Vai al contenuto

Matteo Salvini

Un regalo per Salvini

Erasmo ha offerto un regalo a Salvini: la prima pagina della ”Domenica del Corriere” del 1906 dedicata al naufragio della nave Sirio in cui persero la vita centinaia di migranti Italiani in viaggio verso l’America.

image

Lucrare sul sangue

Se la memoria avesse la sua stessa etica sarebbe finita male:

“Yara Gambirasio, Salvini: troppi stranieri, ecco i risultati”

(Matteo Salvini, 6.12.2010, Repubblica)

Che figurone Bobo Maroni in Catalogna

roberto_maroniUna nota di agenzia (ANSA) che rende lo spessore di Roberto Maroni e della Lega Nord all’estero. E che comunque dà grande lustro a EXPO, eh:

(ANSA) – MADRID, 16 GEN – ‘Una visita scomoda’: cosi’ titola oggi il quotidiano catalano La Vanguardia in un’analisi del direttore aggiunto, Eric Juliana, fra i maggiori conoscitori della realta’ italiana, della visita odierna a Barcellona del presidente della Lombardia e numero due della Lega Nord, Roberto Maroni. Invitato dalla Camera di Commercio italiana di Barcellona, Maroni presenta l’Expo di Milano in un incontro convocato al Museo Nazionale d’Arte della Catalogna (Mnac). “La Lega Nord ha un grandissimo interesse a identificarsi con la Catalogna – scrive Juliana – e le autorita’ catalane hanno pochissima voglia di apparire accanto a un movimento politico che chiama ‘orangotango’, la ministra di integrazione della Repubblica italiana, Cecyle Kyenge, nata in Congo”. L’articolo prosegue con l’elenco delle profonde differenze fra i due movimenti a favore della sovranita’. “Il catalanismo, con tutte le sue ramificazioni, complessita’ e gineprai, e’ una corrente politica e culturale con oltre cento anni di storia, europeista, democratizzatrice e tollerante”, rileva Juliana. “La Lega Nord ancora non ha compiuto 25 anni e ha dovuto inventarsi un passato medievale, dato che l’unificazione d’Italia nel 1861 fu volonta’ e impero delle regioni industriali del nord. La Lega, poi, oscilla continuamente fra la protesta fiscale, la xenofobia e l’attacco frontale all’Europa di Bruxelles”, aggiunge. Nel definire Maroni “il volto istituzionale della Lega Nord”, l’articolista passa in rivista la storia recente del partito di Bossi, gli attacchi alla ‘Roma ladrona’, “l’accordo strategico con Berlusconi chiave per l’egemonia del centrodestra nel nord d’Italia”, l’inchiesta giudiziaria che “due anni fa ha rivelato oscuri maneggi nelle finanze della Lega”. Per rilevare che il partito “si trova in ore basse e ha bisogno di nuovi riferimenti”. Per cui “mentre Salvini lavora alla connessione con il Fronte Nazionale francese, Maroni cerca il marchio catalano”. E ricorda come negli anni Novanta Jordi Pujol, lo storico leader di Convergencia i Union e “buon conoscitore della storia d’Italia”, rifiuto’ di ricevere Bossi, “cosa di cui e’ andato sempre orgoglioso”. (ANSA).

(Grazie a Chiara per la segnalazione)

Lombardia: occupiamocene noi

Continua il tira e molla tra la Lega (che dice, disdice, fa, disfa, e ridisfa) e un Formigoni imballato. Ora i leghisti dicono che si voterà ad Aprile (perché non subito?) e che dovrebbero dimettersi i consiglieri indagati (praticamente il gruppo consiliare più numeroso in Regione Lombardia: quello degli indagati).

Facciamo una cosa: Formigoni si dimetta e usciamo da questa lotta nel fango di reduci di un’era passata.

Nel frattempo sarebbe il caso che nel centrosinistra provassimo a raccontare l’alternativa e soprattutto le regole e i modi dell’avvicinamento all’appuntamento elettorale perché forse la mancata sollevazione popolare contro Formigoni è dovuta all’incollatura persistente di Penati alla poltrona che ricorda come alle primarie della desolazione anche noi negli ultimi anni abbiamo fatto la nostra parte. Per questo invito gli amici del PD, i compagni di SEL e gli amici dell’IDV insieme a FDS e ai tanti comitati, movimenti e cittadini che in questi ultimi anni praticamente ogni sera abbiamo incontrato, incrociato e con cui abbiamo dibattuto a non farsi condizionare dai tempi dei leghisti e pidiellini e dare il colpo di reni che serve: punti di rivoluzione rispetto al passato prossimo, programmi chiari su lavoro, scuola, sanità, trasporti e linea di avvicinamento alle primarie e coalizione.

