano decimato a Palermo il clan dei Madonia e di come la sua palestra fosse diventata un’isola disabitata solo sua e delle paure della sua famiglia. Nel tardo pomeriggio cominciò a scendere una pioggia pesante e battente e la piazza e gli incatenati erano una stalla della disumanità che non si riusciva a lavare.

Alla sera, dopo essere finalmente stati ricevuti al Viminale e avere avuto il diritto di essere ascoltati, Valeria Grasso e Ignazio Cutrò erano in pizzeria bagnati e felici come se avessero ritrovato in tasca lavoglia di ritornare a combattere. Forse si erano tolti anche quel dubbio malato che sarebbe stato meglio stare zitti, strisciare sulla bava dell’omertà che salva e non sgualcisce. Tornati in Sicilia, Ignazio Cutrò ha aperto un’associazione antiracket per dire a tutti gli imprenditori che “denunciare è un tuo diritto, ma anche un tuo dovere di cittadino libero che vuole vivere da uomo libero!”, Valeria invece ha tenuto sempre quel velo di tristezza bagnata dietro gli occhi.

Da qualche giorno Valeria è diventata testimone di giustizia, sotto protezione in località protetta: da qualche giorno Valeria è dovuta scomparire per salvarsi. In tre ore ha fatto le valigie con la foga di chi vorrebbe metterci dentro tutta la vita precedente e ha raccontato ai figli che si stava partendo per una vacanza. “Sono stati molto gentili”, mi ha raccontato al telefono. Una sparizione delicata nelle ultime tre ore in cui ti chiami con il tuo cognome. Oggi Valeria e i suoi figli sono sommersi, scomparsi nella nebbia di un Paese in cui denunciare ti rende eroico o invisibile, dipende dalla sorte.

E allora sono sicuro che due righe su quella pioggia e sul suo sorriso, da lontano, possono riaccenderlo ancora e farti sentire meno sola. Ti abbraccio Valeria, anche senza pioggia.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/04/valeria-si-e-svegliata-testimone-di-giustizia/115992/

Cava di Bollate: cosa c’è sotto

Avevamo già detto che la cava di Bollate va immediatamente chiusa. Non solo per le frequentazioni in odore di ‘ndrangheta (viste le aziende che scaricavano e continuano a scaricare) ma soprattutto perché non risponde ai quesiti ambientali che dovrebbero garantire il territorio. L’ultima novità è un serbatoio di 6000 litri di gasolio mai autorizzato. Ieri siamo andati lì a chiedere cosa c’è sotto. E settimana prossima riportiamo la questione in commissione.

da IL GIORNO

Bollate, 4 giugno 2011 – «Vogliamo sapere cosa c’è sotto». Lo hanno chiesto cittadini e rappresentanti politici locali, della Provincia e della Regione. Lo hanno chiesto partecipando al presidio organizzato dall’associazione Sos Racket e Usura, e dall’associazione QuiBollateLibera, davanti all’ex cava Bossi di Bollate. «Io sono stato presidente del consiglio di quartiere di Cascina del Sole per molti anni, abbiamo fatto iniziative di protesta, raccolte di firme, esposti per denunciare quello che succede in questa cava ma nessuno è mai intervenuto – spiega Ippolito Giovinazzo -. Una volta abbiamo chiesto come consiglio di quartiere di poter partecipare quando facevano i carotaggi al terreno e abbiamo scoperto che venivano fatti dove diceva il proprietario. Per decenni abbiamo respirato le polveri che si sollevano dai cumuli di terra, il viavai di camion, ci sono anche stati incidenti mortali».

Eppure qualcosa per la ex cava di via Friuli la precedente Amministrazione comunale di centrosinistra lo aveva pensato, «nel Pgt avevamo previsto dei meccanismi per acquisire l’area, bonificarla e trasformarla in un grande parco urbano spostando l’attività in una zona meno urbanizzata – spiega Pierluigi Catenacci, ex assessore nella Giunta Stelluti – questa Amministrazione comunale ha stracciato il progetto».

