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nichi vendola

La politica del ‘medio’

Che non è il dito di Bossi o di Formigoni: è questa abitudine al “benaltrismo” che a sinistra si instilla per disinnescare le discussioni e insegnarci che le priorità le devono decidere le segreterie. Perché la discussione tra Vendola e Veltroni (e i successivi interventi del sindaco Emiliano e di Mussi) non è cosa “banale e antica” (mi spiace per la stima che ho per Civati ma sulla sua definizione proprio non sono d’accordo) ma piuttosto una mediazione trascinata che non riesce nemmeno a diventare un compromesso. Non perché ci siano posizioni giuste o sbagliate per antonomasia (e ci mancherebbe) ma perché sui temi di questo nostro tempo ci è chiesta una certa sana intransigenza di fondo che ci renda chiari e leggibili per provare ad essere credibili: sulle politiche economiche del Governo Monti, sulla vicenda TAV (e delle tante TAV in giro per l’Italia da TEM, Pedemontana in Lombardia, per fare due esempi), sul valore dell’articolo 18 (e quello che rappresenta), sulle possibili declinazioni del referendum sull’acqua (senza strane multiutility) e sull’interpretazione delle alleanze possibili. Si può essere democraticamente liberal? Si, ma la posizione non è conciliabile con il welfare che in molti vorremmo. Si può rimanere affascinati da Passera o i tanti piccoli Tabacci? Certo, ma noi vogliamo fare altro. Il dibattito tra Vendola e Veltroni è il modo diverso di intendere la sinistra. Radicalmente diverso. E il benaltrismo nell’affrontarlo ultimamente ha partorito mostri (che ci hanno portato alle sonore sconfitte di questi ultimi anni) oppure ha generato personalismi radicali (guarda il caso) che poi ci si è affaticati ad adottare. La constatazione amichevole (e analitica, progettuale, sui programmi e sulle riforme) è il programma del centrosinistra. Altrimenti sono il centro e la sinistra che si tamponano al primo incrocio. Ed è una storia già vista.

Noi, nel nostro intenso piccolo, iniziamo a dedicarci alle differenze (che vogliamo coltivare senza massimalismo ma con slancio) a Milano questo sabato. Perché le mediazioni, per essere credibili, devono avere chiare le posizioni di partenza.

Michele Serra voterebbe Vendola

Se ci fossero le primarie voterei Nichi Vendola. È quello che quando parla dice le cose che mi interessano di più. Quando incontro un bersaniano intelligente che dice che Pier Luigi Bersani è più pratico penso che abbia buone ragioni per dirlo. Ma mi sembra che nei periodi di confusione ci voglia almeno un quid di radicalità. Perché rimette ordine, aiuta a capire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Senza durezze ideologiche o fanatismo, ma sarebbe salutare. Vendola lo fa spesso. Per questo lo voterei. E ho visto da qualche sondaggio che buona parte del Pd lo voterebbe. Questo mi fa pensare che ci sia bisogno di alzare il livello. Con tutto il rispetto per la politica come arte di amministrare, serve qualcuno capace di alzare un po’ lo sguardo. Oppure, francamente, è meglio affidarsi a bravi geometri o ragionieri, onesti e per bene, che sappiano far quadrare i conti della collettività. L’intervista qui.