Non credo che il nostro ruolo sia quello di preoccuparci delle dinamiche politiche della maggioranza, quanto piuttosto essere credibili per la maggioranza dei lombardi. E noi, dopo aver scavallato provincia per provincia in questi ultimi mesi di ascolto, siamo pronti a partire.

La Lombardia (e la Lega) dei pupi

È un teatrino. Soltanto un teatrino sulla pelle della Lombardia e dei lombardi. Come i teatrini dei pupi dove il copione è stato scritto e appoggiato dietro al palco e in scena ci si preoccupa di essere credibili e nient’altro.

La Lega abbaia ma non morde. Fingeranno di volere azzerare la Giunta e alla fine sarà un rimpasto. Un rimpasto che torna utile a Maroni per silurare qualche reduce assessore bossiano (come Bresciani, assessore alla sanità).

Salvini dirà che è un governo di transizione fino ad aprile ma Formigoni non parlerà mai di dimissioni. Poi da qui ad aprile in uno scenario politicamente così veloce e confuso può succedere di tutto e, soprattutto, la memoria fa in tempo ad affievolirsi e affievolire il senso di gravità.

Alla fine la Lega 2.0 continuerà ad essere collusa con i mali che dice di combattere e tutti saranno ancora per un po’ felici e contenti. Se davvero vuole mandare a casa Formigoni ci vediamo domani mattina con le (presunte) dimissioni che hanno preparato. Le nostre sono già lì. Una firma e si chiude la questione.

Formigoni continuerà a dire che è un caso personale dimenticando che un leader si vede nella scelta dei collaboratori. E lui è uno malato di leadership, dovrebbe saperlo bene.

Sembra una favola e invece è un incubo.

Noi intanto potremmo smettere di credere che mafie, etica, moralità, legalità, riciclaggio e corruzione siano temi che meritano al massimo un convegno e qualche opuscolo o cerimonia e invece è il primo punto per il cambiamento.

Noi partiamo da qui.

20121011-173314.jpg

Salvini e la Lega scelgono di non scegliere

Alla fine il conciliabolo della Lega si conclude con un finto ultimatum della Lega a Formigoni: azzeramento Giunta o dimissioni.

Praticamente hanno deciso che Formigoni deve decidere. Come quegli adolescenti che per la paura di lasciare fanno di tutto per essere lasciati e intanto issano la bandiera dell’impresa.

Eppure la spiegazione è semplice: la Lega sa di non avere i voti per raggiungere la decenza nel caso in cui si vada al voto, cerca di ammaestrare il proprio elettorato continuando ad abbaiare sempre più forte ma in realtà ha una paura blu che Formigoni perda la pazienza. Domani Maroni e Salvini metteranno in scena un bel siparietto con Formigoni fingendo l’ennesimo penultimatum che si chiuderà con la solita mediazione. Diranno che la Lega ha la voce grossa e intanto il nuovo corso leghista 2.0 si sarà sdraiato anche su un concorso esterno in associazione mafiosa. Com’è nel DNA della Lega degli ultimi vent’anni.

Noi ci prepariamo alle primarie, intanto.

Il tavolo verde della Lega, a forma di Lombardia

E alla fine (lo riporta anche Il Sole 24 Ore) Matteo Salvini con faccia dimessa e postura da cameriera dice che lui e Formigoni “sono amici” e in Regione Lombardia si continua così, e ogni mesi i leghista “faranno il tagliando a Formigoni”. Dice proprio così. Sul serio.

La Lega del nuovo corso con Maroni non si smentisce e continua a essere socia (o collusa, a ben vedere) del “sistema” fangoso ed oscuro (le inchieste giudiziarie ce lo dicono, ma basterebbe un’osservazione acuta e non ricattabile) della Lombardia formigoniana.

