#nonmifermo
La multiutility del Nord non convince
Nella nostra prima agorà di Milano di Non Mi Fermo Diego Parassole e Emilio Molinari ci hanno raccontato dei dubbi sulla ‘multiutility del nord’ che fonderebbe tutte le società per azioni private con la partecipazione dei comuni di Genova, Milano, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Mantova, Padova, Trieste, Brescia che si occupano di acqua, energia e rifiuti.
Una riflessione sulle parole di Molinari è dovuta. L’appello (che personalmente ho sottoscritto) è chiaro nelle richieste:
Facciamo parte dei 27 milioni di cittadine e cittadini che si sono espressi contro la privatizzazione dell’acqua e per la difesa dei beni comuni. Viviamo con forte preoccupazione i ripetuti tentativi di cancellazione del risultato referendario, che colpiscono al cuore la partecipazione democratica e la credibilità delle istituzioni.
Con l’abrogazione dell’art. 23 bis, il referendum ha restituito alla sfera pubblica non solo l’acqua, ma anche gli altri servizi pubblici, compresi i rifiuti e il trasporto pubblico locale. Decenni di liberalizzazioni e privatizzazioni mostrano oggi il fallimento di questo disegno che ha visto il pubblico ritirarsi dai propri compiti e i Comuni trasformarsi da aranti dei servizi pubblici in azionisti. Ci lasciano aziende con miliardi di debito, aumento dei costi dei servizi per i cittadini, peggioramento delle condizione dei lavoratori del settore, azzeramento degli investimenti in nuove reti, impianti e tecnologie, spreco di ingenti risorse naturali, finite e irriproducibili, e una drastica riduzione degli spazi di democrazia, di partecipazione e di trasparenza.
La proposta di creare una grande multiutility del nord si inserisce in questo quadro desolante. Ripercorre la strada dei fallimenti testimoniati dai bilanci in debito di A2A, Iren, Hera, ecc.; ci ripropone l’idea di vendere servizi essenziali per coprire buchi di bilancio; punta a superare i debiti delle aziende attraverso economie di scala. E’ un’operazione lobbistica e verticistica di istituzioni, managers e correnti di partiti, estranea alle città interessate, che espropria i consigli comunali dei loro poteri e allontana le decisioni dal controllo democratico. Oggi serve una gestione dell’acqua, dei rifiuti, del TPL, dell’energia, prossima ai cittadini e alle amministrazioni locali, per garantirne la trasparenza e la partecipazione nella gestione dei servizi.
Oggi più che mai una scelta del genere non deve essere perseguita. Al contrario è necessario aprire un ampio dibattito pubblico che coinvolga le amministrazioni locali, le assemblee elettive, coloro che hanno promosso e vinto i referendum, le associazioni, i comitati, tutti coloro che vogliono preservare l’universalità dei diritti fondamentali, come l’acqua, e tutelare i diritti dei lavoratori. Riteniamo indispensabili modalità nuove ed etiche per garantire ai Comuni investimenti pubblici necessari a realizzare politiche ambientali di risparmio idrico ed energetico e di riduzione, recupero e riuso dei rifiuti – obiettivi previsti dalla Direttiva Europea sulla promozione delle fonti rinnovabili. Non accettiamo di farci espropriare delle condizioni minime per esercitare i diritti di cittadinanza, di riproducibilità della nostra vita associata, in armonia con l’ambiente.
Per queste ragioni, pensiamo sia interesse di tutta la società civile fermare questo progetto che si presenta come un ulteriore attacco alla democrazia e ai beni comuni. Chiediamo a tutte le forze politiche, sociali e sindacali, in particolare quelle che hanno sostenuto i referendum, di prendere una posizione chiara opponendosi con decisione a questo progetto e portandolo alla discussione e al pubblico dibattito. Ci impegniamo a favorire tutti i possibili momenti informativi, di dibattito e di sensibilizzazione.
Perché non ci fermiamo
La preparazione è stata lunga e faticosa (e devo ringraziare tutti quelli che stanno lavorando) e la decisione non è stata facile ma ormai ci siamo: domani alle 14.30 al Teatro della Cooperativa in via Hermada 8 a Milano, Non Mi Fermo smette di essere un’idea e diventa l’etica che vogliamo nelle nostre città: ‘politica’ si direbbe se non fosse che la parola oggi suona così poco luminosa. Perché rispetto all’anti politica preferiamo l’altra politica, lo scrive bene Stefano Rodotà: E i partiti? Silenziosi o diffidenti, timorosi della loro ombra. Si pensi a quel che è avvenuto a Milano, dove una meritoria iniziativa del sindaco riguardante le coppie di persone dello stesso sesso ha provocato sconcertanti reazioni di rigetto all´interno dello stesso Pd, dove evidentemente si ignora che una sentenza della Corte costituzionale ha affermato che queste persone hanno un diritto fondamentale a veder riconosciuta la loro condizione. La questione non può essere considerata minore o locale, poiché rivela come all´interno di quel partito non vi sia una elaborazione programmatica riconoscibile, si è paralizzati dall´irrisolto rapporto tra le diverse forze che hanno dato origine al Pd e che troppe volte fanno emergere tentazioni integraliste e incapacità di altri settori del partito di definire una posizione netta proprio sui diritti fondamentali delle persone. Non diversa è la condizione del Pdl, prigioniero di fondamentalismi figli soprattutto d´una stagione d´un collateralismo strumentale, quando il partito si presentava come il portavoce della gerarchia vaticana. Stanno così nascendo due circuiti: quello, talora discutibile ma dinamico, dellaltra politica e quello congelato del sistema dei partiti. Questultimo si chiude sempre più in se stesso, rifiuta il dialogo, e ne paga i prezzi. Quando le condizioni istituzionali rendono inevitabile il contatto tra i due circuiti, infatti, è quasi sempre quello dell´altra politica a prevalere. Lo dimostra, per il Pd, l´esperienza negativa di primarie e elezioni, da Milano a Cagliari, da Napoli all’ultimo episodio di Genova.
