Vai al contenuto
Home » pd » Pagina 14

pd

Che meraviglia il Comitato del Sì per il referendum, eh

referendum-costituzionale

Ne scrive Marco su Il Fatto Quotidiano:

«No, dài, non si fa così. Con tutti i disoccupati che ci sono in giro, non si trova un costituzionalista indipendente degno di questo nome – a parte il trio delle meraviglie Boschi-Renzi-Verdini – disposto a intrupparsi nel fronte del Sì al referendum sulla schiforma. Figurarsi a presiederlo, dopo i cortesi rifiuti di Napolitano e Violante, che sarebbero per il Sì, ma senza esagerare. E così, se la squadra del No schiera 11 ex presidenti della Consulta e tutti i migliori cervelli del diritto costituzionale di ogni orientamento e colore, compresi alcuni ex “saggi” di Re Giorgio come Onida, quella del Sì è roba da partitella fra scapoli e ammogliati. Nel senso che tengono quasi tutti famiglia o hanno ottimi motivi non proprio giuridici per votare e far votare Sì.

L’ unico di cui si sia mai sentito parlare è Stefano Ceccanti, già deputato Pd, che ha incidentalmente vinto un bando indetto dalla Boschi per uno studio sull’ Italicum della Boschi: quindi Sì, perbacco. Salvatore Vassallo è un dirigente Pd, ex parlamentare Pd, nonché fondatore della prestigiosa Bodem, la rivista del Pd bolognese, dunque Sì. Marilisa D’ Amico era consigliere comunale a Milano, sempre nel Pd, che poi l’ ha nominata al Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa: pertanto Sì. Felice Giuffrè è marito di Ida Nicotra, nominata dalla Madia membro dell’ Anac: Sì tutta la vita. Massimo Rubechi è il consulente giuridico della Boschi per le riforme costituzionali alla modica cifra di 49 mila euro l’ anno: ergo Sì. Carlo Fusaro era il prof di Diritto costituzionale della Boschi a Firenze, quindi Sì.
Giulio Vigevani è consigliere del sottosegretario Lotti e membro della commissione Lotti per la legge sull’ editoria: e allora Sì.

Problema: se dall’ altra parte ci sono Zagrebelsky, Rodotà, Carlassare, Pace, Onida, De Siervo, Flick, Gallo, Chieppa, Bile, Amirante e chi più ne ha più ne metta, qualcuno potrebbe persino pensare che è meglio il No. Ma, a pareggiare il conto, scende in campo la fu Unità con tutto il suo peso editoriale e un’ idea geniale: visto che i testimonial del Sì sono tutti emeriti carneadi, basta prenderli a due a due e formare delle coppie per fare buon peso. Come se due sconosciuti, sommati, facessero una celebrità. Ecco dunque Elisabetta Gualmini (vicepresidente Pd della giunta dell’ Emilia Romagna) e Salvatore Vassallo (ex deputato Pd, poi trombato) firmare a quattro mani una croccante lezioncina ai prof del No, che i due trattano da pari a pari. Anzi li conciano per le feste.»

(continua qui)

Chi è Simone Uggetti, il sindaco di Lodi delfino del delfino di Renzi

19949-029--676x433

Di lui Renzi aveva detto “è un sindaco ancora meglio di Lorenzo Guerini” e infatti Simone Uggetti era, per Lodi, il sindaco della continuità dopo che il braccio destro di Matteo Renzi aveva deciso di spostarsi su Roma. L’inchiesta che l’ha portato in carcere nasce da un esposto in Procura e già da qualche mese la Guardia di Finanza aveva fatto visita agli uffici comunali e presso il gestore di alcune piscine pubbliche. Lui, il sindaco, si diceva tranquillo. Fino all’arresto di oggi.

L’articolo è qui.

Tutto questo per Chicco Testa?

CHICCO-TESTA-UNCHERCHILLATO_5_resizeMa davvero abbiamo ascoltato di rottamazione, nuove generazioni, cambio di passo per meritarci Chicco Testa? Ma davvero questo Paese rimane impantanato coì, nonostante la retorica? E adesso quale sarà la “storia” che cercherà di rendere potabile una nomina del genere? Sono curioso. Avanti così, avanti pure.

Il referendum sarà (anche) una battaglia contro la mistificazione

xSchermata-17.png.pagespeed.ic.8GR2nhLwVk

Guardate bene l’immagine qui sopra, è la fotografia di quel che sarà da qui fino al referendum: una mistificazione continua in cui si soffierà sulla superficialità e il populismo raccontando che il “comitato per il no” sia un gruppo di conservatori che vuole mantenere gli antichi (e odiosi) privilegi. Bisognerà, giorno per giorno, casa per casa, raccontare che la riforma Boschi non abolisce per niente il Senato ma semplicemente abolisce la possibilità di votare i senatori delegando la loro nomina ad un astruso meccanismo politicista. E il giochetto sarà quello di far credere che abbiamo un governo pronto a siglare grandi riforme e impossibilitato a farlo. Esattamente come quando c’era Silvio.

E allora davvero, al di là dell’essere a favore o a sfavore di questo governo, i prossimi mesi ci chiedono di armarci di tutto il nostro dovere di cittadinanza attiva: conoscere la Costituzione, conoscere la riforma e avere un’idea sui possibili effetti. Perché se è vero che mette i brividi pensare che questa classe dirigente (più i verdiniani) si metta a toccare la Costituzione è anche vero che il referendum delega ai cittadini una reale capacità di scelta. I padri costituenti, in fondo, diventiamo noi pur con tutto il veleno d’informazione che ci ritroveremo in campo.

La risposta (giusta) della Picierno

Schermata 2016-04-29 alle 16.20.06

Anche se vi spiace, perché vi confonde le etichette, oggi ho letto l’intervista di Pina Picierno su Repubblica (di Conchita Sannino) in cui l’europarlamentare renziana dice che “l’antidoto alla camorra è la politica che rifiuta quei voti”. Nell’intervista tra l’altro si dice che c’è bisogno di tornare alla politica (lo scrivevo qui stamattina). E sono parole finalmente di senso al di là di tutta l’aria fritta (se non addirittura le falsità) lette in questi giorni. In un Paese in cui i sottosegretari si lamentano degli editoriali scomodi con i direttori qualcuno fa politica. Ora basta metterle in pratica, eh.