Parlano di “tagliando mensile” ma è un travestimento linguistico per dire che il tavolo delle trattative adesso è sempre aperto, per alzare il prezzo, chiedere una mezza poltrona (sono curioso di vedere se cambierà qualcosa per i “poteri” dell’assessore Bresciani o nelle vicinanze del sottosegretario Alli) e potersi rivendere come garanzia.

E allora se Formigoni ha bisogno di essere controllato è svelato il cortocircuito: Maroni non ha sfiduciato Formigoni ma ha sfiduciato 17 anni di Lombardia con Formigoni e la Lega mano nella mano.

Si è costituito e non sapeva come dirlo.
Giocano a Monopoli sul tavolo della Lombardia. Ma i soldi non sono finti.

Ma non ci stupisce e ci interessa quel poco che conta. Per il dovere di non permettere almeno il revisionismo storico e la propagazione di una bugia. Almeno questo.

Per il resto, non è la Lega a dettare i tempi della politica del centrosinistra. Non è Salvini che litiga con il padrone che può sancire la fine e l’inizio di un’altra Lombardia.
È la politica, quella che è fatta con le proposte, le soluzione, il programma, le priorità, le persone, i valori. Noi siamo qui.
E la politica fatta dell’apertura, quella vera, quella che sta in mare aperto e decide di ascoltare, farsi ascoltare e farsi scegliere se ne ha la credibilità: le primarie.

20120702-150800.jpg

Mafia padana, barbara e sognante

Ne scrive Guido Ruotolo per La Stampa. E pensare alla Lega moralizzatrice fa proprio sorridere. Ah, dentro c’è il sempiterno lodigiano Gianpiero Fiorani:

Intercettazioni trovate nel computer sequestrato all’ex tesoriere genovese della Lega Mario Belsito. Gli interlocutori sono due: A e D. Uno dei due è stato identificato (si tratterebbe di un investigatore privato) l’altro non ancora (si tratterebbe di una donna). Vediamo cosa dicono.

«I soldi se li ciccia Bruzzone» A: «Ma, scusa un attimo, Belsito e Bruzzone (Francesco, segretario regionale uscente della Lega Nord della Liguria, ndr) non vanno d’accordo?». D: «Belsito e Bruzzone fanno finta di litigare, chi se li spartisce i soldi? Tu stai in quel posto…». A: «Io penso che se li ciccia tutti Bruzzone, sai?».

D: «No, no. Belsito ha preso il posto di Balocchi (Maurizio, storico cassiere della Lega, ndr)… Balocchi era quello che gestiva l’amministrazione della Lega a Chiavari, è lui che è entrato… che poi a gennaio del 2010 doveva essere condannato in udienza a Udine per il fatto dei 300-400 appartamenti che avevano fatto con la mafia della Jugoslavia… erano saliti, con Fiorani (Gianpiero, ex ad della Banca Popolare di Lodi, finito nei guai con la giustizia, ndr) in mezzo… non l’hanno condannato perché era in ospedale che stava tirando il “gambetto” (stava morendo, ndr)… ma tutta l’amministrazione, eccetera, l’ha presa Belsito che gli ha accollato… che va… che sta in via Massaggi (fonetico), va lì dall’ufficio e va a Chiavari».

L’intercettazione è del gennaio 2012. Per il pm antimafia di Reggio, Giuseppe Lombardo, rappresenta una conferma sugli intrecci mafiosi e affaristi di Belsito. L’esponente politico della Lega e affarista non disdegnava il socio della ‘ndrangheta per i suoi loschi investimenti.

«Collaborano con la mafia» Sempre “D” confida al suo interlocutore, a proposito di Belsito: «La sua segretaria abita a… Recco… da Recco hanno manovrato, siccome a Recco ha comprato la casa Salvini (Matteo, euoparlamentare del Carroccio, esponente di rilievo del partito considerato vicino all’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni, ndr), Salvini che è un altro deputato, quello che spruzzavano, che va in giro con quel cogl… di Borghezio (altro eurodeputato leghista, ndr), hanno fatto un giro che lì deve essere la mafia… loro collaborano direttamente con la mafia, direttamente, è tutto un gioco mafioso… tutto un gioco mafioso… loro sono gli indiretti… cioè, non so, arriva la ‘ndrangheta e gli dice: “Io adesso qua voglio che tu mi sblocchi questo e devo fare movimento terra qua, la discarica qua e costruire qua!!!»… perché le porte sono aperte in tutti questi cantieri?».