Non ci fermiamo perché abbiamo il dovere di rivendicare il Paese migliore che abbiamo in mente e vogliamo costruirne la direzione senza esclusioni, vogliamo essere dentro al cambiamento ‘amando le differenze’ e perché vogliamo essere adeguati al nostro tempo e soprattutto che il nostro tempo sia adeguato ai nostri diritti (e renda ineludibili i doveri). Domani parleranno gli amici e i compagni con cui abbiamo già fatto tanta strada insieme (penso a Sonia, a Luigi) insieme agli incroci di questo ultimo anno (Chiara e il nostro lavorare insieme in Regione, Daniele e il suo profumatissimo PGT a Desio) e con quelli che verranno. E’ solo l’inizio, domani, di qualcosa che non ci facciamo scappare.
Il programma degli interventi:
- Giulio Cavalli e Chiara Cremonesi
- Sonia Alfano – la commissione antimafia europea
- Luigi De Magistris – intervento video: beni comuni
- Alessio Baù – politica e internet
- Chiara Pracchi – le contraddizioni della Lega
- Giovanni Giovannetti – territorio
- Daniele Cassanmagnago – territorio e pgt
- Patrizia Quartieri – psichiatria e competenze del Comune
- Federico Cimini – cantautore
- Loris Mazzetti– informazioni Co.re.com.
- Claudio Messora – opena data, agenda digitale
- Vladimiro Boselli – antimafia
- Diego Parassole – acqua pubblica
- Iolanda Nanni – pendolari, trasporti, class action
- Corrado Del Bo’ – reddito di cittadinanza
- Edda Pando – immigrazione e diritto cittadinanza
- Nicoletta Riboldi – scaffale della legalità nelle biblioteche lombarde
- Rodolfo Serianni – G.A.S.
- Jole Garuti – legalità costituzione scuole
- Piero Ricca – diritto audizione
- Daniele Biacchessi – resistenza e antifascismo
- Renato Sarti – cultura
- Marco Fraceti – osservatorio antimafia Monza e Brianza
- Federico Cimini – cantautore
- conclusioni
I carati di Lucio
Quando muore un artista tutti corrono a cercare le ultime foto scattate insieme a lui, recuperano i coccodrilli pronti e ripartono gli speciali. Che, forse, non è nemmeno un male: un tentativo un po’ bulimico di non perdere il posto nella giostra del lutto. Federico Cimini è un giovane cantautore bolognese e racconta come a Bologna Lucio Dalla avesse anche qualcos’altro di diverso: Se sei cantautore, “emergente”, e vivi a Bologna, non potevi non tener conto di Lucio Dalla. Magari per spedirgli un tuo demo, oppure avere la speranza di incontrarlo per strada, per parlargli e spiegargli quello che fai, per avere un aiuto. Nell’ambiente musicale bolognese si sapeva: lui, potendo, aiutava tutti. Esistono numerose testimonianze di musicisti che sono riusciti a contattarlo e hanno ottenuto una collaborazione, qualche consiglio, o il semplice interesse (sempre concreto) da parte sua. Esistono, addirittura, testimonianze da parte di gruppi che si esibivano sotto il portone di casa sua, o suonavano al campanello di via d’Azeglio con la speranza di trovarlo in casa, e che alla fine sono riusciti ad incidere un cd in cui era presente anche lui, al clarinetto e facendo qualche coro. Sembra una cosa da niente, ma per i gruppi e per i cantautori emergenti è davvero tanto: di fronte alle misere scuse di chissà quante etichette discografiche, grandi e piccole, pronte a chiudere la porta in faccia senza nemmeno aver ascoltato il prodotto, fare un cd con l’aiuto disinteressato di Dalla è un gesto immenso, di quelli che non si possono dimenticare e di cui bisogna tenerne per forza conto nel momento in cui si ricorda una persona come lui. Federico sarà con le sue parole e la sua chitarra alla nostra agorà su etica e politica domani con noi a Milano, Teatro della Cooperativa, dalle 14.30 per Non Mi Fermo. Perché le parole (e l’umanità per niente epica) sono importanti.