Lo slogan «vogliamo capire cosa c’è sotto» non si riferisce solo all’ipotesi di inquinamento ambientale, ma anche a quello «criminale». «È passato troppo tempo dalle nostre denunce, vogliamo sapere chi li protegge e perché dopo 30 anni di ispezioni e irregolarità l’ex cava non è ancora stata chiusa – spiega Massimiliano Mantovani di QuiBollateLibera – per esempio sappiamo che c’è un deposito di carburante di 6.000 litri senza licenza, un incidente provocherebbe un disastro». La questione è stata sollevata anche in consiglio comunale: «Sarebbe meglio che oltre alle iniziative di facciata come l’Osservatorio sulla criminalità organizzata l’Amministrazione facesse mettere in sicurezza la cava – spiega il consigliere comunale della Federazione di Sinistra, Prospero Mondello – la frazione di Cascina del Sole paga da quarantanni questa situazione».

Al presidio hanno partecipato anche Giulio Cavalli, consigliere regionale dell’Italia dei Valori e Massimo Gatti, capogruppo provinciale della lista civica Prc-Pdci. Già a luglio dello scorso anno, dopo il video-denuncia di Frediano Manzi, presidente di Sos Racket e Usura, avevano presentato interrogazioni: «Faremo in modo che questa volta la Regione responsabile della questione ambientale ci risponda, i finti distratti sono il male vero di questo territorio – spiega Cavalli – in un momento in cui l’operazione Infinto ha dimostrato quanto è radicata la ’ndrangheta nel territorio lombardo, non fare niente è una forma di collusione». Il consigliere provinciale Gatti aveva chiesto alla Provincia, responsabile delle cave, la sospensione dell’attività, senza ottenere nessuna risposta, «ora chiederò che la commissione provinciale ambientale faccia un sopralluogo – spiega – è scandaloso che Provincia e Comune di Bollate in nove mesi non si siano coordinati e non abbiano ancora prodotto nulla su questa ex cava, vuole dire non meritarsi lo stipendio».

di Roberta Rampini

 


A Trezzano un incontro su leggi ad-personam, referendum e mafia

Interverranno Salvatore Borsellino, Giulio Cavalli, Garuti, D’Amico, Mapelli all’evento culturale organizzato dai giovani IdV lombardi

(mi-lorenteggio.com) Trezzano sul Naviglio, 02 giugno 2011 –  “In occasione della vittoria della sinistra a Milano e Napoli, con De Magistris e Pisapia, i cittadini hanno riscoperto il valore della partecipazione democratica che con forza spinge gli amministratori, una volta eletti, a lavorare per il bene del comune.

La stessa partecipazione unita al sostegno ai magistrati è la base per sconfiggere la Mafia. Solo informandosi e stando uniti si può sconfiggere il sistema criminale ormai integrato in alcune parti della politica.
Ecco perché è necessario partecipare con forza ai referendum del 12 e 13 Giugno contro il nucleare e il legittimo impedimento e a favore dell’acqua pubblica; per dimostrare che i cittadini ci sono e decidono” comunica Antonio Borrello, dell’IdV di Trezzano sul Naviglio.
L’Italia dei Valori spiegherà in questi giorni i motivi per i 4 SI ai referendum. Per questo il 10 Giugno, in occasione della chiusura della campagna referendaria, ci sarà un convegno in cui si parlerà di Referendum, Legittimo Impedimento e Mafia con Salvatore Borsellino, Giulio Cavalli, Garuti, D’Amico, Mapelli alle 21 al Punto Expo di via Vittorio Veneto. per una serata all’insegna della partecipazione e del dibattito.

V.a.

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Buone pratiche: da Merlino all’Expo

L’amico Andrea riporta una buona pratica del piccolo comune di Merlino (in provincia di Lodi) su una nuova ottica di ‘legalità immobiliare’:  Il Comune di Merlino concederà un bonus volumetrico alle immobiliari che aderendo ad un protocollo di legalità comunicheranno gli ultimi due bilanci, la compagine societaria (con tanto di casellario giudiziario), tutte le imprese subappaltatrici, le targhe dei mezzi che circolano in cantiere e che registreranno gli accessi con un sistema telematico collegato con la cassa edile. Il protocollo, già approvato dal Consiglio Comunale di Merlino, sarà sottoscritto dalla Prefettura di Lodi, Assimpredil Milano, CCIAA di Lodi, Unione Artigiani e Confartigianato, Sindacati dei LAvoratori, Libera, Avviso Pubblico e Legambiente. Una soluzione semplice in un campo che ha bisogno di sperimentazioni e di piccoli gesti. Da parte nostra siamo già al lavoro per portarla al Pirellone.