A: «Ma Belsito che c’entra? Sta a Roma!». D: «No, Belsito non sta a Roma, Belsito non sai da quant’è che non si presenta a Roma, Belsito manovra tutto di qua…».

La religione padana di Salvini

L’arcivescovo Dionigi Tettamanzi, che, in fondo, sotto le sue sacre vesti (dicono i più informati) deve essere un comunista, negli scorsi giorni ha affermato che i musulmani “hanno diritto a praticare la loro fede nella legalità. E’ legittima la loro richiesta di avere un posto per pregare. La politica strumentalizza il problema della moschea”.

A questo punto la parte “più sensibile” del panorama politico ha parlato. Il ministro Roberto Maroni ha affermato “sono il ministro dell’Interno, non un costruttore di moschee” e il sempre attento Matteo Salvini ha ironizzato “se il cardinale ha fretta e ha già dimenticato l’occupazione del sagrato, ospiti gli islamici nei suoi immensi palazzi. Noi stiamo con quei parroci che a Milano e con coraggio anche nei Paesi islamici difendono la propria religione e la propria gente”.

Vorrei illustrare alla mente sicuramente già illuminata di Salvini quale sia il ruolo dell’arcivescovo e quale, a mio parere, dovrebbe essere il ruolo della politica.

Il cardinale Dionigi Tettamanzi è la massima autorità della Chiesa cattolica in territorio ambrosiano. Salvini probabilmente, dedito al rito celtico, non capisce le dichiarazioni dell’arcivescovo semplicemente perché ignora totalmente una cultura che nel popolo italiano, anche quello del Nord, è radicata ovvero la cultura cristiana. Del resto, è lo stesso Salvini che fa riferimento ai parroci che difendono la propria religione. Ma qual è la religione di cui parla l’europarlamentare leghista?

Nel Levitico 19,33-34 si dice “quando un forestiero dimorerà presso di voi nella vostra terra, non lo opprimerete. Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio.” Il Deutoronomio 10,19 afferma “amate dunque il forestiero, poiché anche voi foste forestieri nel paese d’Egitto”, il vangelo di Matteo 25,35-36 “perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”, infine la Lettera agli Ebrei 13,2 asserisce “non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo”.

Ebbene il cardinale è il rappresentante di questa cultura religiosa e non di una ottusa, antidemocratica e razzista presa di posizione nei confronti degli immigrati e di tutti coloro che non professano la fede cattolica.

La politica in un paese laico può contestare ed essere in disaccordo con le dichiarazioni dei ministri di culto e dei rappresentanti di ogni religione, ma non può utilizzare in modo volgare trazioni millenarie portandole a dire ciò che non hanno mai avuto intenzione di affermare. Il cardinale è il portavoce della religione cattolica e i suoi inviti rientrano perfettamente nell’insegnamento religioso. Deridere l’arcivescovo e relegarlo in un piano di distacco rispetto alle persone con cui i parroci si interfacciano quotidianamente non è solo un’arida denigrazione ma anche segnale di una totale ignoranza in tema religioso.

Forse prima di parlare di religioni e di islam bisognerebbe studiarne le radici, gli usi, i testi e vivere a contatto con chi professa ogni giorno la propria fede.

Non credo che Salvini conosca la cultura islamica ma, quello che più mi preoccupa, non penso abbia mai letto la nostra Carta Costituzionale. All’art.8 della Costituzione si legge che “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.” e all’art.19 che “tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.

Ritengo che la costruzione doverosa di un luogo di culto per una religione diffusa sul nostro territorio sia perfettamente in sintonia con la norma costituzionale e che affermare il contrario o, addirittura, proporre una legge affinché non si possano costruire moschee, sia anticostituzionale e, di conseguenza, antidemocratico.

Il cardinale Dionigi Tettamanzi ha dimostrato ancora una volta di essere più laico dei nostri laici politici leghisti che, talvolta, alzano la testa affermando di stare dalla parte dei cristiani. Caro Salvini, Le posso assicurare che i cattolici usi a leggere le Sacre Scritture non si sentono minacciati dalla costruzione di una moschea, ma dalla xenofobia razzista e violenta dilagante in questo Paese.