La politica del ‘medio’
Che non è il dito di Bossi o di Formigoni: è questa abitudine al “benaltrismo” che a sinistra si instilla per disinnescare le discussioni e insegnarci che le priorità le devono decidere le segreterie. Perché la discussione tra Vendola e Veltroni (e i successivi interventi del sindaco Emiliano e di Mussi) non è cosa “banale e antica” (mi spiace per la stima che ho per Civati ma sulla sua definizione proprio non sono d’accordo) ma piuttosto una mediazione trascinata che non riesce nemmeno a diventare un compromesso. Non perché ci siano posizioni giuste o sbagliate per antonomasia (e ci mancherebbe) ma perché sui temi di questo nostro tempo ci è chiesta una certa sana intransigenza di fondo che ci renda chiari e leggibili per provare ad essere credibili: sulle politiche economiche del Governo Monti, sulla vicenda TAV (e delle tante TAV in giro per l’Italia da TEM, Pedemontana in Lombardia, per fare due esempi), sul valore dell’articolo 18 (e quello che rappresenta), sulle possibili declinazioni del referendum sull’acqua (senza strane multiutility) e sull’interpretazione delle alleanze possibili. Si può essere democraticamente liberal? Si, ma la posizione non è conciliabile con il welfare che in molti vorremmo. Si può rimanere affascinati da Passera o i tanti piccoli Tabacci? Certo, ma noi vogliamo fare altro. Il dibattito tra Vendola e Veltroni è il modo diverso di intendere la sinistra. Radicalmente diverso. E il benaltrismo nell’affrontarlo ultimamente ha partorito mostri (che ci hanno portato alle sonore sconfitte di questi ultimi anni) oppure ha generato personalismi radicali (guarda il caso) che poi ci si è affaticati ad adottare. La constatazione amichevole (e analitica, progettuale, sui programmi e sulle riforme) è il programma del centrosinistra. Altrimenti sono il centro e la sinistra che si tamponano al primo incrocio. Ed è una storia già vista.
Noi, nel nostro intenso piccolo, iniziamo a dedicarci alle differenze (che vogliamo coltivare senza massimalismo ma con slancio) a Milano questo sabato. Perché le mediazioni, per essere credibili, devono avere chiare le posizioni di partenza.
Non Mi Fermo: i temi del 3 marzo
Riprendo il chiaro post di Claudio. Per il nostro evento di sabato 3 marzo al Teatro della Cooperativa, via Hermada 8, Milano. E per partire.
#nonmifermo
Fra gli argomenti di cui parleremo il 3 marzo:
– informazione
– politica partecipativa
– antifascismo
– solidarietà
– diritto di cittadinanza
– consumi solidali
– cultura come risorsa primaria
– reddito di cittadinanza
– educazione alla legalità
– antimafia
– ciclisti
– acqua pubblica
– trasporto pubblico
Gli obiettivi:
– presentare esperienze idee e proposte virtuose dando voce anzitutto a cittadini, comitati, amministratori locali, attivisti, studiosi, intellettuali
– contrastare il diffuso sentimento di antipolitica con il migliore strumento che abbiamo, la nostra Costituzione
– fare politica, fare buona politica
– fornire strumenti concreti, in primis ai nostri amministratori sul territorio, come documenti, proposte di legge, mozioni, OdG, etc.
– promuovere la legalità perché leggi e regole siano vissute come opportunità
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
(art. 4 Costituzione Italiana)
Perché non vogliamo, non possiamo, fermarci.
Noi vogliamo fare così
Noi con Non Mi Fermo vogliamo fare così. Ascoltare l’Italia da chi la attraversa in treno, da chi la innova senza grandi uffici stampa, da chi la difende e la insegna nelle scuole, da chi ha il fumo dei negozi sotto casa e non crede all’autocombustione, da chi studia e racconta la Resistenza e la Costituzione, da chi ha visto come nessuno può essere straniero, da chi ha visitato la dignità del reddito di cittadinanza, da chi esercita la memoria come il buon padre di famiglia, da chi un referendum gli ha cambiato la vita, da chi l’articolo 18 l’ha dovuto rivendicare, da chi ha visto la cultura quando c’era e non se ne parlava soltanto, da chi non disquisisce di grigi o rossi o azzurri o arancioni ma sa cosa ritiene doveroso e giusto, da chi ha pagato l’incongruenza della politica d’altri, da chi combatte la timidezza politica dei suoi. Da chi non si ferma, rimane in movimento e ha scelto da che parte stare.
Noi con Non Mi Fermo, il 3 marzo, a Milano vogliamo fare così. Sapere che l’ordine del giorno del nostro consiglio comunale, provinciale e regionale è il copione del nostro futuro in atto unico e non ci interessa essere le comparse pagate a gettone. Andiamo a prendercelo e proviamo a scriverci la nostra scena.
Noi con Non Mi Fermo, partendo dal Teatro della Cooperativa di Milano, non vogliamo il porcellum delle idee: crediamo in priorità uninominali.
Noi partiamo così.
Il sito di NON MI FERMO
L’evento su facebook
Su twitter #nonmifermo

